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Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]

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Nel secondo capitolo della saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” una rossa cometa apparsa nel cielo dei Sette Regni sembra annunciare tremende sciagure. La lunga estate dell'abbondanza sta per finire, mentre quattro pretendenti, in aperta guerra gli uni contro gli altri, si contendono il Trono di Spade.
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Catelyn poteva quasi udire la vecchia Nan raccontare la storia ai suoi figli, a Grande Inverno: “E re Harren imparò che mura spesse e alte torri servono a poco contro i draghi” era così che finiva sempre la narrazione. “Perché i draghi volano.” Harren e tutta la sua discendenza erano periti nella tempesta di fuoco che si era scatenata sulla sua mostruosa fortezza. E da quel giorno in avanti, qualsiasi nobile Casa che avesse tenuto Harrenhal era stata colpita da un’avversa fortuna. Per quanto possente, Harrenhal era un luogo oscuro e maledetto.

«Non vorrei mai che Robb combattesse una battaglia all’ombra di quelle torri» confessò Catelyn. «Eppure il ragazzo deve fare qualcosa, zio.»

«E in fretta» concordò ser Brynden. «Ma non ti ho ancora detto la parte peggiore, piccola. Gli uomini che ho mandato a ovest hanno portato la notizia che un nuovo esercito si sta ammassando a Castel Granito.»

“Un nuovo esercito dei Lannister.” La sola idea la fece vacillare. «Robb dev’esserne informato immediatamente. Chi ne è al comando?»

«Ser Stafford Lannister, si dice.» Ser Brynden lasciò vagare lo sguardo sui fiumi, la sua cappa rossa e blu che si agitava nella brezza.

«Un altro nipote?» I Lannister di Castel Granito erano una Casa dannatamente numerosa e prolifica.

«Cugino» precisò ser Brynden. «È il fratello della defunta moglie di lord Tywin, quindi in doppio rapporto di parentela. È vecchio, e anche un po’ rimbecillito. Ha però un figlio, ser Daven, che è molto più temibile.»

«E allora auguriamoci che sia il padre e non il figlio a condurre quest’armata in battaglia.»

«Abbiamo ancora un po’ di tempo prima di doverli affrontare. Si tratta di una forza composta da mercenari e da ragazzi inesperti tirati fuori dai bordelli di Lannisport. Prima di arrischiarli sul campo, ser Stafford deve provvedere ad armarli e ad addestrarli. Ma non commettiamo errori: lord Tywin non è lo Sterminatore di re. Non si lancerà in alcuna impresa avventata: aspetterà pazientemente che ser Stafford si metta in marcia prima di muoversi da dietro le mura di Harrenhal.»

«A meno che…» suggerì Catelyn.

«Sì?» la esortò ser Brynden.

«A meno che non venga costretto a muoversi per affrontare qualche altra minaccia» concluse Catelyn.

Suo zio la studiò riflettendo. «Lord Renly» disse.

«Re Renly.» Perché se Catelyn gli avesse chiesto aiuto, sarebbe stata costretta a garantirgli il rango che lui stesso si era attribuito.

«Può funzionare.» Ser Brynden fece un sorriso pericoloso. «Ma vorrà qualcosa in cambio.»

«Vorrà ciò che vogliono tutti i re» rispose Catelyn. «Che gli venga reso omaggio.»

TYRION

Janos Slynt era figlio di un macellaio, e la sua risata era quella di un uomo avvezzo a ridurre carne in pezzi.

«Altro vino?» offrì Tyrion Lannister.

«Non dirò di no.» Lord Janos sollevò la coppa. Aveva la corporatura di un barile, e altrettanta capienza. «Non dirò certo di no. Ottimo questo rosso. Da dove viene, da Arbor?»

«Da Dorne.» Il Folletto fece un cenno al suo servitore perché tornasse a versare. Esclusa la presenza dei servi, lui e lord Janos erano gli unici nella sala piccola, seduti a una tavola illuminata da poche candele. Tutt’attorno a loro, tenebre. «È stata una gradevole scoperta. I vini dorniani sono raramente così ricchi.»

«Ricchi» ripeté l’omone con la faccia da rospo, mandando giù una sorsata robusta. Non era uomo da centellinare, Janos Slynt. Di questo, Tyrion si era reso conto dal primo istante. «Giusto: ricco era la parola che stavo cercando, proprio quella. Tu hai il dono del linguaggio, lord Tyrion, se mi consenti. E sai raccontare storie amene, sì…»

«Mi compiaccio che tu la pensi a questo modo… ma non sono un lord come te. Perché non mi chiami semplicemente “Tyrion”, lord Janos?»

«Come desideri.» Slynt ingollò altro vino, facendolo ruscellare sul davanti del farsetto di satiri nero. Indossava anche una cappa dorata trattenuta al collo da un fermaglio d’oro a forma di minuscola picca, la punta smaltata di rosso vivo. Ed era completamente ubriaco.

Tyrion si portò una mano alla bocca e ruttò con discrezione. A differenza di lord Janos, lui era stato cauto con il vino, per quanto avesse mangiato a sazietà. La prima cosa che aveva fatto dopo essersi insediato nella Torre del Primo Cavaliere era stata scoprire qual era la miglior cuoca in città e prenderla al suo servizio. Quella sera avevano cenato a base di zuppa di coda di bue, verdure dell’estate saltate con noci, uva, finocchio rosso e pezzi di formaggio, sformato caldo di granchio, zucca speziata e quaglie al burro. Ciascuna portata era stata accompagnata da un vino diverso, e lord Janos aveva confessato di non aver mai mangiato tanto bene.

«Temo purtroppo che la buona cucina diverrà un ricordo quando prenderai il tuo posto a Harrenhal» commentò Tyrion.

«Puoi starne certo. Forse dovrei chiedere a questa tua cuoca di passare al mio servizio, che ne pensi?»

«Si sono combattute guerre per molto meno!» Entrambi risero alla battuta del Folletto. «Sei un uomo coraggioso a prendere Harrenhal come tua sede. Un luogo talmente tetro, e anche enorme… costoso da mantenere. E c’è chi dice vi gravi una maledizione.»

«Dovrei forse temere un mucchio di vecchie pietre?» sghignazzò Slynt. «Un uomo coraggioso, hai detto. Bisogna avere coraggio per elevarsi. E tanto io ho fatto. A Harrenhal, sì! E perché no? Tu questo lo capisci. Anche tu sei un uomo coraggioso, lo sento. Piccolo di statura, ma grande di coraggio!»

«Troppo gentile. Altro vino?»

«No… veramente, basta. Io… alla malora, ma sì, perché no? Un uomo coraggioso non ha paura nemmeno di bere.»

«Per l’appunto.» Tyrion riempì la coppa di lord Slynt fino all’orlo. «Ho dato un’occhiata ai nomi degli uomini che hai proposto per prendere il tuo posto al comando della Guardia cittadina.»

«Uomini bravi… uomini validi. Uno qualsiasi di quei sei andrà bene, io però sceglierei Aliar Deem, il mio braccio destro. Ottimo elemento… leale. Scegli lui e non rimpiangerai di averlo fatto. Se ciò compiace il re.»

«Naturalmente.» Tyrion bevve un breve sorso dalla sua coppa. «Sto considerando anche ser Jacelyn Bywater. È da tre anni comandante della Guardia alla Porta del fango, e si è battuto valorosamente durante la rivolta di Balon Greyjoy. Re Robert lo ha nominato cavaliere a Pyke. Eppure il suo nome non appare nella tua lista.»

Lord Janos Slynt bevve di nuovo, assaporando rumorosamente il vino in bocca per qualche momento prima d’inghiottirlo. «Bywater. Sì, uomo coraggioso, questo è certo, ma… un po’ rigido. Strano animale. Agli uomini delle pattuglie non piace troppo. Ed è anche mutilato: ha perso una mano nell’assalto a Pyke, per questo è stato fatto cavaliere. Scambio poco conveniente, se proprio vuoi che te lo dica: una mano in cambio di un “ser”.» Slynt rise di nuovo. «Da come la vedo io, ser Jacelyn ha un’opinione troppo alta di se stesso e del suo onore. Farai bene a lasciarlo dove sta, lord T… Tyrion. È Aliar Deem l’uomo che fa per te.»

«Mi si dice però che Deem riscuota scarsa simpatia nelle strade.»

«È temuto. Molto meglio così.»

«Ma cos’è che credo di aver sentito su di lui? Un qualche guaio in un postribolo?»

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