Maestro del passato [Past Master - it]
- Автор: Лафферти Рафаэль Алоизиус
- Год: 1972
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Maestro del passato [Past Master - it]». Краткое содержание книги:
Le tecniche industriali impiegate a Cathead erano arcaiche, inumane ed estremamente costose, se si consideravano tra i costi le vite umane e gli anni impiegati. Ed era ironico pensare quanto gli stessi procedimenti fossero economici e puliti, nelle altre città. I primi stadi di alcuni dei procedimenti chimici usati in Cathead erano assolutamente mortali. In queste industrie la gente moriva come mosche, e anche se qualcuno fosse sopravvissuto, la sua vita sarebbe stata un continuo tormento. E nessuno aveva bisogno di Cathead.
Eppure, milioni di cittadini avevano lasciato la Città Dorate di Astrobia, avevano rifiutato ogni consiglio, avevano sfidato ogni minaccia, avevano scavalcato barriere (questo in anni più recenti) rischiando di essere uccisi, pur di abbandonare il piacere che veniva loro offerto nelle Città Dorate, rifugiarsi nella desolata Cathead, e lì soffrire e morire. E il mondo che si erano lasciati dietro le spalle era il più gradevole che mai uomini e macchine fossero stati capaci di edificare. Sembrava un ben misero affare. E questo appunto era l’enigma di Cathead e la malattia di Astrobia.
La gente si stabiliva a Cathead di sua spontanea volontà, e poteva rinunciarvi in qualsiasi momento. La gente che sputava il sangue nei lavori più terribili e nella miseria più nera avrebbe potuto diventare ricca quella sera stessa, se l’avesse desiderato. Ma era gente dura che aveva scelto la schiavitù, e altri seguivano continuamente il loro esempio. Uscivano con le loro barche per il raccolto marino, barche al cui confronto le vecchie chiatte per i rifiuti sembravano navi di lusso. Lavoravano venti ore al giorno, nell’implacabile fragore del mare, e in tre anni di questo lavoro moriva anche il più forte. Le Città Dorate avevano degli impianti automatici per i raccolti marini. I miserabili lavoratori di Cathead perdevano ben presto ogni capacità di coordinazione: balbettavano e inciampavano, ormai incapaci di parlare e di pensare logicamente. I minatori sputavano sangue a secchi e diventavano pazzi nel giro di diciotto mesi. Gli estrattori di ossipirite avevano il lavoro più terribile di tutti, e la loro morte era certa. E il fatto più curioso era l’assoluta mancanza di qualsiasi mercato per il prodotto: esso non aveva alcun uso, e il lavoro dei minatori non veniva pagato in alcun modo. Quegli uomini vendevano i propri figli, o li prendevano a prestito da altri per chiedere l’elemosina; si recavano a lavorare senza essere pagati, coscienti che ne sarebbero usciti storpiati o morti, o che la loro pelle si sarebbe tinta di blu e che sarebbero impazziti. Il prodotto si accumulava, inutile e velenoso, e i cadaveri, prodotto secondario della lavorazione, venivano ammucchiati lì accanto, raggiungendo quasi l’altezza dell’altro mucchio. Eppure, più di mezzo milione di uomini, donne e bambini lavoravano venti ore al giorno estraendo ossipirite, e scommettevano se sarebbe stata la fame o il veleno a ucciderli per primi.
Andando a vedere Cathead dall’interno, e nei suoi particolari, troviamo ad esempio il Castello del Topo. Era alto trentacinque piani e largo centocinquanta metri. Una volta era abitato da venticinquemila persone, ammucchiate l’una sull’altra. Ora c’erano forse ancora i resti di venticinquemila scheletri, e un miliardo di topi. Brulicavano sui muri esterni al punto che era impossibile ormai sapere quale fosse il vero colore di quell’edificio fatiscente. All’interno i topi formavano un tappeto vivente, spesso un metro, e ricoprivano ogni parete come una tappezzeria viva. Facevano delle sortite, fuori dal Castello del Topo, uccidendo e divorando migliaia di bambini, e perfino donne e uomini adulti, ricoprendoli di un manto divoratore e lasciando solo le ossa. Penetravano all’interno degli edifici di legno come un coltello nel burro. Divoravano il cemento come formaggio, indebolendo e facendo crollare interi edifici di muratura. Mangiavano vivi tremila abitanti di Cathead ogni giorno. C’erano più di cento enormi edifici completamente invasi dai topi, ma nessuno come il Castello del Topo.
E allora, perché mai così tanti corpi insepolti in Cathead? Perché tanta carne putrefatta che si gonfiava al calore del sole fin quasi a esplodere? Perché mai tanto fetore, al punto da abbattere al primo respiro tanta gente, anche gli sputasangue di Cathead, capaci di resistere a quasi tutto? Perché mai i topi non si occupavano dei cadaveri?
In verità, i topi lo facevano. I cadaveri rimasti, quelle poche centinaia che si vedevano passeggiando di primo mattino attraverso le viuzze di Cathead, erano i corpi troppo cattivi perfino per i topi. Ci sono veleni e veleni. C’è della carne morta talmente avvelenata che perfino i topi si rifiutano di toccarla.
C’erano i mercatini dei sadici, e qui i fanciulli venivano venduti. Lo stesso Diavolo era fuggito da uno di questi mercati, vomitando, qualche anno prima. C’erano i cacciatori di topi, i macellai di topi, e il mercato dei topi per i mangiatori di topi. L’unico modo di sconfiggere i topi era mangiarli. C’era il giorno della bandiera gialla (di solito il lunedì). Questo significava che la peste si era scatenata un’altra volta in Cathead. Normalmente, faceva le sue vittime e si estingueva in quattro giorni. Poi ricompariva un’altra volta, e la bandiera gialla sventolava di nuovo. La vaccinazione era gratis per tutti, ma pochi, a Cathead, l’accettavano.
C’era Betlehem, che all’inizio era stato un manicomio, per diventare poi una fattoria manicomio, ed era cresciuta al punto da diventare un quartiere manicomio, e ora si estendeva su più di un terzo di Cathead. Otto milioni di persone vivevano nel quartiere di Betlehem. Ciascuna di esse aveva un certo grado di pazzia, ma vivevano (e morivano) più o meno come tutti gli altri cittadini di Cathead.
— Copperhead — disse Thomas, mentre stavano camminando uno accanto all’altro. — Guarda quegli uomini laggiù, che stanno lavorando in quel cantiere. Un buon capomastro ai miei tempi avrebbe fatto molto meglio. Come mai?
— Quando fanno un lavoro disorganizzato soffrono di più. La massima sofferenza è una delle prerogative di Cathead.
— Walter, come mai i corpi vengono lasciati insepolti per le strade?
— Per ricordare che esiste la morte. Se segui il concetto fino in fondo, vedi che questo ti ricorda l’esistenza della vita.
— Copperhead, possibile che non ci sia nessuno sano di mente in tutta Cathead? Perché questa gente non ritorna alla vita dorata di Astrobia?
— Questa è la loro scelta.
— Ma si espande, si espande! Un numero sempre maggiore d’individui lascia ogni giorno il mondo della perfezione.
— Meglio vivere nella miseria che non vivere del tutto.
— Ma c’è la vita, la vita più meravigliosa che ci sia mai stata, nelle Città Dorate. Questi esseri che muoiono così miseramente possono riaverla in un’ora. Perché non lo fanno?. Maledizione, tu stai ridendo!
Thomas parlò ad alcuni degli uomini più influenti di Cathead: Battersea, Shanty. Chiese ad ambedue, un mucchio di volte, per quale ragione si trovassero in quel luogo. Lo guardarono arricciando il naso con disprezzo e risposero con parole enigmatiche, che Thomas non riuscì a capire. Gli voltarono le spalle e sputarono al suolo ogni volta che lui suggerì che gli sputasangue di Cathead dovevano ritornare nell’Astrobia civile.
— Sei pazzo! — gridò Battersea.
— Sei cieco! — gridò Shanty.
— Devo essere davvero pazzo, se ho pensato di potervi parlare! — imprecò Thomas. — Vorrei tanto potervi dire: «Crepate pure nella vostra miseria e accidenti a voi! » Ma si sta espandendo! Sta divorando l’intero pianeta. Giuro che non appena avrò assunto il potere farò radere al suolo ogni singolo mattone, ogni singola pietra di questa città, e distruggerò qualsiasi essere vi si trovi!
— Cieco — disse Shanty.
— Pazzo — disse Battersea.
Thomas si recò da Rimrock, l’ansel, l’unica mente di Cathead per la quale provava rispetto. Lo trovò (affaticato dopo tre giorni di lavoro subacqueo) mentre giocava a fan-tan, la tombola cinese (tutti gli ansel si facevano spellare vivi al fan-tan).