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Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]

Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:

Nel secondo capitolo della saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” una rossa cometa apparsa nel cielo dei Sette Regni sembra annunciare tremende sciagure. La lunga estate dell'abbondanza sta per finire, mentre quattro pretendenti, in aperta guerra gli uni contro gli altri, si contendono il Trono di Spade.
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«Per convincerli, Thorne ha con sé la mano del cadavere vivente» rilevò Jon. Un’orrida cosa livida, le cui dita annerite continuavano a muoversi a e contrarsi nella giara di vetro che la conteneva, come se la mano fosse ancora viva.

«Ne avessimo anche un’altra, di mano come quella, da mandare a Renly.»

«Dywen dice che si trova di tutto, oltre la Barriera.»

«Sì, Dywen ne dice tante.» Mormont fece una smorfia di scherno. «L’ultima volta che è andato di pattuglia, ha detto di aver visto un orso alto quindici piedi. Si diceva anche che mia sorella avesse un orso per amante. Crederei piuttosto a quello, prima di credere a un orso alto quindici piedi. Per quanto, in un mondo dove i morti camminano… Ah, ma anche così, è ai propri occhi che deve credere un uomo: io ho visto un morto camminare, ma non ho mai incontrato un orso gigante!» Il suo sguardo indagatore incontrò quello di Jon a lungo e intensamente. «A proposito di mani, la tua come va?»

«Meglio.» Jon si tolse il guanto di fustagno e gliela mostrò. Le cicatrici lasciate dall’ustione si ramificavano fino a metà del suo avambraccio. La carne deformata dal calore era rosacea e cedevole al tatto, ma la ferita stava guarendo. «Continua a prudermi, però. Maestro Aemon dice che questo è un buon segno. Mi ha dato un unguento da spalmarvi quando saremo di pattuglia.»

«Riesci a impugnare Lungo artiglio a dispetto del dolore?»

«Abbastanza bene.» Jon aprì e chiuse le dita a pugno nel modo in cui gli aveva detto di fare il maestro. «Faccio esercizi con le dita ogni giorno, per mantenerle agili, come mi ha insegnato maestro Aemon.»

«Sarà anche cieco, ma Aemon sa il fatto suo. Prego gli dei perché lo lascino con noi per altri vent’anni. Lo sai che avrebbe potuto diventare re?»

Questo colse Jon di sorpresa. «Mi ha detto che suo padre era re, ma non che… Avevo creduto che fosse un figlio minore.»

«Lo era, in effetti. Il padre di suo padre era Daeron Targaryen, il Giovane drago, colui che portò Dorne nel reame. A suggellare il patto furono le sue nozze con una principessa dorniana. Lei gli diede quattro figli. Maekar, il padre di Aemon, era il più giovane dei quattro, e Aemon era il suo terzo figlio. Tieni presente, Snow, che tutto questo accadeva molto prima che io nascessi… a dispetto di quanto decrepito Smallwood crede che io sia.»

«Maestro Aemon è stato chiamato così in onore del Cavaliere del drago.»

«Esattamente. C’è chi dice che il vero padre di re Daeron fosse proprio il principe Aemon, e non Aegon il Mediocre. Comunque sia, al nostro Aemon mancava l’indole marziale del Cavaliere del drago. Di se stesso, ama dire di essere stato lento di spada ma svelto di mente. Non è sorprendente che suo padre lo abbia inviato alla Cittadella. Aveva nove o dieci anni, credo… Ed era anche il nono o il decimo in linea di successione.»

Maestro Aemon era vecchio oltre cento anni, sapeva Jon. Fragile, avvizzito, incartapecorito e cieco com’era adesso sembrava impossibile immaginarselo un ragazzino della stessa età di Arya.

«Aemon era immerso nei suoi studi» riprese Mormont «quando il più anziano dei suoi zii, l’erede diretto al trono, rimase ucciso in un incidente di torneo. Lasciò due figli, ma né l’uno né l’altro durarono molto: morirono entrambi nella Grande epidemia di primavera. Anche re Daeron morì, così la corona passò al suo secondogenito, re Aerys.»

«Vuoi dire Aerys il Folle?» Jon era confuso. Aerys era stato re prima di Robert, non molto tempo prima.

«No, questo era Aerys I. Quello che Robert depose era il secondo nel suo nome.»

«Ma quanto tempo fa accadde tutto questo?»

«All’incirca ottant’anni fa» rispose il Vecchio orso. «E no, nemmeno a quell’epoca ero nato, per quanto Aemon, a quel tempo, avesse già forgiato una mezza dozzina di anelli della catena del suo ordine. Seguendo la tradizione dei Targaryen, Aerys sposò sua sorella e regnò per dieci, forse dodici anni. Alla Cittadella, Aemon prestò il suo solenne giuramento come maestro e quindi andò al servizio alla corte di un qualche signorotto… Fino a quando il suo reale zio morì, senza eredi. Il Trono di Spade passò così all’ultimo dei quattro figli di re Daeron. Questi era Maekar, il padre di Aemon. Il nuovo re chiamò a corte tutti i suoi figli e avrebbe voluto che Aemon facesse parte del suo Concilio. Ma Aemon rifiutò: non voleva usurpare il posto che spettava di diritto al gran maestro di quel tempo. Lui, invece, andò al servizio del più vecchio dei suoi fratelli, un altro Daeron. Ebbene, anche lui morì, lasciandosi dietro come erede solo una figlia demente… Effetto di una qualche malattia che quel Daeron aveva contratto da una puttana, credo. Il fratello successivo era Aerion.»

«Aerion il Mostruoso?» Jon aveva già udito quel nome. «Il principe che credeva di essere un drago…»

Era una delle storie più terribili che raccontava la vecchia Nan. Eppure il suo fratellino Bran l’adorava, quella storia.

«Proprio lui, sebbene si facesse chiamare Aerion Fiamma Lucente. Una notte, nel mezzo di un festino, bevve un’intera ampolla di altofuoco. Disse ai suoi amici che lo avrebbe trasformato in un drago. Ma gli dei furono misericordiosi e fu trasformato solamente in un cadavere. Nemmeno un anno più tardi, nel corso di una battaglia contro un lord fuorilegge, anche re Maekar morì.»

Jon non era del tutto ignorante delle vicende storiche del reame. Ci aveva pensato Luwin, il suo maestro a Grande Inverno, a istruirlo. «Era l’anno del Grande Concilio» proseguì. «I lord scavalcarono il figlio infante del principe Aerion e la figlia del principe Daeron e diedero la corona ad Aegon.»

«Sì e no» corresse il Vecchio orso. «Il primo a cui la offrirono, con discrezione, fu Aemon. E, con altrettanta discrezione, lui la rifiutò. Gli dei, disse loro, avevano decretato che lui servisse, non che regnasse. Aveva prestato solenne giuramento e, per quanto il sommo septon in persona si fosse offerto di scioglierlo dal vincolo della Cittadella, lui non intendeva infrangerlo. In ogni caso, nessun uomo sano di mente avrebbe voluto sul trono un discendente di Aerion, e la figlia di Daeron era ritardata, oltre che essere femmina, per cui non ebbero altra scelta se non rivolgersi al fratello minore di Aemon: Aegon, quinto nel suo nome. Aegon l’Improbabile, lo chiamarono, quarto figlio di un quarto figlio. Una cosa Aemon sapeva per certo: se fosse rimasto a corte, coloro i quali erano contrari al regno di suo fratello avrebbero cercato di servirsi di lui, così venne alla Barriera. E qui lui è rimasto, mentre suo fratello, il figlio di suo fratello e il di lui figlio hanno regnato uno dopo l’altro e sono morti uno dopo l’altro, finché Jaime Lannister, lo Sterminatore di re, ha posto fine alla dinastia dei re del Drago.»

«Re» il corvo sbatté le ali attraversando il solarium e andò a posarsi sulla spalla di Mormont. «Re» disse di nuovo, zampettando avanti e indietro.

«Gli piace quella parola» commentò Jon sorridendo.

«È una parola facile da pronunciare. Ed è anche una parola che fa in fretta a piacere.»

«Re» ripeté l’uccello.

«Penso che voglia dire che dovresti essere tu ad avere la corona, mio signore.»

«Il reame ha già tre re, ragazzo, due di troppo, per i miei gusti.» Mormont accarezzò il corvo sotto il becco con un dito, senza mai distogliere gli occhi da Jon Snow.

Uno sguardo che lo mise a disagio: «Mio lord, perché mi hai detto tutto questo su maestro Aemon?».

«Ci dev’essere per forza una ragione?» Mormont si agitò sul suo scranno, la fronte aggrottata. «Tuo fratello Robb è stato incoronato re del Nord. Una cosa che tu e Aemon avete in comune: un re per fratello.»

«Abbiamo anche un’altra cosa in comune» precisò Jon. «Un solenne giuramento.»

Il Vecchio orso emise un sonoro grugnito e il corvo spiccò il volo, svolazzando in tondo nel locale. «Datemi un uomo per ogni giuramento spezzato e la Barriera non sarà più a corto di custodi.»

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