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Maestro del passato [Past Master - it]

Электронная книга - «Maestro del passato [Past Master - it]». Краткое содержание книги:

Il “migliore dei mondi possibili” è Astrobia, pianeta costruito sul modello dell’Utopia, dove agi e ricchezze sono a disposizione di chi li vuole. Ma proprio quando il sogno sta per realizzarsi ecco scoppiare una crisi inspiegabile: perché la gente volta le spalle al benessere e sceglie di vivere nel pericolo, negli stenti? I capi di Astrobia non lo sanno, e decidono di chiedere aiuto al passato, cercando nella Storia un leader che possa salvare la loro civiltà perfetta. Inizia così uno dei romanzi più ironici e profondi degli ultimi anni. Un’opera inesauribile, allegorica e umana, che mostra realtà e sogno, mostri e astronavi, assassini meccanici e individui programmati. Un futuro di paria e di dominatori, dove il sublime si alterna al mediocre e dove sovrastano sulla scena figure misteriose: il Rimrock, la creatura oceanica, Evita, la strega bambina, e soprattutto il fondatore e insieme il più grande avversario dell’Utopia: Thomas More, il “Maestro del passato”. Nominato per il premio Hugo in 1969.
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Thomas scivolò e cadde, e riuscì a risollevarsi appena in tempo. Corse a perdifiato, ed essi lo inseguirono da molto vicino. Un corridore allenato e robusto avrebbe potuto distanziarli per qualche minuto, ma gli Assassini programmati erano infaticabili, e riguadagnavano sempre il terreno perduto. Thomas cercò di ricordarsi la topografia delle strade e delle viuzze, anche di quelle che non aveva mai attraversato. Si era perduto, ma i suoi inseguitori sapevano perfettamente dove si trovavano. Sapeva che alcuni di loro si erano staccati dal gruppo per bloccargli le altre vie di fuga: anche se avesse deviato, cercando una via di scampo, lo avrebbero ugualmente messo con le spalle al muro.

Poi, improvvisamente, si voltò a guardare i suoi inseguitori con un’aria di sfida, e le sue paure gli parvero ripugnanti.

— Serpenti della mia mente, fuori, fuori! — urlò. — Non vi concedo più asilo! Morirò da uomo, se dovrò morire qui. Ora so che il mio primo giudizio era quello giusto. Maledizione, tutto era sempre oro falso e zolfo. Preferisco essere uno di quei disgraziati di Cathead e sputar sangue per tutta la vita, piuttosto che essere il re della loro follia!

Ma non sarebbe stato più nulla, se non fosse riuscito a sbarazzarsi degli Assassini. Avrebbe sputato tutto il suo sangue molto più rapidamente di qualsiasi sputasangue di Cathead. La strada di fronte a lui proseguiva verso un quartiere che lui conosceva, mentre alla sua destra un vicolo cieco rappresentava una trappola mortale. Thomas volle precipitarsi verso la strada aperta, ma invece qualcosa lo fece svoltare nella viuzza senza sfogo.

— No, no! — urlò ancora. — Non voglio entrare in questo vicolo, non c’è via d’uscita. Perché mai sono entrato in questa trappola mortale? L’altro giorno qualcuno pensava col mio cervello e parlava con la mia bocca. Questa sera qualcuno sta correndo con le mie gambe!

Ma, ugualmente, sparì dentro il vicolo cieco con un balzo possente. In fondo, in un muro di mattoni c’era uno squarcio che poteva lasciar passare un uomo deciso, specialmente se la sua vita di quell’uomo fosse dipesa da questo. Era quasi arrivato allo squarcio, quando dall’altra parte del muro un Assassino programmato si fece strada, seguito da un altro.

Lo avevano chiuso in mezzo! Le pareti tutto intorno erano di pietra e di mattoni verdi e fangosi, bagnati dalla pioggia e corrosi dal tempo, e nessuno sarebbe mai riuscito a scalarle. E non si vedevano porte, né altre aperture di sorta, per tutta la lunghezza del vicolo.

Non c’erano porte? Ma era poi vero? A Thomas sembrò di essere un burattino legato a fili invisibili. Ebbe inoltre l’impressione che fosse meglio che gli Assassini lo uccidessero lì, subito. Qualcuno lo aveva attirato in quell’angiporto. Se avesse tirato diritto avrebbe avuto una possibilità di sfuggire agli uccisori. Lo aveva già fatto altre volte. Ma lo avevano attirato lì per ucciderlo o per qualcosa di peggio?

Infatti c’era davvero una porta. Una porta che non esisteva qualche attimo prima e che non sarebbe dovuta essere lì in quel momento.

— Cosa rischio? — si disse Thomas, ad alta voce. Si precipitò attraverso la porta (e intanto i serpenti stavano ritornando nella sua mente) sapendo di passare dalla realtà al sogno, sapendo di passare dalla vita a qualcosa di ben più strano della stessa morte. Sbatté la porta con violenza, chiudendosela alle spalle. E si trovò nel buio più completo.

— Siediti al nostro tavolo — disse una voce, una voce che veniva dal lato sbagliato, dalla testa di Thomas o da qualche punto al di fuori di essa. — Adesso parliamo.

— Accendete la luce — fece Thomas. — è troppo buio.

— Non abbiamo bisogno di luce — disse la voce. — Smettila di combattere le cose che sono nella tua testa! Esse possono vedere là dove tu non vedi, no? Non riesci forse a vedere, ora, senza la luce?

Thomas vedeva, e senza la luce. Vedeva delle Cose attraverso gli occhi di qualcun altro, forse attraverso gli occhi delle Cose stesse.

Vedeva nell’oscurità più completa attraverso gli occhi dei misteriosi serpenti della sua mente, e stava guardando Cose che avrebbe preferito non vedere.

C’erano nove di quelle Cose. Thomas aveva imparato a pensare ad esse come a delle Cose negli ultimi istanti in cui aveva lanciato la sua sfida, ritornando alla ragione. Ma cos’erano in realtà, qual era la loro forma?

Uomini. Uomini visti dall’altra parte. Forse da dietro? Sì, come il rovescio di un ricamo, lo stesso disegno, ma rozzo e deformato. Quelle Cose erano la deformazione dell’umanità.

Ce n’erano nove, raccolte in quel luogo, in gruppi di tre intorno a un ampio tavolo da conferenze. Erano uomini, ma con mille particolari sbagliati. Orecchi umani ma con qualcosa di suino; nasi simili a musi, e tuttavia né troppo larghi, né malformati, semplicemente mal disegnati; occhi fatti come quelli umani, e tuttavia chi guardava da quelle orbite non era umano. Non erano uomini, anche se Thomas era sicuro di averne conosciuto qualcuno nelle vesti di un uomo. Erano Programmati. Cose.

— Buona sera, mie brave macchine — disse Thomas, sedendosi spavaldamente a capotavola, anche se non era quello il posto che gli indicavano.

— Non lì! — urlò uno di quelli che Thomas aveva conosciuto nelle vesti di un uomo. — Quello è riservato al Sacro Ouden!

— è qui che intendo sedermi! — E Thomas si sistemò. — Ah, un giorno dissi a Paul che avrei dovuto scoprire da solo il nome del vero Re di Astrobia. Ecco, ora lo so: è lo stesso Ouden! Lasciamo che il Vecchio Nulla si trovi un altro posto. Non ho intenzione di scomodarmi per un qualsiasi pezzo di latta. E quelle specie di trampolieri, là fuori, appartengono al vostro stesso partito? Siete voi che li controllate? Siete stati voi ad attirarmi in quel vicolo cieco?

— Naturalmente — disse uno di loro, con voce troppo soave per essere umana. — Io sono Boggle e questi due che formano con me una trinità creativa sono Skybol e Swampers. La nostra specialità è la regressione.

— Siete degli sciacalli — ribatté Thomas, e quei tre, infatti, erano molto simili a sciacalli. Uno sciacallo che abbia assunto un aspetto umano si distingue per il pelo fitto e la forma delle orecchie. E tuttavia il loro aspetto era tipicamente umano, anche se erano molto più estranei, per l’uomo, di tre sciacalli autentici.

Tre serpenti cominciarono a muoversi nella mente di Thomas. I serpenti reagivano in simpatia con le tre Cose, dovevano essere le loro estensioni.

— Regredite, allora — ripeté Thomas. — Andate a scavare le vostre tane nella testa di qualcun altro!

— Io sono Northprophet — disse il capo del secondo gruppo. — I miei compagni, qui, sono Knobnoster e Beebonnet, e la nostra specialità è l’astinenza.

— Siete dei cani — imprecò Thomas, e tutt’e tre avevano infatti qualcosa che ricordava il cane. Era singolare come queste creature si manifestassero su tre livelli, umano, animale e meccanico. E Thomas intuì che c’era anche un quarto livello, comune a tutti loro, quello spettrale.

Ah, questo Northprophet era stato candidato alla Presidenza di Astrobia. L’avevano scambiato per un uomo, ma poi era arrivato il momento in cui non gli era stato più possibile farsi passare per un uomo. Era troppo diverso. I Programmati lo avevano costruito proprio per la carica di Presidente. Era stato disegnato con grande perizia. Sarebbe stato un perfetto Presidente del Mondo, dal punto di vista dei Programmati.

Altri tre serpenti si agitarono nella mente di Thomas, e uno dei tre era enorme. Questo Northprophet era uno dei grandi, fra quelli della sua razza.

— Sbrigatevi a far tintinnare i vostri sonagli, Cose! — esclamò Thomas, rudemente. — Il mio tempo è limitato, e così pure la mia vita. E la vostra compagnia non mi è particolarmente gradita.

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