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L'ombra del Torturatore [The Shadow of the Torturer - it]

Электронная книга - «L'ombra del Torturatore [The Shadow of the Torturer - it]». Краткое содержание книги:

Con questo L’ombra del torturatore ha inizio uno dei cicli di science-fantasy più osannati negli ultimi venti anni. In uno stile elegante e raffinato, lirico e sublime, Gene Wolfe ci narra le cronache di Severian il Torturatore, in un futuro talmente distante da rassomigliare al passato più remoto. Alla corporazione dei torturatori non si accede per diritto di nascita: solo i figli delle vittime possono esservi ammessi. Nella grande cittadella di incorruttibile metallo grigio il giovane Severian e i suoi compagni apprendisti studiano per raggiungere il rango di Maestro Torturatore, imparando gli antichi misteri della corporazione, legati al giuramento di torturare e uccidere i nemici dell’Autarca. Ma con l’arrivo di Thecla, una donna bella e intelligente che per le sue indiscrezioni ha perso il posto nel circolo interno delle concubine della Casa Assoluta, la vita cambierà per Severian. La sua disobbedienza alle regole che gli sono state insegnate è causa del suo esilio dalla Città: accompagnato solo dalla mitica spada del torturatore, Terminus Est, donatagli dal suo maestro, Severian si accinge ad un lungo viaggio verso la lontana Thrax, la Città delle Stanze senza Finestre. Un viaggio che lo porterà attraverso l’immensa Città e gli farà incontrare personaggi strani e misteriosi come i gemelli Agia e Agilus, che lo spingeranno a un arcano duello sul Campo Sanguinario, o ancora Dorcas, la misteriosa ragazza che gli apparirà sulle rive del Lago degli Uccelli, dove giacciono i morti. Un viaggio lungo e pieno di insidie che lo condurrà all’Artiglio del Conciliatore, la gemma dai poteri miracolosi, e, chissà, forse allo stesso trono della Casa Assoluta.
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— Lo so — rispose quello, senza sollevare la testa.

— Sostiene di essere un artigiano della corporazione dei torturatori.

La penna d'oca, che prima aveva continuato a scorrere fluidamente, si fermò per un istante. — Non avevo mai pensato di poter incontrare niente di simile al di fuori di un libro, ma oserei dire che sia la verità.

— Allora dobbiamo lasciarlo andare? — domandò il soldato.

— Non ancora.

Il lochage asciugò la penna, versò la sabbia sulla lettera e ci fissò.

— I tuoi subordinati mi hanno fermato perché non ritenevano che avessi il diritto di indossare questo mantello — dissi.

— Ti hanno fermato perché gliel'ho ordinato io, e l'ho fatto perché quelli della torretta orientale sostenevano che stavi provocando disordine. Se veramente appartieni alla corporazione dei torturatori… anche se a essere sincero credevo che non esistesse più da tempo… devi essere sempre vissuto nella… come la chiamate?

— La Torre di Matachin.

Il lochage fece schioccare le dita e assunse un'aria divertita e scocciata. — Mi riferivo al luogo in cui sorge la torre.

— La Cittadella.

— Esatto. La Vecchia Cittadella. È sulla riva orientale del fiume, ricordo, all'estremità occidentale del Quartiere Algedonico. Ci andai una volta per vedere il Donjon, quando ero un cadetto. Quante volte sei uscito dalla città?

Pensai a tutte le volte che ero andato a nuotare e risposi: — Spesso.

— Vestito così?

Scrollai il capo.

— Se intendi farlo, tira indietro il cappuccio, perché vedo solo la punta del tuo naso. — Il lochage scese dallo sgabello e si avvicinò a una finestra che sovrastava il ponte. — Quanti abitanti pensi che ci siano a Nessus?

— Non ne ho idea.

— Nemmeno io, Torturatore. Nessuno lo sa. Ogni tentativo di contarli è fallito, come ogni tentativo di tassarli in maniera sistematica. La città si sviluppa e cambia ogni notte, come le scritte tracciate con il gesso sui muri. Le case vengono costruite da gente furba che ruba i ciottoli durante l'oscurità e rivendica il terreno… lo sapevi? L'esultante Talarican, la cui pazzia lo portava a studiare gli aspetti infimi dell'esistenza umana, sosteneva che le persone che vivono rovistando nei rifiuti sono duemila. Diceva che vi sono diecimila acrobati mendicanti, dei quali circa la metà sono donne, e che se un povero si gettasse dal parapetto di questo ponte ogni volta che respiriamo, vivremmo per sempre, perché la città genera e distrugge gli uomini più in fretta di un nostro respiro. In mezzo a questa folla, non si può che mantenere la pace. I disordini non possono essere accettati, perché risulterebbero incontrollabili. Mi segui?

— Un'alternativa c'è, quella dell'ordine, ma capisco che fino a quando non si riuscirà ad attuarla, le cose stiano così.

Il lochage sospirò e si volse verso di me. — Se capisci almeno questo, bene. In tal caso dovrai procurarti degli indumenti più neutri.

— Non posso fare ritorno alla Cittadella.

— Allora sparisci per questa notte e domani comperati qualcosa. Hai del denaro?

— Un po'.

— Bene, acquista qualcosa. Oppure rubalo, o ancora prendi i vestiti del primo sventurato che accorcerai con la tua spada. Ti farei accompagnare a una locanda dai miei uomini, ma in tal modo si provocherebbero ulteriori occhiate e mormoni. Ci sono stati guai sul fiume, e già circolano storie di spettri. Adesso il vento sta calando e sta scendendo la nebbia… e sarà anche peggio. Dove sei diretto?

— Sono stato assegnato alla città di Thrax.

Il peltasta che aveva parlato prima disse: — Gli credi, Lochage? Non ha dimostrato di essere quello che dice.

Il lochage stava nuovamente guardando fuori dalla finestra, dalla quale si scorgevano spire di nebbia color ocra. — Se non sai usare la testa usa il naso. Che odori ha portato con sé?

Il peltasta sorrise dubbioso.

— Ferro arrugginito, sudore freddo, sangue putrido. Un impostore odorerebbe di stoffa nuova o di stracci ripescati in un baule. Se non ti svegli in tempo, Petronax, ti ritroverai a combattere gli Asciani.

— Ma, Lochage… — ribatté quello. Mi lanciò una tale occhiata d'odio che pensai di dover stare in guardia una volta uscito dalla bertesca.

— Fai vedere a questo individuo che sei veramente un torturatore.

Il peltasta era rilassato, perciò non fu difficile. Scostai il suo scudo con il braccio destro, posi il mio piede sinistro contro il suo per bloccarlo mentre premevo quel nervo del collo che genera le convulsioni.

XV

BALDANDERS

Le zone della città che si estendevano dalla parte occidentale del ponte erano molto differenti da quelle che avevo appena lasciato. Dapprima incontrai angoli illuminati da fiaccole e un andirivieni di carrozze e di carri simile a quello visto sul ponte. Prima di lasciare la bertesca, avevo domandato al lochage dove avrei potuto trascorrere la notte, perciò, nuovamente oppresso dalla stanchezza, procedevo alla ricerca della locanda indicatami.

Dopo un po', l'oscurità parve addensarsi a ogni passo e a un certo punto dovetti sbagliare strada. Non intendevo tornare indietro, così continuai ad avanzare cercando di puntare sempre verso nord, e mi dicevo che anche se mi ero perso, ogni passo mi avrebbe portato più vicino a Thrax. Finalmente scorsi una piccola locanda. Non vidi l'insegna, e forse non c'era nemmeno, ma avvertii un sentore di cucina e un tintinnio di bicchieri; entrai. Spalancai la porta e mi accasciai su una vecchia sedia senza badare troppo all'ambiente.

Quando mi fui ripreso abbastanza e non desideravo altro che potermi levare gli stivali, tre uomini che stavano bevendo in un angolo si alzarono e uscirono; un vecchio, accorgendosi che gli avrei rovinato gli affari per il resto della notte, venne a domandarmi cosa volessi. Gli risposi che avevo bisogno di una camera.

— Non ne abbiamo.

— Non importa — dissi, — tanto non ho i soldi per pagarla.

— Allora vattene.

Scrollai la testa. — Non ancora. Sono troppo stanco. — Avevo udito quel trucco da altri artigiani.

— Sei un carnefice, vero? Tagli la testa alla gente.

— Portami due pesci, ne sento l'odore, e non resteranno altro che le teste.

— Posso chiamare i Vigilanti della Città. Loro ti butteranno fuori.

Dal suo tono compresi che non diceva sul serio, perciò gli risposi di farlo, ma prima di portarmi il pesce, e lui se ne andò brontolando. Mi raddrizzai sulla sedia e tenni Terminus est tra le ginocchia. Nel locale c'erano ancora cinque uomini, ma nessuno di loro faceva caso a me, e due se ne andarono quasi subito.

Il vecchio tornò con un piccolo pesce su una fetta di pane scadente e disse: — Mangia questo e vattene.

Restò lì a guardarmi mentre mangiavo. Quando ebbi terminato domandai dove potessi dormire.

— Non abbiamo camere, te l'ho già detto.

Se anche ci fosse stato un palazzo con le porte spalancate a una catena di distanza, non penso che sarei riuscito a raggiungerlo. — Allora dormirò qui sulla sedia — dissi. — Tanto ormai non arriveranno più molti clienti.

— Aspetta — disse il vecchio, e si allontanò. Sentii che parlava con una donna in un altro locale.

Mi svegliò scuotendomi la spalla. — Sei disposto a dividere un letto con altre due persone?

— Con chi?

— Due ottimati, te lo garantisco. Uomini distinti che viaggiano insieme.

Dalla cucina la donna urlò qualcosa che non capii.

— Hai sentito? — riprese il vecchio. — Uno dei due non è nemmeno rientrato e ormai è probabile che non rientri più. Sarete solamente in due.

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