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Il silenzio degli innocenti

Электронная книга - «Il silenzio degli innocenti». Краткое содержание книги:

Il silenzio degli innocenti - Hannibal Lecter è una psichiatra geniale, un uomo colto e raffinato, un perfetto gentiluomo dotato di un sottile senso dell'umorismo. Ha un unico difetto: è un pericoloso psicopatico e un feroce assassino. Quando Clarice Starling, brillante allieva della Sezione Scienza del Comportamento dell'Fbi, si reca a visitarlo nel manicomio criminale dove è rinchiuso, il dottor Lecter, attratto dalla ragazza e spinto dal desiderio di entrare nella sua personalita, decide di aiutarla. Clarice vuole da lui elementi utili alla cattura di Buffalo Bill, il mostro che terrorizza l'America. Ma il prezzo della collaborazione di Lecter è uno scambio perverso: le consegnerà Buffalo Bill solo se Clarice accetteràa di svelargli i suoi ricordi più tormentati.
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Il dottor Lecter si divertiva: aveva straordinarie risorse interiori, ed era in grado di intrattenere piacevolmente se stesso per anni interi. I suoi pensieri non erano vincolati dalla paura o dalla bontà più di quanto i pensieri di Milton fossero stati vincolati dalla fisica. La sua mente era libera.

Il suo mondo interiore aveva colori e odori intensi, e non molti suoni. Anzi, doveva sforzarsi un po' per sentire la voce del defunto Benjamin Raspail. Il dottor Lecter si chiedeva come avrebbe consegnato Jame Gumb a Clarice Starling: ed era utile ricordare Raspail. Il flautista era al suo ultimo giorno di vita, sdraiato sul divano nello studio del dottor Lecter e gli parlava di Jame Gumb.

"Jame aveva la camera più atroce che si potesse immaginare in quel-l'alberguccio pidocchioso di San Francisco, pareti color melanzana con chiazze di vernice luminescente psichedelica dal tempo degli hippies, e tutto era così malconcio.

"Jame... sa, è scritto proprio così sul certificato di nascita, e bisogna pronunciare 'Jame ' come 'name ', altrimenti diventa livido, anche se è stato un errore dell'ospedale dov'è nato... anche allora assumevano personale così scadente che non riusciva neppure a scrivere un nome nel modo giusto. Oggi è anche peggio: ad andare in un ospedale c'è da rischiare la vita. Comunque, Jame era lì, seduto sul letto con la testa fra le mani in quella camera orrenda, ed era stato licenziato dal negozio di cianfrusaglie e aveva fatto di nuovo quella brutta cosa.

"Gli avevo detto molto francamente che non potevo più sopportare il suo comportamento, e Klaus era appena entrato nella mia vita, naturalmente. Jame non è un vero gay, sa: è un'abitudine che ha preso in galera. Per la verità non è niente, è una specie di vuoto totale che vorrebbe riempire, è così pieno di rabbia. Si aveva sempre la sensazione che la stanza fosse un po' più vuota quando lui entrava. Voglio dire... aveva ucciso i nonni quando aveva dodici anni, e ci sarebbe da pensare che un individuo così avesse una certa presenza, non le sembra?

"E adesso era lì; non aveva un lavoro, aveva fatto di nuovo quella brutta cosa a uno sfortunato barbone o a una barbona. Aveva perduto me. Era andato alta posta e aveva ritirato la corrispondenza del suo ex datore di lavoro, sperando che fosse qualcosa da rivendere. C'era un pacco arrivato dalla Malesia o comunque da quelle parti. L'aveva aperto smaniosamente: era una valigia piena di farfalle morte.

"Il suo principale inviava somme di denaro ai direttori degli uffici postali di tutte quelle isole, e loro gli mandavano scatole e scatole di farfalle morte. Lui le montava nella lucite e faceva gli ornamenti più kitsch che si possano immaginare... e aveva la faccia tosta di chiamarli oggetti d'arte. A Jame le farfalle non servivano; ci affondò le mani, pensando che sotto ci fossero i gioielli... a volte arrivavano braccialetti da Bali. La polvere delle farfalle gli restò sulle dita. Niente. Sedette sul letto con la testa fra le mani, i colori delle farfalle sulle mani e sulla faccia. Era depresso, come a volte capita a tutti noi, e piangeva. Sentì un leggero rumore: era una farfalla nella valigia aperta. Stava uscendo da un bozzolo che era finito lì insieme alle farfalle morte. Nell'aria c'era la polvere delle ali delle farfalle, e il pulviscolo del sole che entrava dalla finestra... sa com'è tremendamente vivido quando qualcuno lo descrive mentre tu sei fatto. Jame la guardò agitare le ali. Era grande, mi disse. Verde. Le aprì la finestra e la farfalla volò via e lui si sentì così leggero, disse: adesso sapeva che cosa doveva fare.

"Jame trovò la casetta sulla spiaggia dove andavamo io e Klaus: e quando tornai dalle prove, era lì. Ma non vidi Klaus. Klaus non c'era. Chiesi dov'era, e Jame rispose che era andato a nuotare: sapevo che era una bugia. Klaus non nuotava mai, il Pacifico è troppo mosso. E quando aprii il frigorifero, be', sa che cosa trovai. La testa di Klaus che mi guardava, dietro il succo d'arancia. E Jame, vede, si era fatto un grembiule con la pelle di Klaus, e l'aveva messo. Mi chiese se adesso mi piaceva. Lo so, le farà orrore sentire che ho avuto a che fare con Jame... era ancora più squilibrato quando l'ha conosciuto lei, e credo che fosse sbalordito perché non le faceva paura."

E poi le ultime parole che Raspail aveva pronunciato: "Mi domando perché i miei genitori non mi uccisero prima che diventassi abbastanza grande per imbrogliarli".

L'impugnatura sottile dello stiletto sussultò mentre il cuore trafitto di Raspail si sforzava di continuare a battere, e il dottor Lecter disse: "Sembra una pagliuzza nella tana di una larva di formicaleone, no?". Ma era troppo tardi perché Raspail rispondesse.

Il dottor Lecter ricordava ogni parola... e molto di più. Erano pensieri piacevoli che lo aiutavano a passare il tempo mentre gli pulivano la cella.

Clarice Starling era abile, pensò. Poteva arrivare fino a Jame Gumb servendosi di ciò che le aveva detto, ma era una possibilità piuttosto remota. Per prenderlo in tempo avrebbe avuto bisogno di altre indicazioni. Il dottor Lecter era sicuro che quando lui avrebbe letto i dettagli dei delitti, qualche indicazione sarebbe affiorata spontaneamente... forse qualcosa legata al mestiere imparato da Gumb nel riformatorio dopo che aveva ucciso i nonni. L'indomani avrebbe consegnato Jame Gumb a Clarice Starling, e in modo così chiaro che neppure Jack Crawford avrebbe potuto sbagliare. Domani avrebbe provveduto a tutto.

Il dottor Lecter sentì un suono di passi dietro di lui. Il televisore venne spento. Sentì il carrello inclinarsi all'indietro. Adesso sarebbe incominciato il procedimento lungo e tedioso per liberarlo nella cella. Facevano sempre nello stesso modo. Prima Barney e i suoi aiutanti lo adagiavano sulla branda a faccia in giù. Poi Barney gli legava le caviglie alla sbarra ai piedi della branda con gli asciugamani, toglieva le cinghie che gli bloccavano le gambe e quindi, protetto dai due aiutanti armati di Mace e di manganelli, apriva sulla schiena le fibbie della camicia di forza e usciva a ritroso dalla cella, chiudeva la rete di nailon e la porta a grate, e lo lasciava a liberarsi dai legacci. Poi il dottore consegnava tutto l'equipaggiamento in cambio della colazione. La procedura era stata adottata da quando il dottor Lecter aveva straziato l'infermiera, e funzionava in modo soddisfacente per tutti.

Quel giorno, il procedimento venne interrotto.

27

Un leggero sobbalzo quando il carrello a mano che portava il dottor Lec-ter superò la soglia della gabbia. E il dottor Chilton era seduto sulla branda e sfogliava la corrispondenza personale di Lecter. Chilton era senza giacca e senza cravatta. Al collo aveva appesa una medaglietta.

«Mettilo accanto alla toilette, Barney» disse il dottor Chilton senza alzare la testa. «Tu e gli altri andate ad aspettare al vostro posto.»

Il dottor Chilton finì di leggere il più recente scambio epistolare tra Lec-ter e gli Archivi Generali di Psichiatria. Buttò le lettere sulla branda e uscì dalla cella. Lecter lo seguì con gli occhi attraverso la maschera da hockey, ma non mosse la testa.

Chilton si avvicinò al banco da scuola che stava nel corridoio, si piegò con un movimento rigido e rimosse una piccola microspia sotto il sedile.

La sventolò davanti ai fori della maschera di Lecter e tornò a sedere sulla branda.

«Pensavo che la ragazza cercasse di scoprire qualche violazione dei diritti civili nel caso della morte di Miggs, e quindi ho ascoltato» disse. «Da anni non sentivo la sua voce... mi pare che l'ultima volta sia stata quando mi diede tutte quelle risposte fuorvianti nei colloqui e poi mi ridicolizzò negli articoli per il "Journal". È difficile credere che le opinioni di un ricoverato in un istituto psichiatrico possano contare qualcosa nell'ambito della comunità scientifica, vero? Ma io sono ancora qui. Ed è ancora qui pure lei.»

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