Fanteria dello spazio [Starship Troopers - it]
- Автор: Хайнлайн Роберт Энсон
- Год: 1962
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Hilja Brinis
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Fanteria dello spazio [Starship Troopers - it]». Краткое содержание книги:
Vincitore del premio Hugo per il miglior romanzo in 1960.
— Ma, professore… Io credevo che… ce l’hanno tutti! Io ce l’ho.
— No, mia cara, tu possiedi una coscienza indotta, una coscienza molto ben indotta. L’uomo non ha istinto morale. Perlomeno, non è innato. Tu non lo possedevi quando sei nata, io nemmeno. Un cucciolo non ce l’ha. Noi acquisiamo il senso morale, quando l’acquisiamo, attraverso l’esercizio, l’esperienza e il lavoro della mente. Quegli infelici minori delinquenti ne erano sprovvisti dalla nascita, proprio come noi, e non ebbero mai la possibilità di acquisirlo: le loro esperienze non glielo consentirono. Che cos’è il senso morale? È un’elaborazione dell’istinto di conservazione, dell’istinto di sopravvivenza che, quello sì, è insito nella natura umana. Ogni altro aspetto della nostra personalità deriva da lì. Tutto quello che contrasta con l’istinto di conservazione agisce prima o poi per eliminare l’individuo, e quindi scompare nelle generazioni che seguono. Questa verità è matematicamente dimostrabile, verificabile ovunque: è l’eterno imperativo che controlla tutto quanto facciamo.
“Ma l’istinto di sopravvivenza — aveva continuato Dubois — può essere incanalato verso obiettivi molto più ampi e complessi del cieco impulso del singolo individuo a restare in vita. Ragazza mia, quello che tu hai erroneamente definito ’istinto morale’ è la verità che le persone più anziane hanno continuato a instillarti, e cioè il concetto che la sopravvivenza può avere imperativi più forti del tuo personale istinto di conservazione.
“Uno di questi imperativi, per esempio, è la sopravvivenza della tua famiglia. O dei tuoi figli, quando ne avrai. O della tua nazione, se riesci a innalzarti di tanto sulla scala degli imperativi. E così via, allargando sempre il campo. Una teoria della morale che sia veramente scientifica, deve avere radici nell’istinto di sopravvivenza di ogni individuo, e unicamente in quello. E deve descrivere correttamente la gerarchia della sopravvivenza, individuare le motivazioni di ciascun livello, risolvere tutti i conflitti.
“Oggi, disponiamo di una simile teoria, e siamo in grado di risolvere qualsiasi problema morale, a ogni livello: autoconservazione, amore della famiglia, dovere verso il proprio paese, responsabilità nei confronti della specie umana. Stiamo perfino sviluppando un’etica rigorosa per quanto riguarda le relazioni extraumane. Ma tutti i problemi morali possono essere illustrati da una sola massima: ’Nessun uomo può amare più di una gatta che muore per difendere i suoi gattini’. Una volta capito il problema che la gatta deve affrontare, e il modo in cui l’ha risolto, sarete in grado di autoanalizzarvi e capire fino a che punto della scala morale siete capaci di salire.
“Quei giovani delinquenti si erano fermati al gradino più basso. Nati con l’istinto di conservazione, come tutti, la più alta moralità che riuscirono a raggiungere fu una specie di vacillante lealtà verso un gruppo di pari, la banda di strada. I benpensanti tentarono di ’fare appello ai loro sentimenti migliori’, di ’toccare i loro cuori’, di ’risvegliare il loro senso morale’. Sciocchezze! Quei ragazzi non avevano ’sentimenti migliori’, l’esperienza aveva insegnato loro che ciò che facevano era il modo per sopravvivere. I cuccioli non avevano ricevuto sculacciate al momento opportuno, di conseguenza tutto quello che facevano con piacere e sortiva buoni risultati risultava ai loro occhi ’morale’.
“La base di ogni moralità è il dovere, un concetto legato alla collettività dalla stessa relazione che l’egocentrismo intrattiene con l’individuo. Nessuno predicò a quei ragazzi il senso del dovere, in un linguaggio che potessero intendere, e cioè per mezzo di sonori ceffoni. Invece, la società in cui vissero parlava loro incessantemente di diritti. I risultati avrebbero dovuto essere facilmente prevedibili, dato che un essere umano non possiede diritti naturali di nessun genere.”
Il signor Dubois aveva fatto una pausa. Qualcuno abboccò all’amo. — Professore? Ma allora come la mettiamo con la vita, la libertà e la ricerca della felicità?
— Ah, sicuro, i “diritti inalienabili”! Ogni anno qualcuno mi cita quello splendido brano di poesia. Diritto alla vita? Quale diritto alla vita possiede un uomo che sta annegando nel Pacifico? L’oceano non ascolta le sue invocazioni. Che diritto alla vita ha un uomo che deve morire se vuole salvare i suoi figli? E se sceglie di salvare la propria vita, lo fa in nome del diritto? Se due uomini stanno per morire di fame e l’unica alternativa è il cannibalismo, a quale dei due spetta di mangiare l’altro in quanto il suo diritto a vivere risulta inalienabile? E si tratta proprio di un diritto? Quanto alla libertà, gli eroi che la conquistarono misero in gioco la loro vita per conseguirla. La libertà non è mai inalienabile; deve essere riscattata di regola con il sangue dei patrioti, altrimenti inevitabilmente sfuma. Di tutti i cosiddetti “diritti umani inalienabili”, la libertà è quello che ha meno probabilità di essere acquisito a buon mercato, e non è mai gratuito.
“E il terzo diritto? La ricerca della felicità? Sarà anche inalienabile, ma non è un diritto. È semplicemente una condizione universale che i tiranni non possono eliminare e i patrioti non possono riscattare. Gettatemi in un carcere sotterraneo, legatemi al palo del supplizio, incoronatemi re dei re, e io posso ugualmente inseguire la felicità fin tanto che mi resta un alito di vita. Ma né gli dei, né i santi, né i sapienti, né i maghi potranno assicurarmi che la raggiungerò.”
Dubois si era rivolto ancora a me. — Come ti ho detto, “minore delinquente” è una contraddizione di termini. “Delinquente” significa mancante ai propri doveri. Ma il dovere è una virtù da adulti, e infatti un giovane diventa adulto quando acquisisce il concetto di dovere, e lo pone prima dell’amore per se stesso, istinto con cui è nato. Non è mai esistito, né ci potrà mai essere, un vero minore delinquente. Ma poiché la definizione è questa, diremo che per ogni minore delinquente ci sono sempre uno o più delinquenti adulti, persone che hanno raggiunto la maggiore età, che non sanno qual è il loro dovere o pur sapendolo non sono riusciti ad agire appropriatamente. Fu questo punto debole a distruggere quella che per molti versi era stata una civiltà ammirevole. I giovani teppisti che imperversavano per le strade erano i sintomi di una grave malattia. I cittadini di quel periodo (tutti erano tali) esaltarono la loro mitologia dei diritti e persero completamente di vista i doveri. Nessuna nazione così costituita può durare.
Mi chiesi come il colonnello Dubois avrebbe classificato Dillinger. Era un minore delinquente che meritava pietà anche se bisognava eliminarlo, o era un delinquente adulto che suscitava soltanto collera? Io non lo sapevo e non lo saprò mai. Di un’unica cosa ero certo: Dillinger non avrebbe mai più ucciso bambine. E questo mi stava bene. Andai a dormire.
9
In questo mestiere non c’è posto per buoni perdenti. Vogliamo duri hombres che vadano là fuori e vincano!