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La genesi della specie [Hominids - it]

Электронная книга - «La genesi della specie [Hominids - it]». Краткое содержание книги:

Durante un esperimento di calcolo quantistico Ponter Boddit, uno scienziato Neandertal, supera accidentalmente le barriere che separano il suo mondo da quello della specie umana e si ritrova in un universo parallelo, che gli appare carico di contraddizioni e di ambiguità. Messo in isolamento, l'alieno diviene un oggetto di studio per un gruppo di ricercatori ed esperti, e un'attrazione irresistibile per i media e per i politici delle varie nazioni, che ne reclamano l'ideale proprietà. Nello stesso tempo, nella dimensione dei Neandertal, il compagno di Ponter, Adikor Huld, viene accusato del suo omicidio. Riuscirà a provare la propria innocenza, pur non potendo neppure immaginare quanto gli è accaduto?
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Adikor aveva incontrato Klast parecchie volte, e tra loro non c'era mai stato nessun problema. Ma Bolbay, che era stata la compagna di Klast, non sembrava avere né la cordialità né il senso dell'umorismo di quest'ultima.

Quel giorno Bolbay indossava un pantalone e un top arancio scuro; l'arancione era il colore dell'accusatore. Adikor invece vestiva in blu, il colore dell'accusato. Centinaia di spettatori, equamente divisi tra maschi e femmine, sedevano ai due lati della sala; era evidente che valesse la pena assistere a un dooslarm basadlarm per omicidio. Erano presenti anche Jasmel Ket e la sorellina Megameg Bek; Lurt, la compagna di Adikor, che appena arrivata lo aveva abbracciato forte; e accanto a lei il figlio di Adikor, Dab, coetaneo di Megameg.

E naturalmente c'erano tutti gli Esibizionisti di Saldak, poiché quel dibattimento era l'evento più interessante in programma. Nonostante la situazione, Adikor era contento di vedere dal vivo Hawst, che in passato si era interessato spesso a lui. Tra la folla riconobbe anche Lulasm, il preferito di Ponter, Gawlt, Talok, Repeth e un altro paio di loro. Era facile individuare gli Esibizionisti: portavano abiti color argento per segnalare che le trasmissioni del loro impianto erano accessibili a tutta la comunità.

Adikor sedeva su una panca, e Bolbay vi girava intorno scagliando le sue accuse, cosa che faceva con plateale soddisfazione: «Allora, scienziato Huld, parlaci del vostro esperimento. Ha avuto successo? Siete riusciti a fattorizzare il numero che vi eravate prefissi?»

«No» rispose Adikor scuotendo la testa.

«Un tale esperimento sotto la superficie della terra non poteva riuscire. Di chi è stata l'idea di fare il tentativo di fattorizzazione a quelle profondità?» disse Bolbay con voce poco femminile, che risuonò con un cupo rimbombo.

«Eravamo d'accordo.»

«Sì, ma chi è stato il primo a suggerire l'idea? Sei stato tu o lo scienziato Boddit?»

«Non lo ricordo.»

«Sei stato tu, vero?»

Adikor si strinse nelle spalle. «Potrebbe essere.»

Adesso Bolbay gli si stagliava di fronte. Ne sentiva la presenza fastidiosa, ma evitò di guardarla. «Allora, scienziato Huld, spiegaci perché hai scelto proprio quel posto.»

«Non ho detto che l'ho scelto io. Ho detto solo che potrei essere stato io.»

«Bene. Allora spiegaci perché è stato deciso di tentare l'esperimento proprio in quel luogo.»

Adikor aggrottò la fronte, riflettendo sui dettagli appropriati per spiegare una cosa così complessa. «La terra» cominciò «è costantemente bombardata da raggi cosmici.»

«Che sarebbero?»

«Radiazioni ionizzanti provenienti dallo spazio. Un flusso di protoni, nuclei di elio e di altri elementi, che quando entrano in collisione con i nuclei presenti nella nostra atmosfera producono radiazioni secondarie, per lo più pioni, mioni, elettroni e raggi dutar.»

«Sono pericolosi?»

«No, per lo meno non nelle piccole quantità prodotte dai raggi cosmici. Ma interferiscono con le strumentazioni più delicate, e per questo abbiamo deciso di installare le nostre attrezzature in qualche luogo al riparo dai raggi cosmici. Be', la miniera di nickel a Debral era il posto più adatto nelle vicinanze.»

«Non potevate scegliere un altro sito?»

«Immagino di sì. Ma Debral è unica non solo per la sua profondità — è la miniera più profonda del mondo — ma anche per il basso tasso di radiazioni delle sue rocce. L'uranio e altri materiali radioattivi presenti in altre miniere emanano particelle dotate di carica elettrica che avrebbero pregiudicato la funzionalità delle nostre strumentazioni.»

«Quindi laggiù eravate ben schermati.»

«Sì, da tutte le particelle ma non dai neutrini, suppongo.» Adikor colse l'espressione del giudice Sard, e precisò: «Minuscole particelle che riescono ad attraversare la materia solida; per loro non c'è schermatura che tenga.»

«Ora, non eravate anche al riparo da altro, laggiù?» chiese Bolbay.

«Non capisco.»

«Migliaia di metri di roccia vi separavano dalla superficie. Nessuna radiazione — nemmeno le particelle dei raggi cosmici che viaggiano senza impedimenti per distanze immense — poteva raggiungervi.»

«Esatto.»

«E nessuna radiazione poteva salire in superficie, vero?»

«Cosa vuoi dire?»

«Voglio dire» precisò Bolbay «che i segnali del tuo Companion — del tuo e di quello dello scienziato Boddit — non potevano essere percepiti sulla superficie.»

«Sì, è vero, ma a questo non avevo pensato fino a ieri, quando me lo ha fatto notare un addetto alla sorveglianza.»

«Non ci avevi pensato?» disse Bolbay beffarda. «Dal giorno della tua nascita esiste un cubo posto nell'archivio degli alibi che si trova nell'edificio adiacente a questo Consiglio, che raccoglie le tue informazioni personali, e su cui è registrato tutto ciò che hai fatto, ogni momento della tua vita, così come rilevato e trasmesso dal tuo Companion. Ogni attimo della tua esistenza, eccetto il tempo che hai trascorso laggiù, nascosto in quelle profondità.»

«Non sono un esperto in questa materia» se ne uscì Adikor ingenuamente. «In realtà, so ben poco della trasmissione di dati di un Companion.»

«Andiamo, scienziato Huld, solo un attimo fa ci stavi intrattenendo con storie di mioni e di pioni, e adesso vorresti farci credere che non sei in grado di capire il funzionamento di semplici trasmissioni radio?»

«Non ho detto che non le capisco» disse Adikor sulla difensiva. «Ho detto solo che non ci ho mai fatto caso.»

Bolbay gli si piazzò di nuovo alle spalle. «Non hai mai pensato al fatto che, mentre eravate laggiù, per la prima volta nella tua vita, non ci sarebbe stata alcuna registrazione di quello che stavi facendo?»

«Senta» disse Adikor rivolgendosi direttamente al giudice prima che Bolbay gli si parasse di nuovo davanti. «In tutta la mia vita non ho mai avuto motivo di accedere al mio archivio. Certo, sono consapevole del fatto che normalmente le mie azioni vengono registrate, ma solo in via teorica. Insomma, non è una cosa a cui penso tutti i giorni.»

«Eppure,» l'incalzò Bolbay «ogni giorno della tua vita trai beneficio della pace e della sicurezza rese possibili proprio da quelle registrazioni.» Quindi, guardando il giudice: «Sai bene che quando vai in giro la notte le possibilità di essere derubato o ucciso o lasagklat sono quasi nulle, perché non c'è modo di sfuggire alla punizione per questi crimini. Se mi accusassi, per dire, di averti assalito in Peslar Square, e volessi convincere un giudice della veridicità della tua accusa, questi ordinerebbe di visionare la registrazione del mio o del tuo archivio degli alibi per il periodo di tempo in questione, il che dimostrerebbe la mia innocenza. E sappiamo bene che il fatto che ogni crimine commesso venga registrato ci rende tutti molto più tranquilli.»

Adikor non disse nulla.

«Eccetto il caso in cui» continuò imperterrita l'accusatrice «qualcuno escogiti il modo di trovarsi con la sua vittima in un luogo — in pratica l'unico — dove è impossibile registrare quello che può accadere.»

«Ma questo è assurdo» ribatté Adikor.

«Credi? La miniera fu scavata molto prima dell'avvento dei Companion, e, naturalmente, sono secoli che i lavori minerari vengono svolti dai robot. Non mi risulta che un essere umano sia mai sceso laggiù, ecco perché non ci siamo mai posti il problema dell'impossibilità della comunicazione tra i Companion e l'archivio degli alibi. Ma tu hai fatto in modo di trascorrere un mucchio di tempo in quel nascondiglio sotterraneo insieme al tuo collega Boddit.»

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