Il battello del delirio [Fevre Dream - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci Editore
- ISBN: 978-88-347-0400-4
- Переводчик: Ornella Ranieri Davide
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il battello del delirio [Fevre Dream - it]». Краткое содержание книги:
«Cosa?» fece Billy la Serpe.
«La vita, Billy.» Julian gli sorrideva beffardo, ma Billy ricambiò ugualmente il suo sorriso schernitore. «La vita, l’amore e il desiderio, ricchi cibi, ricchi vini, ricchi sogni e ricche speranze, Billy. Tutto ciò che ora è qui intorno a noi. Le possibilità.» Un luccichio negli occhi. «Perché dovrei inseguire quella bella dama che ci è passata davanti, quando ce ne sono tante altre, tante altre possibilità? Sai rispondermi?»
«Io… Mister Julian. Io non…»
«No, Billy, tu non sai darmi una risposta, è così?» Julian rise. «I miei capricci sono la vita e la morte per questa mandria umana, Billy. Se un giorno dovrai diventare uno di noi, allora devi capirlo. Io sono il piacere, Billy. Sono il potere. E l’essenza di ciò ch’io sono, il piacere e il potere, risiede nella possibilità. Le mie possibilità sono immense, e non hanno limiti, così come non hanno limite i nostri anni. Io, però, sono il limite di questa mandria, io sono la fine di tutte le loro speranze, di tutte le loro possibilità. Cominci a comprendere? Spegnere la Sete Rossa, ah, questo è niente. Qualunque vecchio negro sul letto di morte può servire a placarla. Tuttavia, incomparabilmente più sottile è il godimento che provi nel dissetarti alla fonte della giovinezza, della ricchezza, della bellezza, nel bere da coloro la cui vita si protende avanti lunga e promettente, da coloro i cui giorni e notti sfavillano di promesse! Il sangue non è altro che sangue, qualsiasi animale è capace di abbeverarsene, uno qualunque tra loro.» Con un gesto languido accennò ai battellieri sul lungofiume, ai negri carichi dei loro barili, ed all’intera fauna elegantemente abbigliata e pullulante sul Vieux Carré. «Non è il sangue che nobilita, non è esso che fa di te un Signore. È la vita, Billy. Bevi dalla loro vita e la tua diverrà più lunga. Cibati della loro carne e la tua diverrà più forte. Saziati al banchetto della bellezza e diverrai più bello.»
Billy Tipton lo ascoltava con avidità; raramente aveva veduto Julian d’un umore così espansivo. Seduto nell’oscurità della biblioteca, Julian tendeva ad essere brusco e la sua asprezza incuteva timore. Ma fuori di essa, nello spazio aperto del mondo, egli risplendeva, e rammentava a Billy la Serpe il modo in cui gli era apparso la prima volta che era giunto con Charles Garoux alla piantagione dove Billy lavorava come sorvegliante. Billy glielo confidò.
Julian annuì. «Sì,» ammise, «la piantagione è un luogo sicuro, ma nella sicurezza e nella sazietà si cela il pericolo.» Ad ogni suo sorriso i denti si mostravano bianchissimi. «Charles Garoux,» meditò ad alta voce. «Ah, quali possibilità si spalancavano dinanzi a quel giovane! A suo modo era bello, ed era forte, sano. Un appetibile partito, adorato da tutte le signore, ammirato dagli altri uomini. Finanche i negri volevano bene al Padroncino Charles. Avrebbe avuto una vita magnifica! Oh, ed era di natura così aperta che diventargli amico fu la cosa più semplice del mondo, fu facilissimo guadagnare la sua fiducia immortale salvandolo da questo povero Kurt.» Julian s’interruppe con una risata. «Poi, una volta accolto nella sua dimora, fu ancora più semplice fargli visita ogni notte, e succhiargli la vita, poco a poco, così da far sembrare che fosse stato colto da un morbo che lo stava consumando fino alla morte. Una volta si svegliò mentre ero nella sua stanza e credette che fossi venuto a confortarlo. Mi chinai sul suo letto, ed egli si sollevò e mi abbracciò stringendomi a sé, ed io bevvi. Ah, la dolcezza di Charles, tutta la sua forza e la sua bellezza!»
«Fu uno schianto per il vecchio vederselo morire a quel modo,» intervenne Billy. Quanto a lui, non avrebbe potuto desiderare di meglio. Charles Garoux non faceva altro che dire a suo padre che Billy era troppo crudele con i negri, e aveva sempre cercato di farlo licenziare. Come se poi si potesse sperare di far lavorare un negro con le buone maniere.
«Sì, Garoux era distrutto,» rincarò Julian. «E quanto si ritenne fortunato ch’io fossi lì a recargli conforto nella sua disperazione. Io, il migliore amico di suo figlio. Quante volte, in seguito, mi ripeté che per lui ero diventato un quarto figlio quando insieme piangevamo per il caro defunto.»
Billy la Serpe ricordava chiaramente tutto quanto. Julian aveva condotto il suo gioco alla perfezione. I figli più giovani avevano deluso il vecchio; Jean-Pierre, uno zotico ubriacone, e Philip, uno smidollato che non aveva fatto altro che piangere come una femminuccia al funerale di suo fratello. Ma Damon Julian era stato una torre di forza virile. Avevano sepolto Charles nel cimitero di famiglia, alle spalle della piantagione. In quella zona il terreno era particolarmente umido, sicché il giovane era stato deposto in un grande mausoleo di marmo sulla cui cima campeggiava una statua della vittoria alata. Si stava benone lì dentro, comodi e freschi persino nella calura d’agosto. Billy la Serpe ci era andato un mucchio di volte nel corso degli anni, a bere e ad urinare sulla bara di Charles. Una volta vi aveva trascinato una ragazza negra, e dopo averla picchiata quel tanto che bastava, l’aveva posseduta tre o quattro volte, così il vecchio spirito di Charles avrebbe visto qual era il modo giusto di trattare i negri.
Billy ricordava anche che Charles era stato solo l’inizio. Sei mesi dopo Jean-Pierre si recò in città per spassarsela un po’ tra i bordelli e le case da gioco, e non fece mai più ritorno alla piantagione. Non passò molto tempo da allora che il povero e timido Philip fu sbranato da chissà quale belva nei boschi. A quel tempo il vecchio Garoux era già gravemente malato di cuore, ma Damon Julian fu sempre al suo fianco e lo aiutò ad affrontare le terribili sciagure. Alla fine Garoux lo adottò e rifece il testamento lasciandogli pressoché ogni suo avere.
Poi, non molto tempo dopo, vi fu una notte che Billy la Serpe non avrebbe mai dimenticato, la notte in cui Damon Julian dimostrò quanto fosse assoluto il suo potere sul vecchio René Garoux. Tutto si svolse nella camera da letto del vecchio. C’erano anche Valerie, Adrienne ed Alain, che vivevano nella grande casa poiché chiunque fosse amico di Julian sarebbe stato il benvenuto nella casa di Garoux. Essi stavano a guardare assieme a Billy mentre Damon Julian, in piedi ad un lato del grande letto a baldacchino trafiggeva il vecchio con i suoi occhi neri e sorridendogli col suo amabile sorriso gli rivelava la verità, tutta la verità su ciò che era accaduto a Charles, a Jean-Pierre ed a Philip. Julian portava al dito l’anello con sigillo appartenuto a Charles, e Valerie ne aveva il gemello infilato ad una catenina che le cingeva il collo. Questo era appartenuto allo scomparso Jean-Pierre. Non aveva voluto metterlo al dito. La sete era già in lei, e voleva che il vecchio Garoux fosse finito in fretta, senza perdere tempo a parlare. Ma i dolci accenti e gli occhi glaciali di Damon Julian avevano zittito le sue proteste, e così Valerie si era infilato l’anello e s’era messa docilmente in ascolto.
Quando Julian aveva terminato il suo racconto, Garoux era scosso da tremiti violenti e gli occhi catarrosi erano pieni di lacrime, di dolore e d’odio. E poi, sorprendentemente, Damon Julian aveva detto a Billy la Serpe di porgere al vecchio il suo coltello. «Ma non è morto ancora, Mister Julian,» aveva protestato Billy. «Vi strapperà le budella.»
Al che Julian lo aveva semplicemente guardato, sorridendogli. E così Billy la Serpe aveva allungato una mano dietro la schiena ed estratto il coltello lo aveva consegnato nelle mani grinzose e punteggiate da macchie rossastre. Mani che tremavano con una violenza tale da far temere a Billy che il vecchio non avrebbe tenuto la presa sul dannato arnese, il che, invece, non era accaduto. Chissà con quale energia il vecchio era riuscito ad avvinghiare le mani intorno all’arma. Allora Damon Julian si era seduto sulla sponda del letto. «René,» aveva detto. «I miei amici hanno sete.» La voce così calma, così melodiosa.