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Il battello del delirio [Fevre Dream - it]

Электронная книга - «Il battello del delirio [Fevre Dream - it]». Краткое содержание книги:

Fiume Mississippi, 1857. Il ghiaccio di un gelido inverno ha appena distrutto la flotta commerciale del Capitano Abner Marsh. Privo di assicurazione, il vecchio armatore si ritrova solo, in bancarotta, disperato. Ma ecco che, inaspettatamente, un bizzarro straniero di nome Joshua York si offre di rilevare la metà della sua compagnia di navigazione in rovina, mettendo sul piatto una cifra spropositata. Ma non è tutto. York intende investire il proprio denaro nella costruzione del battello più lussuoso, più bello e soprattutto più veloce che abbia mai solcato le torbide acque del Mississippi, e per di più ne offre il comando al Capitano Marsh. L’unica condizione posta da York è semplice: gli ordini da lui impartiti saranno pochi, ma per quanto strani o assurdi possano sembrare, ogni qual volta verranno emanati, Marsh dovrà assicurarsi che essi vengano eseguiti alla lettera, senza fare domande. E così il nuovo gioiello del fiume, battezzato “Fevre Dream”, inizia il suo viaggio. Tuttavia, man mano che il battello discende il tortuoso corso del Mississippi, Marsh prende a insospettirsi sempre più. Perché il misterioso York si fa vedere soltanto di notte? Come mai lui e i suoi amici si dissetano ogni sera col disgustoso vino nerastro della sua riserva privata? Quando la verità sarà finalmente rivelata, il Capitano dovrà scegliere da che parte stare…
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«Questo, naturalmente, è soltanto uno dei termini utilizzabili. Le altre lingue hanno altri nomi: kruvnik, védomec, wieszczy. Anche vilkakis e vrkolàk, sebbene questi ultimi due termini abbiano un significato alquanto diverso da quello degli altri.»

«State parlando ostrogoto,» disse Marsh, malgrado alcune delle parole menzionate da Joshua non gli fossero suonate totalmente estranee; vagamente gli avevano ricordato il continuo e petulante cicaleccio di Smith e Brown.

«Vi risparmierò le varianti africane, allora,» disse Joshua, «o quelle asiatiche, ed altre ancora. La parola nosferatu vi dice qualcosa?»

Marsh lo guardò col vuoto negli occhi.

Joshua York sospirò. «Che mi dite di vampiro?»

Questa parola Abner Marsh la conosceva. «Che specie di storia state cercando di rifilarmi?» disse bruscamente.

«Una storia di vampiri,» rispose York con un sorrisetto furbo. «Sicuramente ne avrete sentito parlare qualche volta. I morti viventi, gli immortali, i predatori della notte, creature senz’anima, condannate a vagare in eterno. Dormono dentro bare piene della loro terra natale, rifuggono la luce del giorno e la croce, ed ogni notte si levano e bevono il sangue dei vivi. Sono anche dei metamorfi, capaci di mutar forma, di assumere le sembianze di un pipistrello o di un lupo. Alcuni di essi, coloro che prediligono l’aspetto lupesco, vengono chiamati licantropi e sono considerati creature appartenenti ad una specie diversa, il che è un errore. Essi sono le due facce della medesima oscura medaglia, Abner. I vampiri sanno anche dissolversi in nebbia, e le loro vittime diventano esse stesse dei vampiri. Sicché, visto che riescono a moltiplicarsi con tale facilità, è un prodigio che non abbiano sostituito interamente il genere umano. Fortunatamente, oltre ad essere dotati di un vasto potere, essi, per altri versi, sono estremamente deboli. La loro forza è strabiliante, tuttavia non possono entrare in una casa dove non siano stati invitati, e non possono farlo né in forma umana, né in quella animale e neppure se si disintegrano in una evanescente nebbiolina. Essi, d’altro canto, esercitano un possente magnetismo animale, la forza di cui scrisse Mesmer, e spesso possono obbligare le loro vittime ad invitarli ad entrare nella propria dimora. Ma una croce li mette in fuga, l’aglio ne sbarra il cammino, e non possono attraversare l’acqua in movimento. Per quanto assai simili d’aspetto a voi e a me, non possiedono anima, e per tale ragione la loro immagine non si riflette negli specchi. L’acqua santa provoca loro ustioni, aborriscono l’argento, la luce del giorno può distruggerli se lo spuntar dell’alba li sorprende fuori delle loro bare. E segando loro la testa dal corpo, e conficcando un paletto di legno nel cuore di queste creature, è possibile disinfestare permanentemente il mondo dalla loro presenza.» Joshua si abbandonò nella poltrona, prese il bicchiere, sorseggiò e sorrise. «Quei vampiri, Abner,» disse. Picchiettò sul libro un lungo dito. «Questa storia riguarda pochi di loro. Essi esistono realmente. Esseri antichi, eterni, reali. Un odoroten del sedicesimo secolo scrisse questo libro per narrare la storia di coloro che lo avevano preceduto. Un vampiro.»

Abner Marsh restò muto.

«Voi non mi credete,» disse Joshua York.

«Non è facile,» ammise Marsh. Si tirò i peli ispidi e duri della folta barba. V’erano altre cose ancora che non disse. Il racconto di Joshua a proposito dei vampiri non lo turbava neppure la metà di quanto invece lo inquietava il pensiero di quale fosse il ruolo di Joshua in quella storia. «Che io ci creda o no, non ha importanza,» disse Marsh. «Se riesco a bermi le storie di Mister Framm, posso almeno ascoltare le vostre. Continuate.»

Joshua sorrise. «Siete un uomo intelligente, Abner. Dovreste poter immaginare voi stesso il seguito.»

«Non mi reputo così intelligente,» disse Marsh. «Ditemelo voi.»

York bevve, alzò le spalle. «Sono i miei nemici. Esistono, Abner, realmente, e sono qua, lungo tutto il vostro fiume. Attraverso libri come questo, attraverso ricerche nei giornali, e grazie ad un lavoro capillare e scrupoloso li ho rintracciati e li ho inseguiti dalle montagne dell’Europa Orientale, dalle foreste dei tedeschi e dei polacchi, dalle steppe della Russia. Li ho braccati fino a qui. Dalla vostra valle del Mississippi, fino al nuovo mondo. Io li conosco, io porrò fine a ciò che sono ed a tutto ciò che sono stati.» Sorrise. «Adesso capite il significato dei miei libri, Abner? E del sangue sulle mie mani?»

Abner Marsh rifletté alcuni istanti prima di rispondere. Poi alla fine disse, «Ora mi spiego la ragione per cui avete voluto tutti quegli specchi sulle pareti e sul soffitto del salone al posto di dipinti ad olio ed altri addobbi simili. Per… protezione?»

«Esattamente. E l’argento. Avete mai saputo di un battello così ricco d’argento?»

«No.»

«E poi, naturalmente, abbiamo il fiume. Questo vecchio diabolico fiume. Il Mississippi. Acqua in movimento, acqua che corre come in nessun altro luogo al mondo! Il Fevre Dream è un santuario. Io posso dar loro la caccia, capite, ma essi non possono avvicinarsi a noi.»

«Strano che non abbiate detto a Toby di condire con l’aglio ogni pietanza,» disse Marsh.

«Ci avevo pensato,» ribatté Joshua. «Ma in verità l’aglio non mi piace.»

Marsh tacque per alcuni istanti, rimuginando tutto ciò che aveva udito. Poi, «Facciamo conto che io vi creda,» disse. «Non sto dicendo che sia così, ma accetto tutto quanto per i fini della discussione. Ciò nondimeno, ci sono delle cose che non mi convincono. Come mai non me ne avete parlato prima?»

«Se ve lo avessi detto al Planters1 House, non avreste mai accettato di entrare in società con me. Ho bisogno di forza per giungere là dove devo giungere.»

«E perché uscite solo di notte?»

«Loro cacciano di notte. È più facile trovarli quando si aggirano allo scoperto in cerca di prede di quando sono rinchiusi al sicuro, nascosti nei loro santuari. Conosco bene le abitudini di coloro che inseguo. E mi adeguo ai loro orari.»

«E quegli amici vostri? Simon e compagnia?»

«Simon collabora con me da lungo tempo. Gli altri si sono aggregati più di recente. Conoscono la verità e mi assistono nella mia missione. Come spero vorrete fare voi, d’ora in poi.» Joshua ridacchiò. «Non crucciatevi, Abner, io ed i miei amici siamo semplici mortali, almeno quanto lo siete voi.»

Le dita di Marsh tormentavano la folta barba. «Datemi da bere,» disse il Capitano. E quando York si protese in avanti, si affrettò ad aggiungere, «No, non quella roba, Joshua. Qualcos’altro. Avete del whiskey?»

York si alzò e gli riempì un bicchiere, che Marsh scolò in un’unica sorsata. «Non si può dire che sia una bella storia, la vostra. Morti, bevitori di sangue, e tutto il resto, non ho mai creduto a queste cose.»

«Abner, il mio è un gioco pericoloso. Non avevo mai inteso coinvolgere voi o alcuno del vostro equipaggio in questa faccenda. Non vi avrei mai detto nulla di tutto questo se non foste stato voi stesso ad insistere. Ad ogni modo, se desiderate restarne fuori, non ho obiezioni in merito. Fate come vi dico, comandate per me il Fevre Dream — non chiedo altro. Io mi occuperò di loro. Dubitate forse della mia capacità?»

Marsh osservò il modo tranquillo e disinvolto in cui sedeva, ricordò la forza che si celava dietro quegli occhi grigi, la potenza della stretta di quelle mani. «No,» rispose.

«Molte delle cose che vi avevo detto sono state dettate dalla sincerità,» continuò Joshua. «Il mio scopo non è la mia unica ossessione. Anch’io amo questo battello come lo amate voi, Abner, e condivido molti dei vostri sogni e delle speranze che nutrite per esso. Desidero pilotarlo, desidero conoscere il fiume. Voglio esser presente anch’io il giorno in cui batteremo l’Eclipse. Credetemi quando vi dico…»

Un colpo sulla porta interruppe le sue parole.

Marsh trasalì. Joshua York sorrise e si strinse nelle spalle. «I miei amici di Natchez. Vengono a bere con noi,» spiegò. «Un momento!» disse ad alta voce. Poi, rivolgendosi a Marsh in tono sommesso e carico d’urgenza, «Ripensate a tutto ciò che vi ho detto, Abner. Potremo riparlarne, sempre che lo vogliate. Ma non tradite la mia fiducia, non parlatene a nessuno. Non desidero coinvolgere altre persone.»

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