Il battello del delirio [Fevre Dream - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci Editore
- ISBN: 978-88-347-0400-4
- Переводчик: Ornella Ranieri Davide
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il battello del delirio [Fevre Dream - it]». Краткое содержание книги:
«Lasciate stare,» disse Marsh bruscamente, «Joshua, dobbiamo parlare.»
York depose la bottiglia sul vassoio e si volse a guardare Marsh. «Eh? Di cosa? Mi sembrate turbato, Abner.»
«Sapete che ho a disposizione una copia delle chiavi di tutte le serrature di questo battello. Mister Jeffers me le custodisce nella cassaforte. Quando siete andato a Natchez, ho aperto la vostra cabina e l’ho perquisita.»
Joshua York non ebbe il minimo sussulto, ma nell’udire le parole di Marsh le sue labbra si serrarono appena. Abner Marsh lo guardò direttamente negli occhi — come un uomo era chiamato a fare in un momento come quello — e vi scoprì freddezza, e furia, la furia del tradimento. Avrebbe quasi preferito che Joshua gli avesse scaricato addosso urla d’indignazione, o che avesse addirittura estratto un’arma, perché no?, piuttosto che restare immoto a fissarlo con quello sguardo negli occhi. «Avete trovato qualcosa d’interessante?» gli chiese infine, e lo fece con una voce divenuta incolore, una voce glacialmente atona.
Con uno scatto repentino, Abner Marsh si liberò da quel grigio sguardo attanagliante, e puntando la scrivania, la colpì vigorosamente con una rapida stoccata del suo bastone. «I vostri registri,» disse. «Traboccano di morti.»
York non disse parola. Lanciò un’occhiata fugace alla scrivania, si sedette in una delle poltrone e si versò una dose della sua densa e abominevole bevanda. Ne bevve qualche sorso, e solo allora rivolse a Marsh un cenno con la mano. «Sedetevi,» comandò. Quando Marsh gli fu di fronte, seduto anch’egli, York aggiunse un’ultima parola: «Perché?»
«Perché?» gli fece eco Marsh, un po’ irritato. «Forse perché sono stanco di avere per socio un uomo che mi tiene all’oscuro su tutto, un uomo che non si fida di me.»
«Tra noi c’era un patto.»
«Questo lo so, Joshua. E mi dispiace, se ciò ha una qualche importanza. Mi spiace d’averlo fatto, e mi dispiace ancora di più che sia stato scoperto.» Accennò un sorriso amareggiato. «Katherine mi ha visto mentre uscivo. Ve lo dirà, vedrete. Oh, sarei dovuto venire direttamente da voi a confessarvi quel che mi stava rodendo. Purtroppo lo sto facendo adesso, e so che forse è troppo tardi, ma lo faccio ugualmente. Joshua, non ho mai amato nulla quanto amo questo battello, ed il giorno in cui strapperemo all’Eclipse il suo trofeo, sarà per me il giorno più grandioso di tutta la mia esistenza. Ma ho avuto il torto di riflettere, e ho capito che devo rinunciare a quel giorno, e a questo battello. Rinunciarvi, piuttosto che andare avanti in questo modo. Questo fiume pullula di ladri e imbroglioni, bigotti invasati, proibizionisti, repubblicani ed ogni sorta di gente strana, ma ve lo giuro, di tutta questa varia umanità, voi siete il più strano. Lasciamo correre il fatto che giriate solo di notte — la cosa non mi turba più di tanto. Collezionare libri pieni di gente morta, questo è già più inquietante, però, ognuno è libero di scegliersi le proprie letture e nessuno ha il diritto di occuparsense. Una volta conobbi un pilota sul Gran Turk, ah!, quello aveva dei libri che farebbero arrossire di vergogna persino Karl Framm. Ma queste vostre continue soste, queste escursioni solitarie — ecco, è questo che non posso più sopportare. Così facendo state rallentando il mio battello, dannazione, state rovinando la nostra reputazione prima ancora di crearcela. E Joshua, non è tutto. Vi ho visto quella notte, quando siete tornato da New Madrid. C’era del sangue sulle vostre mani. Provate pure a negarlo se volete. Imprecate pure contro di me. Ma io so che è così. Le vostre mani erano sporche di sangue. Possa dannarmi se non è vero.»
Joshua York bevve un lungo sorso e riempì nuovamente il bicchiere, aggrottando le sopracciglia mentre versava il liquore. Quando alzò gli occhi su Marsh, in essi il ghiaccio si era sciolto. Aveva adesso un’espressione pensierosa. «Mi state proponendo di rompere la nostra società?» chiese.
Marsh si sentì come se un mulo gli avesse sferrato un calcio in pieno stomaco. «Se lo volete, ne avete il diritto. Io, naturalmente, non possiedo il denaro sufficiente a restituirvi il capitale che avete anticipato. Voi, però, terreste il Fevre Dream, ed io potrei tenermi l’Ely Reynolds, e forse riuscirei a racimolare qualche soldo per rifondervi il denaro un poco alla volta.»
«È questa la soluzione che preferireste?»
Marsh lo guardò con gli occhi in fiamme. «Dannazione, Joshua, sapete bene che non è così.»
«Abner,» disse York, «io ho bisogno di voi. Non sono in grado di comandare il Fevre Dream da solo. Sto incominciando ad imparare qualcosa sul modo di pilotare un battello, ed ho acquistato una certa familiarità con il fiume e i suoi segreti, ma tutti e due sappiamo bene che non sono un battelliere. Se voi ve ne andaste, metà dell’equipaggio vi seguirebbe. Sicuramente lo farebbero Mister Jeffers, Mister Blake e Mike il Peloso, e senza dubbio sparirebbero altri ancora. Vi sono fedeli.»
«Potrei ordinare loro di restare con voi,» si offrì Marsh.
«Preferirei che foste voi a rimanere. Se acconsento a perdonare la vostra trasgressione, potremo continuare la nostra società come prima?»
Il groppo che Abner Marsh aveva in gola era così grosso che al capitano parve quasi d’esser sul punto di strozzarsi. Inghiottì, e disse la cosa più difficile che avesse mai detto da quando era venuto al mondo: «No.»
«Capisco,» replicò Joshua.
«Devo fidarmi del mio socio,» disse Marsh. «E lui deve fidarsi di me. Parlate, Joshua, spiegatemi tutto quanto, ed avrete un vero socio.»
Joshua York storse la bocca in una smorfia, e seguitò a sorseggiare lentamente la sua bevanda, considerando la proposta. «Non mi crederete,» disse infine. «È una storia assai più ‘esotica’ di tutte le storie che racconta Mister Framm.»
«Provate a dirla a me. Non potrà fare alcun male.»
«Oh, può farne invece, Abner, può farne.» La voce di York era molto seria. Depose il bicchiere e raggiunse la libreria. «Durante la vostra perlustrazione,» disse, «avete dato un’occhiata ai miei libri?»
«Sì,» ammise Marsh.
York tirò fuori uno dei volumi privi di titolo con la rilegatura in pelle, ritornò alla poltrona ed aprì il libro ad una pagina fitta di strani caratteri indecifrabili. «Se foste stato in grado di leggerlo,» disse, «questo libro e gli altri volumi simili ad esso avrebbero forse potuto delucidarvi.»
«Ne ho aperto qualcuno, ma non ci ho capito niente.»
«Naturale,» disse York. «Abner, potreste incontrare grosse difficoltà ad accettare quel che sto per rivelarvi. Comunque sia, che le accettiate o no, si tratta di cose che non dovranno essere ripetute fuori dei confini di questa cabina. Sono stato chiaro?»
«Sì.»
Un’ombra di scetticismo indugiò negli occhi di York. «Stavolta non voglio errori, Abner. Ci siamo capiti davvero?»
«Ho detto di sì, Joshua,» mugugnò Marsh, offeso.
«Benissimo,» disse Joshua. Posò un dito sulla pagina. «Questo codice è in realtà un linguaggio relativamente semplice, Abner, ma per decifrarlo è necessario che prima si comprenda che la lingua utilizzata e manipolata è un dialetto russo primitivo, un dialetto ormai abbandonato da alcune centinaia d’anni. I documenti originali trascritti in questo volume erano molto, ma molto antichi. Narravano la storia di alcune persone che vissero e morirono nell’area a nord del Mar Caspio diversi secoli or sono.» Vi fu una pausa. «Chiedo scusa. Non è corretto parlare di “persone”, ma il russo non è tra la lingue che conosco meglio. Ad ogni modo, credo che la definizione corretta sia odoroten.»
«Che?» fece Marsh.