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Il sole nudo [The Naked Sun - it]

Электронная книга - «Il sole nudo [The Naked Sun - it]». Краткое содержание книги:

Il Sole Nudo è il titolo del secondo libro dei Robot, l’altro romanzo della serie che risale agli anni ’50. E il sole nudo è anche il terrore degli umani che, chiusi nelle grandi città-cupole, soffrono di agorafobia e non sono in grado di rimanere all’aperto, schiacciati dal meraviglioso disco d’oro che impera nel cielo.
Ancora una volta un caso da risolvere.
Ancora una volta Uomo e Robot assieme.
Naturalmente, ancora una volta Baley e Olivaw.
E ricomincia il sottile duello tra uomo e robot, tra istinto e ragione. Un argomento che molti tratterebbero con superficiale banalità , ma che nella penna di Asimov raggiunge livelli di incredibile meraviglia.
Sarà l’uomo a piegarsi alla razionalità del robot, oppure R. Daneel Olivaw comprenderà i meccanismi illogici del cervello umano?
Ancora una meravigliosa avventura che lascerà il lettore estasiato.
La coppia più riuscita di tutta la letteratura di fantascienza.
Ancora una perla del geniale good doctor Isaac Asimov.
Un romanzo degno del precedente (Abissi d’Acciaio) e un preludio eccellente al meraviglioso seguito: I Robot dell’Alba.
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Ancora corrucciato, Leebig non disse nulla.

«Se avessi detto al robot» proseguì il terrestre «di aggiungere al latte un misterioso liquido e di offrirlo a un uomo, la Prima Legge lo avrebbe spinto a chiedersi: “Qual è la natura del liquido? Può danneggiare un essere umano?” e se anche gli venisse assicurato che il liquido è innocuo la Prima Legge potrebbe far esitare ancora il robot e fargli rifiutare di offrire il latte. Invece, se gli viene detto che il latte verrà gettato via, la Prima Legge non entra in azione. Non farà forse il robot come gli è stato detto?»

Leebig continuava a fissarlo.

«Ora,» disse Baley «un secondo robot ha versato il latte, senza sapere che questo è stato adulterato. In tutta innocenza offre il latte a un uomo e l'uomo muore.»

Leebig gridò: «No!».

«Perché no? Di per se stesse tutte e due le azioni sono innocenti. Soltanto abbinate diventano un omicidio. Lei nega che questo tipo di cosa possa accadere?»

«L'assassino sarebbe l'uomo che ha dato l'ordine» gridò Leebig.

«Se vuol essere filosofico, sì. Però i robot sarebbero stati gli omicidi diretti, gli strumenti del delitto.»

«Nessun uomo darebbe simili ordini.»

«Un uomo sì. E l'ha fatto. È stato esattamente in questo modo che è stato effettuato il tentato omicidio del dottor Gruer. Ne ha sentito parlare, immagino.»

«Su Solaria» borbottò Leebig «uno viene a sapere tutto.»

«Allora sa che Gruer è stato avvelenato alla propria tavola, davanti agli occhi miei e del mio collega, mister Olivaw di Aurora. Può suggerire un altro modo in cui il veleno possa essere giunto fino a lui? Nella tenuta non c'era nessun altro essere umano. Come solariano dovrebbe dare molto peso a questo particolare.»

«Non sono un detective e non ho teorie.»

«Gliene ho appena presentata una. Voglio sapere se è possibile. Voglio sapere se due robot non possono eseguire due azioni separate, ciascuna delle quali innocenti di per se stessa, ma che messe insieme determinino un omicidio. L'esperto è lei, dottor Leebig. È possibile

E, ossessionato e tormentato, Leebig rispose: «Sì» con una voce così bassa che Baley quasi non la udì.

«Molto bene, allora» concluse Baley. «E la Prima Legge è sistemata.»

Leebig lo fissava con la palpebra cadente che ogni tanto batteva in un lento tic. Le sue mani, avvinghiate l'una all'altra, si separarono, anche se le dita mantenevano la forma artigliata come se fossero ancora ripiegate dentro una mano fantasma fatta d'aria. Appoggiò le mani con le palme in su sulle ginocchia, e solo allora le dita cominciarono a rilassarsi.

Baley lo osservava distaccato.

«In teoria sì. In teoria!» disse Leebig. «Ma non può sbarazzarsi della Prima Legge tanto facilmente, terrestre. Per poter aggirare la Prima Legge i robot dovrebbero ricevere ordini molto astuti.»

«D'accordo» concesse Baley. «Io sono solo un terrestre. Non so quasi nulla sui robot e può esserne un esempio il modo come do gli ordini. Un solariano sarebbe molto migliore e molto più sottile. Di questo sono sicuro.»

Era come se Leebig non avesse nemmeno ascoltato. «Se un robot» proseguì a voce alta «può essere manipolato in modo da danneggiare un uomo, questo vuol solo dire che dobbiamo potenziare ulteriormente il cervello positronico. Si potrebbe dire che dovremmo migliorare l'uomo. Ma questo è impossibile, così renderemo il robot a prova di stupido.

«Avanziamo continuamente. I nostri robot sono più vari, più specializzati, più capaci e più innocui di quelli di un secolo fa. Da qui a un secolo avremo fatto progressi anche maggiori. Perché dobbiamo far manipolare i controlli ai robot, quando si può costruire un cervello positronico direttamente nei controlli? Questa è specializzazione, ma potremmo anche generalizzare. Perché non un robot con membra sostituibili e intercambiabili, eh? Perché no? Se noi…»

Baley lo interruppe. «Lei è l'unico robotista su Solaria?»

«Non sia idiota.»

«Chiedevo soltanto. Il dottor Delmarre era l'unico… ehm… ingegnere fetale, eccettuata l'assistente.»

«Solaria ha più di venti robotisti.»

«E lei è il migliore?»

«Sì» disse Leebig quasi senza rendersene conto.

«Delmarre lavorava con lei.»

«Sì.»

«So che verso la fine aveva l'intenzione di rompere la collaborazione.»

«Non ne ha dato segno. Chi le ha dato quest'idea?»

«So che disapprovava il suo celibato.»

«Può darsi. Era profondamente solariano. Comunque, questo non influenzava le nostre relazioni di lavoro.»

«Cambiamo discorso. Oltre a creare nuovi modelli di robot, lei fabbrica e ripara anche tipi già esistenti?»

«La fabbricazione e la riparazione» spiegò Leebig «sono gestite principalmente dai robot. Qui sulla mia tenuta c'è una grande fabbrica e un'officina di riparazioni.»

«I robot richiedono molto per la riparazione, comunque?»

«Molto poco.»

«Questo significa che la riparazione dei robot è una tecnica poco sviluppata?»

«Niente affatto» rispose rigido Leebig.

«Che ne dice del robot che era sulla scena del delitto del dottor Delmarre?»

Leebig guardò altrove, con le sopracciglia unite come a tentare d'impedire a un pensiero doloroso di entrare nella sua mente. «È stata una perdita totale.»

«Proprio totale? Non poteva affatto rispondere alle domande?»

«Per niente. Era del tutto fuori uso. Aveva tutto il cervello positronico completamente in corto circuito. Non c'era circuito che fosse rimasto intatto. Immagini! Se fosse stato testimone dell'omicidio, avrebbe potuto fermare…»

«Perché non è stato in grado d'impedire l'omicidio, comunque?»

«E chi può dirlo? Il dottor Delmarre faceva esperimenti con i robot. Non so in che condizioni mentali potesse averlo lasciato. Per esempio, potrebbe avergli ordinato di sospendere tutte le operazioni mentre lui controllava un particolare elemento del circuito. Se qualcuno, che né il robot né il dottor Delmarre sospettavano capace di violenza, si fosse lanciato in un attacco omicida, ci sarebbe stato un intervallo percettibile prima che il robot potesse usare il potenziale della Prima Legge per contrastare l'ordine di congelamento del dottor Delmarre. La lunghezza dell'intervallo sarebbe dipesa dalla natura dell'attacco e da quella dell'ordine di congelamento del dottor Delmarre. Potrei improvvisare un'altra decina di spiegazioni sul perché il robot non è stato in grado di prevenire l'omicidio. Essere incapace di farlo, comunque, era una violazione alla Prima Legge, e questo era sufficiente per far saltare ogni circuito positronico nella mente del robot.»

«Ma se il robot era fisicamente incapace di prevenire il delitto, era responsabile? Non chiede cose impossibili la Prima Legge?»

Leebig scrollò le spalle. «La Prima Legge, nonostante i suoi tentativi di sminuirla, protegge l'umanità con ogni atomo di forza possibile. Non permette scuse. Se la Prima Legge viene infranta, il robot è rovinato.»

«Questa è una regola universale, signore?»

«Come universali sono i robot.»

«Allora ho imparato qualcosa.»

«Allora ne impari un'altra. La sua teoria di un omicidio mediante una serie di azioni robotiche, ciascuna di per sé innocente, non l'aiuterà nel caso della morte del dottor Delmarre.»

«Perché no?»

«La morte non è avvenuta per avvelenamento, ma per tramortimento. Qualcosa doveva tenere l'arma, e questa doveva essere una mano umana. Non c'è robot che possa far vibrare un bastone e spaccare una testa.»

«Supponiamo» obiettò Baley «che un robot abbia premuto un innocente pulsante che ha lasciato cadere un peso sulla testa del dottor Delmarre.»

Leebig sorrise acido. «Terrestre, ho visionato la scena del crimine. Ho sentito tutti i notiziari. Qui a Solaria un assassinio è una cosa grossa, lo sa. Così io so che sulla scena del delitto non c'era traccia di meccanismi né di pesi caduti.»

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