Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Серия: Cronache del ghiaccio e del fuoco #2
- Год: 2001
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-49654-1
- Переводчик: Sergio Altieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:
«… ha fatto la fine che meritava» completò la frase Robb.
«E le tue sorelle?» chiese Catelyn con durezza. «Anche loro meritano quella fine? Te lo garantisco, Robb: se verrà fatto del male a suo fratello, Cersei ripagherà il sangue col sangue.»
«Lannister non morirà» la rassicurò Robb. «Senza il mio esplicito consenso, nessuno osa neppure rivolgergli la parola. Ha cibo, acqua, paglia pulita e molte più comodità di quelle che avrebbe il diritto di avere. Ma non intendo liberarlo, nemmeno per Arya e Sansa.»
Suo figlio si stava imponendo a lei, ora Catelyn non ne dubitava più. “È stata la guerra a farlo crescere tanto in fretta, o è forse quella corona che gli hanno posto in capo?” si domandò.
«Robb, tu hai paura di ritrovarti ad affrontare Jaime Lannister sul campo di battaglia, non è forse questa la verità?»
Vento grigio emise un basso ringhio, come se percepisse la rabbia montante di Robb. Edmure pose una mano fraterna sulla spalla di Catelyn. «Cat, non dire questo. Il ragazzo ha ragione.»
«Non chiamarmi “ragazzo”!» Il furore di Robb Stark, non più contenibile, finì con l’abbattersi proprio sull’uomo che lo stava sostenendo. «Sono quasi un uomo fatto. E sono un re… Il tuo re, ser Edmure! E non ho nessuna paura di Jaime Lannister. L’ho già sconfitto una volta e continuerò a sconfiggerlo, se necessario. Solo che…» Si scostò dalla fronte una ciocca di capelli scuri e scosse il capo. «Per riavere mio padre, avrei potuto scambiare lo Sterminatore di re ma…»
«… ma non per riavere le tue sorelle.» La voce di Catelyn era calma e glaciale. «Le bambine non sono abbastanza importanti, non è forse così?»
Robb non rispose, ma i suoi occhi erano pieni di dolore. Occhi azzurri, occhi dei Tully; era stata lei a darglieli, quegli occhi. Catelyn lo aveva ferito, ma lui era troppo uno Stark, troppo il figlio di suo padre, per ammetterlo.
“È stata una cosa crudele da dirgli” rifletté. “Dei, siate misericordiosi, che cosa mi sta accadendo? Mio figlio sta facendo del suo meglio, sta tentando l’impossibile. Lo so, lo vedo. Eppure… ho perduto il mio Ned, la roccia sulla quale era costruita la mia vita. Se dovessi perdere anche le bambine…”
«Farò tutto quello che potrò per le mie sorelle» disse Robb. «Se alla regina rimane un po’ di senno, accetterà le mie condizioni. In caso contrario, le farò maledire il giorno del suo rifiuto.» Chiaramente, ne aveva avuto abbastanza di quell’argomento. «Madre, sei davvero certa di non acconsentire a recarti alle Torri Gemelle? Saresti non solo più lontana dai combattimenti, ma potresti anche conoscere meglio le figlie di lord Frey, in modo da aiutarmi a scegliere la mia sposa una volta che la guerra sarà finita.»
“Vuole che me ne vada” si rese conto Catelyn con dolore. “I re non dovrebbero avere attorno le loro madri, sembrerebbe. E io gli dico cose che lui non vuole sentirsi dire.” «Sei abbastanza grande da decidere tu quale delle fanciulle Frey sia la più adatta a te, Robb, anche senza l’aiuto di tua madre.»
«E allora va’ con Theon. Lui parte domani. Aiuterà i Mallister a scortare il gruppo di prigionieri fino a Seagard, e di là s’imbarcherà per le isole di Ferro. Anche tu potresti trovare una nave ed essere a Grande Inverno prima della nuova luna, se i venti saranno favorevoli. Bran e Rickon hanno bisogno di te.»
“Tu invece no, è questo che vuoi dire?” «Al lord mio padre non rimane più molto tempo su questa terra» replicò Catelyn. «E fino a quando tuo nonno sarà in vita, il mio posto è a Delta delle Acque, accanto a lui.»
«Potrei ordinarti di andare, madre. Come re, potrei farlo.»
Catelyn semplicemente ignorò quella frecciata. «Come ti ho già detto, Robb, sarebbe meglio se tu mandassi qualcun altro a Pyke e tenessi Theon vicino a te.»
«Chi altro può fare i conti con Balon Greyjoy meglio di suo figlio?»
«Jason Mallister» suggerì Catelyn. «Tytos Blackwood, Stevron Frey, chiunque altro… ma non Theon.»
«Theon ha combattuto valorosamente per noi.» Robb sedette sui talloni accanto a Vento grigio, arruffando la pelliccia del meta-lupo, evitando di incontrare lo sguardo della madre. «Ti ho raccontato di come ha salvato la vita di Bran da quei bruti, nella foresta del Lupo. Se i Lannister non dovessero accettare la pace, mi serviranno le navi lunghe di lord Greyjoy.»
«Le avrai più in fretta se terrai suo figlio in ostaggio.»
«È stato un ostaggio per metà della sua vita.»
«E a ragione» non cedette Catelyn. «Balon Greyjoy non è uomo del quale ci si possa fidare. Anche lui ha portato una corona, non dimenticarlo, anche se solo per una stagione. Motivo più che sufficiente per non fidarsi: potrebbe aspirare a portarla di nuovo.»
«Questo problema non mi riguarda.» Robb si rialzò. «Se io sono re del Nord, che lui diventi pure re delle isole di Ferro, se ci tiene tanto. Sarò ben contento di dargliela io, la corona, dovesse aiutarci a distruggere i Lannister.»
«Robb, ascolta…»
«Ho preso la mia decisione, madre: manderò Theon. Buona giornata. Vento grigio, andiamo.»
Robb se ne andò a passi rapidi, il meta-lupo che gli camminava al fianco. Catelyn non poté far altro che osservarlo mentre si allontanava. Suo figlio, certo, e ora anche il suo re. Che sensazione strana era quella. “Comanda” gli aveva detto al Moat Cailin. E lui lo aveva fatto. Fino in fondo e oltre.
«Vado a fare visita a nostro padre» disse Catelyn all’improvviso. «Vieni con me, Edmure?»
«Devo parlare con quei nuovi arcieri che ser Desmond sta addestrando. Gli farò visita più tardi.»
“Se sarà ancora in vita più tardi.” Ma questo Catelyn non lo disse a voce alta. Sapeva che suo fratello preferiva affrontare il campo di battaglia piuttosto che trovarsi nella stanza dell’infermo.
La strada più breve per raggiungere la fortezza principale di Delta delle Acque, dove si trovavano le stanze del padre morente, passava per il parco degli dei, attraverso l’erba fitta e i fiori di campo, oltre densi boschi di olmi e torreggianti sequoie. Folte chiome di foglie fruscianti continuavano ad avvolgere i rami degli alberi, del tutto ignare della notizia che il grande corvo bianco aveva portato dalla Cittadella quindici giorni prima. L’autunno era arrivato, aveva stabilito il Conclave dei maestri, ma non sembrava che gli dei avessero troppa fretta di farlo sapere ai venti e ai boschi. Catelyn era profondamente grata di ciò. L’autunno, con l’incombente spettro dell’inverno a venire, era sempre un tempo di paure. Neppure il più saggio, il più dotto degli uomini era in grado di dire se il successivo raccolto sarebbe stato anche l’ultimo.
Hoster Tully, lord di Delta delle Acque, giaceva morente nel suo solarium, di fronte allo splendido paesaggio della confluenza dei fiumi Tumblestone e della Forca Rossa del Tridente, i quali andavano a confluire sotto le mura del castello. Quando Catelyn entrò, suo padre stava dormendo, capelli e barba bianchi come le piume del letto, la sua figura un tempo possente resa piccola e fragile dalla morte che cresceva dentro di lui.
Accanto al letto, con ancora indosso la maglia di ferro da combattimento, la cappa sporca e gli stivali coperti di fango disseccato, sedeva suo fratello, Brynden Tully, il Pesce nero.
«Zio» lo apostrofò Catelyn. «Robb sa che sei tornato?»
Ser Brynden, comandante degli esploratori e degli incursori, era le orecchie e gli occhi del giovane re del Nord.
«No. Quando mi hanno detto che il re aveva riunito la corte, sono venuto qui direttamente dalle stalle. Penso che sua maestà preferisca ascoltare il mio rapporto in privato.»
Il Pesce nero era un uomo alto e asciutto, dai capelli grigi e dai movimenti precisi. Il suo volto rasato era cotto dal sole e scavato dal vento.