Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Серия: Cronache del ghiaccio e del fuoco #2
- Год: 2001
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-49654-1
- Переводчик: Sergio Altieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:
«Come sta?» le domandò. E non stava parlando di Robb.
«Nessun cambiamento. Per calmare il dolore, il maestro gli dà il vino dei sogni e il latte di papavero. Dorme a lungo e mangia troppo poco. Ogni giorno che passa, sembra diventare sempre più debole.»
«Riesce a parlare?»
«Sì…» Catelyn scosse il capo. «Ma quello che dice non ha molto senso. Parla di rimpianti, di cose incompiute, di gente morta da molto tempo e di eventi dimenticati. Certe volte, non sa in che stagione ci troviamo, né chi sono io. Una volta mi ha chiamato con il nome di mia madre.»
«Le manca sempre» commentò ser Brynden. «E tu hai il suo volto, Catelyn. Lo vedo nei tuoi lineamenti, nel tuo mento…»
«Tu la ricordi meglio di me. È passato così tanto tempo…» Catelyn sedette sul bordo del letto, allontanando una ciocca di capelli bianchi ricaduta sul viso del padre.
«Ogni volta che esco a cavallo» disse ser Brynden «mi domando se al mio ritorno lo ritroverò ancora in vita.»
A dispetto delle loro divergenze, il legame tra i due fratelli rimasti estranei uno all’altro per molto tempo continuava a essere forte.
«Per lo meno hai fatto pace con lui, zio.»
Rimasero in silenzio per alcuni lunghi momenti.
Catelyn sollevò il capo: «Hai parlato di rapporti che Robb dovrebbe ascoltare…».
Lord Hoster gemette, rotolando sul fianco, come se avesse udito.
«Usciamo di qui Catelyn.» Brynden si alzò. «Meglio non svegliarlo.»
Catelyn lo seguì sulla veranda, una balconata di pietra a forma triangolare che si protendeva dal solarium come la prora di una nave. Brynden alzò lo sguardo al cielo, accigliandosi.
«Ora è visibile anche di giorno. I miei uomini la chiamano il “Messaggero rosso”… Ma qual è il messaggio?»
Anche Catelyn seguì con lo sguardo la debole linea rossa che la chioma della cometa tracciava attraverso i deli. Pareva un lungo graffio sul volto di un dio.
«Grande Jon ha detto a Robb che gli antichi dei hanno dispiegato il vessillo rosso della vendetta per Ned. Edmure pensa che sia un presagio di vittoria per Delta delle Acque: vi vede un pesce con una lunga coda, nei colori dei Tully, rosso in campo blu.» Catelyn sospirò. «Vorrei avere la loro fede. Il porpora è il colore dei Lannister.»
«Quell’astro non è porpora» ribatté ser Brynden. «E non è nemmeno del rosso dei Tully, il colore del fango dei fiumi. Quello è il rosso del sangue, piccola mia, sparso nel più alto dei cieli.»
«Il loro sangue… o il nostro?»
«Ci fu mai una guerra in cui fu solo una fazione a sanguinare?» Brynden scosse il capo. «Le terre dei fiumi sono allagate di sangue e di fiamme fino all’Occhio degli Dei. I combattimenti si sono allargati a sud del fiume delle Rapide nere e a nord oltre il Tridente, fino quasi alle Torri Gemelle. Marq Piper e Karyl Vance hanno riportato alcune piccole vittorie, e quel lord del Sud, Beric Dondarrion, continua a compiere incursioni, attaccando le colonne di rifornimenti di lord Tywin e tornando a farsi inghiottire dalla foresta. Gira la voce che ser Burton Crakehall si vantasse di averlo ucciso, fino a quando non ha guidato la sua colonna in un’imboscata di lord Beric dalla quale nessuno è uscito vivo.»
«Alcuni uomini della Guardia di Ned ad Approdo del Re cavalcano con questo lord Beric» ricordò Catelyn. «Possano gli dei proteggerli.»
«Dondarrion e quel prete rosso che cavalca con lui, Thoros di Myr, sono abbastanza abili da proteggersi da soli, a dar credito a quanto si dice. Ma gli alfieri di tuo padre» Brynden sospirò «sono una storia ben più triste. Robb non avrebbe mai dovuto permettere loro di andarsene. Si sono dispersi come quaglie, ciascuno di loro che cerca di difendere quello che gli appartiene. Follia, Cat, pura follia. Jonos Bracken è rimasto ferito nella battaglia per il controllo delle rovine del suo castello. Suo nipote Hendry è stato ucciso. Tytos Blackwood è riuscito a cacciare i Lannister dalle sue terre, ma quelli si sono portati via ogni vacca, ogni maiale e ogni chicco di grano. L’unica cosa che gli resta da difendere è Raventree Hall e la terra bruciata che la circonda. Gli uomini di Darry hanno ripreso il castello del loro signore, ma lo hanno tenuto solo per quindici giorni: Gregor Clegane è calato loro addosso e ha passato l’intera guarnigione a fil di spada, incluso il lord.»
«Darry era solo un bambino!» Catelyn era piena d’orrore.
«Ahimè, e anche l’ultimo della sua stirpe. Quel ragazzo avrebbe potuto offrire un ottimo riscatto, ma per un cane sbavante come Gregor Clegane l’oro non significa niente. La testa mozzata di quell’animale su una picca sarebbe un ottimo dono per tutte le genti dei Sette Regni, te lo garantisco.»
Catelyn era a conoscenza della malefica reputazione che circondava ser Gregor, eppure…
«Non parlarmi di teste mozzate e di picche, zio. È questa sorte che Cersei ha riservato alla testa di Ned, esibendola sulle mura della Fortezza Rossa e lasciandola in pasto ai corvi e alle mosche.» Perfino ora, continuava a esserle quasi impossibile credere che Eddard fosse davvero svanito. C’erano notti in cui si svegliava di soprassalto nelle tenebre, e per un istante quasi si aspettava di trovarlo ancora al suo fianco. «Clegane non è altro che l’artiglio di lord Tywin.»
Catelyn non aveva dubbi: era lord Tywin Lannister — signore di Castel Granito, custode dell’Occidente dei Sette Regni, padre della Regina Cersei, di Jaime lo Sterminatore di re e di Tyrion il Folletto — il vero pericolo.
«Lo so» ammise ser Brynden. «E Tywin Lannister è tutt’altro che uno sciocco. Rimane al sicuro dietro le mura di Harrenhal, nutrendo il suo esercito con i nostri raccolti e bruciando quello che non può depredare. Né Gregor Clegane è l’unica delle bestie sbavanti che Tywin ha sguinzagliato. Anche ser Amory Lorch è sceso in campo, più certi mercenari venuti da Qohor, che preferiscono mutilare un nemico piuttosto che ucciderlo. Ho visto quello che si sono lasciati alle spalle: interi villaggi dati alle fiamme, donne stuprate in massa e mutilate, bambini sventrati e lasciati insepolti in modo da attirare lupi e cani selvatici… atrocità da dare la nausea persino ai morti.»
«Quando Edmure lo saprà, cadrà preda della furia.»
«Ed è precisamente ciò che lord Tywin vuole ottenere. Il terrore è un’arma, Cat, usata con piena premeditazione. Lannister vuole provocarci ad affrontarlo in battaglia.»
«E Robb potrebbe esaudire il suo desiderio» rispose Catelyn, piena di timore. «Rimanere qui lo rende inquieto come una pantera. Edmure e Grande Jon insisteranno perché lui agisca.»
Suo figlio aveva riportato due grandi trionfi, prima annientando Jaime Lannister al bosco dei Sussurri e quindi spazzando via il suo esercito, rimasto privo di un capo, nella battaglia degli Accampamenti, alle porte di Delta delle Acque. Da come ne parlavano alcuni dei suoi alfieri, Robb Stark sembrava la reincarnazione di Aegon il Conquistatore.
«Dimostreranno di essere degli idioti, in tal caso.» Brynden arcuò le folte sopracciglia. «La mia prima regola di guerra, Cat: mai, mai, dare al nemico quello che vuole. Lord Tywin vuole combattere su un campo da lui scelto. Vuole che marciamo su Harrenhal.»
«Harrenhal…»
Ogni bimbo del Tridente conosceva le storie sinistre che giravano sulla vasta fortezza che re Harren il Nero aveva eretto sulle sponde dell’Occhio degli Dei tre secoli prima, l’epoca in cui i Sette Regni erano ancora sette regni distinti e le terre dei fiumi erano dominate dagli uomini di ferro venuti dalle isole. Nella sua smisurata ambizione, Harren aveva voluto il castello più grande e le torri più alte di tutta la terra dell’Occidente. Quarant’anni c’erano voluti a costruirlo, ombra sempre più immane che si proiettava sulle acque del lago mentre gli eserciti di Harren razziavano pietre, legname, oro e operai da tutti i territori circostanti. A migliaia erano morti i suoi prigionieri, costretti al lavoro forzato, incatenati alle slitte da trasporto, spezzati dalle fatiche per la costruzione delle cinque colossali torri. Erano caduti assiderati durante l’inverno e distrutti dal caldo durante l’estate. Alberi-diga vecchi di tremila anni erano stati abbattuti allo scopo di ricavarne travi e travicelli. Per ornare il suo sogno, Harren il Nero aveva ridotto Delta delle Acque e le isole di Ferro alla miseria. E quando finalmente Harrenhal fu completata, nel medesimo giorno in cui re Harren ne fece la propria dimora, Aegon il Conquistatore era sbarcato ad Approdo del Re.