Il battello del delirio [Fevre Dream - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci Editore
- ISBN: 978-88-347-0400-4
- Переводчик: Ornella Ranieri Davide
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il battello del delirio [Fevre Dream - it]». Краткое содержание книги:
«Avete la mia parola,» promise Marsh. «E poi, chi diavolo mi crederebbe?»
Joshua sorrise. «Volete essere così gentile da far entrare i miei ospiti mentre io verso loro da bere,» disse.
Marsh si alzò ed aprì la porta. Fuori, un uomo e una donna parlottavano scambiandosi tenui bisbigli. Stagliata di là dalle loro sagome, la luna splendeva tra le ciminiere come una fulgida decorazione. Brani di una scurrile canzone di Natchez-sotto-la-collina si udivano fiochi in lontananza. «Entrate,» invitò il Capitano.
I due stranieri formavano una coppia di gran bello aspetto, Marsh lo notò non appena entrarono. L’uomo era giovane, quasi più un ragazzo che un adulto, molto snello, avvenente, moro di capelli e con la pelle chiara su cui sbocciavano labbra carnose e sensuali. Un freddo sguardo feroce gl’infiammò gli occhi neri quando, per un breve istante, si posarono su Marsh. E la donna… Abner Marsh la guardò, e scoprì quanto fosse difficile distogliere lo sguardo da lei. Un incanto, un’autentica bellezza. Capelli lunghi e neri come la notte, pelle di seta lattescente, zigomi alteri. La sua vita era così sottile che Marsh provò l’impulso di protendere verso di lei le grosse mani per scoprire se fosse riuscito a cingergliela con esse. Ed invece alzò nuovalmente lo sguardo sul suo volto, e la scoprì a fissarlo. Occhi incredibili. Marsh non aveva mai veduto occhi di quel colore prima d’allora; un abisso purpureo e vellutato, occhi profondi, gravidi di promesse. Ed in essi gli parve di annegare. Gli rammentavano un colore che aveva visto sul fiume, una volta o due, all’imbrunire, uno strano e quieto lucore violetto, carpito nel fugace spazio di un istante, prima che il buio calasse ad avvolgere ogni cosa definitivamente, inevitabilmente. Marsh sprofondò in quegli occhi, inerme, per un tempo che gli parve durar millenni, finché la donna non vi pose fine offrendogli un enigmatico sorriso e volgendosi altrove con un vivace moto improvviso.
Joshua aveva riempito quattro bicchieri; per Marsh, una coppetta di whiskey, per sé e per gli altri, la bevanda della sua riserva personale. «Sono lieto di avervi qui,» disse mentre offriva i bicchieri. «Spero che abbiate trovato soddisfacenti le sistemazioni predisposte per voi.»
«Sì, grazie,» disse l’uomo, sollevando il suo bicchiere e guardandolo con un’espressione dubbiosa. Del che Marsh, memore del ripugnante sapore, non poté minimamente biasimarlo.
«Avete uno splendido battello, Capitano York,» disse la donna con una voce calda. «Sarà piacevole viaggiarvi.»
«Spero di avere a bordo la vostra compagnia a lungo,» rispose Joshua con grazia e cortesia. «Quanto al Fevre Dream, ne sono molto orgoglioso, ma i vostri complimenti dovrebbero più giustamente esser diretti al mio socio.» Accompagnò le parole con un gesto. «Permettetemi di presentarvi questo formidabile signore, il Capitano Abner Marsh, mio socio armatore nella Compagnia di Navigazione Fevre River Packets, e, a onor del vero, il solo autentico comandante del Fevre Dream.»
La donna sorrise nuovamente ad Abner, mentre l’uomo annuiva freddamente.
«Abner,» continuò York, «posso presentarvi Mister Raymond Ortega, di New Orleans, e la sua fidanzata, Miss Valerie Mersault?»
«È un vero piacere avervi con noi,» disse Marsh in tono impacciato.
Joshua sollevò il bicchiere. «Brindiamo,» propose, «ad un nuovo inizio!»
Gli altri fecero eco alle sue parole, e bevvero.
CAPITOLO DODICESIMO
Abner Marsh possedeva una mente che non era dissimile dal suo corpo. Essa era grande in tutti i sensi, ampia nelle dimensioni ed altrettanto nelle capacità, ed in essa il Capitano poteva stiparvi ogni sorta di cose. Era anche forte; quando la mano di Abner Marsh prendeva qualcosa, era assai difficile che si lasciasse scivolar via tale cosa, e così, quando la sua mente afferrava qualcosa, era difficile che se la dimenticasse. Era un uomo possente con un cervello possente, ma c’era ancora un’altra qualità che accomunava corpo e mente: erano entrambi ponderati. Per qualcuno, magari, la parola giusta era ‘lenti’. Marsh non correva, non ballava, non saltellava né sgattaiolava; egli camminava, e la sua andatura dritta e solenne lo faceva giungere lì dove voleva andare. Lo stesso poteva dirsi per la sua mente. Abner Marsh non era lesto nella parola o nel pensiero, ma era lungi dall’esser stupido. Egli ruminava ben bene ogni cosa, e lo faceva al passo misurato che più gli si confaceva.
Mentre il Fevre Dream scivolava via dalle sponde di Natchez, il Capitano Marsh stava solo incominciando a rimuginare il racconto fattogli da Joshua York. E quanto più meditava su di esso, tanto più si sentiva sopraffare da una tormentosa inquietudine. Se si poteva dar credito alla storia bizzarra di Joshua York, accanito cacciatore di vampiri, un numero considerevole delle tante stranezze che avevano afflitto il Fevre Dream trovavano una spiegazione plausibile. Eppure, quel racconto non spiegava ogni cosa. La memoria lenta ma tenace di Abner Marsh seguitava oziosamente a sollevar quesiti, a vagare alla deriva tra i ricordi che fluttuavano nella sua testa come tronchi morti galleggianti sulle acque del fiume, buoni per nulla, ma fastidiosi.
Simon, per esempio. Simon che leccava zanzare.
La straordinaria vista notturna di Joshua.
E più di ogni altra cosa, la furiosa reazione che aveva avuto il giorno in cui Marsh era piombato nella sua cabina. Né quella visita lo aveva convinto ad uscire per assistere al sorpasso del Southerner. Questo era un particolare che turbava Marsh profondamente. Era facile per Joshua spiegare la sua preferenza per le ore notturne attribuendola all’esigenza di adeguarsi alle abitudini di quei suoi vampiri, ma ciò non giustificava affatto il modo in cui aveva reagito quel pomeriggio. La maggioranza della gente — rifletteva Marsh — viveva normalmente la propria vita durante il giorno, ma ciò non impediva a nessuno di gettarsi giù dal letto alle tre del mattino se vi fosse stato qualcosa d’interessante da vedere.
Marsh sentiva il bisogno impellente di parlarne con qualcuno. Jonathan Jeffers era un mostro in fatto di letture, e Karl Framm con ogni probabilità conosceva a memoria ogni maledetta storia che fosse stata mai raccontata lungo quel maledetto fiume; sia l’uno che l’altro sapevano di sicuro tutto ciò che c’era da sapere su questi assurdi vampiri. Fatto stava che non poteva parlarne con loro. Lo aveva promesso a Joshua, ed egli era obbligato nei confronti di quell’uomo, e certamente non lo avrebbe tradito una seconda volta. Non senza una buona ragione, comunque, e per il momento non aveva altro che sospetti mezzo abbozzati.
Sospetti che però andavano delineandosi più compiutamente ogni giorno che passava, consolidandosi man mano che il Fevre Dream scivolava sulle acque del Mississippi, discendendone il corso. Ora, normalmente, la navigazione procedeva di giorno, per far sosta al crepuscolo e poi ripartire il mattino successivo. Fortunatamente stavano facendo un tempo più accettabile rispetto al lento avanzare che aveva contraddistinto il viaggio fino a Natchez, e ciò, almeno, rincuorava Marsh. Ma vi furono altri cambiamenti che lo rallegrarono assai meno.
Marsh non provava alcuna simpatia per i nuovi amici di Joshua York ed evitò di dar loro confidenza; difatti, gli era bastato poco per decidere che fossero altrettanto strambi quanto gli altri amici del suo socio. Come quelli, si vedevano in giro solo di notte e condividevano tutte le altre loro bizzarrie. Di Raymond Ortega, Marsh notò subito la sua irrequietezza e lo giudicò un individuo indegno di fiducia. Restio a limitare il suo vagabondare nelle zone destinate alla circolazione dei passeggeri, si ostinava ad intrufolarsi in posti che non gli appartenevano. Si comportava in maniera sufficientemente educata, non senza però mescolare all’educazione una buona dose di alterigia e insolenza. Quell’uomo turbava Marsh. In un certo qual modo, lo raggelava.