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Il lungo ritorno [Homegoing - it]

Электронная книга - «Il lungo ritorno [Homegoing - it]». Краткое содержание книги:

Sono gli Hakh’hli. Sono alieni. Si nutrono di carne umana. Il lungo viaggio nello spazio era alla fine. Sandy, l’umano cresciuto su un’astronave degli extraterrestri Hakh’hli, era pronto al ritorno sulla Terra. Gli alieni erano animati dalle migliori intenzioni.. Solo la scienza Hakh’hli poteva risolvere il problema di trasformare i pianeti. I terrestri avevano bisogno di quel contatto. Ma c’era da fidarsi?
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Ancora una volta, a Sandy dispiacque non poter porre più di una domanda alla volta. — Commonwealth dello Yukon? — ripeté in tono perplesso.

— È così che si chiama questa zona — spiegò la donna. — Ora non abbiamo più grandi paesi, sai, quelli che prima si chiamavano nazioni. Abbiamo solo una serie di commonwealth; circa 10.000 in tutto il mondo. Credo che il più grande commonwealth del continente nordamericano sia quello di York, che si trova sulla costa orientale, e anche quello avrà al massimo 250.000 abitanti. La regione in cui siete atterrati si chiama Inuit, mentre questa è lo Yukon. Più a sud c’è il Commonwealth di Athabasca, dove ci sono le grandi fattorie. A ovest invece…

— Non possiamo entrare in città? — domandò Sandy interrompendo la lezione di geografia.

— Sì — aggiunse Obie con ansia — così almeno potremmo mangiare qualcosa. Magari anche un vero milkshake?

— Ma certo — disse Marguery con un sorriso. — Avanti, c’è un’auto che ci aspetta.

L’auto in realtà era un “furgoncino”, un veicolo a quattro ruote simile a una scatola dotato di sedili abbastanza grandi da ospitare anche gli hakh’hli. Non appena furono tutti dentro, il furgone si mosse rapidamente verso la città. I tre visitatori presero a fissare incuriositi ogni cosa; Obie iniziò a chiacchierare in continuazione con tono eccitato, Polly assunse un atteggiamento di superiorità e Sandy sgranò letteralmente gli occhi a ogni singola meraviglia della città terrestre che vedeva. Non riusciva a fare a meno di ridacchiare in continuazione fra sé, cosa che portò a far sorridere anche Marguery Darp. I due hakh’hli stavano letteralmente sbavando per l’eccitazione.

Questa parte del pianeta infatti non era affatto simile a ciò che avevano avuto modo di vedere gli hakh’hli nei loro nastri registrati. Naturalmente, vi erano le automobili. Gli hakh’hli avevano visto innumerevoli film terrestri in cui gli umani in automobile si inseguivano a vicenda lungo le loro “autostrade”, e di conseguenza sapevano benissimo che aspetto avessero le automobili terrestri. Queste però erano diverse. Ve ne erano a tre e a quattro ruote, aperte e chiuse, grandi e piccole. Anche gli edifici erano diversi. Vi erano pochissimi “grattacieli”, e anche gli edifici con molti piani (l’albergo in cui li portò Marguery ne aveva 25) erano per la gran parte sottoterra. — Tanto qui durante l’inverno c’è comunque pochissima luce — spiegò Marguery — quindi non c’è un granché da vedere. Inoltre, rimanendo sottoterra ci teniamo riparati dal vento.

— Il vento non sembrava poi tanto forte — intervenne Obie dando sfoggio della sua grande esperienza in materia. In fondo, aveva già avuto modo di vedere venti ben più forti, come quello in cui si erano trovati nel corso dell’atterraggio.

— Oggi non è per niente forte — disse Marguery. — Qui siamo abbastanza lontani dalla costa, e quindi non abbiamo tanti uragani come quello in cui vi siete imbattuti voi quando siete atterrati. Però a volte soffia un vento che noi chiamiamo chinook, e quando arriva ti stacca i capelli dalla testa… be’, naturalmente non dalla tua testa, Oberon. Comunque sia, ora andiamo che vi faccio sistemare nelle vostre stanze.

Per “sistemarsi” dovettero prima “registrarsi” alla “reception” dell’”hotel”. Quando compirono questa operazione, non erano da soli. Non erano mai da soli. La gente si affollava sempre attorno a loro fissandoli con gli occhi sgranati, e gli hakh’hli non avevano alcuna possibilità di sfuggire alle telecamere se non nell’intimità delle loro stanze.

Delle loro stanze individuali.

Questo solo fatto era bastato di per sé a stupirli tutti quanti. Che cosa significava dormire da soli? Oberon e Polly dichiararono immediatamente che avrebbero condiviso un angolo del pavimento di una sola stanza (non erano ancora pronti a provare un “letto”) ma Sandy invece decise che, dato che si trovava sulla Terra, doveva fare come i terrestri. — Ma così dovrò dormire solo con Polly! — si lamentò Obie. — Avrò freddo!

— Oh, lascia che il terrestre faccia ciò che gli pare e piace — disse Polly in tono irritato. — Ma rimani con noi mentre chiamo il modulo di atterraggio via radio, Lisandro. Dobbiamo verificare che stia andando tutto bene.

Naturalmente, andava tutto bene. Tania rispose immediatamente alla prima chiamata e disse che era tutto a posto, solo che alcuni terrestri avevano chiesto loro di poter dare un’occhiata all’interno del modulo di atterraggio. — È assolutamente fuori questione — disse Polly indignata. — A meno che ChinTekki-tho non vi dia un contrordine specifico, non dovete assolutamente fare entrare nessuno all’interno della navetta. Vi siete mantenuti in contatto con la nave madre?

— Certo — rispose Tania. — I Grandi Anziani stanno prendendo in considerazione la questione proprio in questo momento. Inoltre, vogliono effettuare personalmente una “trasmissione” per i terrestri. Ho parlato con ChinTekki-tho, e ha detto che nel corso del prossimo contatto radio ci spiegherà come fare il collegamento dalla nostra navetta.

Polly deglutì. — E i Grandi Anziani sono… be’, soddisfatti del nostro operato?

— Non hanno detto di non esserlo — riferì Tania.

A quel punto Polly interruppe il contatto, con una lacrima di sollievo.

Un attimo dopo, Marguery bussò alla porta. — Sandy? — domandò. — Ho pensato che questo potrebbe essere un buon momento per andare a fare un po’ di compere.

— Oh, certo — disse Sandy con entusiasmo. — Ho sempre desiderato vedere un supermercato terrestre.

— Mmm — replicò Marguery scuotendo il capo. — Certo, è una buona idea, ma magari possiamo farlo in un’altra occasione. Al momento invece pensavo di portarvi in un negozio di abbigliamento. I tuoi amici hakh’hli hanno bisogno di cappelli per proteggersi dal sole, e penso che anche tu ti troveresti decisamente più a tuo agio se ti cambiassi quegli strani abiti che hai addosso.

L’ingresso di Sandy nel mondo degli esseri umani era qualcosa di meraviglioso per lui. Era anche un po’ spaventoso, e a volte anche un po’ ripugnante, ma nel complesso era tutto così… Be’, forse la parola migliore rimaneva sempre meraviglioso. La cosa più fantastica della Terra era comunque lo spazio. Ve ne era così tanto, ed era così pieno di cose interessanti! Vi erano laghi, fattorie, edifici e persone… Ma la cosa forse più sconcertante di tutte per Sandy erano gli odori. Da un certo punto di vista anche questi erano un po’ preoccupanti, e occorreva un certo tempo per abituarvicisi, dato che non avevano proprio nulla a che vedere con gli odori della nave hakh’hli; in ogni caso, Sandy aveva trovato interessante (anche se fino a un certo punto) persino l’odore del mucchio di letame che si trovava dietro alla stalla delle mucche. Gli odori della città di Dawson, poi, erano ancora più variati. Ve ne erano alcuni curiosi, come quelli della cucina umana o del sudore, e altri dolci, come quelli dei fiori e dell’erba. Poi, vi erano gli odori del tutto speciali e particolari delle donne. Marguery emise una risatina quando Sandy le fece una domanda in proposito, ma poi lo aiutò a identificarli per quel che erano; profumo, sapone, lacca per capelli e un leggero, ma decisamente stimolante odore naturale della pelle. La somma di tutto ciò costituiva l’odore caratteristico della femmina umana, e il risultato faceva contrarre i muscoli della pancia di Sandy in maniera strana e inaspettata.

La femmina umana non usciva mai dai pensieri di Sandy, soprattutto adesso che aveva accanto a quel fantastico esemplare.

Trovava piuttosto curioso (anche se non aveva mai ricevuto un’educazione tale da fargli pensare che fosse qualcosa di sgradevole) il fatto che fosse costretto ad alzare lo sguardo ogni volta che le rivolgeva la parola. Marguery doveva essere alta almeno 180 centimetri. Era anche molto forte per essere una femmina umana, venne a sapere Sandy, anche se a lui sembrava molto esile. I lunghi capelli rossi di Marguery cadevano in due trecce ondeggianti, i suoi occhi erano verdi e il suo naso era leggermente aquilino. Sandy era piuttosto stupito dal fatto che fino ad allora, nei venti e più anni della sua vita, non si fosse ancora reso conto che le caratteristiche della femmina umana ideale fossero proprio i capelli rossi intrecciati, gli occhi verdi e il naso leggermente aquilino.

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