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Il lungo ritorno [Homegoing - it]

Электронная книга - «Il lungo ritorno [Homegoing - it]». Краткое содержание книги:

Sono gli Hakh’hli. Sono alieni. Si nutrono di carne umana. Il lungo viaggio nello spazio era alla fine. Sandy, l’umano cresciuto su un’astronave degli extraterrestri Hakh’hli, era pronto al ritorno sulla Terra. Gli alieni erano animati dalle migliori intenzioni.. Solo la scienza Hakh’hli poteva risolvere il problema di trasformare i pianeti. I terrestri avevano bisogno di quel contatto. Ma c’era da fidarsi?
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— Interessante — intervenne Boyle. — Ti spiace se diamo un’occhiata al tuo orecchio, più tardi? Abbiamo dei dottori molto competenti per queste cose.

— Noi hakh’hli abbiamo ottimi dottori — sentenziò Polly in tono asciutto.

— Oh, non ne dubito. Tuttavia, può darsi che i nostri abbiano un minimo di esperienza in più per quanto riguarda l’anatomia umana. Comunque sia, andiamo al ristorante, altrimenti arriveremo in ritardo allo studio.

— Io preferirei mangiare latte con biscotti in camera — intervenne Obie con impazienza.

— Non è ancora l’ora del latte coi biscotti — lo rimbrottò immediatamente Polly. — Se hai veramente fame, puoi provare un po’ di questo cibo terrestre; fra l’altro, sarebbe anche utile scoprire se sei in grado di digerirlo o meno.

— Perché, tu non hai intenzione di provarlo? — le domandò Hamilton Boyle con gentilezza. — Secondo i nostri biologi, abbiamo più o meno lo stesso tipo di metabolismo.

Polly gli rivolse uno sguardo incuriosito. — E come fanno i vostri biologi a sapere una cosa del genere? — domandò.

Boyle assunse un atteggiamento leggermente imbarazzato. — Be’, naturalmente abbiamo analizzato i campioni di cibo che ci ha gentilmente fornito Lisandro…

— Ma davvero! — disse Polly rivolgendo a Sandy uno sguardo di fuoco. — Avremo modo di discuterne in seguito. Comunque sia, vi basti sapere che non sono ancora pronta a provare il cibo terrestre su me stessa. Un astronomo come Oberon può anche essere sacrificato, ma io sono a capo di questa spedizione, e di conseguenza non posso permettermi di rischiare un’intossicazione alimentare.

I sensi di Sandy erano assaliti da una moltitudine di odori, colori, sapori, sensazioni e rumori, tutti affascinanti, sconosciuti, misteriosi e decisamente terrestri. In particolare, era deliziato dagli odori della Terra: sudore, profumo, piedi, cannella, caffè appena fatto, resina di pino, fognatura, rose, gardenie, pepe, pane fresco, carne arrosto, cavolo bollito, escremento di cane calpestato, erba appena tagliata, biancheria appena lavata, olio bollente, marciapiede bagnato. Poi vi erano i colori, a dir poco emozionanti: le montagne erano verdi, marroni, bianche, rosso ruggine e grigio fango, mentre la pelle umana poteva essere color cioccolato, olivastra, rosa o addirittura di un nero che dava quasi sul violaceo o di un bianco quasi spettrale. Non aveva mai pensato che gli hakh’hli usassero una gamma di colori limitata rispetto ai terrestri, eppure era proprio così; sulla Terra vi erano colori incredibilmente vivaci, come per esempio quelli dei loro veicoli su ruote, le automobili e i camion, che andavano dal bianco fino al blu cobalto o al giallo limone. Anche gli abiti terrestri presentavano ogni colore possibile, per non parlare degli stupendi cartelli luminosi, che lampeggiavano (giorno e notte!) con tutti i colori dello spettro.

In ogni caso, la cosa della Terra che lo affascinava maggiormente rimanevano sempre gli esseri umani, le persone che si fermavano per fissarli, che si protendevano dai finestrini a bocca aperta, che gridavano puntualmente i loro amichevoli saluti. E fra tutti questi, naturalmente, vi era una persona in particolare che lo affascinava più di tutte le altre. Attraversando la strada, Marguery gli prese gentilmente la mano. Sandy venne percorso da un brivido a quel contatto, e non le mollò la mano nemmeno quando si trovarono al sicuro sul marciapiede opposto. Marguery gli rivolse uno sguardo neutro, forse incuriosito, ma non oppose resistenza, tenendogli la mano finché non si trovarono davanti alla porta girevole del ristorante, dove la lasciò per farlo entrare davanti a lei.

Erano attesi. La cameriera li condusse immediatamente verso un tavolo apparecchiato per sei. Attorno al tavolo vi erano quattro sedie più due spazi vuoti per Oberon e Polly. Gli altri clienti del ristorante si voltarono incuriositi nella loro direzione mentre i due hakh’hli si accovacciavano per terra con le teste press’a poco alla stessa altezza di quelle dei loro “amici” umani seduti.

La varietà di cibo terrestre disponibile era a dir poco sconcertante. Vi era un intero menu dedicato alla “prima colazione” più un altro completamente diverso per il “pranzo”. Hamilton Boyle spiegò che potevano scegliere qualsiasi cosa desiderassero da entrambe le liste. Né Sandy né gli Hakh’hli però avevano mai avuto la possibilità di scegliere cosa mangiare nel corso di un pasto, e Sandy infatti era decisamente confuso e indeciso sul da farsi. La maggior parte dei nomi elencati sul menu gli erano abbastanza familiari… anche se solo fino a un certo punto. Tanto per fare un esempio, che cosa potevano essere le “uova benedict” o il “guacamole di avocado”? Non ebbe alcun problema nel riconoscere sul menu cose come gli hamburger, le patatine fritte, i milkshake, i gelati e i panini al formaggio, ma quando i tre accompagnatori terrestri ordinarono e offrirono loro piccoli assaggi di prova di quegli stessi cibi, Sandy si ritrovò ancor più perplesso di prima. Nessuna di quelle cose infatti assomigliava nemmeno lontanamente ai “cibi terrestri” che erano stati somministrati alla coorte sulla nave nel corso dell’addestramento agli usi e ai costumi terrestri. E certamente non avevano nulla a che vedere con il cibo che veniva fornito loro tutti i giorni sulla nave. Polly si rifiutò categoricamente di assaggiare alcunché, e iniziò a mangiucchiare alcuni biscotti hakh’hli che si era portata dietro.

Sandy invece decise di essere più temerario… o forse più testardo. In fondo, perché mai avrebbe dovuto trovare alieno il cibo umano se lui stesso era un essere umano? Non era affatto facile però, e infatti alla fine dovette farsi assistere da Marguery, che ordinò per lui. Felicemente, Sandy scoprì che era perfettamente in grado di apprezzare le semplici patate bollite che la sua accompagnatrice scelse per lui, e in seguito passò addirittura a una fetta di pane tostato. Qualsiasi altra cosa risultava molto strana per lui, e quel poco che assaggiò degli altri piatti non gli parve per niente appetitoso.

Oberon invece non si lasciò intimorire dalla novità, e ordinò una serie di piatti. Un’omelette alla francese, un avocado ripieno di polpa di granchio, un hamburger, un “texas chili dog” e una serie di altre cose di cui Sandy non conosceva il nome. Alla fine Obie riuscì a mandare giù un poco del suo hamburger, ma tutto il resto gli parve decisamente troppo strano, tanto che si mise a supplicare Polly di dargli qualche biscotto, che una volta ottenuto masticò con avidità. Tuttavia, Obie si rallegrò immediatamente quando gli venne servito il “dolce”. Si trattava di “gelato”. Al primo cucchiaino sgranò gli occhi per la sorpresa, ma subito dopo dichiarò che era qualcosa di “delizioso”. — È freddo! — esclamò con allegria. — Non credevo che si potessero mangiare cose refrigerate, ma è proprio buono!

— Sempre ammesso che non ti avveleni — intervenne Polly in tono cupo.

La comunicazione con ChinTekki-tho sulla grande nave interstellare giunse loro grazie a una combinazione di tecnologia umana e hakh’hli. Il segnale proveniente dalla nave veniva infatti trasmesso direttamente alla console delle comunicazioni del modulo di atterraggio, che si trovava ancora nel Commonwealth dell’Inuit, dove una telecamera umana posta davanti allo schermo della console ritrasmetteva le stesse immagini al resto del mondo. Quando Polly sentì la voce di Chiappa che forniva questa spiegazione tecnica, si allarmò immediatamente. — Ma questa procedura è sbagliata e niente affatto consigliabile! — sbottò in hakh’hli. — Non avete il permesso di far accedere alcun terrestre all’interno della nostra navetta!

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