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Il silenzio degli innocenti

Электронная книга - «Il silenzio degli innocenti». Краткое содержание книги:

Il silenzio degli innocenti - Hannibal Lecter è una psichiatra geniale, un uomo colto e raffinato, un perfetto gentiluomo dotato di un sottile senso dell'umorismo. Ha un unico difetto: è un pericoloso psicopatico e un feroce assassino. Quando Clarice Starling, brillante allieva della Sezione Scienza del Comportamento dell'Fbi, si reca a visitarlo nel manicomio criminale dove è rinchiuso, il dottor Lecter, attratto dalla ragazza e spinto dal desiderio di entrare nella sua personalita, decide di aiutarla. Clarice vuole da lui elementi utili alla cattura di Buffalo Bill, il mostro che terrorizza l'America. Ma il prezzo della collaborazione di Lecter è uno scambio perverso: le consegnerà Buffalo Bill solo se Clarice accetteràa di svelargli i suoi ricordi più tormentati.
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In uno dei locali, direttamente sotto la cucina, c'era un pozzo asciutto ormai da molto tempo. La vera di pietra, rinforzata da ghiere moderne e da cemento, si alzava per poco più di mezzo metro dal pavimento sabbioso. Il coperchio di legno originale, troppo pesante perché un bambino potesse sollevarlo, era ancora a posto. Nel coperchio c'era una botola abbastanza grande per lasciar passare un secchio. La botola era aperta, e Jame Gumb vi rovesciò gli avanzi dei suoi vassoi e del vassoio della cagnetta.

Le ossa, e le verdure sparirono nella tenebra assoluta del pozzo. La bestiola si sollevò sulle zampe posteriori, in atteggiamento supplichevole.

«No, no, non c'è più niente» disse Gumb. «Sei già anche troppo grassa.»

Risalì la scala della cantina, bisbigliando alla cagnetta «Cicciona, cicciona». Non mostrò di aver sentito il grido, ancora piuttosto forte e razionale, che saliva echeggiando dal buio del pozzo:

«La-preego. »

21

Clarice Starling entrò nel manicomio criminale statale di Baltimora un po' più tardi delle dieci di sera. Era sola. Aveva sperato che il dottor Frederick Chilton non ci fosse, ma la stava aspettando in ufficio.

Chilton indossava una giacca sportiva a quadrettoni. Il doppio spacco e l'ampiezza ricordavano curiosamente un peplo pensò Clarice, e si augurò che non si fosse vestito così apposta per lei.

Nell'ufficio, davanti alla scrivania, c'era soltanto una sedia imbullonata al pavimento. Clarice restò in piedi mentre la sua frase di saluto aleggiava ancora nell'aria. Sentiva l'odore forte e stantio delle pipe allineate sul supporto accanto all'umidificatore.

Il dottor Chilton smise di esaminare la sua collezione di locomotive Franklin Mint e si girò verso di lei.

«Gradisce un caffè decaffeinato?»

«No, grazie. Mi dispiace di averle rovinato la serata.»

«Sta ancora cercando di scoprire qualcosa sulla storia di quella testa» disse il dottor Chilton.

«Sì. La procura distrettuale di Baltimora mi ha detto che si sono messi d'accordo con lei, dottore.»

«Oh, sì. Io lavoro nella più stretta collaborazione con le autorità di qui, signorina Starling. A proposito, sta preparando un articolo o una tesi?»

«No.»

«Non ha mai pubblicato qualcosa su una rivista professionale?»

«No, mai. È un favore che la procura degli Stati Uniti mi ha chiesto di fare alla squadra omicidi della Contea di Baltimora. Li abbiamo lasciati con un caso aperto e adesso li aiutiamo a risolvere i problemi rimasti in sospeso.» Clarice si accorse che la sua ripugnanza nei confronti di Chilton le rendeva più facile mentire.

«Porta addosso un microfono nascosto per registrare quello che dirà il dottor Lecter?»

«No.»

Il dottor Chilton prese dalla scrivania un piccolo Pearlcorder e vi inserì una cassetta. «Allora metta questo nella borsa. Farò trascrivere tutto e gliene manderò una copia. Potrà servirsene per integrare i suoi appunti.»

«No, dottor Chilton, non posso farlo.»

«E perché mai? Le autorità di Baltimora hanno chiesto la mia analisi di tutto ciò che Lecter dice a proposito della faccenda di Klaus.»

Aggiri Chilton, se può, le aveva detto Crawford. Possiamo scavalcarlo in un momento con un'ordinanza del tribunale, ma Lecter lo fiuterà. Riesce a vedere dentro a Chilton come una TAC.

«La Procura degli Stati Uniti ha ritenuto opportuno che tentassimo prima con un approccio informale. Se registrassi quanto dice il dottor Lecter a sua insaputa e poi venisse a scoprirlo, sarebbe veramente... sarebbe veramente la fine di ogni possibile collaborazione. Sono sicura che lei è d'accordo.»

«E come potrebbe scoprirlo?»

Lo leggerebbe sul giornale con tutto quello che sai tu, stupido fottuto. Clarice non rispose direttamente. «Se quanto mi dirà dovesse essere inoltrato da qualche parte e Lecter dovesse deporre, lei sarebbe il primo a vedere il materiale e senza dubbio la chiamerebbero come esperto. In questo momento ci limitiamo a cercare di farci dare qualche traccia da Lecter.»

«Sa perché parla con lei, signorina Starling?»

«No, dottor Chilton.»

Il dottor Chilton guardò l'uno dopo l'altro i certificati e i diplomi appesi alle pareti dietro la scrivania, come se stesse effettuando un sondaggio. Poi si girò lentamente verso la visitatrice. «Ritiene davvero di sapere quello che fa?»

«Certamente.» Ho tanto da fare. Clarice si sentiva tremare le gambe per la stanchezza. Non aveva voglia di discutere con Chilton. Aveva bisogno di conservare un po' d'energia per quando avrebbe parlato con Lecter.

«Lei viene nel mio ospedale per svolgere una specie d'interrogatorio e si rifiuta di dividere con me le informazioni raccolte.»

«Mi attengo agli ordini, dottor Chilton. Ho qui il numero privato del procuratore degli Stati Uniti. Quindi la prego: ne discuta con lui o mi lasci fare il mio lavoro.»

«Io non sono un semplice portinaio, signorina Starling. Non posso precipitarmi qui di notte solo per far entrare e uscire la gente. Avevo un biglietto per Holiday on Ice.»

Chilton si accorse di essersi lasciato sfuggire "un biglietto". In quell'istante Clarice Starling poté farsi un'idea chiara della sua vita. E lui lo sapeva.

Clarice vedeva il frigorifero triste, le briciole sul vassoio per la TV quando mangiava solo, i mucchi della roba che restavano lì per mesi fino a quando li spostava... sentiva lo squallore di quella vita solitaria, nascosto dietro i sorrisi forzati, e con la rapidità con cui scatta la lama di un coltello a serramanico comprese che non doveva commuoversi, non doveva continuare a parlare né distogliere lo sguardo. Lo fissò e, in una lievissima inclinazione della testa, lo trafisse con la certezza della rivelazione: sapeva che Chilton non avrebbe sopportato che il colloquio proseguisse.

Chilton la mandò con un inserviente che si chiamava Alonzo.

22

Mentre percorreva il manicomio in compagnia di Alonzo per raggiungere la roccaforte più interna, Clarice Starling riuscì a non ascoltare i suoni delle porte che sbattevano e le urla, sebbene li sentisse fremere nell'aria, contro la pelle. La pressione si accentuava come se stesse sprofondando nell'acqua, più giù, sempre più giù.

La vicinanza dei pazzi, il pensiero di Catherine Martin legata e sola mentre uno di loro fiutava l'aria intorno a lei e si frugava nelle tasche per trovare gli utensili, l'aiutarono a trovare la forza per fare il suo lavoro. Ma le era necessario qualcosa di più della forza di volontà. Doveva essere calma, saper tacere, essere uno strumento acutissimo. Doveva usare la pazienza nonostante il tremendo bisogno di fare in fretta. Se il dottor Lecter conosceva la soluzione del problema, a lei sarebbe spettato trovarla fra i

tentacoli dei suoi pensieri.

Clarice pensava a Catherine Baker Martin come alla bambina che aveva visto nel servizio trasmesso dal telegiornale, la bambina sulla barca a vela.

Alonzo premette il pulsante dell'ultima porta massiccia.

«Insegnaci la partecipazione e l'indifferenza, insegnaci a tacere.»

«Come ha detto?» chiese Alonzo, e Clarice si accorse di aver parlato a voce alta.

Alonzo la lasciò con l'inserviente grande e grosso che aprì la porta, e si voltò per andarsene. Clarice si accorse che si stava facendo il segno della croce.

«Bentornata» disse l'inserviente, e chiuse i catenacci dietro di lei.

«Salve, Barney.»

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