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La genesi della specie [Hominids - it]

Электронная книга - «La genesi della specie [Hominids - it]». Краткое содержание книги:

Durante un esperimento di calcolo quantistico Ponter Boddit, uno scienziato Neandertal, supera accidentalmente le barriere che separano il suo mondo da quello della specie umana e si ritrova in un universo parallelo, che gli appare carico di contraddizioni e di ambiguità. Messo in isolamento, l'alieno diviene un oggetto di studio per un gruppo di ricercatori ed esperti, e un'attrazione irresistibile per i media e per i politici delle varie nazioni, che ne reclamano l'ideale proprietà. Nello stesso tempo, nella dimensione dei Neandertal, il compagno di Ponter, Adikor Huld, viene accusato del suo omicidio. Riuscirà a provare la propria innocenza, pur non potendo neppure immaginare quanto gli è accaduto?
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«Ho capito» disse Reuben, che cominciava a ricordare qualche vaga nozione predigerita.

«Come ti dicevo,» proseguì Louise «questa è solo un'interpretazione. Un'altra è che l'universo si divide, cioè in un brevissimo spazio di tempo si sdoppia. Nel primo universo il fotone — che a quello stadio è ancora una particella — attraversa la fenditura di sinistra, nell'altro quella di destra. E poiché non fa alcuna differenza in quale delle due fenditure il fotone passi, e se entri in questo o in quell'universo, i due universi collassano di nuovo in un'unica unità, per cui la figura di interferenza sarebbe la conseguenza di questa ricongiunzione.»

Reuben annuì, ritenendo che fosse la cosa giusta da fare.

«Quindi» continuò Louise «in fisica esiste una base sperimentale per ipotizzare la coesistenza temporale di universi paralleli: le stesse figure di interferenza si manifestano anche se ci si limita a far passare un fotone attraverso un paio di fenditure. Ma cosa avviene se i due universi non collassano e rimangono separati? Se, cioè, dopo la scissione, continuano a vivere autonomamente?»

«Cosa?» disse Reuben sforzandosi di seguire gli sviluppi di quell'ipotesi.

«Be', immaginiamo che l'universo, diciamo qualche decina di migliaia di anni fa, si sia diviso in due parti, quando sulla Terra ancora convivevano due specie di esseri umani: i nostri progenitori, i Cro-Magnon, - Reuben notò che aveva pronunciato la parola con accento francese, senza far sentire la g — e i progenitori di Ponter, gli antichi uomini di Neandertal. Non so bene per quanto tempo queste due specie abbiano convissuto insieme, ma…»

«Da centomila anni a circa ventisettemila anni fa» la interruppe Reuben.

Notando la sorpresa di Louise davanti a quella informazione così pertinente, il dottore si strinse nelle spalle spiegando: «Abbiamo fatto venire una genetista da Toronto, una certa Mary Vaughan. È stata lei a dirmelo.»

«Ah. Bene, quindi, stavo dicendo che durante quel lasso di tempo potrebbe essersi verificata una scissione, e i due universi hanno poi continuato a divergere. In uno sono diventati dominanti i nostri progenitori, nell'altro i Neandertal, che hanno sviluppato un loro linguaggio e una peculiare civiltà.»

A Reuben girava la testa. «Ma… se così fosse, come sono venuti in contatto i due universi?»

«Je ne sais pas» rispose Louise scuotendo il capo.

Si lasciarono Sudbury alle spalle, in direzione di Lively, una cittadina dal nome improprio che sorgeva nei pressi della miniera.

«Ponter,» disse Reuben «adesso puoi alzarti. Siamo usciti dalla città.»

L'uomo non si mosse.

Reuben capì che si era espresso in maniera troppo complessa. «Ponter, su» riprovò.

Sentì il fruscio del giornale, e nello specchietto retrovisore emerse il capoccione di Ponter, che confermò: «Su.»

«Stanotte dormirai a casa mia. Capito?» gli chiese.

Dopo qualche secondo, presumibilmente dopo la traduzione simultanea di Hak, il Neandertal rispose: «Sì.»

A quel punto parlò Hak: «Ponter deve mangiare.»

«Sì» lo rassicurò Reuben. «Sì, mangiamo subito.»

Venti minuti dopo giunsero a destinazione. Si trattava di un edificio a due piani con un paio di acri di terreno intorno, situato nella periferia di Lively. I tre scesero dalla macchina e si diressero verso casa. Ponter osservò affascinato Reuben che apriva la porta con le chiavi, e una volta dentro la sprangava con il chiavistello. Poi sorrise soddisfatto: «Fresco.» Era evidente che gradiva l'aria condizionata che rinfrescava la temperatura dell'appartamento.

«Be',» disse Reuben ai suoi ospiti «benvenuti nella mia umile dimora. Mettetevi pure comodi.»

«Non sei sposato?» gli chiese Louise guardandosi intorno.

Reuben rifletté sul significato della domanda; l'interpretazione a lui più favorevole era che stava verificando la sua disponibilità. Poteva invece anche darsi che la ragazza si fosse improvvisamente resa conto di trovarsi in una casa fuori mano con un uomo che conosceva appena, e per di più con un Neandertal maschio. Una terza interpretazione, rifletté notando la baraonda che regnava nel salotto, con riviste sparpagliate dappertutto e un piatto con avanzi di pizza sul tavolino, era che saltava agli occhi che vivesse da solo; nessuna donna avrebbe tollerato un tale disordine.

«No» rispose. «Lo ero, ma…»

Louise annuì. «Hai un bel gusto» disse osservando la mobilia di legno scuro verniciato, un misto di stile caraibico e canadese.

«È merito di mia moglie. È rimasto tutto com'era da quando ci siamo separati.»

«Ah. Vuoi una mano a preparare il pranzo?»

«Non preoccuparti. Metto qualche bistecca sul barbecue qui fuori nel giardino.»

«Sono vegetariana.»

«Ah. Uhm, potremmo fare delle verdure alla griglia e… vediamo un po', patate?»

«Andrebbe benissimo.»

«Okay. Nel frattempo tieni compagnia a Ponter» le disse mentre andava in bagno a lavarsi le mani.

Mentre preparava il pranzo sulla veranda nel retro della casa, notò che Louise e Ponter conversavano sempre più animatamente. Era probabile che Hak stesse cominciando a padroneggiare la lingua. Quando le bistecche furono pronte, batté la mano sul vetro per attirare l'attenzione dei suoi ospiti, facendogli segno di avvicinarsi.

Appena lo raggiunse, Louise proruppe: «Dottor Montego, Ponter è un fisico!»

«Davvero?»

«Sì, è proprio un fisico. Non ho ancora capito bene i particolari, ma è sicuramente così… e da quanto ho potuto arguire, è un fisico quantistico.»

«Come hai fatto a scoprirlo?»

«Mi stava dicendo che si occupa del funzionamento delle cose, allora gli ho chiesto — immaginando che fosse un ingegnere — se intendeva le grandi cose, e lui ha detto no, no, le piccole cose, cose troppo piccole per essere viste con gli occhi. Allora ho tracciato dei diagrammi — nozioni elementari di fisica — e lui li ha subito riconosciuti, perché quello è il suo lavoro.»

Reuben guardò Ponter con rinnovata ammirazione. La fronte bassa e l'arco sopraccigliare così prominente lo facevano apparire, be', un po' tonto, ma… addirittura un fisico! Uno scienziato! «Bene, benissimo» commentò, facendo loro segno di accomodarsi al tavolo tondo con un ombrellone al centro, che apparecchiò con le bistecche e le verdure grigliate che aveva avvolto in fogli di alluminio.

Ponter scoccò un sorriso a trentadue denti: evidentemente il cibo era di suo gradimento. Poi si guardò intorno, in cerca di qualcosa, come Reuben gli aveva già visto fare quella mattina.

Reuben tagliò col coltello un pezzo di bistecca e la portò alla bocca.

Ponter lo imitò goffamente, e tagliò un pezzo di carne molto più grosso. Dopo che ebbe finito di masticare, cacciò alcuni suoni, probabilmente parole nella sua lingua, subito seguite da una voce maschile che Reuben non aveva mai sentito, proveniente dall'impianto: «Buono. Cibo buono.»

Reuben inarcò le sopracciglia per la sorpresa, ma Louise gli spiegò l'arcano: «Quando stavamo parlando, non riuscivo a capire se le parole erano dell'impianto o si trattava della traduzione di quello che diceva Ponter. Quindi, per capirci meglio, adesso Hak usa una voce maschile se riporta quello che dice Ponter, e una femminile se è lui a parlare.»

«Così è più facile» disse la voce familiare di Hak.

«Be',» fece Reuben «in effetti è più facile.»

«Bene,» disse Louise, scartocciando cautamente le verdure grigliate con le sue lunghe dita «vediamo un po' cos'altro riusciamo a scoprire.» L'ora successiva la trascorsero a conversare con Ponter e con Hak. A un certo punto la veranda fu invasa dalle zanzare e Reuben fu costretto ad accendere una candela di citronella, il cui odore rischiò di soffocare Ponter, cosicché furono costretti a spegnerla e a rifugiarsi in salotto. Il Neandertal si accomodò su una grossa poltrona, Louise sull'estremità del divano, le lunghe gambe piegate sotto il corpo, e Reuben dalla parte opposta.

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