Il lungo ritorno [Homegoing - it]
- Автор: Пол Фредерик
- Год: 1996
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Marco Pinna
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il lungo ritorno [Homegoing - it]». Краткое содержание книги:
Obie fu il primo componente della coorte ad apparire sulla porta della navetta dopo il periodo d’intontimento. Si produsse in un ampio sbadiglio, si diede una grattatina, poi vide Sandy e lo salutò con un cenno della mano. A quel punto si girò, presentando la sua tozza coda al pubblico presente, afferrò la ringhiera metallica della scaletta con i possenti pollici e le dita “tutrici” e si lasciò scivolare fino a terra, dove piombò con un forte tonfo. Si girò verso coloro che lo circondavano con una grande risata. — Oh, Sandy — esclamò con gioia. — Non trovi che sia meravigliosa questa gravità così ridotta? Mi sento di poter fare un balzo di un chilometro.
— Ti prego, non farlo — disse Sandy, rivolgendo un sorriso imbarazzato ai suoi nuovi amici terrestri. A quel punto fece la sua comparsa anche Tania, e Sandy presentò i due hakh’hli ai nuovi arrivati. Fece qualche errore nel pronunciare i loro nomi, Miriam Zuckerman, Dashia Ali, Hamilton Boyle, ma non ebbe alcuna esitazione quando si trattò di presentare Marguery Darp. Sandy osservava la donna con attenzione, tentando di percepire che cosa stesse pensando in base all’espressione del suo volto. Non riuscì a percepire un granché. La donna sorrideva, annuiva e pronunciava cortesi parole di benvenuto, ma nonostante ciò Sandy percepiva un certo imbarazzo in lei. Era evidente che tutti gli umani presenti si stavano dando un gran da fare per non apparire in alcun modo… come dire, offensivi. Naturalmente, era inevitabile che gli umani fossero sconvolti dal loro primo incontro con degli alieni. Mettendosi nei panni di un terrestre, Sandy osservò i suoi compagni di coorte; in effetti, degli alieni simili a canguri, alti un metro e venti che venivano fuori da un’astronave e si mettevano a parlare inglese erano qualcosa di strabiliante, qualcosa che avrebbe senz’altro destato molta curiosità. Soprattutto se si comportavano come Oberon, che continuava a prodursi in incredibili e gioiosi balzi nell’aria.
— Il tuo amico — gli disse Marguery Darp indicando Oberon — è proprio un grande saltatore, non è vero?
— Be’, è una grande tentazione per lui — spiegò Sandy. Stava resistendo con grande eroismo all’impulso di mettere anche lui in mostra la sua forza da 1,4 G.
— In ogni caso — intervenne Tania — non dovrebbe mettersi continuamente in mostra a quel modo. — Fece un cenno di comando in direzione di Oberon, e quando questi si avvicinò con espressione perplessa gli si rivolse in tono severo. — Ti stai comportando come uno sciocco, Oberon. Questa femmina terrestre è molto delusa dal tuo comportamento.
Obie assunse un’espressione afflitta, ma Marguery Darp si affrettò a rinfrancarlo. — Oh, niente affatto signor, ah, Oberon! Niente affatto! Anzi, trovo che i suoi salti siano qualcosa di magnifico. L’unica cosa che vorrei suggerirle è… be’, perché non indossa un cappello? Lo strato di ozono è ancora piuttosto sottile qui a nord.
Obie la fissò esterrefatto. — Strato di ozono? Cappello?
Fu Hamilton Boyle che si assunse l’onere della spiegazione. — Il tenente Darp è preoccupato per le radiazioni ultraviolette dei raggi del sole, signor Oberon. Da quando lo strato di ozono della nostra atmosfera si è indebolito, abbiamo avuto parecchi problemi con le radiazioni; tumori della pelle, danni all’agricoltura e moltissimi casi di gravi scottature. Siete soggetti a scottature dovute all’eccessiva esposizione ai raggi del sole voialtri?
Obie rivolse uno sguardo perplesso verso Sandy. — No, non lo sa — intervenne Sandy. — Nessuno di noi lo sa. Non siamo mai stati esposti alla luce del sole prima d’ora.
— Allora sarà meglio che vi procuriamo dei cappelli — disse Marguery Darp con tono deciso. — E probabilmente avrete anche bisogno di qualcosa per coprire le vostre… ah, braccia.
— Meglio ancora — disse Boyle con un sorriso — potremmo portarvi tutti quanti in un luogo chiuso. Che ne direste di accettare il nostro invito e venire in città? C’è un sacco di spazio nel nostro aereo.
— Andare in città? — squittì Obie.
— Naturalmente, bisogna domandarlo a Polly — intervenne Tania. Detto questo girò su se stessa e risalì la scaletta.
— La prego, le dica che si tratta di un invito ufficiale da parte del governo del Commonwealth dello Yukon, che vorrebbe darvi il benvenuto sulla Terra! — gridò Boyle alle sue spalle. Poi si rivolse di nuovo a Sandy e Oberon. — Vi prometto che vi piacerà — aggiunse. — Dawson è una vera e propria città, e vi posso garantire che vi troverete a vostro agio.
Marguery stava annuendo con fare incoraggiante.
— Oh, ne sarei felice — disse Sandy.
— Polly non ce lo permetterà mai — aggiunse Obie con tono cupo.
Quando Polly, in maniera decisamente più decorosa rispetto a Obie, scese finalmente dalla navetta, il suo volto era ricoperto di lacrime di benevolenza. — Ma certo che accettiamo il vostro invito di recarci alla città di Dawson — disse. — Il nostro consigliere, ChinTekki-tho, mi ha chiesto di ringraziarvi da parte sua per l’invito. Sfortunatamente, però, non potremo venire tutti quanti.
— Ma nel nostro aereo c’è spazio abbondante per tutti — intervenne Marguery Darp.
— Il problema non è la capacità della vostra nave; si tratta di una questione di semplice necessità. Alcuni di noi dovranno rimanere presso il modulo di atterraggio come misura precauzionale; se lasciassimo la navetta incustodita, qualche terrestre potrebbe entrarci dentro e rischiare di farsi del male. Inoltre, vi è molto lavoro da fare sulla navetta, poiché bisogna riparare i danni riportati durante l’ingresso nella vostra atmosfera. La rete di protezione va sostituita, tanto per fare un esempio. Potete constatare voi stessi le condizioni in cui si trova.
— Spero che non avrete intenzione di ripartire subito? — domandò Boyle con una smorfia.
— Le nostre intenzioni non contano — disse Polly. — Noi riceviamo le nostre direttive dai Grandi Anziani, e dobbiamo ubbidire ai loro ordini. Tuttavia, posso dirvi che il modulo di atterraggio non ripartirà immediatamente. Alcuni di noi verranno con voi in città. Naturalmente, dovremmo portarci dietro delle provviste, così almeno avremo qualcosa da mangiare.
— C’è un sacco di roba da mangiare a Dawson — intervenne nuovamente Marguery Darp.
Polly agitò il capo. — Ma temo che si tratti solo di cibo terrestre. Comunque sia, io e Lisandro verremo con voi, e porteremo anche… — Si guardò attorno, emise un sospiro, quindi concluse la frase. — Oberon. Penso che sia lui l’elemento meno indispensabile. Gli altri rimarranno qui con il modulo di atterraggio.
Il volo con l’aereo a decollo verticale di Marguery Darp fu duro almeno quanto quello con la navetta; persino Obie si sentì male. Tuttavia, quando atterrarono finalmente a Dawson, Sandy ebbe la possibilità di vedere per la prima volta una città terrestre. — Com’è grande! — esclamò, fissando gli altissimi edifici. Alcuni erano alti addirittura 30 metri!
— Oh, non è poi così grande — gli disse Marguery Darp con tono rassicurante. — Questa è solo Dawson, la capitale del Commonwealth dello Yukon. In tutto il Commonwealth vivranno al massimo 25.000 persone, e per la maggior parte non vivono nemmeno a Dawson ma fuori, in campagna.