L'anno del sole quieto
- Автор: Такер Уилсон
- Год: 1989
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- Переводчик: Gianni Aimach
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «L'anno del sole quieto». Краткое содержание книги:
Un’autopattuglia della polizia dello stato, parcheggiata ai confini del territorio metropolitano, sorvegliò la sua uscita dalla città.
La garitta era illuminata all’interno e occupata da un ufficiale e da due soldati della polizia militare; non erano gli stessi uomini che avevano controllato il suo passaggio, al mattino, ma la routine fu la stessa.
— Sta entrando nella base, signore?
Chaney guardò l’uomo.
— Sì, pensavo di farlo.
— Posso vedere il suo lasciapassare e i documenti di riconoscimento?
Chaney consegnò i necessari documenti. L’ufficiale li studiò due volte, poi studiò la fotografia allegata al documento di riconoscimento, poi sollevò lo sguardo per confrontare la fotografia con il volto dell’uomo che gli stava davanti.
— Lei ha visitato Joliet?
— Sì.
— Ma non Chicago?
— No.
— Ha acquistato delle armi, durante il periodo trascorso fuori della base?
— No.
— Benissimo, signore. — Fece un segnale alla guardia, e il cancello fu aperto. — Prego, passi pure.
Brian Chaney passò e fece fermare l’auto nel parcheggio, dietro l’edificio del laboratorio. Le altre due automobili non c’erano, e non c’era neppure il quarto di dollaro lasciato sulla soglia.
Estrasse dalle tasche tutte le apparecchiature, e in quel momento si accorse di non avere preso neppure una foto: non aveva preso nessuna immagine di un accigliato poliziotto o di un affaccendato passante. Questa omissione, probabilmente, sarebbe stata accolta non precisamente con entusiasmo. Chaney caricò il registratore, e aprì il suo blocco d’appunti; pensava di riuscire facilmente a riempire due o tre nastri con un rapporto orale, a uso e consumo di Katrina e di Gilbert Seabrooke. La sua stenografia personale era ridotta all’estremo… e nessuno, all’infuori di lui, sarebbe stato in grado di decifrarla… ma la lunga esperienza acquisita nell’Indic gli permise di formulare un rapporto che costituiva un ragionevole riassunto degli annuari del Commercio e dell’Agricoltura. I fatti erano liberamente frammisti alle opinioni personali, e le cifre alle supposizioni dettate dall’esperienza; alla fine il rapporto assomigliava in maniera soddisfacente a una ricerca statistica ricca di notazioni sul mondo futuro: proprio quello che Seabrooke desiderava.
Nell’ultimo nastro ripeté tutto quello che ricordava delle pagine degli Atti del Congresso, e dopo una pausa domandò a Katrina se sapesse cosa stava facendo, attualmente, il generale Grinnell, perché il vecchio amico pareva appassionato dei viaggi.
Chaney lasciò tutto sul sedile, e scese dalla macchina per sgranchirsi le gambe. Guardò il cielo, a occidente, per stabilire quanto mancava a sera, e giudicò che mancassero un paio d’ore al tramonto. Il suo orologio faceva le sei e trentotto, ma era avanti due ore, rispetto all’orologio del sotterraneo; il limite di cinquanta ore, posto dai tecnici, era molto, molto lontano.
Il futurista curioso decise di fare un giro pei la base.
Camminando rapidamente, seguì la strada ben conosciuta che portava alla vecchia caserma… ma fu sorpreso di trovarla buia e silenziosa… le porte erano chiuse con pesanti lucchetti e sbarrate. Questo lo indusse a fermarsi. L’edificio abbandonato? Lui se ne era andato da quel luogo? Moresby, Saltus, lui… tutti partiti dalla base?
Quel giorno, quell’ora, quel momento si trovava a due anni di distanza dai riusciti collaudi del TDV, a due anni di distanza dal giorno in cui gli animali avevano smesso di viaggiare nel tempo, e degli uomini avevano preso il loro posto; erano passati due anni dal lancio delle esplorazioni sperimentali, e dalla data prevista per il lancio della ricognizione completa di Chicago. Tutto il lavoro era fatto e finito… la missione era compiuta. Non era ragionevole presumere che la squadra fosse stata sciolta e i singoli componenti rimandati ai loro luoghi d’origine? Moresby, Saltus, lui, ora potevano lavorare altrove. (Forse avrebbe dovuto mandare a se stesso quella cartolina destinata all’Indic.)
Né Gilbert Seabrooke né Katrina avevano mai fatto un solo accenno ai piani futuri per la squadra; aveva immaginato che tutti venissero congedati, una volta conclusa l’esplorazione della Chicago 2000, e non aveva preso in considerazione la possibilità di restare. Non riusciva a immaginare per quale motivo avrebbe voluto restare. Bene… con una riserva, naturalmente. Gli sarebbe piaciuto proporre l’idea di un lancio in direzione opposta; sarebbe stato meraviglioso cercare, vedere e frugare nell’antica Palestina, prima dell’arrivo della Decima Legione Romana… molto tempo prima del suo arrivo!
Si ritrovò sulla Strada E.
Il centro ricreativo non pareva mutato, in due anni. Il cinema non era ancora aperto, e neppure la palestra; il parcheggio era vuoto. Il Circolo Ufficiali era già illuminato e pieno di musica, ma il secondo circolo, che sorgeva vicino al primo ed era destinato ai soldati semplici, era buio e silenzioso. La piscina era chiusa per l’inverno, e il cancello era sbarrato. Chaney guardò, attraverso la palizzata di recinzione, ma vide soltanto uno spazio deserto e un telone che copriva la piscina. Le sedie e le panche, i tavoli e gli ombrelloni erano stati riposti chissà dove, ed erano rimasti solo dei ricordi che contrastavano irreparabilmente con quella fredda sera di novembre.
Voltò le spalle alla palizzata, e cominciò a vagabondare senza meta, attraverso la base. Elwood Station pareva normale, sotto tutti i punti di vista. Le automobili gli passavano accanto, dirette quasi tutte verso l’edificio della mensa; lui era l’unico pedone. Il rumore di un aeroplano gli fece sollevare il capo, e i suoi occhi frugarono il cielo. L’aereo non era visibile… immaginò che volasse sopra il banco di nubi che si andava infittendo… ma riuscì a seguirne il passaggio ascoltando il rumore; volava lungo un corridoio aereo tra Chicago e St. Louis, un corridoio parallelo alla ferrovia. Dopo pochi minuti il suono smorì in lontananza. Qualcosa di umido gli cadde sul viso, poi un altro tocco, un altro ancora… erano i primi fiocchi di neve, la neve incombente fin dalla mattinata. L’odore della neve era inconfondibile; e Chaney l’aveva riconosciuto fin dal suo arrivo.
Chaney si voltò, per tornare sui suoi passi.
Tre automobili aspettavano, fianco a fianco, nel parcheggio dietro il laboratorio. I suoi compagni erano ritornati, e nessuno di loro era rimasto a languire in una prigione di Joliet… ma lui sospettava che sarebbe stato terribilmente semplice finire in prigione. Chaney sollevò il cofano dell’auto più vicina, e posò la mano sul motore. Per poco non si scottò la mano. Abbassò il cofano immediatamente, e raccolse gli oggetti che aveva lasciato sul sedile della sua macchina.
Infilò le chiavi gemelle nelle serrature della porta delle operazioni, e spinse. Un campanello suonò da qualche parte, in basso e la porta si aprì.
— Saltus! Ehi, laggiù… Saltus!
Il suono che faceva male lo colpì, come se fosse stato un impatto fisico. Prima la fascia d’elastico che colpiva i timpani, poi il martello che picchiava in un blocco d’aria compressa, e che poi rimbalzava lentamente, con un sospiro tremulo. Il veicolo stava ritornando lungo il suo corridoio temporale, diretto al punto di partenza. Il suono faceva male.
Chaney chiuse la porta.
— Saltus?
Una figura muscolosa dai capelli color sabbia apparve sulla porta del deposito, in basso.
— Dove diavolo è stato, civile?
Chaney scese i gradini a due per volta. Arthur Saltus lo aspettava in fondo alla scala, con le mani cariche di pellicole.