La genesi della specie [Hominids - it]
- Автор: Сойер Роберт Джеймс
- Серия: Paralasse neandertal #1
- Год: 2002
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci
- ISBN: 8834709837
- Переводчик: Giuseppe Costigliola
- Жанр: Альтернативная история
Электронная книга - «La genesi della specie [Hominids - it]». Краткое содержание книги:
Parlarono per altre tre ore, scoprendo pian piano quello che era accaduto. E quando l'intera storia venne a galla, Reuben sprofondò nel divano, strabiliato.
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Sudbury, Canada. Le proposte di matrimonio pervenute al visitatore di Neandertal sono più del doppio delle minacce di morte. Ventotto donne hanno recapitato a questo giornale lettere o e-mail con cui si sono offerte di sposarlo, mentre la polizia di Sudbury e la Polizia militare canadese hanno registrato solamente tredici minacce di morte…
Sondaggio di USA TODAY:
– Il 54% degli intervistati crede che il cosiddetto Neandertal sia un falso.
– Il 26% che sia un vero Neandertal, ma che provenga da qualche parte della Terra.
– L'11% che provenga dallo spazio.
– Il 9% da un mondo parallelo.
La polizia ha disinnescato una bomba collocata nei pressi degli ascensori della miniera di Creighton, che portano alla caverna in cui è situato l'Osservatorio di neutrini di Sudbury, dove è apparso per la prima volta il presunto Neandertal…
Una setta religiosa di Baton Rouge, in Louisiana, saluta la comparsa del Neandertal come la seconda venuta di Cristo. 'È naturale che abbia le sembianze di un essere umano preistorico' ha affermato il reverendo Hooley Gordwell. 'Il mondo ha più di seimila anni, e Cristo venne tra noi per la prima volta circa duemila anni fa. Nel frattempo siamo cambiati, probabilmente perché ci nutriamo meglio, ma lui è rimasto com'era.' La setta sta progettando un pellegrinaggio nella città mineraria di Sudbury, nell'Ontario, dove al momento si troverebbe il Neandertal.
Il giorno seguente, di buon mattino, facendo bene attenzione a passare inosservati, Ponter e il dottor Montego si recarono al laboratorio dell'università Laurenziana, dove Mary li stava aspettando per i risultati delle analisi del DNA: il momento della verità era finalmente giunto.
Per stabilire la sequenza di 379 nucleotidi si era reso necessario un lavoro minuzioso. Mary sedeva raggomitolata davanti a una scrivania di plastica color bianco latte, con la superficie illuminata da tubi fluorescenti che pendevano dall'alto. Vi aveva poggiato la pellicola autorad, e con un pennarello aveva scritto le lettere dell'alfabeto genetico della sequenza in questione; G-G-C: una delle triplette che indicavano in codice l'amminoacido della glicina; T-A-T, il codice della tiroxina; A-T-A, che nel DNA mitocondriale, opposto a quello nucleare, indica la metionina; A-A-A, la formula della lisina…
Alla fine era riuscita a identificare tutte le 379 basi di una parte specifica della regione di controllo di Ponter. Nel computer portatile aveva un piccolo programma di analisi del DNA; cominciò a digitare le 379 lettere che aveva scritto sulla pellicola, poi chiese a Reuben di digitarle di nuovo, per assicurarsi che i dati fossero inseriti correttamente.
Il programma segnalò tre differenze tra le due digitazioni, rilevando — era un programmino alquanto intelligente — anche le cause degli errori: Mary non aveva digitato una T in una sequenza, mentre gli altri due erano errori di battitura fatti da Reuben. Quando fu certa che tutte le 379 lettere erano state immesse correttamente, lanciò il programma, che doveva mettere a confronto la sequenza del DNA di Ponter con quella ricavata dal campione di Neandertal che aveva preso al Rheinisches Landesmuseum.
«Allora?» chiese Reuben con impazienza. «Qual è il verdetto?»
Mary si appoggiò alla spalliera della sedia, sbigottita. «Il DNA di Ponter differisce in sette punti da quello del fossile» rispose. Alzò una mano e proseguì: «Ci possono essere alcune variazioni individuali, e naturalmente c'è da considerare qualche mutazione genetica nel corso del tempo, ma…»
«Ebbene?»
Mary alzò le spalle: «Sì, è un Neandertal.»
«Wow!» fece Reuben squadrando Ponter come se lo vedesse per la prima volta.
Il Neandertal parlò nella sua lingua, e la voce maschile dell'impianto tradusse: «La mia specie scomparsa?»
«Qui?» chiese Mary. «Sì, la tua specie è scomparsa da… almeno da ventisettemila anni.»
Ponter abbassò la testa, costernato per l'incredibile notizia.
Anche Mary rifletteva. Fino alla comparsa di Ponter, i parenti più prossimi all'Homo sapiens erano i due membri della specie Pan: lo scimpanzé e il bonobo, entrambi molto affini agli esseri umani, con cui avevano in comune il 98,5 per cento del DNA. Mary non aveva ancora terminato di analizzare il DNA di Ponter, che molto probabilmente aveva in comune con quello dell'Homo sapiens addirittura il 99,5 per cento.
E quello 0,5 spiegava tutte le differenze esistenti. Se quello che aveva davanti era un tipico rappresentante dei Neandertal, era molto probabile che quella specie avesse la scatola cranica più sviluppata di quella di un Homo sapiens normale. Inoltre, Ponter era fisicamente più prestante di qualunque uomo avesse mai conosciuto: aveva le braccia grosse quanto le cosce di un individuo medio. Gli occhi erano di uno strabiliante bruno dorato, e la genetista si chiese se nella loro specie esistessero altre variazioni di colore.
Aveva molti capelli, anche se il loro colore tenue lo rendeva meno evidente. Gli avambracci erano piuttosto pelosi, e così probabilmente la schiena e il torace. Portava la barba, e una folta chioma con una riga nel mezzo.
Ecco dove l'aveva già visto: i bonobo, quella specie di agili scimmie antropomorfe senza coda, denominate anche scimpanzé nani, avevano la stessa acconciatura. Affascinante. Chissà se tutti i componenti di quella specie portavano i capelli in quella foggia o se si trattava di una sua peculiare pettinatura.
Ponter parlò di nuovo nella sua lingua, a voce bassa, tra sé e sé. L'impianto tradusse le sue parole: «La mia specie sparita.»
Mary rispose più delicatamente che poté: «Sì, mi dispiace.»
Dalla bocca di Ponter vennero fuori altri frammenti di parole, che il suo Companion rese: «Io… nessun altro. Io… tutto…» Scosse la testa, continuando il triste monologo. Il Companion parlò con la voce femminile: «Non conosco le parole per tradurre quello che sta dicendo Ponter.»
Mary annuì piano, mestamente. «La parola che cerchi» disse con dolcezza «è 'solo'.»
Il dooslarm basadlarm di Adikor Huld si tenne nell'edificio del Consiglio dei Grigi, situato alla periferia del Centro. I maschi potevano recarvisi senza attraversare il territorio delle femmine, e queste potevano entrarvi senza tecnicamente lasciare la loro zona. Adikor non sapeva se il fatto che l'inchiesta preliminare a suo carico fosse tenuta durante il periodo degli Ultimi Cinque potesse nuocergli, ma il giudice, una donna il cui nome era Komel Sard, doveva essere della generazione 142, quindi da tempo in menopausa.
La sua accusatrice, Daklar Bolbay, stava sproloquiando nell'ampia sala quadrata. Alcuni ventilatori spostavano l'aria verso il giudice, che, seduto nella parte meridionale della sala, ascoltava impassibile l'arringa dell'accusa, il volto dall'espressione saggia solcato dalle rughe. Lo spostamento d'aria aveva una duplice funzione: spingeva verso il giudice i feromoni dell'accusato, spesso rivelatori quanto le parole pronunciate, e manteneva i suoi — che avrebbero potuto rivelare le sue sensazioni — lontani da accusato e accusatrice, entrambi posizionati nella parte settentrionale della sala.