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Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]

Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:

Nel secondo capitolo della saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” una rossa cometa apparsa nel cielo dei Sette Regni sembra annunciare tremende sciagure. La lunga estate dell'abbondanza sta per finire, mentre quattro pretendenti, in aperta guerra gli uni contro gli altri, si contendono il Trono di Spade.
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Nel rendersi conto che non stava per subire un’esecuzione sommaria, la faccia di Janos Slynt riprese il colore purpureo di prima.

«Questo è da vedersi, Folletto… Nano!» Slynt protese minacciosamente in avanti la mandibola. «Forse ci sarai tu su quella nave, che te ne pare, eh? Forse lo presterai tu onorato servizio sulla Barriera.» Scoppiò in una risata isterica. «Tu e le tue minacce. Vedremo, vedremo… Io sono amico del re, che cosa credi? Sentiremo che cosa ha da dire re Joffrey in merito. E anche Ditocorto, e la regina, sicuro. Janos Slynt ha molti amici. Staremo a vedere chi sarà a prendere il mare, te lo prometto. Certo che lo vedremo!»

Slynt girò sui tacchi, proprio come il ligio gorilla della Guardia cittadina che era stato un tempo. Marciò via impettito, attraversando l’intera sala, i tacchi degli stivali che pestavano sul pavimento di pietra. Salì i pochi gradini, spalancò la porta… e si trovò di fronte un uomo alto, dalla mascella quadrata, con una corazza nera e un mantello dorato. Al moncone del suo polso destro era legata una mano di ferro.

«Janos» lo salutò freddamente il monco. Aveva occhi infossati sotto spesse arcate sopracciliari e una folta criniera di capelli brizzolati.

Janos Slynt arretrò. Sei cappe dorate seguirono il monco dentro la sala piccola, circondando Slynt.

«Lord Slynt» l’apostrofò Tyrion. «Credo che tu conosca già ser Jacelyn Bywater, il nuovo comandante della Guardia cittadina di Approdo del Re.»

«Una carrozza ti attende, mio lord» disse ser Jacelyn. «Il porto è lontano e male illuminato, e le strade non sono sicure la notte. Uomini, procedete.»

Le sei cappe dorate presero in consegna il loro ex comandante e lo trascinarono fuori. Tyrion fece a ser Jacelyn cenno di avvicinarsi e gli consegnò una pergamena arrotolata. «È un lungo viaggio, e noi non vogliamo che lord Janos si senta troppo solo. Che questi sei vadano con lui sul Sogno d’estate.»

Ser Jacelyn studiò i nomi sul documento e sorrise: «Come comandi».

«Uno di questi» aggiunse Tyrion con calma «è Aliar Deem. Di’ al capitano che non sentiremo la sua mancanza se il caro Deem dovesse accidentalmente cadere fuori bordo prima di arrivare al Forte orientale.»

«Si dice che le acque del Nord sono quanto mai infide, mio signore.» Detto questo, ser Jacelyn fece un breve inchino e se ne andò, il mantello che frusciava dietro di sé. Nell’uscire, calpestò la cappa di Slynt.

Rimasto solo, Tyrion continuò a sorseggiare quanto rimaneva del fragrante vino dormano. Servitori andavano e venivano, sgomberando la tavola. Disse loro di lasciare la caraffa. Una volta che i servitori ebbero finito, lord Varys arrivò nella sala piccola quasi fluttuando, con indosso una palandrana color lavanda che si abbinava splendidamente all’aroma del suo profumo.

«Ben fatto, mio lord, dolce esecuzione.»

«E allora come mai ho questo amaro in bocca?» Tyrion premette i pollici contro le tempie. «Gli ho appena ordinato di gettare Aliar Deem in fondo all’oceano. E sono fortemente tentato di fare lo stesso anche con te.»

«Potresti essere amaramente deluso delle conseguenze…» Varys rimase imperturbabile. «Le tempeste vanno e vengono, le onde s’infrangono e si ritirano, il pesce grosso mangia quello piccolo, ma io continuo a restare a galla. Posso osare chiederti di lasciarmi assaggiare un po’ di quel vino che a Janos Slynt è piaciuto così tanto?»

Tyrion, la fronte aggrottata, accennò alla caraffa.

Varys riempì una coppa: «Ah, dolce come l’estate». Bevve un altro sorso. «Posso quasi udire l’uva che canta serenate al mio palato.»

«Cominciavo per l’appunto a chiedermi che cosa fosse quel rumore. Di’ all’uva di piantarla, Varys, mi si sta spaccando la testa. È stata mia sorella. E questo che quel campione di lealtà di lord Slynt si è rifiutato di dire. È stata Cersei a mandare Deem e le cappe dorate in quel postribolo.»

Varys ebbe un moto di disagio. Sapeva, certo. Aveva sempre saputo.

«Qualcosa che sembra tu ti sia dimenticato di dirmi» lo accusò Tyrion.

«La tua dolce sorella, mio lord, sangue del tuo sangue…» Varys sembrava sinceramente sul punto di piangere. «È una dura verità da rivelare a un uomo. Temevo il modo in cui avresti potuto reagire, mio lord. Potrai mai perdonarmi?»

«No!» scattò Tyrion. «Maledetto te, e maledetta anche lei.»

Non poteva toccare Cersei, questo Tyrion lo sapeva. Non ancora, nemmeno se lo avesse voluto. E non era nemmeno certo di volerlo. Eppure, non gli andava giù di starsene seduto lì, a esibirsi in quella farsa di giustizia, imponendo punizioni a penosi pupazzi come Janos Slynt e Aliar Deem, mentre sua sorella andava avanti imperterrita per sua strada lastricata di sangue.

«In futuro tu mi dirai ciò che sai, lord Varys. Tutto quanto.»

«La cosa potrebbe richiedere molto tempo, mio signore» rispose l’eunuco con un sorriso malizioso. «Io so parecchie cose.»

«Ma non abbastanza per salvare una bambina in fasce, si direbbe.»

«Ahimè, no. C’era anche un altro figlio bastardo, un ragazzo. Ho preso provvedimenti per assicurarmi che non corresse alcun pericolo. Però devo ammettere… mai avrei pensato che l’infante potesse rischiare di essere uccisa. Una bambina del volgo, per giunta, nemmeno un anno di vita, con una puttana per madre. Quale minaccia poteva rappresentare?»

«Era figlia di Robert» replicò Tyrion, pieno di veleno. «Per Cersei, tanto bastava, evidentemente.»

«Triste, triste verità. Devo biasimare me stesso per la fine di quella povera piccola creatura e di sua madre, che era così giovane e amava il re.»

«Davvero lo amava?» Tyrion non sapeva che viso avesse la ragazza morta, ma nella sua mente aveva le sembianze di Shae e di Tysha. «Una puttana è in grado di amare davvero, mi domando? No, non dire niente, Varys. Certe domande è meglio che rimangano senza risposta.»

Aveva sistemato Shae in una grande casa di legno e di pietra, con un suo pozzo, le stalle e un giardino. Le aveva concesso servitori pronti a eseguire ogni suo desiderio, un uccello bianco delle isole dell’Estate a tenerle compagnia, sete e argenti e pietre preziose ad adornarla, guardie a proteggerla. Eppure, Shae sembrava inquieta. Voleva che Tyrion passasse con lei più tempo, gli aveva detto. Voleva servirlo e aiutarlo. “Mi aiuti di più stando qui, tra le lenzuola” le aveva confidato una notte, dopo che avevano fatto l’amore, la testa appoggiata al suo seno, la virilità che gli doleva piacevolmente. Shae non aveva risposto, erano stati i suoi occhi a farlo. E Tyrion si era reso conto che non era quello che avrebbe voluto sentire.

Tyrion sospirò, allungando una mano verso la caraffa. Poi, ricordandosi di lord Janos, spinse lontano il vino. «Sembra che mia sorella abbia detto la verità sulla morte di lord Stark. È il mio caro nipotino che dobbiamo ringraziare per quella follia.»

«Re Joffrey ha dato l’ordine. Janos Slynt e ser Ilyn Payne l’hanno eseguito, rapidamente e senza esitare…»

«… come se si aspettassero di riceverlo, quell’ordine. Lo so, lo so, ne abbiamo parlato fino alla nausea senza venire a capo di niente. Follia, pura follia.»

«Ora che hai la Guardia cittadina in pugno, mio lord, sei in un’ottima posizione per evitare che sua maestà commetta altre… diciamo, follie? Dobbiamo però tener conto che c’è anche la Guardia della regina…»

«I mantelli porpora?» Tyrion scosse il capo. «La lealtà di Vylarr è verso Castel Granito. Sa bene che sono qui in virtù dell’autorità di mio padre. Per Cersei sarebbe difficile usare i suoi uomini contro di me. Inoltre, loro sono solo un centinaio. Io ho i miei guerrieri, che sono quasi il doppio. E seimila cappe dorate, sempre che Bywater sia davvero l’uomo che tu dici essere.»

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