Fanteria dello spazio [Starship Troopers - it]
- Автор: Хайнлайн Роберт Энсон
- Год: 1962
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Hilja Brinis
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Fanteria dello spazio [Starship Troopers - it]». Краткое содержание книги:
Vincitore del premio Hugo per il miglior romanzo in 1960.
— Concesso. Però, dopo avergli fatto capire che disapprovavi il suo comportamento, come potevi essere tanto crudele da sculacciarlo? Hai detto che la povera bestia non sapeva di avere commesso qualcosa di sbagliato. Eppure gli infliggevi un castigo. Giustificati! O sei forse un sadico?
Non sapevo che cosa fosse un sadico, allora, ma conoscevo bene i cuccioli. — Signor Dubois, è necessario! Lo si rimprovera per fargli capire che ha sbagliato, lo si obbliga a metterci il naso dentro perché sappia dove sta il problema, e lo si sculaccia perché si guardi bene dal farlo un’altra volta. Tre cose che bisogna fare subito! Non serve a niente punirlo più tardi, con il solo risultato di confondergli le idee. E anche se si agisce in tempo, non basta una sola lezione. Bisogna stare attenti, coglierlo ancora sul fatto e sculacciarlo anche più forte. Poi, un po’ alla volta, capisce. Ma se uno si limita a sgridarlo, perde il suo tempo e non conclude niente. — Avevo anche aggiunto: — Ma forse lei non ha mai allevato cuccioli.
— Invece ne ho avuto molti. Ne sto educando un certo numero in questo periodo e con gli stessi tuoi metodi — rispose. — Ma torniamo ai “minori delinquenti”. I più accaniti erano in media più giovani di voi, e spesso iniziavano la loro carriera di fuorilegge in età ancora più tenera. Teniamo presente quel cucciolo. Dunque, spesso questi ragazzi venivano colti sul fatto. La polizia ne arrestava moltitudini ogni giorno. Erano sgridati? Sì, e spesso in modo pesante. Venivano messi, per così dire, “con il naso dentro”? Raramente. Il loro nome era in genere tenuto segreto, come in molti posti prescriveva la legge per i criminali sotto i diciotto anni. Venivano sculacciati ben bene? Neanche per sogno! Molti non avevano mai preso una lezione del genere nemmeno da bambini, dato che in quei tempi era diffusa la convinzione secondo cui le punizioni corporali avrebbero causato nel bambino danni fisici e psichici permanenti.
(Ricordo che in quel momento avevo realizzato che mio padre doveva essere completamente all’oscuro di tale teoria.)
— A scuola, le punizioni corporali erano proibite dalla legge — aveva continuato Dubois. — La fustigazione era una pena in uso solo in una piccola provincia, il Delaware, dove peraltro veniva applicata solo per pochissimi crimini. Era considerata un “castigo crudele e insolito”.
Dubois stava riflettendo ad alta voce: — Non capisco le obiezioni ai castighi crudeli e insoliti. Ora, mentre un giudice è opportuno che sia incline alla benevolenza per quanto riguarda la finalità del suo operato, la pena in sé dovrebbe causare una sofferenza al colpevole, altrimenti la punizione viene a mancare. Il dolore fisico è il meccanismo base che si è sedimentato in noi attraverso milioni di anni di evoluzione e per avvertirci quando qualcosa minaccia la nostra sopravvivenza. Perché la società dovrebbe rifiutare un meccanismo di sopravvivenza così altamente perfezionato? Eppure, quel periodo era condizionato da una quantità incredibile di credenze prescientifiche e pseudopsicologiche. Quanto alla definizione “insolita”, la punizione deve essere tale, altrimenti non ha ragione d’essere. — Dubois aveva fatto un cenno a un altro ragazzo. — Tu… Che cosa accadrebbe se un cucciolo venisse picchiato ogni ora?
— Mah… probabilmente diventerebbe violento!
— Probabilmente. Quello che è certo è che non imparerebbe niente. Quanto tempo è passato da quando il preside di questa scuola ha dovuto sferzare un alunno?
— Mi pare… circa due anni. Quel ragazzo che rubava…
— Non ha importanza. La cosa rilevante è che sono già passati due anni. Questo significa che la punizione è così “insolita” da essere significativa, istruttiva, ammonitrice. Tornando a quei giovani criminali, probabilmente da bambini non avevano mai preso qualche sacrosanto ceffone, e certo non vennero mai frustati per i loro crimini. Di solito si procedeva così: alla prima infrazione grave, un ammonimento e una sgridata senza nemmeno il processo. Dopo diverse infrazioni gravi una condanna alla reclusione, generalmente sospesa, per affidare i più giovani alla tutela di qualcuno. Un ragazzo poteva venire arrestato e processato diverse volte prima di essere punito, e la pena consisteva nella semplice reclusione insieme ad altri come lui, dai quali spesso imparava a commettere crimini peggiori. Se durante il periodo trascorso in un istituto correzionale si comportava benino, poteva sfuggire perfino a quella mite sanzione e ottenere la libertà vigilata, la “libertà sulla parola” per usare la terminologia dell’epoca. Questo incredibile stato di cose poteva durare per anni, e intanto i suoi crimini aumentavano di numero e violenza, senza altra punizione che non fosse qualche noioso e inutile soggiorno in uno di quegli istituti di reclusione. Poi, all’improvviso, e per legge, esattamente il giorno del suo diciottesimo compleanno, questo cosiddetto minore delinquente diventava un criminale adulto, e spesso, nel giro di qualche settimana o di qualche mese, finiva nella cella della morte ad aspettare l’esecuzione. Tu…
Dubois aveva di nuovo indicato me. — Supponiamo che ti fossi limitato a sgridare il tuo cucciolo, che non l’avessi mai punito permettendogli di sporcare per tutta la casa e chiudendolo di tanto in tanto nella cuccia in giardino, per poi lasciarlo libero di nuovo con l’avvertimento di non sporcare più. Poi, un bel giorno, ti accorgi che ormai è un cane adulto, ma che ancora non ha imparato la buona creanza, e di conseguenza vai a prendere il fucile e gli spari. Commento, prego.
— Ma no! Sarebbe stata la maniera più assurda di educare un cane. Nessuno farebbe così.
— D’accordo. Lo stesso vale per un bambino. Di chi sarebbe stata la colpa?
— Mia, immagino.
— Siamo sempre d’accordo. Ma non c’è niente da immaginare, è così.
— Signor Dubois — era saltata su una ragazza — perché a tempo opportuno non rifilavano qualche ceffone ai bambini o somministravano una buona dose di frustate ai più grandi che le meritavano, una lezione di quelle che non si dimenticano? Naturalmente, parlo di quelli che commettevano infrazioni proprio gravi. Perché non lo facevano?
— Non lo so — aveva risposto il serio professore. — Senza dubbio il metodo sperimentato per secoli per consolidare la virtù sociale e il rispetto della legge nelle menti dei giovani non attraeva una classe prescientifica e pseudoprofessionale che si autodefiniva degli “operatori sociali” o, qualche volta, degli “psicologi dell’infanzia”. Forse lo giudicavano troppo semplice, visto che era alla portata di tutti, e pensavano che bastasse impiegare solo pazienza e fermezza per istruire un cagnetto. A volte mi sono chiesto se non provassero compiacimento nell’alimentare il disordine a forza di psicologia sballata, ma è improbabile. Quasi sempre gli adulti agiscono in nome di motivi nobili, qualunque sia la loro condotta.
— Incredibile! — aveva detto la ragazza. — Neanche a me piaceva essere sculacciata, come non piace a nessun bambino, ma quando me le meritavo, mia madre me le suonava, eccome! L’unica volta che ricevetti una nerbata a scuola, me ne presi un’altra appena arrivai a casa. Però io non mi aspetto certo di essere trascinata davanti a un giudice e condannata alla fustigazione. Se uno si comporta bene, queste cose non gli capitano. Non vedo niente di sbagliato nel nostro sistema. È molto meglio che non potere uscire di casa per paura di rimetterci la pelle. Questo sì che è orribile!
— Siamo d’accordo. Ragazza mia, i tragici errori che quelle generazioni compivano in buona fede, in contrasto con quello che si proponevano di fare, avevano radici molto profonde. Primo, non avevano una teoria scientifica della moralità. Sì, avevano una teoria della moralità a cui cercavano di attenersi, e infatti le loro motivazioni meritano rispetto. Ma si trattava di una teoria sbagliata, in parte frutto di cervelli fumosi inclini alla speculazione artificiosa, in parte frutto di ciarlataneria razionalizzata. Più ci mettevano impegno, più sconfinavano nell’assurdo. Vedi, partivano dal principio secondo cui l’uomo sarebbe in possesso di un istinto morale.