Il sogno di Lincoln [Lincoln's Dream - it]
- Автор: Уиллис Конни
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Carla Meazza
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il sogno di Lincoln [Lincoln's Dream - it]». Краткое содержание книги:
Che accadrebbe se una donna dei nostri tempi scoprisse di poter viaggiare nel tempo grazie ai suoi poteri mentali, in particolare a una specie di ponte psichico stabilito con il generale Robert Lee, il grande sconfitto della guerra civile? Da questa premessa parte un romanzo appassionante, una cruda e realistica ricostruzione della guerra civile americana e del suo mondo, ma anche un’avventura ricca di imprevisti: per esempio; che ruolo ha nella vicenda il cavallo di Lee, Traveller? E perché un uomo dei nostri glomi sembra inspiegabilmente identificarsi con lui? Lo scoprirete con Connie Willis.
— E io gli rimandai a mia volta un messaggio, vero?
— Sì — risposi. Ne conoscevo anche il contenuto. — “Mandate a Jackson i miei saluti più affettuosi” aveva scritto Lee. “Ditegli di fare presto a guarire e di ritornare vicino a me più in fretta possibile. Lui ha perso il suo braccio sinistro, ma io ho perso il mio braccio destro.”
Annie si appoggiò indietro sui cuscini, sfregandosi il polso come se le dolesse. — Ma lui non guarirà, vero? Sta per morire.
— Sì — risposi.
Si rimise giù subito, docilmente, come un bambino che ha promesso di addormentarsi dopo la favola della sera, e io andai a prendere una coperta dal mio letto per passare la notte sulla poltrona verde.
I medici avevano diagnosticato a Jackson una veloce guarigione, ma lui sviluppò una polmonite e morì nove giorni più tardi. Verso la fine delirava in continuazione. “Ordinate ad A.P. Hill di prepararsi per l’azione!” aveva detto una volta. Anche Lee avrebbe chiamato Hill, mentre giaceva morente per un attacco cardiaco sette anni più tardi. “Dite a Hill che deve avanzare!” aveva detto chiaramente. Mi chiesi se avessero sognato la stessa battaglia e di quale si trattasse, e se Annie fosse destinata a sognarla anche lei.
Alle cinque abbandonai ogni tentativo di dormire e andai in camera mia a leggere le bozze, lasciando la porta aperta in caso lei si svegliasse di nuovo. Ben e Malachi passavano il resto della mattinata e la maggior parte del capitolo a cercare il loro reggimento, e Robert Lee trovava il figlio Rob. Era in piedi su una piccola altura presso la strada quando l’unità di artiglieria di Rob arrivò in ordine sparso, con il solo cannone rimasto. Erano tutti sporchi ed esausti, e Rob si fermò di fronte a suo padre e disse: — Generale, ci ordinate di tornare a combattere di nuovo?
Robert Lee aveva un braccio al collo. Un aiutante tratteneva le redini di Traveller perché le sue mani erano troppo gonfie per farlo, e intorno a loro i campi di granturco e i boschi stavano bruciando. Il torrente Antietam scorreva rossastro.
— Sì, figlio mio — disse Lee. — Dovete fare tutto quello che potete per tirare fuori i nostri soldati. — Disse loro di prendere i cavalli migliori e li rimandò in battaglia.
Avevo lasciato il Freeman sul letto di Annie. Andai a prenderlo. Stava dormendo a pancia in giù, una mano sotto la guancia, l’altra gettata di traverso al libro. Lo feci scivolare piano da sotto e poi rimasi là seduto, come se la mia presenza potesse in qualche modo proteggerla dai sogni.
Mi aveva fatto promettere di aiutarla a sognare. Bene, la stavo aiutando. Aveva già fatto più sogni da quando mi aveva conosciuto che in tutto il tempo con Richard, droghe o non droghe, e sembrava che non potessi aiutarla in nulla, mentre stava sognando. Non riuscivo nemmeno a svegliarla.
Nemmeno star lì seduto le poteva essere d’aiuto. Dovevo essere ben sveglio e pronto per quando fosse arrivato il prossimo sogno, e non ero ancora riuscito a dormire davvero da quando eravamo giunti a Fredericksburg. Ma non volevo alzarmi e andare a letto. Non so che cosa volevo. Forse che Annie si svegliasse, aprisse i suoi occhi azzurro-grigi e mi guardasse. Guardasse me, non fumo e cavalli e soldati uccisi. Che guardasse me e sorridesse e dicesse con voce assonnata: — Non devi rimanere qui con me — così avrei potuto risponderle. — Ma io lo voglio. — E allora cosa avrei voluto che mi rispondesse? — Sono contenta che tu sia qui. Non faccio mai brutti sogni quando tu sei qui.
Annie mormorò qualcosa e mosse leggermente il viso contro il cuscino. Non c’erano più tracce di pianto sulle guance, nonostante il naso fosse ancora arrossato. I capelli si erano incollati al viso, là dove le lacrime si erano asciugate, e io li spinsi indietro. La sua pelle era tiepida. Vi appoggiai la mano.
Lei si accigliò come se l’avessi disturbata. Ritrassi la mano. Subito il viso si distese di nuovo. Sospirò e si voltò di lato, tirando su le ginocchia, come accoccolandosi. Il respiro divenne più regolare.
Mi rialzai, piano per non disturbarla, portai il Freeman nell’altra stanza e cercai l’insonnia di Lee. Aveva avuto problemi a dormire per tutta la guerra. “Ho paura di addormentarmi e pensare a quei poveri ragazzi” aveva scritto alla moglie una settimana dopo Antietam. Se mai fosse riuscito ad addormentarsi prima di mezzanotte i suoi aiutanti avevano ordine di non svegliarlo per nessuna ragione, a meno che non fosse assolutamente indispensabile. Aveva detto loro che per lui un’ora di sonno prima di mezzanotte valeva il doppio che non dopo.
Mi addormentai con il volume di Freeman aperto sul petto e dormii fin dopo mezzogiorno, e sebbene il mio sonno non fosse arrivato prima di mezzanotte valeva ugualmente tant’oro. Mi sentivo meglio di quanto mi fossi mai sentito dal viaggio in West Virginia, e in grado di pensare chiaramente per la prima volta su tutta quella faccenda. Avevo promesso ad Annie di aiutarla ad avere i sogni. C’era un unico mezzo per farlo, ed era di trovare che cosa li stava provocando.
Mi accertai che stesse ancora dormendo. Mi rasai, mi vestii, presi un foglio di carta dalla scrivania e iniziai a fare una lista dei sogni. Prima Arlington, poi Antietam, Fredericksburg, Chancellorsville. I Lee avevano abbandonato Arlington nel maggio 1861. La data, di cui non ero troppo sicuro, veniva dalla lettera di Markie Williams che raccontava di Tom Tita il gatto, ma comunque si trattava del 1861. Antietam era stata nel settembre 1862, Fredericksburg nel dicembre dello stesso anno, e Chancellorsville in maggio 1863. Ciò significava che i sogni erano in ordine cronologico, e avevano una consequenzialità. Annie aveva sognato quasi un anno di guerra in una settimana, sebbene all’inizio avesse sognato Arlington per un anno intero e questo primo sogno solo gradualmente si fosse chiarito. E c’erano importanti battaglie di quel primo periodo di cui non aveva sognato nulla.
Iniziai una seconda lista su un altro foglio, mettendo questa volta le date dei sogni su una colonna e le medicine che aveva preso nel frattempo sull’altra. Risultava come le medicine avessero una qualche connessione con i sogni, sebbene non capissi quale. Non avevano comunque soppresso il sonno REM né impedito di sognare, mentre avrebbero dovuto farlo.
Era proprio durante l’assunzione di Elavil che i sogni improvvisamente si erano fatti più chiari, e il fenobarbital che il medico di famiglia le aveva dato, in precedenza, non aveva avuto alcuna funzione apparente nel fermare il sogno di Arlington. Il Thorazine aveva fermato i sogni, ma quando era stato sospeso non era seguita la “tempesta di sogni” predetta dal dottor Stone. Nessuno dei sogni pareva avere una qualche relazione con le sostanze che stava prendendo o meno, quindi forse una relazione non esisteva proprio, e la scadenza dei sogni aveva maggiormente a che fare con i rari momenti di sonno di Lee.
Annie si era svegliata. La sentivo muoversi nell’altra stanza. Piegai i fogli e li misi nella tasca dei jeans. Bussai sulla porta accostata e immediatamente lei la spalancò.
— Sei stato in piedi tutto il tempo? — mi chiese, guardando l’orologio. Aveva l’aria stanca nonostante la dormita. — Non potevo crederci quando ho visto l’ora.
— Io sì. Mi sono svegliato che morivo di fame. È una gran bella cosa che servano la colazione a tutte le ore, nella nostra caffetteria. Che ne dici di andare? — Infilai il giubbotto. — Voglio andare in biblioteca questo pomeriggio. Penso di avere un’idea su ciò che sta causando i sogni.
Le raccontai dell’insonnia di Lee mentre mangiavamo; poi ci incamminammo verso la biblioteca. Comperai un taccuino nel negozietto lungo la strada. — Devo anche fare qualche ricerca sui sogni di Lincoln, in caso il veterinario non riesca a scoprire niente — le dissi.
— Lo farò io — ribatté Annie. — Che cosa devo cercare?
— Qualsiasi cosa sulla sua acromegalia, che non sarà però sull’indice perché nessuno sapeva che l’avesse. Qualsiasi riferimento ai suoi dolori di capo o attacchi di depressione. E qualsiasi cosa tu possa trovare sulla morte di Willie.