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Il sole nudo [The Naked Sun - it]

Электронная книга - «Il sole nudo [The Naked Sun - it]». Краткое содержание книги:

Il Sole Nudo è il titolo del secondo libro dei Robot, l’altro romanzo della serie che risale agli anni ’50. E il sole nudo è anche il terrore degli umani che, chiusi nelle grandi città-cupole, soffrono di agorafobia e non sono in grado di rimanere all’aperto, schiacciati dal meraviglioso disco d’oro che impera nel cielo.
Ancora una volta un caso da risolvere.
Ancora una volta Uomo e Robot assieme.
Naturalmente, ancora una volta Baley e Olivaw.
E ricomincia il sottile duello tra uomo e robot, tra istinto e ragione. Un argomento che molti tratterebbero con superficiale banalità , ma che nella penna di Asimov raggiunge livelli di incredibile meraviglia.
Sarà l’uomo a piegarsi alla razionalità del robot, oppure R. Daneel Olivaw comprenderà i meccanismi illogici del cervello umano?
Ancora una meravigliosa avventura che lascerà il lettore estasiato.
La coppia più riuscita di tutta la letteratura di fantascienza.
Ancora una perla del geniale good doctor Isaac Asimov.
Un romanzo degno del precedente (Abissi d’Acciaio) e un preludio eccellente al meraviglioso seguito: I Robot dell’Alba.
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14. Viene rivelato un movente

La bocca di Leebig si aprì lentamente. All'inizio Baley la prese per una smorfia di disprezzo e poi, con considerevole sorpresa, decise che era il meno riuscito tentativo di sorriso che avesse mai visto.

«Non parli così» disse Leebig. «Non parli mai così.»

«Perché no?»

«Perché qualunque cosa che incoraggi la diffidenza nei robot è dannosa. Diffidare dei robot è una malattia umana!»

Era il tono di chi fa lezione a un bambino piccolo. Era il tono di chi parla con gentilezza, mentre avrebbe voglia di urlare. Era il tono di chi cerca di persuadere, mentre in realtà quello che vuole davvero è l'applicazione della pena di morte.

Leebig disse: «Conosce la storia della robotica?».

«Un po'.»

«Dovrebbe, visto che è terrestre. Sa che i robot hanno incominciato con un complesso di Frankenstein contro di loro? Erano sospetti. Gli uomini diffidavano dei robot e li temevano. Come risultato, la robotica era una scienza quasi clandestina. Nei robot si inserirono le Tre Leggi nello sforzo di vincere la diffidenza, e perfino così la Terra non permise mai che si sviluppasse una società robotica. Una delle ragioni per cui i primi pionieri lasciarono la Terra per colonizzare il resto della galassia fu che potevano formare società che avrebbero permesso ai robot di liberare l'uomo dalla povertà e dalla fatica. Anche allora è rimasto un sospetto latente poco sotto la superficie, pronto a saltar fuori alla minima scusa.»

«Lei ha dovuto combattere la sfiducia nei robot?» chiese Baley.

«Molte volte» rispose Leebig tetro.

«È per questo motivo che voi robotisti cercate di distorcere un po' i fatti, per evitare il più possibile i sospetti?»

«Non c'è nessuna distorsione!»

«Per esempio, non è vero che le Tre Leggi sono male enunciate?»

«No!»

«Posso dimostrare che lo sono e, a meno che lei non mi convinca altrimenti, lo dimostrerò a tutta la galassia, se posso.»

«Lei è pazzo. Qualunque idea possa avere, è sbagliata, glielo assicuro.»

«Vogliamo discuterne?»

«Se non porterà via troppo tempo.»

«Faccia a faccia? Vedendoci?»

Il volto sottile di Leebig si contorse. «No!»

«Addio, dottor Leebig. Mi ascolteranno altri.»

«Aspetti. Grande galassia, uomo, aspetti!»

«Ci vediamo?»

Le mani del robotista cominciarono a sollevarsi errando verso l'alto per rimanere alzate all'altezza del mento Lentamente un pollice s'insinuò nella bocca e rimase là Il solariano fissava Baley del tutto privo d'espressione.

Baley pensò: che stia regredendo a uno stadio anteriore ai suoi cinque anni per legittimare con se stesso il fatto di vedermi?

«Ci vediamo?» ripeté.

Ma Leebig scosse lentamente il capo. «Non posso, non posso» si lamentò, con le parole ancora confuse dal pollice che le bloccava. «Faccia quello che vuole.»

Baley lo fissava e lo osservò voltarsi con la faccia contro il muro. Osservava la schiena dritta del solariano che si curvava e il suo volto che veniva nascosto da mani tremanti.

«Va bene, allora» concesse Baley. «D'accordo per visionarci.»

Ancora voltato Leebig disse: «Mi scusi un istante. Torno subito».

Baley approfittò dell'intervallo per risistemarsi un po'. Fissava il suo volto lavato di fresco nello specchio del bagno. Stava entrando nello spirito di Solaria e dei solariani? Non ne era affatto sicuro.

Sospirò, premette un interruttore e apparve un robot. Non si voltò a guardarlo. «Qui alla fattoria c'è un altro parlatorio, oltre a quello che sto usando io?» chiese.

«Ce ne sono altri tre, padrone.»

«Allora di' a Klorissa Cantore. Di' alla tua padrona che io userò questo fino a nuovo ordine e che non voglio essere disturbato.»

«Sì, padrone.»

Baley tornò al punto in cui la visione rimaneva focalizzata sulla porzione vuota di stanza in cui era stato Leebig. Era ancora vuota ed egli si accinse ad aspettare.

Non ci volle molto. Leebig entrò nella stanza, che ancora una volta cominciò a spostarsi ondeggiando leggermente man mano che il solariano camminava. Evidentemente la focalizzazione era predisposta per passare senza indugio dal centro della stanza all'uomo. Baley ricordò la complessità dei comandi della visione e cominciò a provare un certo apprezzamento per quello che sottintendeva.

Ora Leebig era del tutto padrone di sé, si sarebbe detto. Si era pettinato e cambiato d'abito. Ne indossava uno largo, fatto di un materiale che scintillava e mandava barbagli. Sedette su una sedia leggera che aveva accostato al muro.

Disse calmo: «Allora, che cos'è questa sua storia sulla Prima Legge?».

«Ci possono sentire?»

«No, me ne sono preso cura.»

Baley annuì. «Lasci che le citi la Prima Legge» disse.

«Non ne ho un gran bisogno.»

«Lo so, ma lasci comunque che gliela citi lo stesso: un robot non può recar danno a un essere umano, o permettere che, per il suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.»

«Be'?»

«Ora, quando sono atterrato su Solaria sono stato portato alla tenuta assegnatami con un veicolo chiuso, in modo da proteggermi dall'esposizione allo spazio aperto. Come terrestre…»

«Lo so, lo so» tagliò corto Leebig con impazienza. «E questo che cosa ha a che fare con l'argomento?»

«Il robot che guidava l'auto non lo sapeva. Chiesi che aprisse la macchina e lui mi ubbidì subito. Seconda Legge. Devono eseguire gli ordini. Io ero molto a disagio, naturalmente, e prima che la macchina fosse richiusa ho quasi avuto un collasso. Non mi hanno forse danneggiato, i robot?»

«Dietro suo ordine» scattò Leebig.

«Allora le cito la Seconda Legge: un robot deve ubbidire agli ordini degli esseri umani, tranne quando tali ordini siano in conflitto con la Prima Legge. Così, come vede, i miei ordini avrebbero dovuto essere ignorati.»

«Questa è un'assurdità. Al robot mancava la conoscenza…»

Baley si chinò in avanti. «Ah-ah, ecco il punto. Ora recitiamo la Prima Legge come avrebbe dovuto essere formulata: un robot non può far nulla che, a sua conoscenza, possa arrecar danno a un essere umano, né può consapevolmente permettere, a causa del proprio mancato intervento, che un essere umano riceva danno.»

«Tutto questo è sottinteso.»

«Non dall'uomo comune. Altrimenti l'uomo comune si renderebbe conto che un robot potrebbe commettere un omicidio.»

Leebig era bianco. «Pazzia! Follia!»

Baley si fissava i polpastrelli. «Un robot può eseguire un compito innocente, immagino; uno che non abbia effetti dannosi su un essere umano?»

«Se gli è stato ordinato così» disse Leebig.

«Sì, naturalmente. Se gli è stato ordinato così. E anche un secondo robot può eseguire un compito innocente, immagino: uno che anch'esso non abbia effetti dannosi su un essere umano? Se gli è stato ordinato così?»

«Sì.»

«E se i due compiti innocenti, ciascuno dei quali è completamente innocente, completamente, portano a un omicidio quando sono sommati insieme?»

«Cosa?» Il volto di Leebig si restrinse in un cipiglio unico.

«Sulla questione voglio la sua opinione di esperto» proseguì Baley. «Le sottopongo un caso ipotetico. Supponiamo che un uomo dica a un robot: “Metti una piccola quantità di questo liquido nel bicchiere di latte che troverai nel tale posto. Il liquido è innocuo. Voglio solo sapere che effetto fa nel latte. Una volta saputo l'effetto, la miscela sarà gettata via. Quando avrai eseguito questa azione, ti dimenticherai di averla eseguita”.»

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