Il battello del delirio [Fevre Dream - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci Editore
- ISBN: 978-88-347-0400-4
- Переводчик: Ornella Ranieri Davide
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il battello del delirio [Fevre Dream - it]». Краткое содержание книги:
«Oh, è disgustoso,» si lamentò Marsh con Jonathan Jeffers. «Non è igienico. E sentite bene cosa vi dico, non voglio niente del genere sul Fevre Dream. Nessuno appesterà mai il mio battello con roba simile, chiaro?»
Jeffers gli rivolse uno sguardo di ironica approvazione. «Bravo, Capitano. Però, se non facciamo il traffico di schiavi, perderemo un bel mucchio di soldi. Parlate come un abolizionista.»
«Non sono affatto un dannato abolizionista,» protestò Marsh, infervorandosi, «ma quel che ho detto lo penso sul serio. Se un gentiluomo vuol portare con sé un paio di schiavi, servitori e cose simili, sta bene, nulla da ridire. Darò loro un posto sul ponte o una cabina, non m’importa un bel niente. Ma prenderli a bordo come merce, tutti incatenati da un maledetto trafficante, questo no.»
Alla settima notte di sosta a New Orleans, Abner Marsh provò una strana nausea per quella città e divenne impaziente di partire. Quella stessa notte Joshua York scese nel salone per la cena con alcune carte fluviali tra le mani. Marsh aveva incontrato raramente il suo socio da quando erano arrivati lì. «Che ve ne pare di New Orleans?» chiese Marsh a York mentre questi prendeva posto a tavola.
«Oh, la città è bella,» rispose York con uno strano turbamento nella voce che indusse Marsh ad alzare gli occhi dal panino che stava imburrando. «Non posso che ammirare il Vieux Carré. New Orleans è completamente diversa da ogni altra città fluviale che abbiamo visto finora, la si potrebbe quasi equiparare ad una città europea; ed anche nel quartiere americano vi sono splendide costruzioni. Ciò nondimeno, non mi piace star qui.»
Marsh si rabbuiò. «Per quale ragione?»
«Questo luogo mi suscita una brutta sensazione, Abner. Il caldo, i colori sgargianti, gli odori, gli schiavi — è una città viva, questa New Orleans, ma dentro di sé, dietro la sua appariscente vitalità, ho l’impressione che marcisca, putrida di malattia. È tutto così ricco e bello qui, la cucina, i modi della gente, l’architettura, ma oltre questo…» Scosse il capo. «Ovunque si vedono sontuosi cortili ciascuno dei quali boriosamente ostenta la sua magnifica fontana. E poi si vedono carrettieri vendere acqua del fiume raccolta in barili, ed allora si comprende che l’acqua di quelle fontane è malsana, e non la si può bere. Si gustano cibi ricchi di saporite salse e piccanti intingoli, e poi si scopre che le spezie hanno il solo intento di celare il fatto che la carne sta andando a male. Se si passeggia nel St. Louis, l’occhio cade sullo splendore dei marmi e sulla stupenda cupola dove una pioggia scintillante di luce si riversa sulla rotonda, e poi s’apprende che quel luogo magnifico è un famoso mercato di schiavi dove esseri umani vengono venduti come fossero capi di bestiame. Qui anche nei cimiteri regna la bellezza. Non si trovano modeste lapidi o croci di legno, ma sontuosi mausolei marmorei, ciascuno più imponente di quello che l’ha preceduto, e tutti sormontati da sculture e nobilitati da alti sentimenti espressi in poetici versi scolpiti nella pietra. Ma dentro ognuno di questi santuari v’è un cadavere putrescente, brulicante di vermi. I morti devono essere imprigionati nella pietra perché il terreno non è buono neppure a seppellirveli, e le fosse si riempiono d’acqua. E così la pestilenza incombe su questa bellissima città come una lugubre cappa.
«No, Abner,» concluse Joshua con un’espressione strana e distante nei profondi occhi grigi. «Io amo la bellezza, ma talvolta una cosa bella all’apparenza cela in sé il male e l’abiezione. Più presto lasceremo questa città, tanto più ne sarò lieto.»
«Corpo del diavolo!» esclamò Abner Marsh. «Che possa essere dannato se ne so il perché, ma è la stessa cosa che provo io. Non temete, ce ne andremo via di qua al più presto.»
Joshua York storse la bocca. «Certo,» disse. «Ma non prima di aver assolto il mio ultimo compito.» Spostò da un lato il suo piatto e spiegò la mappa che aveva portato con sé a tavola. «Domani, all’alba, voglio che il Fevre Dream continui a discendere il corso del fiume.»
«A discendere il fiume?» disse Marsh sbigottito. «Diavolo, cosa può esserci d’interessante per noi più giù? Qualche piantagione, un mucchio di cajun, paludi, canali, e poi il Grande Golfo.»
«Guardate,» disse York, e col dito tracciò un percorso lungo il Mississippi. «Seguiamo il corso del fiume fino a questo punto, poi imbocchiamo questo ramo secondario e procediamo per circa sei miglia, fino a qui. Non impiegheremo molto tempo, e potremo essere di ritorno a New Orleans la notte seguente, così da prendere a bordo i passeggeri diretti a St. Louis. Voglio fare una breve sosta qui.» Il dito si abbatté fermamente sopra un punto della mappa.
Abner Marsh aveva davanti a sé una bistecca di prosciutto di maiale, ma la ignorò, e si protese al di sopra di essa per scorgere il punto indicato da Joshua.
«Cypress Landing,» lesse sulla carta. «Beh, non saprei.» Guardò intorno a sé il salone per tre quarti vuoto non essendoci passeggeri a bordo. Karl Framm, Whitey Blake e Jack Ely stavano mangiando al capo opposto del tavolo. «Mister Framm,» lo chiamò Marsh, «venite un momento qui.» Quando Framm lo ebbe raggiunto, gli indicò il percorso tracciato da York. «Potete portarci fin laggiù, e poi risalire questo ramo secondario? O siamo troppo grossi?»
Framm si strinse nelle spalle. «Alcuni di questi rami paludosi sono abbastanza larghi e profondi, altri invece, non reggerebbero neppure una barchetta a remi, figurarsi un battello. Ma credo di poterlo fare. Laggiù è fitto di piantagioni e punti d’approdo, se possono arrivarci altri battelli… Però, è pur vero che la maggior parte di loro non sono grandi e grossi come il Fevre Dream. Ciò ci farà andare un po’ più lentamente. Dovremo far scandagli per tutto il percorso, ed essere molto attenti alle secche e agli spuntoni rocciosi, e quasi sicuramente saremo costretti a segare una montagna di rami d’albero se non vogliamo che ci spezzino in due i fumaioli.» Si chinò a studiare la carta. «Dove andiamo esattamente? Sono sceso laggiù al massimo una volta o due.»
«In un posto chiamato Cypress Landing,» rispose Marsh.
Framm serrò le labbra pensosamente. «Non dovrebbe essere troppo difficoltoso. È la vecchia piantagione dei Garoux. I battelli ci andavano regolarmente, a prendere le patate dolci e lo zucchero di canna da portare a New Orleans. Garoux è morto, però, e con lui tutta la sua famiglia. Da allora non si è più sentito parlare del Cypress Landing. Un momento, ora mi viene in mente di aver sentito raccontare alcuni fatti, strane storie, proprio su quei luoghi. Perché andiamo lì?»
«Una faccenda del tutto personale,» disse Joshua York. «Voi preoccupatevi solo di condurci laggiù, Mister Framm. Partiremo domani all’alba.»
«Siete voi il comandante,» disse Framm, e con questo se ne ritornò al suo pasto.
«Dove diavolo è finito il mio latte?» si lamentò Abner Marsh. Si guardò intorno. Il cameriere, un giovinetto negro dalla figura snella, esitava presso la porta della cucina. «Ti decidi o no a servirmi la cena?» gli urlò in un boato che fece sobbalzare il ragazzo visibilmente. Marsh tornò a rivolgersi a York. «Questo viaggio,» disse. «Fa parte… di quella cosa di cui mi avete parlato?»
«Sì,» fu la recisa replica di York.
«Pericoloso?» incalzò Marsh.
Joshua York scrollò le spalle.