Il sogno di Lincoln [Lincoln's Dream - it]
- Автор: Уиллис Конни
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Carla Meazza
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il sogno di Lincoln [Lincoln's Dream - it]». Краткое содержание книги:
Che accadrebbe se una donna dei nostri tempi scoprisse di poter viaggiare nel tempo grazie ai suoi poteri mentali, in particolare a una specie di ponte psichico stabilito con il generale Robert Lee, il grande sconfitto della guerra civile? Da questa premessa parte un romanzo appassionante, una cruda e realistica ricostruzione della guerra civile americana e del suo mondo, ma anche un’avventura ricca di imprevisti: per esempio; che ruolo ha nella vicenda il cavallo di Lee, Traveller? E perché un uomo dei nostri glomi sembra inspiegabilmente identificarsi con lui? Lo scoprirete con Connie Willis.
Pesava una tonnellata. Non provai nemmeno a portarlo nella sala superiore o anche ad appoggiarlo sul tavolo. Mi limitai ad aprirlo sul pavimento, cercando di rintracciare lo stesso schema di veglie anche in occasione di quella battaglia. Gettysburg era la battaglia che seguiva Chancellorsville, ma Annie non le stava sognando tutte. Mi occorreva vedere se le medesima condizioni presenti per gli altri sogni si verificavano anche qui.
C’era un’intera pagina di rimandi a Lee nell’indice. Tentai di cercare, scorrendoli velocemente, i riferimenti al sonno o direttamente alla sua persona, ma era un compito impossibile. Al cinquecento quindicesimo termine mi arresi. Era lì, ogni parola mai scritta su Gettysburg doveva essere lì, ma c’era un problema. Troppo materiale da esaminare, proprio come il veterinario aveva avuto troppi sintomi a disposizione. L’insonnia di Lee si perdeva fra migliaia di fatti. Rialzai con fatica il mastodontico libro, rimettendolo al suo posto, e andai a cercare Annie.
Non era nella sezione riviste. Guardai lungo i corridoi di scaffali e finalmente la vidi, ancora nella stanza delle biografie. Aveva rialzato una delle tende e stava guardando fuori, in direzione del Rappahannock.
— Penso di avere un’ipotesi su che cosa sta causando i sogni — dissi.
Lei si voltò. Aveva un aspetto stanco, come se avesse passato in piedi tutta la notte.
— Penso che avessi ragione quando dicevi che stavi aiutando Lee a dormire — dissi. — Penso che sia esattamente questo che stai facendo.
Uscimmo dal portale dipinto di verde e scendemmo i gradini di cemento. Doveva aver piovuto, mentre eravamo dentro, perché l’asfalto del posteggio era coperto di pozzanghere, ma in quel momento il cielo era chiaro, con una sfumatura color lavanda che suggeriva l’avvicinarsi della sera. L’aria aveva il profumo di fiori di melo.
— Sostenevi che lui non poteva dormire — ripresi. — Avevi ragione. Pare che abbia sofferto d’insonnia durante tutta la guerra, e in occasione delle battaglie non dormiva per nulla. — Le spiegai la mia teoria mentre camminavamo verso l’albergo, raccontandole della “tempesta di sogni” del dottor Stone e dello schema che avevo rintracciato nei sogni di lei.
— Penso ancora che le medicine che hai preso abbiano una qualche relazione con tutto questo, ma non ho ancora capito quale — aggiunsi. — Hai detto che il tuo medico di famiglia ti diede il fenobarbital. Hai notato nessun cambiamento nei sogni mentre lo prendevi?
— No — disse Annie, guardando verso l’albergo, due isolati più avanti. Il gatto nero ci stava venendo incontro, saltellando per evitare le pozzanghere sul marciapiede.
— Per quanto tempo hai preso il fenobarbital?
Il gatto miagolò un saluto che sembrava di riprovazione. Annie si chinò a prenderlo in braccio. — Sapevi che Willie Lincoln, mentre era malato di polmonite, continuava a chiamare il ragazzo che abitava al di là dalla strada? — disse lei. — Il suo nome era Bud Taft. Venne e lo vegliò per tutto il tempo, tenendogli la mano, lo sapevi?
— No, non lo sapevo.
— Una sera, mentre Bud era con Willie, Lincoln entrò e disse «È meglio che tu vada a letto, Bud» e Bud rispose «Se vado via, lui mi chiamerà.»
Il gatto si agitò per essere rimesso a terra. Annie lo posò sul marciapiede e lui si allontanò con aria risentita e sussiegosa. Mezzo isolato più avanti si fermò in mezzo al marciapiede e iniziò a leccarsi le zampe, tranquillamente.
— Non ti è capitato di scoprire dove sia stato sepolto, vero? — chiesi.
— Pensavo che lo avessero sepolto ad Arlington.
— No. E io non riesco a scoprire dove.
Annie osservò il gatto. — Forse nessuno lo sa — disse.
Quando raggiungemmo la bestiola essa si alzò e ci accompagnò fino all’albergo, camminando al nostro fianco.
9
L’affetto di Lee per Traveller era grande. “Se fossi un artista come te” scrisse alla cugina Markie Williams, “farei un ritratto di Traveller… Un ritratto tale da ispirare il poeta, il cui genio allora potrebbe esaltare il suo valore e descrivere la sua resistenza alle fatiche, alla fame, alla sete, al caldo più intenso, al freddo, e i rischi e le sofferenze attraverso cui è passato. Potrebbe diffondersi sulla sua intelligenza e il suo affetto, e sulla invariabile risposta a ogni desiderio del suo cavaliere. Potrebbe spingersi fino a immaginare i suoi pensieri, durante le lunghe marce notturne e i giorni di battaglia. Ma io non sono un artista.”
Quando Michael Miley gli fece il ritratto, Lee insistette per montare Traveller “proprio come durante i quattro anni di guerra che abbiamo trascorso insieme.”
Tornammo in albergo dopo cena e aspettammo che gli aiutanti di Lee consegnassero gli ultimi messaggi, perché lui potesse infine togliersi gli stivali, sistemarsi sulla brandina e addormentarsi.
Annie ricontrollò le bozze che avevo letto la sera prima, mentre io afferrai il fedele Freeman e iniziai a leggere di Gettysburg. Era impossibile pensare che Lee non avesse sognato quella battaglia, la più disastrosa di tutta la guerra, anzi la fine della guerra, per la Confederazione, nonostante il parere diverso di Broun.
Broun riteneva che Antietam fosse stata la battaglia decisiva, e che nel fallire l’invasione del Maryland la Confederazione avesse perso la guerra, nonostante fossero poi seguiti altri tre anni di scontri sanguinosi; e Lee lo sapeva bene.
Sia che fosse così oppure no e, cosa più importante, che Lee se ne fosse reso conto, egli ne ebbe la certezza assoluta a Gettysburg un anno più tardi; se qualcosa poteva provocargli quei terribili sogni, doveva essere certamente quella disgraziata battaglia. Il momento cruciale per la Confederazione. Lee era riuscito a penetrare profondamente in Pennsylvania prima che l’esercito dell’Unione riuscisse a fermarlo e poi per tre giorni aveva scagliato un attacco dopo l’altro, dando l’impressione di potercela fare, di poter ancora vincere, nonostante tutto.
La mattina del terzo giorno Lee incontrò Longstreet davanti a una scuola. Longstreet non approvava il suo piano d’attacco. Più tardi affermò di aver sostenuto: “È mia opinione che nemmeno quindicimila uomini ben attrezzati possano conquistare quella postazione” e di aver considerato chiusa la faccenda. Lee non incolpò mai nessun altro oltre se stesso per il dramma di Pickett’s Charge; quando il suo aiuto colonnello Venable disse amaramente di averlo sentito con le proprie orecchie ordinare a Longstreet di mandare la divisione di Hood in appoggio, Lee esclamò soltanto: — Lo so, lo so!
Il piano di Lee era di mandare gli uomini di Pickett direttamente all’attacco frontale contro il centro delle truppe nemiche, e stava per funzionare. Gli uomini di Pickett arrivarono fino al famoso angolo del muro di pietra e lo tennero per almeno venti minuti, senza altro aiuto, nonostante questa volta la situazione di Fredericksburg si ripetesse alla rovescia, con i Confederati a marciare in campo aperto verso un’altura difesa. Ma Longstreet non mandò le divisioni in appoggio e alla fine loro non riuscirono più a tenere. Quando i soldati cominciarono a retrocedere, Lee cavalcò fino a loro e li mandò indietro al Seminary Ridge, incitandoli praticamente uno per uno.
— Cerca di ricostituire la tua divisione dietro la collina — disse a Pickett, e Pickett gli rispose — Generale Lee, io non ho più una divisione.
Annie si addormentò alle dieci circa, coperta fino al collo come se avesse freddo. Chiamai la segreteria e Richard mi rese edotto di una nuova teoria, questa volta sulla colpa sessuale e il complesso di Edipo irrisolto.