Il lungo ritorno [Homegoing - it]
- Автор: Пол Фредерик
- Год: 1996
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Marco Pinna
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il lungo ritorno [Homegoing - it]». Краткое содержание книги:
Ma la cosa che attirò maggiormente l’attenzione di Sandy fu che la navetta non era più sola nel prato. Era circondata da altri cinque velivoli. Velivoli terrestri. Si trattava di elicotteri abbastanza simili a quello sul quale si trovava lui, solo che alcuni erano decisamente più grandi. E tutt’attorno alla nave vi erano gruppi di persone. Persone terrestri. Alcune di queste persone imbracciavano telecamere, puntandole verso la nave, verso altri terrestri, o, soprattutto, verso gli hakh’hli.
Gli hakh’hli infatti erano usciti tutti e sei dalla loro navetta. Due di loro (sembravano Polly e Chiappa) stavano parlando davanti a una telecamera. Altri due rimanevano attaccati con fare possessivo alla ringhiera della scaletta della nave, mentre gli ultimi due stavano mettendosi in mostra con grande sfoggio di gioia e vigore per gli spettatori terrestri. Sfruttando la grande forza delle loro zampe posteriori nella debole gravità della Terra, i due stavano dedicandosi a un gioco terrestre che avevano visto in un programma televisivo per bambini che si chiamava “la cavalluccia”, compiendo lunghissimi balzi per scavalcarsi a vicenda a turni. Visti così, dall’alto, sembravano proprio delle rane.
Non appena Sandy scese dall’elicottero, Tania gli si avvicinò con due lunghi balzi. I due poliziotti si fecero indietro istintivamente, portando entrambi la mano sulla fondina della pistola. Non estrassero le armi però, e Tania si rivolse a Sandy in hakh’hli versando un’affabile lacrima. — Ti sei comportato male e non bene, Lisandro. Usa estrema cautela nel rivolgerti a queste creature terrestri finché non avremo ricevuto nuovi ordini!
Sandy era esterrefatto. — Quali nuovi ordini? — domandò. — Tu parli in modo confuso e non chiaro.
Tania però non rispose più in hakh’hli. Si limitò a dargli una piccola pacca di scherzoso rimprovero sulla testa, quindi riprese a parlare in inglese. — Ma adesso seguimi, Sandy! — esclamò. — Stiamo facendo un’intervista” alla “televisione” con questi simpaticissimi terrestri!
Sandy rivolse una smorfia di perplessità ai due poliziotti che lo avevano accompagnato fino a lì. L’uomo si limitò a scrollare le spalle, mentre la donna disse: — Vada pure, signore.
Così, Sandy seguì Tania verso le telecamere, iniziando a guardarsi attorno.
Il suo spirito stava iniziando a risollevarsi. Di giorno, il mondo era molto più grazioso e meno spaventoso di quanto Sandy non avesse potuto immaginare. Vi erano così tante cose! In tutta la sua vita, non aveva mai avuto la possibilità di guardare a una distanza superiore ai trenta metri, e ora poteva vedere a chilometri e chilometri di distanza in tutte le direzioni! Vi erano montagne! E nuvole! E fiumi! E poi, luminoso come non lo aveva mai nemmeno sognato, tanto forte da fargli dolere gli occhi se cercava di guardarlo direttamente, vi era il Sole!
Poi vi era anche Polly, una vista quasi altrettanto stupefacente, che piangeva lacrime di simpatia mentre, accovacciata su una pietra piatta, si rivolgeva a una mezza dozzina di telecamere. Non vi potevano essere dubbi riguardo al fatto che non stesse esattamente ubbidendo alle direttive impartite dai Grandi Anziani. Non solo non stava facendo alcun segreto della loro presenza sulla Terra, ma apparentemente la stava addirittura pubblicizzando! Non appena Sandy si avvicinò, le telecamere si distolsero da Polly per puntare i loro obiettivi nella sua direzione, e in quella di Obie e di Elena che si stavano avvicinando a balzelloni.
— Benvenuto sulla Terra! — esclamò Obie, in inglese.
— Oh, Mingherlino — aggiunse Elena in hakh’hli — questa volta l’hai veramente fatta grossa!
Sandy sbatté le palpebre. — Di che cosa stai parlando? — le domandò.
— Parla in hakh’hli! — ordinò Polly mentre balzava giù dalla pietra e gli si avvicinava con aria minacciosa. — Per colpa della tua follia e della tua incompetenza, ora siamo costretti a cambiare tutti i nostri piani!
— La mia follia?
— Sì, e la tua incompetenza — intervenne Obie con espressione di rimprovero. — Non sei riuscito a portare a termine la tua missione in maniera soddisfacente. Si sono accorti immediatamente che stavi mentendo e che non dicevi la verità.
— Va be’ — disse Sandy in tono umile — però non ho mica raccontato loro della grande nave, no?
— Non discutere! — sbottò Polly. — Dobbiamo occuparci di queste persone subito e senza altri ritardi! Mi sono già messa in contatto con la nave. Sappi che i Grandi Anziani non sono per niente felici del tuo operato, Sandy. Comunque sia, i fatti sono fatti; quando un uovo si schiude si schiude, quindi abbiamo ricevuto nuovi ordini. Dobbiamo esporre con chiarezza a questa gente il motivo della nostra venuta.
— Esporre con chiarezza? — domandò Sandy perplesso.
— Oh, per favore, Lisandro, cerca di comportarti come un hakh’hli, e non come un hoo’hik, se ti riesce. Limitati a seguire ciò che dico. Sorridi, e lascia che ti diano il benvenuto a casa. E ascolta con attenzione ciò che dirò loro!
A quel punto Polly si rivolse nuovamente verso le telecamere, parlando in inglese e versando lacrime di scusa. — Vi prego di perdonarci. Eravamo semplicemente preoccupati per il nostro caro amico Lisandro. Ora, possiamo procedere con l’intervista”.
Né Sandy né tantomeno gli altri hakh’hli della coorte erano mai stati “intervistati” prima di allora. Tuttavia, avevano assistito a innumerevoli “interviste” registrate nei vecchi programmi televisivi terrestri, e di fatto Polly si stava comportando come una vera e propria veterana dei “talk show”. Avvicinò Sandy a sé con decisione, afferrandogli la cintura con dolce fermezza mentre parlava nei microfoni delle telecamere. Se Sandy non fosse stato tanto occupato a fissare le apparecchiature terrestri, le persone, i fiori selvatici e le stesse pietre della Terra, avrebbe senz’altro ammirato l’atteggiamento della sua compagna di coorte. Polly infatti parlava in maniera chiara e convincente.
— Sì — stava dicendo — noi siamo gli hakh’hli, una razza tecnologicamente avanzatissima con una storia di circa 16.800 dei vostri anni. Siamo venuti fin qui per condividere con voi le nostre conoscenze, oltre che per restituirvi l’essere umano John William Washington (che noi chiamiamo Sandy). Egli è figlio di due astronauti, che abbiamo raccolto alla deriva nello spazio durante una delle vostre guerre, esattamente 56 anni fa. Lo abbiamo cresciuto e allevato come uno dei nostri. In quanto alla storia che ha raccontato ai vostri allevatori di animali, si trattava di una piccola, inoffensiva bugia inventata allo scopo di rendere meno traumatico il suo ritorno al pianeta d’origine, permettendogli di muoversi liberamente fra voi e di rimandare per quanto possibile l’inevitabile “pubblicità” che avrebbe accompagnato la notizia del suo arrivo e della sua identità. Inoltre, abbiamo anche ritenuto che fosse il caso di usare una certa cautela nell’avvicinarvi, poiché non sapevamo quali fossero le attuali condizioni di vita sul pianeta Terra e volevamo avere la possibilità di decidere con calma in quale modo rivelarvi la nostra presenza. Volevamo risparmiarvi, per quanto possibile, lo shock derivante dall’incontro con una razza di esseri superiori quale è la nostra. — Sbatté le palpebre in direzione delle telecamere con espressione affabile, quindi continuò. — E ora, se vorrete scusarci, dobbiamo tornare al nostro modulo di atterraggio. Ci scusiamo, ma si tratta di una vera necessità. È infatti giunta l’ora del nostro pasto di mezzogiorno, e data l’eccessiva lunghezza delle vostre giornate terrestri, non possiamo assolutamente attendere oltre. Vieni anche tu, caro Lisandro?