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Il silenzio degli innocenti

Электронная книга - «Il silenzio degli innocenti». Краткое содержание книги:

Il silenzio degli innocenti - Hannibal Lecter è una psichiatra geniale, un uomo colto e raffinato, un perfetto gentiluomo dotato di un sottile senso dell'umorismo. Ha un unico difetto: è un pericoloso psicopatico e un feroce assassino. Quando Clarice Starling, brillante allieva della Sezione Scienza del Comportamento dell'Fbi, si reca a visitarlo nel manicomio criminale dove è rinchiuso, il dottor Lecter, attratto dalla ragazza e spinto dal desiderio di entrare nella sua personalita, decide di aiutarla. Clarice vuole da lui elementi utili alla cattura di Buffalo Bill, il mostro che terrorizza l'America. Ma il prezzo della collaborazione di Lecter è uno scambio perverso: le consegnerà Buffalo Bill solo se Clarice accetteràa di svelargli i suoi ricordi più tormentati.
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Barney teneva il grosso indice infilato tra le pagine di un libro tascabile per non perdere il segno. Era Senso e sensibilità di Jane Austen. Clarice era in uno stato d'animo in cui non le sfuggiva nulla.

«Come vuole le luci?» chiese Barney.

Il corridoio delle celle era semibuio. Verso il fondo si scorgeva la luce vivida dell'ultima cella che si riversava sul pavimento.

«Il dottor Lecter è sveglio.»

«Di notte è sempre sveglio... anche quando le luci sono spente.»

«Lasciamole così.»

«Cammini al centro del corridoio e non tocchi le sbarre. D'accordo?»

«Voglio che spenga il televisore.» L'apparecchio era stato spostato. Era in fondo, rivolto verso il centro del corridoio. Qualcuno dei ricoverati poteva vedere lo schermo appoggiando la testa alle sbarre.

«Sicuro. Tolga pure l'audio, ma lasci le immagini se non le dispiace. Ad alcuni di loro piace guardarle. La sedia è lì, se la vuole.»

Clarice si avviò da sola per il corridoio semibuio. Non guardò nelle celle sui due lati. I suoi passi echeggiavano. Non c'erano altri suoni, se non il russare che veniva da una cella, forse da due, e una risata sommessa.

La cella del defunto Miggs aveva un nuovo inquilino. Clarice vide le gambe allungate sul pavimento, e la sommità di una testa appoggiata alle sbarre. Lanciò un'occhiata nel passare. Sul pavimento stava seduto un uomo, in mezzo a innumerevoli frammenti di carta. La faccia aveva un'espressione vacua. La luce del televisore si rifletteva negli occhi e un filo sottile di saliva gli colava dall'angolo della bocca alla spalla.

Non voleva guardare nella cella del dottor Lecter fino a quando non fosse stata sicura che lui l'avesse vista. Passò oltre, avvertì un senso di prurito

alle spalle, si avvicinò al televisore e tolse l'audio.

Nella cella bianca, il dottor Lecter indossava il pigiama bianco del manicomio. Le uniche macchie di colore erano i suoi capelli, gli occhi e la bocca rossa, in una faccia che non conosceva il sole da moltissimo tempo e sembrava sfumare nel biancore circostante; i lineamenti parevano sospesi sopra il colletto della camicia. Era seduto al tavolo, al di là della rete di nailon che gli impediva di accostarsi alle sbarre. Disegnava su carta da macellaio e usava come modello la propria mano. Mentre Clarice lo osservava, Lecter girò la mano, fletté le dita per accentuare la tensione e disegnò l'interno dell'avambraccio. Usava il mignolo per sfumare e modificare le linee del carboncino.

Clarice si avvicinò un po' di più alle sbarre e Lecter alzò la testa. Fu come se ogni ombra della cella gli volasse negli occhi e nell'attaccatura a punta dei capelli.

«Buonasera, dottor Lecter.»

La punta della lingua apparve tra le labbra altrettanto rosse, toccò l'esatto centro del labbro superiore e rientrò.

«Clarice.»

Lei notò il leggero stridore metallico della voce e si domandò quanto tempo era trascorso dall'ultima volta che aveva parlato. Attimi di silenzio...

«È tardi per una lezione, stasera» disse Lecter.

«Questa è una scuola notturna» rispose Clarice, e si augurò che la sua voce fosse un po' più forte. «Ieri sono andata nel West Virginia...»

«Si è fatta male?»

«No, io... »

«Ha un cerotto messo da poco, Clarice.»

Clarice ricordò. «Mi sono graffiata contro il bordo della piscina, oggi mentre nuotavo.» Il cerotto era invisibile, sul polpaccio nascosto dai calzoni. Lecter doveva sentirne l'odore. «Ieri sono stata nel West Virginia. Hanno trovato un cadavere. L'ultima vittima di Buffalo Bill.»

«Non è l'ultima, Clarice.»

«La penultima.»

«Sì.»

«Era scotennata. Esattamente come lei aveva predetto.»

«Le dispiace se continuo a disegnare mentre parliamo?»

«Prego.»

«Ha visto il corpo?»

«Sì.»

«Aveva visto i risultati delle sue imprese precedenti?»

«No. Soltanto in fotografia.»

«Che cosa ha provato?»

«Apprensione. Poi ho avuto molto da fare.»

«E più tardi?»

«Ero scossa.»

«È riuscita a comportarsi in modo normale?» Il dottor Lecter strofinò il carboncino sul bordo della carta da macellaio per affinare la punta.

«Sì, benissimo. Con molta efficienza.»

«Per Jack Crawford? Fa ancora visite a domicilio?»

«Era presente.»

«Mi faccia un favore, Clarice. Tenga la testa un po' in avanti, come se stesse dormendo. Ancora un secondo. Grazie, ho visto. Si sieda, se vuole. Ha riferito a Jack Crawford quello che le avevo detto prima che trovassero la ragazza?»

«Sì. Ma per la verità non aveva preso molto sul serio la cosa.»

«E dopo aver visto il cadavere nel West Virginia?»

«Ha parlato con il suo principale consulente dell'Università di...»

«Alan Bloom.»

«Infatti. Il dottor Bloom ha detto che Buffalo Bill si adeguava a un modello creato dai giornali, il modello di Buffalo Bill scotennatore con cui si trastullavano i fogli scandalistici. Ha concluso che chiunque poteva prevedere quello che sarebbe successo.»

«E il dottor Bloom l'aveva previsto.»

«Lui ha detto di sì.»

«L'aveva previsto, però l'aveva tenuto per sé. Capisco. Cosa ne pensa, Clarice?»

«Non saprei, esattamente.»

«Ha studiato psicologia e medicina legale. E va a pesca dove le due discipline confluiscono, non è vero? Finora che cosa ha preso all'amo?»

«Finora tutto procede molto lentamente.»

«Cosa le dicono le due discipline sul conto di Buffalo Bill?»

«Secondo il testo, è un sadico.»

«La vita è troppo inafferrabile per i libri, Clarice: la collera appare come libidine, il lupus si presenta come un'orticaria.» Il dottor Lecter finì di disegnarsi la mano sinistra con la destra, poi passò il carboncino nella mano sinistra e prese a disegnarsi la destra, con la stessa abilità. «Si riferiva al testo del dottor Bloom?»

«Sì.»

«E in quel libro ha letto anche quello che mi riguarda, non è vero?»

«Sì.»

«Come mi descrive?»

«Come un sociopatico puro.»

«Lei affermerebbe che il dottor Bloom ha sempre ragione?»

«Sto ancora aspettando l'aridità affettiva.»

Il dottor Lecter sorrise scoprendo i piccoli denti candidi. «Abbiamo esperti tutto intorno a noi, Clarice. Il dottor Chilton dice che Sammie, quello là dietro di lei, è ebefrenico, schizoide e irreparabilmente perduto. Lo ha messo nella cella che era di Miggs perché pensa che Sammie abbia già dato il suo addio al mondo. Sa come muoiono di solito gli ebefrenici? Non si preoccupi, non la sentirà.»

«Sono i più difficili da curare» disse Clarice. «Di solito si chiudono in se stessi e piombano in uno stato di disintegrazione della personalità.»

Il dottor Lecter prese qualcosa tra i fogli di carta da macellaio e lo mise sul vassoio scorrevole. Clarice lo tirò a sé.

«Proprio ieri Sammie mi ha mandato questo insieme al pranzo» disse Lecter.

Era un pezzo di carta strappato con una scritta a pastello.

Clarice lesse:

VOLLIO ANNARE A GISÙ

VOLLIO ANNARE CON GRISTO

POSSO ANNARE CON GISÙ

SEFFARÒ IL BUONNO

SAMMIE

Clarice girò la testa per guardarsi alle spalle. Sammie era seduto con aria vacua contro la parete della cella e teneva la testa appoggiata alle sbarre.

«Le dispiace leggere a voce alta? Non la sentirà.»

Clarice obbedì: «Voglio andare a Gesù, voglio andare con Cristo, posso andare con Gesù se farò il buono».

«No, no, deve dare più forza, più vigore alle frasi. Una maggiore intensità. Maggior fervore. Voglio andare a Gesù, voglio andare con Cristo.»

«Capisco» disse Clarice, e rimise il foglio nel vassoio scorrevole.

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