La genesi della specie [Hominids - it]
- Автор: Сойер Роберт Джеймс
- Серия: Paralasse neandertal #1
- Год: 2002
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci
- ISBN: 8834709837
- Переводчик: Giuseppe Costigliola
- Жанр: Альтернативная история
Электронная книга - «La genesi della specie [Hominids - it]». Краткое содержание книги:
«Buongiorno, Jasmel» disse Lurt.
«Anche a te» rispose Jasmel.
«Bene,» continuò Lurt «vi darò una notizia sorprendente. Sai cos'è quel liquido che mi hai fatto analizzare?»
«Credevo fosse acqua» disse Adikor. «Non è così?»
«Una specie. Si tratta di acqua pesante.»
«Davvero?» si meravigliò Adikor.
«Già. Acqua pesante purissima. Naturalmente le sue molecole si trovano anche allo stato naturale; per esempio nell'acqua piovana sono presenti in una quantità dello zero virgola uno per cento. Ma per ottenere una concentrazione come questa… a dire il vero, non saprei proprio come si possa fare. Se si considera che questo tipo di acqua è circa il dieci per cento più pesante di quella normale, immagino che bisognerebbe creare una tecnica in grado di frazionare naturalmente l'acqua normale, ma per produrre tutta quella che mi hai detto di aver trovato ci vorrebbe una quantità enorme di acqua. Non conosco nessun laboratorio in grado di ottenere un simile risultato, inoltre non ne vedo la ragione.»
Adikor guardò Jasmel, poi di nuovo il polso. «Non è possibile che si tratti di una sostanza presente in natura? Non potrebbe essere sgorgata dalle rocce?»
«Escluso» rispose Lurt perentoria. «Ho solo trovato delle tracce di una soluzione che probabilmente è stata usata per pulire il pavimento del vostro laboratorio, i cui residui polverosi si sono dissolti nell'acqua, ma a parte questo il liquido che ho analizzato era purissimo. L'acqua delle rocce avrebbe presentato tracce di minerali. No, credimi, questa è stata fabbricata. Da chi e come non lo so, ma una cosa è certa: una tale quantità non esiste in natura.»
«Affascinante» rifletté Adikor. «E non hai trovato tracce del DNA di Ponter?»
«No. Ne ho trovato un po' del tuo — indubbiamente ti è caduta qualche cellula mentre raccoglievi l'acqua — ma questo è tutto. Né ho trovato tracce di plasma o altro che gli appartenesse.»
«Bene. Ti ringrazio moltissimo!»
«Buona giornata, caro» lo salutò.
«Buona giornata» ripeté Adikor interrompendo la comunicazione.
«Cos'è l'acqua pesante?» domandò Jasmel.
Adikor glielo spiegò, aggiungendo: «Deve essere la chiave del mistero.»
«Hai trovato per davvero l'acqua pesante?»
«Ma certo. L'ho raccolta dal pavimento della sala dei registri dopo la sua scomparsa.»
«Non è velenosa, vero?»
«L'acqua pesante? Non vedo perché dovrebbe esserlo.»
«A cosa serve?»
«A niente, per quanto ne so io.»
«C'è qualche possibilità che il corpo di mio padre possa essere stato in qualche modo, che so, trasformato in acqua pesante?»
«Lo escluderei» rispose Adikor. «Infatti non ci sono tracce dei composti chimici del suo corpo. Non si è disintegrato, né bruciato; è semplicemente scomparso nel nulla.» Scosse la testa, quindi aggiunse: «Forse domani, al dooslarm basadlarm, potremo spiegare al giudice perché dobbiamo assolutamente tornare nel laboratorio. Per ora, spero solo che Ponter stia bene, ovunque si trovi.»
Dopo aver accompagnato Mary Vaughan al laboratorio di genetica dell'università Laurenziana, Reuben Montego aveva mangiato qualcosa al volo in un Taco Bell ed era tornato all'ospedale St. Joseph. Nell'ingresso scorse Louise Benoit, la bellissima ricercatrice francocanadese che studiava all'osservatorio, che stava discutendo con qualcuno della vigilanza.
«Ma sono stata io a salvargli la vita» stava gridando. «Sicuramente mi vorrà ringraziare!»
Reuben si avvicinò. «Salve. Qualche problema?»
La ragazza lo guardò con quel suo viso splendido, gli occhi castani che si spalancarono riconoscenti. «Oh, dottor Montego! Grazie a Dio lei è qui. Sono venuta a vedere come sta il nostro amico, ma non mi vogliono fare entrare.»
«Mi chiamo Reuben Montego» disse il medico all'addetto alla vigilanza, un tipo muscoloso con i capelli rossi. «Sono il…» be', perché no? «…medico di fiducia del signor Ponter. Il dottor Singh glielo può confermare.»
«La conosco» disse il vigilante. «Sì, lei è nell'elenco delle persone che possono entrare.»
«Bene. La signorina è con me. È stata proprio lei a salvare Ponter nell'Osservatorio dei neutrini di Sudbury.»
«Molto bene» disse l'uomo. «Mi dispiace di fare la figura del seccatore, ma qui cercano di entrare in continuazione giornalisti e curiosi e…»
Proprio in quel momento si trovò a passare il dottor Singh, con un grosso turbante scuro avvolto intorno al capo. «Dottor Singh!» lo chiamò Reuben a gran voce.
«Salve» rispose Singh avvicinandosi e stringendogli la mano. «Il telefono scotta, eh? Alla miniera lo hanno staccato.»
Reuben sorrise. «Sì, non c'era altra soluzione. Sembra che tutti vogliano sapere qualcosa sul nostro signor Ponter.»
«Lo so. Sono felice che stia bene» disse Singh «e anzi vorrei che fosse dimesso. Purtroppo non abbiamo letti a sufficienza, grazie a Mike Harris.»
Reuben annuì, testimoniandogli la propria solidarietà. Quello spilorcio dell'ex Presidente dell'Ontano aveva fatto chiudere o aveva accorpato molti ospedali della regione.
«E poi,» continuò Singh «anche se non è una cosa bella a dirsi, se andasse via da qui la stampa finirebbe di tormentarmi.»
«Dove potremmo portarlo?»
«Questo lo ignoro» replicò Singh. «Ma se sta bene, non c'è nessuna ragione per cui debba essere trattenuto qui.»
Reuben annuì. «Ha ragione. Vorrà dire che lo porteremo via con noi. È possibile farlo uscire di nascosto, senza avere la stampa tra i piedi?»
«Potremmo dare la notizia che è stato già dimesso» propose Singh.
«Sì, certo. Ma il problema è che dovremmo portarlo in qualche posto sicuro prima che capiscano come stanno le cose.»
«Capisco» disse Singh. «Potete portarlo via dal garage sotterraneo. Parcheggiate giù, prendete l'ascensore di servizio che porta al B2 e imboccate il corridoio di fronte. Se Ponter si sdraia sul sedile, non lo vedrà nessuno.»
«Benissimo.»
«Vi sarei grato se lo portaste via oggi stesso.»
«Va bene» disse Reuben annuendo.
«Grazie» concluse Singh.
Reuben e Louise salirono al piano.
«Salve Ponter» lo salutò il medico entrando nella stanza. Il Neandertal sedeva sul letto; indossava gli stessi abiti di quando lo avevano trovato. Sulle prime pensò che stesse guardando la televisione, ma poi notò che aveva il braccio sinistro sollevato, con l'impianto rivolto verso lo schermo. Molto probabilmente il Companion stava studiando per apprendere la lingua.
Reuben notò anche che non aveva reagito come un normale maschio in presenza di una splendida ragazza; a dire il vero, non aveva nemmeno abbozzato un sorriso.
«Salve, Reuben» rispose Hak, presumibilmente per conto di Ponter.
Il medico fece le presentazioni: «Louise, questo è Ponter.»
«Salve, Ponter. Mi chiamo Louise Benoít» disse la ragazza facendo un passo avanti.
«È stata lei a salvarti» lo informò.
Finalmente Ponter sorrise. Forse gli esseri umani a lui parevano tutti uguali, pensò Reuben. «Lou» disse la voce di Hak. Ponter si strinse nelle spalle, come per scusarsi.
«Non riesce a pronunciare la i lunga» le spiegò.
Louise sorrise. «Non importa. Tanti amici mi chiamano così.»
«Lou,» ripeté Ponter con la sua voce baritonale «Io… tu… io…»
«Conosce pochissime parole. Temo che non gli abbiamo ancora insegnato le presentazioni. Sono convinto che stia tentando di ringraziarti per avergli salvato la vita.»
«È stato un piacere» disse Louise. «Sono contenta che stai bene.»
Reuben annuì, e cogliendo l'occasione: «A proposito di stare bene, Ponter, tu andare via da qui.»