La casa che uccide [Smart House - it]
- Автор: Вильгельм Кейт Л.
- Год: 2004
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Жанр: Триллеры
Электронная книга - «La casa che uccide [Smart House - it]». Краткое содержание книги:
«Il programma è pieno di errori» disse con rabbia Bruce. «Lo sapevo! Quel bastardo! Quel maledetto bastardo! Tutti soldi buttati al vento! Il programma è totalmente inaffidabile! Lo sapevo fin dall’inizio.»
«Non è vero!» gridò Alexander, balzando in piedi con i pugni serrati. «Un conto è se Gary l’ha disattivato, ma il programma non ha fatto errori né ha mentito. Maledizione, funziona!» urlò con voce stridula.
Constance li stava osservando. Quando Maddie prese un bel respiro e si alzò, lei fece altrettanto.
«Non mi sento molto bene» disse Maddie con un filo di voce. «Vado a sdraiarmi un po’.»
«Lasci che l’accompagni» le propose Constance. «Devo salire anch’io in camera per qualche minuto.»
Maddie e Constance lasciarono la stanza accompagnate dalla scia delle voci impegnate in un’animata discussione. Quando si aggiunse anche la voce acuta di Laura, Constance si chiese se Charlie non li avesse messi un po’ troppo sotto pressione. Constance gli aveva trasmesso con lo sguardo che avrebbe cercato di far parlare Maddie, e Charlie le aveva risposto con un cenno talmente veloce e impercettibile da dare a Constance la certezza che fosse passato inosservato agli occhi altrui. Tutti quei geni si erano comportati esattamente come Charlie aveva previsto, e ora lui si sarebbe seduto comodamente a osservare e ad ascoltare. Al momento giusto, poi, li avrebbe nuovamente punzecchiati fino a farli confessare o ricordare qualcosa di interessante. Maddie imboccò le scale senza esitazione e cominciò a salire. Sembrava che in quella casa nessuno volesse proprio prendere l’ascensore.
A metà della rampa, lontano da occhi e orecchie indiscrete, Constance disse: «Mrs Elringer, può smettere di recitare adesso.»
Maddie si fermò e la guardò in modo pungente.
«Mi riferisco alla sceneggiata del bere» spiegò Constance. Le prese il braccio e ricominciarono a salire. «L’ho osservata tutta la sera. Direi che non ha assunto più alcol di quanto ne abbia assunto io.»
«Tutti continuano a chiedermi di prendere posizione» disse Maddie a bassa voce. «Gary è morto da meno di tre mesi e loro si azzuffano come cani. Proprio come cani.»
Constance annuì. «Finché credono che sia sotto l’effetto dell’alcol la lasciano in pace, vero?»
«Credo di sì» ammise Maddie.
«Possiamo parlare qualche minuto?»
«Sono davvero stanca» rispose. Si fermarono davanti a una porta e la donna posò la mano sul pomo.
«Ed è anche terrorizzata» aggiunse gentilmente Constance. «Forse dovrebbe sfogarsi un po’.»
Il viso di Maddie si corrugò e i suoi occhi si riempirono di lacrime. Constance le passò davanti per aprire la porta, ed entrarono nella camera da letto.
«Avrebbe dovuto essere figlio unico» disse Maddie qualche minuto dopo. La donna era andata in bagno a sciacquarsi la faccia e si era seduta su una delle poltroncine davanti al tavolino e alla vetrata. Constance era seduta di fronte a lei. Le tende erano tirate, la stanza illuminata solo da una fioca lampada a muro. «Era un bambino difficile. Molto difficile. Naturalmente anche molto precoce, ma Bruce… Aveva solo sei anni e non poteva capirlo. Mi dicono che sia una brutta età per accettare l’arrivo di un fratellino. Con la sua intelligenza vivace era stato per tanto tempo coccolato da tutta la famiglia poi, all’improvviso, è arrivato qualcuno ancora più in gamba di lui. Sin dall’età di tre o quattro anni non c’era una sola cosa che Gary non potesse fare meglio di Bruce. All’inizio era allo stesso livello del fratello maggiore ma poi lo superò in tutti i campi. Litigavano continuamente, i viaggi in macchina erano un inferno e restare a casa con loro due era anche peggio.» Scosse la testa, gli occhi chiusi, la fronte corrucciata.
«Non si rendeva conto di quanto potesse far soffrire la gente» continuò. «Suo padre, me, Bruce, poi Beth e alla fine tutti quanti. Non lo faceva apposta né per cattiveria. Semplicemente non se ne rendeva conto. Prendeva dalla gente quello che gli serviva, e quando aveva ottenuto ciò che voleva voltava loro le spalle senza esitazione.»
Sospirò profondamente e divenne immobile, avvolta da ricordi che le facevano assumere una smorfia di dolore. «Però gli siete rimasti tutti fedeli» disse Constance dopo un istante. «Vi siete messi in affari con lui, avete continuato a proteggerlo anche dopo che era diventato adulto.»
«Era anche così vulnerabile» si giustificò Maddie. «Non si accorgeva delle conseguenze che le sue scelte avevano sulle persone. Quella sera, quando ha tirato fuori la storia del gioco, era sincero. Per lui si trattava solo di un gioco. Avevo avuto una premonizione» disse quasi in un sussurro. «Non credo alle premonizioni, ma d’un tratto ho sentito distintamente che quel gioco sarebbe finito in una tragedia. Ne ho avuto la netta sensazione. Tutti erano risentiti e dentro di loro desideravano che fosse Gary la loro vittima. Ma non fu solo questo. Provai anche un sentimento di orrore, e dissi che non volevo saperne di partecipare al gioco. E così feci. Stasera, quando suo marito ha cominciato a parlare di nuovo del gioco, ho rivissuto quel terribile sentimento di orrore, di terrore.»
Quando Constance ritornò in soggiorno, Charlie la fissò con aria interrogativa.
«Sta riposando.»
Si mandarono alcuni messaggi con gli occhi, poi Charlie annuì leggermente e lei andò alla credenza per un caffè. A quanto pareva gli altri erano ancora tutti presenti. C’erano fogli di taccuino sparsi sui tavoli, sul pavimento accanto alle sedie, sul tavolino basso che Charlie utilizzava come piano di lavoro. Non fu affatto sorpresa nel vedere che stavano seguendo la proposta di Charlie.
«Bene» disse Charlie consultando gli appunti. «È l’una passata. Gary ha appena cercato di ucciderla ma vostra madre non può testimoniare perché non partecipa al gioco. Giusto?»
L’espressione di Bruce tradiva la sua impazienza, rispose di sì con una specie di gemito. Constance lo osservava e si chiese se avesse sviluppato quell’atteggiamento come reazione alla genialità del fratello. Si trattava del vero Bruce o dell’uomo che gridava, imprecava e urlava turpitudini un po’ a casaccio?
«Jake non collaborò» proseguì Bruce. «Quando capì cosa stava per fare Gary si allontanò.»
Jake annuì e prese appunti sul foglio. Anche Beth scrisse qualcosa. Quando anche Bruce ebbe terminato di scrivere, ognuno consegnò i propri appunti a Charlie che li aggiunse alla crescente pila di fogli.
«Qualcun altro vuole aggiungere qualcosa?» Non intervenne nessuno, allora Charlie chiese a Jake: «Perché non ha voluto testimoniare a favore di Gary?»
«Avevo cominciato a intuire l’importanza di ciò che Gary aveva realizzato con Smart House e volevo parlargli, seriamente però, non col gioco di mezzo. Quella sera pensavo che stessimo andando a discutere da qualche parte, ma sulla porta della sala tv Gary vide Bruce e disse qualcosa tipo: "Preso". Mi resi conto che sarei stato il testimone e, sinceramente, decisi di non aiutare Gary a vincere il gioco se potevo evitarlo, così mi allontanai.»
«Dov’è andato?»
«In giardino a prendere qualcosa da bere prima di andare a letto e poi in camera con il bicchiere.»
«Non ha più incontrato Gary quella sera?»
Jake scosse la testa.
Charlie si voltò nuovamente verso Bruce. «E lei dov’è andato?»
«Volevo andare in cucina a mangiare qualcosa, ma Gary continuava a venirmi dietro e a urlare così ho preso l’ascensore, sono andato in camera mia e lì sono rimasto. A quel punto penso che Gary si sia diretto in cucina.»
Charlie aprì il tabulato sul tavolo e corrugò la fronte. Picchiettò la gomma sui fogli con aria assente e disse: «Secondo il tabulato ufficiale Gary si è ritirato nella sua camera al secondo piano alle dieci e dieci di venerdì sera e non è più uscito. Risulta inoltre che è andato in cucina all’una e venticinque, e anche in questo caso non ne è più uscito. Forse le sue regole erano diverse da quelle che seguivate voi.»