Il sogno di Lincoln [Lincoln's Dream - it]
- Автор: Уиллис Конни
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Carla Meazza
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il sogno di Lincoln [Lincoln's Dream - it]». Краткое содержание книги:
Che accadrebbe se una donna dei nostri tempi scoprisse di poter viaggiare nel tempo grazie ai suoi poteri mentali, in particolare a una specie di ponte psichico stabilito con il generale Robert Lee, il grande sconfitto della guerra civile? Da questa premessa parte un romanzo appassionante, una cruda e realistica ricostruzione della guerra civile americana e del suo mondo, ma anche un’avventura ricca di imprevisti: per esempio; che ruolo ha nella vicenda il cavallo di Lee, Traveller? E perché un uomo dei nostri glomi sembra inspiegabilmente identificarsi con lui? Lo scoprirete con Connie Willis.
— No — risposi — sono a Fredericksburg, il telefono ha squillato fino a diventare rosso, ieri, così ho deciso che laggiù non avrei combinato niente e sono venuto qui. Penso di rimanerci per qualche giorno, almeno fino a che Mc Laws e Herndon non mi scoveranno. Qui non nevica.
— Non dirò a nessuno dove ti trovi, ragazzo. Lascia che Mc Laws e Herndon conversino con la segreteria telefonica. È a questo che serve il dannato arnese. Come va con le bozze?
— Bene. Ho cercato il tuo dottor Barton. È morto l’autunno scorso, ma ho potuto parlare con il figlio. Non ricorda che il padre abbia mai parlato di sogni inconsueti. Ma telefonerà a sua sorella per chiederlo anche a lei. Ah, e tra l’altro ho trovato un altro sogno per la tua collezione. Lincoln fece un sogno la notte prima di morire. Lo raccontò al suo Gabinetto. Sognò di trovarsi in una barca.
— Un vascello strano e indescrivibile — fece Broun. — Lo so.
— Sapevi del sogno della barca? — esclamai. — E perché non me l’hai detto?
Ci fu un silenzio, dall’altro capo, così lungo che mi lasciò il tempo di pensare a tutte le cose che non ci eravamo detti durante l’ultima settimana. Mi chiesi che cosa sarebbe successo, se gli avessi detto che forse l’indovino aveva ragione e che giù nell’inconscio di Annie Lee stava combattendo la Guerra Civile. Avrebbe definito anche quello un mucchio di sciocchezze?
— Stai bene? — chiese lui. — Stai riposandoti un po’?
— Sto dormendo fino a mezzogiorno tutti i giorni — risposi — e non preoccuparti delle bozze. Sono già a più di metà libro.
— Non mi preoccupo delle bozze — disse lui.
Dopo aver riappeso andai a svegliare Annie. Andammo in macchina a Bowling Green per cenare. Annie non mostrava segni della tensione del giorno prima, e il colore delle sue guance era tornato normale. Persino quando, ritornati in albergo, avevamo già incominciato a correggere bozze, lei seduta sul letto a gambe incrociate e io sulla solita poltrona verde, sembrava rilassata e interessata.
— Perché non smetti, per stasera, e vai a letto, Jeff? — disse poco dopo le undici. — Non hai dormito molto la notte scorsa. Io non penso che sognerò di nuovo.
— Okay — risposi. — Chiamami se hai bisogno.
Lasciai la porta della stanza aperta e la luce sul mio comodino accesa. Mi tolsi le scarpe e mi sistemai sul letto con il libro che avevo comperato a Bowling Green. Era un racconto popolare che narrava, momento per momento, del giorno in cui Lincoln era stato assassinato, e conteneva una lunga descrizione della riunione di gabinetto.
Lincoln aveva raccontato il sogno della barca prima dell’inizio della riunione, mentre stavano aspettando Stanton. Grant aveva detto di essere preoccupato per Sherman e allora Lincoln disse di non preoccuparsi, che lui aveva avuto un segno premonitore, e raccontò il sogno. Disse che aveva fatto lo stesso sogno prima di ogni vittoria, durante la guerra, e nominò Antietam, Gettysburg e Stone River.
Grant, che non credeva ai sogni, disse che Stone River non rappresentava esattamente la sua idea di vittoria e con ancora un po’ di altre vittorie come quella avrebbero perso la guerra. Lincoln aggiunse: — Devo dirlo a Sherman. Non so di altri avvenimenti importanti che stiano per accadere in questi giorni.
Guardai l’orologio. Erano le dodici meno un quarto. Spensi la luce. E se Grant avesse creduto nei sogni? Sarebbe riuscito a immaginare il pericolo che li sovrastava e a portare rinforzi, a preparare una linea di difesa che avrebbe fermato John Wilkes Booth?
Lui non credeva ai sogni. Lui sapeva riconoscere un mucchio di sciocchezze non appena le sentiva, persino quando era Lincoln stesso a dirle. Ma mi chiedevo se, dopo, avesse mai sognato quella riunione di Gabinetto.
— La mia casa è in fiamme — disse Annie.
Accesi la luce. Era nel vano della porta, con addosso la camicia bianca, le bozze in mano. Si avvicinò al letto e me le tese. — È morto, vero? — disse, e le lacrime rigavano il viso che guardava altrove. — Lui è morto!
8
Lee e Traveller formavano una coppia ben assortita, Lee richiedeva al proprio cavallo più resistenza e carattere di quanta ne avesse un cavallo medio, Traveller aveva troppa resistenza e carattere per un cavaliere medio. Si irritava se veniva trattenuto, doveva correre in continuazione e aveva un trotto alto, difficile per il cavaliere. Quando Rob Lee dovette condurlo a Fredericksburg da suo padre, nel 1862, si lamentò: “Posso dire tranquillamente che sarei meno stanco e provato se fossi arrivato a piedi”.
Mi ci volle quasi un’ora per riportarla a letto e far sì che si rimettesse a dormire più o meno tranquillamente. Avevo tentato di svegliarla, anche se avevo sentito dire che non bisogna svegliare i sonnambuli — che fosse invece una delle teorie di Richard? — ma non ci ero riuscito.
— Annie! — dissi, e le presi la mano. Scottava. — Svegliati, Annie!
— È morto? — disse lei, e le lacrime le scorrevano sul viso andando a finire sotto il mento.
È morto? Chi? Il generale Cobb? Cobb era morto a Fredericksburg, ma non ero convinto che ci fossimo già arrivati. Potevamo essere ovunque. Armistead e Garnett erano morti a Gettysburg, A.P. Hill a Petersburg due settimane prima della resa. Poteva anche essere Lincoln.
— Chi, Annie?
Il naso le colava, a causa del pianto, ma lei sembrava non accorgersene. La condussi in bagno camminando piano e presi un Kleenex. — Dimmi che cosa sta succedendo — dissi dolcemente mentre le asciugavo il naso arrossato. — Riesci a dirmelo, Annie?
— La mia casa è in fiamme.
Le passai goffamente il fazzolettino sulle guance. — Com’è questa casa, Annie? — chiesi, pulendole di nuovo il naso.
Lei fissò la propria immagine nello specchio. — È morto, vero?
La ricondussi a letto e le tirai su le coperte. Aveva smesso di piangere, ma le ciglia rimanevano bagnate. Il fazzoletto ormai era una pallottola, ma le asciugai di nuovo il naso e le rincalzai le lenzuola.
Rimasi accanto al letto per un po’, pensando che si sarebbe svegliata, ma non fu così. Presi il Freeman dal pavimento, accanto alla poltrona, e cercai una casa in fiamme. Durante la battaglia di Antietam Longstreet aveva aiutato alcune donne e bambini a portar via i loro averi dalla casa in fiamme, a Sharpsburg, ma Lee non si trovava laggiù. Nelle settimane precedenti la battaglia di Fredericksburg la maggior parte della città era sta distrutta dagli incendi, ma nessuno era stato ucciso, fatta eccezione per diciassettemila soldati.
— Ho fatto un altro sogno — disse Annie, senza tracce di pianto nella voce. Si rialzò a sedere. — La mia casa era in fiamme — scosse la testa come a contraddire ciò che aveva appena detto. — Era la stessa casa degli altri sogni, ma non era la mia e non eravamo ad Arlington.
— Di chi era?
— Non lo so. Eravamo sotto al melo e la guardavamo bruciare, poi un uomo a cavallo mi consegnò un messaggio. Non potevo aprirlo perché indossavo i guanti, così lo tesi a qualcuno che stava vicino a me. Era l’impiegato di questo albergo. Aprì il dispaccio con una mano, perché aveva qualcosa nell’altra. E quando lo aprì mi accorsi che si trattava di una scatola di candele.
Chiusi il Freeman. Ora sapevo di chi era la casa. — Uno degli aiutanti di Lee rischiò la vita per portargli una scatola di candele, perché non faticasse più a leggere i messaggi alla luce del fuoco da campo — dissi. — La casa in fiamme è Chancellor house. Siamo a Chancellorsville.
— Però non era una scatola di candele — disse Annie, guardandomi allo stesso modo in cui prima aveva fissato la sua immagine allo specchio. — Era un messaggio.
— Il messaggio riguarda Stonewall Jackson — dissi — il braccio destro di Lee. Fu ferito nella battaglia di Chancellorsville. Dovettero amputargli il braccio.