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Maestro del passato [Past Master - it]

Электронная книга - «Maestro del passato [Past Master - it]». Краткое содержание книги:

Il “migliore dei mondi possibili” è Astrobia, pianeta costruito sul modello dell’Utopia, dove agi e ricchezze sono a disposizione di chi li vuole. Ma proprio quando il sogno sta per realizzarsi ecco scoppiare una crisi inspiegabile: perché la gente volta le spalle al benessere e sceglie di vivere nel pericolo, negli stenti? I capi di Astrobia non lo sanno, e decidono di chiedere aiuto al passato, cercando nella Storia un leader che possa salvare la loro civiltà perfetta. Inizia così uno dei romanzi più ironici e profondi degli ultimi anni. Un’opera inesauribile, allegorica e umana, che mostra realtà e sogno, mostri e astronavi, assassini meccanici e individui programmati. Un futuro di paria e di dominatori, dove il sublime si alterna al mediocre e dove sovrastano sulla scena figure misteriose: il Rimrock, la creatura oceanica, Evita, la strega bambina, e soprattutto il fondatore e insieme il più grande avversario dell’Utopia: Thomas More, il “Maestro del passato”. Nominato per il premio Hugo in 1969.
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— Buona giornata, Thomas — disse il giovane. — A volte il vecchio vaneggia e a volte no. Sii paziente con lui.

Thomas si alzò per andarsene.

— Volgi il Tuo sguardo a noi, Signore, e riportaci la vita! — lo benedisse il vecchio Metropolita, con voce piena di speranza.

— E possa il Tuo popolo gioire con Te — gli rispose ritualmente Thomas. Poi se ne andò.

— L’ultimo — disse Thomas tra sé, quando fu nuovamente in strada. — è così che finisce, dunque.

Gli addetti al raccolto marino stavano rientrando con la barca piena di pesce crucco, da tritare per farne farina. Non era un lavoro massacrante, considerato il livello medio di Cathead, ma era un giorno di peste e tre uomini erano morti. Il capitano della barca sfilò gli stivali dai loro piedi (gli stivali dei morti portavano fortuna, ce n’era un vero e proprio mercato) e fece poi rotolare i tre cadaveri in mezzo al pesce con noncuranza, seppellendoli nella massa.

L’acquirente si avvicinò alla barca e controllò la merce. Vide una gamba che sporgeva e indovinò la forma dei tre corpi.

— Pesali insieme al pesce, prendo anche quelli — disse, — ma dovrò darti uno stoimenof d’etain in meno per ogni corpo. Non sono ricchi di fosforo e di zolfo come i pesci, e sono duri da tritare.

9. King-Maker, il Creatore di re

— Non mi aspettavo che tu non comparissi in Replica — disse Cosmos Kingmaker a Thomas. — La tua voce si sente magnificamente, la gente intorno a te è ben visibile, ma di te non si vede assolutamente nulla. E non credo che la tua invisibilità in Replica sia dovuta al fatto che vieni dal passato. Sei ben solido al tatto. Inoltre, come forse non sai, una persona su cento risulta invisibile in Replica. Naturalmente, tu compari in Video-Vista, ma quella ha soltanto due dimensioni, e raggiunge soltanto due sensi.

— È probabile che sia un vantaggio — commentò Thomas. — La mia voce è molto migliore del mio aspetto.

— Sì, sembra proprio che sia un vantaggio. Ti dà un tocco di mistero. La gente è molto interessata a te in questo momento. Vi sono sempre dei fattori inafferrabili in una faccenda come questa, ma stiamo andando molto meglio del previsto. Il tuo animale e la tua amante ci aiutano parecchio in questo: la gente prova un’istintiva fiducia per un uomo che ha un animale e un’amante. Proprio per questo il Partito moralista è passato dalla tua parte.

— Kingmaker, tu sei pazzo! Io non ho né l’uno né l’altra… Oh, vuoi dire Rimrock e la mocciosa impertinente? Ma Rimrock l’ansel è un uomo, non un animale.

— E la mocciosa impertinente è una donna e non una bambina, Thomas. Maledizione, mio padre l’ha posseduta una volta, molti anni fa. E le bugie che si raccontano su di lei non sono bugie. Ma entrambi piacciono alla gente, Rimrock ed Evita, ed entrambi possono parlare in tuo favore con eloquenza incredibile. Quasi tutti su Astrobia li hanno guardati ieri sera in Replica, quando hanno seminato un delizioso terrore in tutto il pianeta. La gente è affascinata dal loro modo di esprimersi (per fortuna nessuno sembra afferrare il significato delle loro parole). Tutt’e due peccano gravemente di eresia nei confronti dell’Ideale, Thomas, e se la gente li capisse sarebbero pericolosi. Quella sgualdrinella ha un mucchio di cose, oltre ai suoi paradossi.

— Mi ricorda la mia figlia più giovane — disse Thomas, — ma non è educata altrettanto bene. Dimmi, Kingmaker, non si può far niente per quella faccenda degli Assassini programmati? Anche l’altra sera, c’è mancato un pelo che mi prendessero! Mandali a uccidere qualcun altro, almeno per qualche giorno! Mi innervosiscono. Non so se ho nove vite, ma hanno già cercato di farmi fuori nove volte! E ogni volta si fanno più furbi. Non sono delle semplici macchine, ma imparano e si adattano, e non è possibile evitarli usando due volte lo stesso stratagemma. Io non rappresento un pericolo per il vostro Ideale! è una cosa che adoro, ne sono il sostenitore più devoto, e potrei in tutta onestà incidere anch’io sul mio petto le parole: «Non ho tradito l’Ideale». C’è qualcosa che non va, nella programmazione di quelle cose!

— No, Thomas, è impossibile che ci sia qualcosa che non va nel modo in cui sono programmati. L’Ideale è in pericolo, Thomas, e ogni uomo, per un capriccio delle circostanze, può diventare pericoloso, in un modo o nell’altro. In un certo senso però è vero: gli Assassini programmati sono troppo meccanici quando prendono alla lettera i loro programmi. Noi ti difenderemo, ma anche gli Assassini programmati vanno rispettati. Dobbiamo stare attenti a non smorzare il loro entusiasmo, frustrandoli irragionevolmente.

— Ho la sensazione che vincerò — disse Thomas. — Quasi mi sembra di sentire il profumo della vittoria.

— Oh, sì — replicò Kingmaker, — vinceremo. Il trucco consiste nel non farci accorgere che vinciamo con troppa facilità.

— Non credo di essere d’accordo, Kingmaker. Nel mio mondo ero un politicante, e dicevamo sempre: «Prima vinci, riparerai i danni poi». Non sarà certo la mia riluttanza a farmi perdere.

— Ci sono certi partiti che noi non vogliamo come alleati. E gente pronta ad appoggiare chiunque appaia come sicuro vincitore, per poi soffocarlo a morte quando le elezioni volgono al termine. Quelli che mi hanno sempre preoccupato sono il Partito dei Macilenti e il Partito del Bacio della Morte. E non ho molta fiducia neppure nel Partito del Terzo Compromesso. Tutte le volte che si mettono con qualcuno provocano sempre disastri. Non vogliamo avere le mani legate quando ci metteremo al lavoro dopo la vittoria.

— Tu vuoi avere le mani libere, Kingmaker, per legare le mie.

C’erano diversi modi di fare le elezioni su Astrobia, e c’era sempre stata una vera giungla di partiti. Era possibile aderire a più partiti contemporaneamente.

Un tempo c’era stato il sistema «Un voto ciascuno», idea che era stata presa a prestito dalla Vecchia Terra. Poi era stato introdotto il voto proporzionale, nel quale ogni votante aveva i diritti che gli spettavano: un uomo poteva aver diritto a dei voti in più, in base ai servigi resi alla società, privati, scientifici o morali, nell’ordine. La maggior parte delle categorie in cui la società era divisa dava diritto a voti supplementari. Gli artisti, ad esempio gli attori, potevano ricevere dei voti in più come stimolo a recitare meglio. La ricchezza, invece, era una lama a due tagli: un uomo come Kingmaker poteva aver diritto a mille voti, ma un altro di cui non faremo il nome, anch’egli molto ricco, aveva soltanto un quarto di voto. Anche se ricchissimo, era molto impopolare.

I cittadini di Cathead e del Barrio avevano soltanto un quarto di voto a testa, come punizione generale. Gli ansel e gli altri esseri, provvisti di intelletto ma non di apparenza umana, avevano diritto a un ottavo di voto. Tuttavia c’era stato uno scandalo quando certi capi degli ansel particolarmente astuti avevano iscritto alle liste elettorali, facendoli poi votare, un milione di ansel selvatici delle profondità dell’oceano. Alla fine, i loro voti erano stati annullati. E fu sottoscritta una dichiarazione in base alla quale soltanto le creature che vivevano sulla terraferma potevano votare.

Alla fine, il voto in se stesso era stato eliminato. Non c’era alcun modo di ammodernarlo, ed era diventato un resto del passato. Tutto il lavoro veniva fatto, ora, dalle macchine sensoriali. Queste operavano analizzando l’aura di ogni singolo individuo di Astrobia, le cui variazioni venivano continuamente registrate a qualsiasi distanza. Non erano state necessarie grandi modifiche per adattare le macchine a svolgere anche questo compito.

Le macchine sensoriali valutavano tutte le opinioni e le scelte compiute dalla totalità delle menti di Astrobia e ne davano un consuntivo. All’ora zero esse leggevano la situazione, ed era quello il risultato giusto. Ogni convinzione, ogni sfumatura di opinione, ogni decisione o indecisione di qualsiasi mente di Astrobia veniva valutata col suo giusto peso.

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