Il battello del delirio [Fevre Dream - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci Editore
- ISBN: 978-88-347-0400-4
- Переводчик: Ornella Ranieri Davide
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il battello del delirio [Fevre Dream - it]». Краткое содержание книги:
Ciò sarebbe dovuto bastare a dissipare i dubbi del Capitano, ma la mente ostinata e sospettosa di Marsh continuava ad essere turbata. E soltanto quando giunsero a Donaldsonville, egli concepì un piano che avrebbe dovuto fugare ogni suo timore. Si recò in città munito di una borraccia che riempì d’acqua santa prelevata in una chiesa cattolica che sorgeva nei pressi del fiume. Ciò fatto, chiamò a parte il ragazzo che serviva al loro capo della tavola e gli diede cinquanta centesimi. «Stasera riempi il bicchiere d’acqua del Capitano York con questa, hai capito?» gli disse Marsh. «Voglio fargli uno scherzo.»
A sera, per tutto il tempo della cena il giovane cameriere non fece altro che osservare il Capitano York, impaziente di vedere lo scherzo realizzato. Ne fu deluso. Joshua vuotò il bicchiere d’acqua santa con quanta naturalezza fosse mai possibile. «Beh, maledizione,» mormorò Marsh a se stesso. «Questo dovrebbe risolvere definitivamente la questione.»
Ma neppure quella prova estrema bastò a tranquillizzarlo, e quella sera Abner Marsh si scusò con i commensali e si allontanò dal salone. Aveva bisogno di pensare. Sedeva da un paio d’ore sulla veranda del Texas, da solo, la sedia reclinata all’indietro ed i piedi poggiati sul parapetto, quando udì un fruscio di sottane sulla scaletta.
Valerie salì sul ponte e gli si pose accanto, abbassando il capo per sorridergli. «Buona sera, Capitano Marsh,» gli disse.
Il Capitano, accigliato, ritirò i piedi dal parapetto e la sedia ricadde di botto sull’assito del ponte. «Ai passeggeri non è permesso salire sul Texas,» disse, sforzandosi di celare il suo disappunto.
«Faceva così caldo di sotto. Ho pensato che forse quassù sarebbe stato un po’ più fresco.»
«Beh, questo è vero,» replicò Marsh in tono incerto. Non sapeva proprio cos’altro avrebbe potuto dire dopo. La verità era che le donne lo avevano sempre fatto sentire a disagio. Non c’era posto per loro nel mondo di un battelliere, e Marsh non aveva mai imparato il modo giusto di comportarsi col gentil sesso. Se poi erano belle, il disagio era ancora maggiore, e Valerie lo sconcertava come qualsiasi elegante matrona di New Orleahs.
Gli stava accanto in piedi con una mano snella delicatamente avvolta intorno ad una colonnina intarsiata, e gli occhi persi tra le onde che si inseguivano verso Donaldsonville. «Raggiungeremo New Orleans domani, vero?» chiese.
Marsh si alzò dalla sedia, immaginando che probabilmente non fosse corretto restare seduto mentre lei era in piedi. «Sì, signora,» rispose. «Solo poche ore, e ho intenzione di entrare in città a tutto vapore, perciò non ci metteremo niente ad arrivare.»
«Capisco.» D’improvviso Valerie si voltò, ed il suo viso pallido e perfetto apparve estremamente serio mentre fissava il Capitano con quegli immensi occhi purpurei. «Joshua dice che siete voi il vero comandante del Fevre Dream. Curiosamente mitre un grande rispetto per voi. Vi darà ascolto.»
«Siamo soci,» disse Marsh.
«Se il vostro socio fosse in pericolo, verreste in suo aiuto?»
Abner Marsh si rabbuiò, ripensando a ciò che Joshua gli aveva detto dei vampiri, consapevole della bellezza e del pallore di Valerie incantevole nel chiarore stellare, consapevole dell’abissale profondità dei suoi occhi. «Joshua sa che può venire da me se si trova in difficoltà,» disse Marsh. «Un uomo che non aiuti il suo socio non può affatto considerarsi un uomo.»
«Parole,» disse Valerie in tono sprezzante, gettando indietro i folti capelli neri. Il vento s’intrecciava tra essi e li scarmigliava, ondulandoli tutt’intorno al suo viso mentr’ella parlava. «Joshua York è un grand’uomo, un uomo forte. Un re. Merita un socio migliore di voi, Capitano Marsh.»
Abner Marsh sentì un’ondata di sangue corrergli al volto. «Di cosa diavolo andate parlando?» sbottò.
Lei sfoderò un sorriso scaltro. «Vi siete introdotto nella sua cabina,» disse.
La furia di Marsh esplose improvvisa. «È stato a lui a dirvelo?» fece. «Che sia maledetto, avevamo già risolto quella faccenda. In ogni caso, non è cosa che vi riguardi.»
«Lo è,» ribatté Valerie. «Joshua corre un grave pericolo. E Joshua è audace, incauto. È necessario che qualcuno lo aiuti. Io voglio farlo, ma voi, Capitano Marsh, siete l’unico a cui da ascolto.»
«Non ho la più pallida idea di cosa stiate dicendo, signora,» disse Marsh. «Che genere di aiuto occorrerebbe a Joshua? Io mi sono offerto di aiutarlo con quei dannati vam… a risolvere dei problemi che ha dovuto affrontare, ma non ha voluto sentirne.»
D’un tratto l’espressione di Valerie si fece più dolce. «Vorreste aiutarlo per davvero?» gli chiese.
«Dannazione, è il mio socio.»
«E allora invertite la rotta del vostro battello, Capitano Marsh. Portateci via di qua, portateci a Natchez, a St. Louis, non fa differenza. Ma non a New Orleans. Non dobbiamo andare a New Orleans domani.»
Abner Marsh sbuffò. «Perché diavolo non dovremmo?» domandò. Anziché rispondergli, Valerie volse altrove lo sguardo, ed allora il Capitano continuò. «Questo è un battello, sapete, non è un cavallo che posso dirigere dove mi pare e piace. Abbiamo un programma da rispettare, passeggeri da imbarcare, merci da scaricare. Dobbiamo andare necessariamente a New Orleans.» Aggrottò le sopracciglia. «E poi, cosa direbbe Joshua?»
«All’alba si sarà ritirato a dormire nella sua cabina,» disse Valerie. «Quando si sveglierà, staremo risalendo il fiume e saremo già fuori pericolo.»
«Joshua è il mio socio,» riaffermò Marsh. «Un uomo deve potersi fidare del suo socio. Se ho sbagliato una volta, non intendo farlo ancora, né per voi né per nessun altro. E non cambierò la rotta del Fevre Dream senza dirglielo. Ora, se Joshua viene da me e mi dice che non vuole andare a New Orleans, diavolo, in quel caso ne possiamo discutere. Ma non altrimenti. Volete che vada io stesso a chiedergli cosa ne pensa?»
«No!» esclamò d’impulso Valerie, in tono allarmato.
«Credo proprio che andrò a dirglielo lo stesso,» fece Marsh. «Deve sapere che siete pronta a tramare contro di lui non appena vi volta la schiena.»
Valerie gli prese un braccio tra le mani. «Vi prego, no,» implorò. La sua stretta era possente. «Guardatemi, Capitano Marsh.»
Abner Marsh era deciso ad andarsene, ma qualcosa nella voce di lei lo costrinse ad obbedirle. Il Capitano guardò quegli occhi di porpora, e continuò a guardarli, senza potersene staccare.
«Non è poi così difficile guardarmi,» disse Valerie, sorridendo. «Vi ho sorpreso a guardarmi più d’una volta, Capitano. Non riuscite a togliermi gli occhi di dosso, non è forse vero?»
Marsh aveva la gola terribilmente secca. «Io…»
Di nuovo Valerie gettò i capelli all’indietro, in un gesto pieno di foga selvaggia. «Non è possibile che nei vostri sogni vi siano soltanto battelli, Capitano Marsh. Questa nave è una fredda signora, un’amante avara. La calda carne è più generosa del legno e del ferro.» Era la prima volta che Marsh udisse una donna parlare in quel modo. Restò lì impietrito. «Avvicinatevi,» lo invitò Valerie, e lo trasse verso di sé, finché non vi furono che pochi centimetri a separarlo dal suo viso rivolto all’insù. «Guardatemi,» gli disse. Il Capitano percepiva il caldo palpito vibrante di lei, così vicina, raggiungibile, e quegli occhi gli parvero vasti laghi purpurei, freddi laghi di seta, irresistibilmente invitanti. «Voi mi desiderate, Capitano,» disse lei in un sussurro.
«No.»
«Oh, voi mi volete, invece. Vedo il desiderio ardervi negli occhi.»