Il silenzio degli innocenti
- Автор: Thomas Harris
- Год: 1991
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: R. Rambelli
- Жанр: Маньяки
Электронная книга - «Il silenzio degli innocenti». Краткое содержание книги:
«Tra un'ora.»
Il cercapersone di Crawford suonò mentre usciva dall'ascensore al piano terreno. Il suo autista, Jeff, gli accennò di affrettarsi quando lo vide dirigersi verso il furgone. E morta e l’hanno trovata, pensò Crawford mentre afferrava il telefono. Era il direttore dell'FBI che lo cercava. Le novità non erano terribili quanto aveva temuto, ma erano abbastanza spiacevoli. Chil-ton s'era intromesso nel caso; e adesso stava intervenendo la senatrice Martin. Il procuratore generale dello stato del Maryland, per ordine del governatore, aveva autorizzato l'estradizione del dottor Hannibal Lecter nel Tennessee. Sarebbe stata necessaria tutta l'autorità della Corte Federale, distretto del Maryland, per impedire o ritardare il trasferimento. Il direttore dell'FBI voleva un parere di Crawford. Appoggiò il ricevitore contro la coscia e guardò il finestrino del furgone. La prima luce, in febbraio, non trovava molto colore. Era tutto così grigio. Così squallido.
Jeff fece per dire qualcosa, ma Crawford lo azzitti con un movimento della mano.
L'ego mostruoso di Lecter. L'ambizione di Chilton. Il terrore della senatrice Martin per la sorte della figlia. La vita di Catherine Martin. Doveva decidere.
«Li lasci fare» disse nel microfono.
29
Il dottor Chilton e tre agenti della polizia statale del Tennessee stavano raggruppati al levar del sole sulla pista ventosa, e alzavano le voci per farsi sentire nell'ondata del traffico radio che proveniva dal portello aperto del Grumman Gulfstream e dall'ambulanza ferma con il motore al minimo a fianco dell'aereo.
Il capitano degli agenti di Stato porse una penna al dottor Chilton. I fogli si agitavano sulla cartelletta, e il capitano doveva tenerli fermi.
«Non possiamo fare tutto quanto dopo il decollo?» domandò Chilton.
«Signore, dobbiamo avere tutta la documentazione al momento della consegna. Sono gli ordini che ho ricevuto.»
Il secondo pilota finì di agganciare la rampa alla scaletta dell'apparecchio. «Tutto pronto» gridò.
Gli agenti seguirono il dottor Chilton dietro l'ambulanza. Quando aprì le portiere posteriori, si tesero come se si aspettassero che balzasse fuori qualcosa.
Il dottor Hannibal Lecter era ritto sul carrello da traslocatore, bloccato dalle cinghie di tela e con la maschera da hockey sulla faccia. Stava orinando e Barney teneva il pappagallo.
Uno degli agenti sbuffò. Gli altri due guardarono da un'altra parte.
«Mi scusi» disse Barney al dottor Lecter, e richiuse le portiere.
«Non importa, Barney» disse il dottor Lecter. «Ho finito, grazie.»
Barney rimise in ordine gli indumenti di Lecter e lo spinse verso il fondo dell'ambulanza.
«Barney?»
«Sì, dottor Lecter?»
«Ti sei comportato molto bene con me per parecchio tempo. Grazie.»
«Prego.»
«La prossima volta che Sammie sarà in sé, lo saluterai a nome mio?»
«Sicuro.»
«Addio, Barney.»
L'inserviente spalancò le portiere e chiamò gli agenti. «Vi dispiace afferrare la parte bassa? Reggetelo da tutte e due le parti. Lo metteremo a terra. Adagio.»
Barney sospinse il carrello con il dottor Lecter su per la rampa e a bordo dell'aereo. Sul lato destro erano stati tolti tre sedili. Il secondo pilota legò con le cinghie il carrello ai supporti.
«Deve volare sdraiato?» chiese uno degli agenti. «Ha le mutande di gomma?»
«Dovrà aspettare fino a Memphis per fare pipì, amico» disse l'altro agente.
«Dottor Chilton, potrei parlarle un momento?» chiese Barney.
Si fermarono accanto all'aereo mentre intorno a loro il vento sollevava piccoli vortici di polvere.
«Quelli lì non capiscono niente» disse Barney.
«All'arrivo ci saranno inservienti psichiatrici esperti che mi aiuteranno. Adesso i responsabili sono loro.»
«Crede che lo tratteranno nel modo giusto? Lei sa com'è... l'unica minaccia che funziona con lui è la noia. È la sola cosa che gli fa paura. Prenderlo a ceffoni non serve.»
«Non lo permetterei mai, Barney.»
«Sarà presente quando lo interrogheranno?»
«Sì.» E tu non ci sarai, pensò Chilton.
«Potrei sistemarlo a dovere all'arrivo e tornare qui senza perdere più di due ore del mio turno» disse Barney.
«Non è più compito tuo, Barney. Ci sarò io. Gli mostrerò come comportarsi con lui, passo per passo.»
«Però sarà bene che quelli tengano gli occhi aperti» disse Barney. «Lui li terrà».
30
Clarice Starling rimase seduta sul bordo del letto nella stanza del motel e fissò il telefono nero per quasi un minuto, dopo che Crawford aveva riattaccato. Aveva i capelli spettinati, e si era attorcigliata addosso la camicia da notte dell'Accademia dell'FBI quando si era agitata nel sonno. Si sentiva come se qualcuno l'avesse presa a calci nello stomaco.
Erano trascorse appena tre ore da quando aveva lasciato il dottor Lecter, e due da quando lei e Crawford avevano finito di preparare l'elenco delle caratteristiche da comparare con i moduli di richiesta presentati ai centri medici. E in quel tempo brevissimo, mentre lei dormiva, il dottor Frederick Chilton era riuscito a rovinare tutto.
Crawford stava per venire a prenderla. Doveva prepararsi, doveva pensare a prepararsi.
Maledizione. MALEDIZIONE. MALEDIZIONE. L'hai uccisa tu, dottor Chilton. L'hai uccisa tu, faccia da stronzo. Lecter sapeva qualcosa di più e
io sarei riuscita a farmelo dire. Adesso è tutto perduto, tutto perduto. Tutto per niente. Quanto Catherine Martin verrà ripescata da qualche parte, farò in modo che tu debba vederla, lo giuro. Mi hai rubato il caso. Devo trovare qualcosa di utile da fare. In questo momento. Che cosa posso fare, subito, in questo momento? Lavarmi.
In bagno c'erano un cestello di saponette incartate, tubetti di shampoo e lozioni, un piccolo astuccio per cucito, le piccole attenzioni che si ricevono in un buon motel.
Mentre entrava nella doccia, per un attimo Clarice Starling vide se stessa a otto anni, quando portava gli asciugamani, gli shampoo e le saponette alla madre che puliva le camere del motel. Quando aveva otto anni c'era una gazza che apparteneva a uno stormo in quella cittadina ventosa e si divertiva a rubare dai carrelli per le pulizie del motel. Rubava tutto quello che brillava. Aspettava l'occasione buona, poi frugava tra i vari oggetti del carrello. Qualche volta, in un decollo d'emergenza, lasciava escrementi sulle lenzuola pulite. Una delle altre donne delle pulizie le aveva gettato addosso la candeggina, ma l'unico risultato era stato di macchiarle il piumaggio di chiazze bianche come la neve. La gazza bianca e nera aspettava sempre che Clarice si allontanasse dal carrello per portare qualcosa alla madre impegnata a pulire i bagni. Sua madre era ferma sulla soglia di un bagno del motel quando aveva detto a Clarice che doveva andare via, doveva andare a vivere nel Montana. Aveva posato gli asciugamani, si era seduta sul bordo del letto e l'aveva abbracciata. Clarice Starling sognava ancora la gazza, e adesso la vedeva senza avere il tempo di chiedersi perché. Alzò la mano come per scacciarla e poi, come se avesse bisogno di giustificare il gesto, se la portò alla fronte per spingere all'indietro i capelli bagnati.
Si vestì in fretta. Calzoni, camicetta, un pullover leggero senza maniche, la pistola a canna mozza premuta contro le costole nella fondina, il caricatore infilato nella cintura dall'altra parte. Indossare il blazer richiese un po' di lavoro: una cucitura della fodera si stava sfilacciando contro il caricatore. Era decisa a tenersi occupata, a tenersi occupata fino a quando la collera fosse sbollita. Prese l'astuccio da cucito del motel e fissò la fodera. Certi agenti cucivano qualche rondella di piombo nell'orlo giacca, in modo che la giacca cadesse meglio. Avrebbe dovuto farlo anche lei...