La genesi della specie [Hominids - it]
- Автор: Сойер Роберт Джеймс
- Серия: Paralasse neandertal #1
- Год: 2002
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci
- ISBN: 8834709837
- Переводчик: Giuseppe Costigliola
- Жанр: Альтернативная история
Электронная книга - «La genesi della specie [Hominids - it]». Краткое содержание книги:
Mary notò che la dottoressa Mah stava annuendo: «L'aria che è entrata insieme a Ponter.»
«Esatto» disse Louise. «Come avevamo supposto, si trattava per lo più di aria trasferita in questo universo, in quantità sufficiente da far scoppiare la sfera di acrilico. Ma, oltre all'aria, è stata proiettata qui anche una persona, che in quel momento si trovava nel laboratorio.»
«Se così fosse, allora non sapeva quello a cui andava incontro?» chiese Mah.
«No,» interloquì Reuben Montego «non lo sapeva. Se noi tutti siamo rimasti scioccati, immaginate quanto doveva esserlo lui. Il poveretto si è ritrovato in un attimo sommerso dall'acqua, nel buio più assoluto. Se non ci fosse stato quel trasferimento massiccio di aria sarebbe certamente annegato.»
Il tuo mondo ribaltato in un attimo, pensò Mary guardando il Neandertal. Era molto bravo a celare la paura e il disorientamento che doveva provare, ma lo shock doveva essere stato grande.
Mary gli sorrise, comprensiva.
22
Il dooslarm basadlartn di Adikor Huld andava avanti. Il giudice sedeva sempre nella parte meridionale della sala, mentre Adikor rimaneva sulla panca rovente, con Daklar Bolbay che gli gattonava intorno.
«È stato davvero commesso un crimine?» domandò l'accusatrice rivolta al giudice Sard. «Non è stato rinvenuto alcun cadavere, si potrebbe quindi sostenere che si tratti di un semplice caso di persona scomparsa, anche se tale ipotesi oggi ci sembra altamente improbabile. Abbiamo effettuato delle ricerche approfondite nella miniera, anche con l'ausilio di sofisticati rilevatori, e cosa abbiamo appurato? Che l'impianto di Ponter non emette alcun segnale. Se fosse ferito, ne invierebbe. Anche nel caso in cui fosse deceduto per cause naturali l'impianto continuerebbe a funzionare, impiegando l'energia di riserva, per diversi giorni dopo la cessazione dei processi biochimici. Questo ci porta alla conclusione che solo una causa violenta può spiegare la scomparsa di Ponter e il silenzio del suo Companion.»
Adikor sentì lo stomaco contrarsi. Il ragionamento di Bolbay non faceva una piega: i Companion erano stati progettati per essere infallibili. Prima della loro invenzione, passavano dei mesi prima che le persone scomparse fossero dichiarate decedute. Ma Lonwins Trob aveva promesso che i suoi Companion avrebbero cambiato le cose: nessuno sarebbe più svanito nel nulla senza lasciare tracce.
Ovviamente, Sard si trovò d'accordo con la requisitoria dell'accusa. «Sono convinta» disse «che la scomparsa del corpo e del suo Companion fanno supporre un atto criminoso. Si proceda.»
«Molto bene» disse Bolbay, che prima di rivolgersi nuovamente al giudice lanciò una rapida occhiata ad Adikor. «Qui da noi» riprese «l'omicidio non è un reato comune. Togliere la vita ad una persona — voglio dire, porre definitivamente fine all'esistenza di qualcuno — è il crimine più grave ed efferato che esista. Eppure, alcuni casi si sono verificati, la maggior parte, comunque, prima dell'avvento dei Companion e delle registrazioni negli archivi degli alibi. In quei casi, per suffragare l'accusa di omicidio il tribunale richiedeva tre elementi.
«Il primo è l'occasione di commettere il crimine; e questa occasione Adikor Huld l'ha avuta come mai nessun altro su questo pianeta, dato che il suo Companion era nell'impossibilità di trasmettere le informazioni.
«Il secondo è la tecnica, vale a dire il modo in cui il crimine è stato commesso. Senza il cadavere, si possono solo fare delle congetture sulle modalità dell'assassinio, anche se, come vedremo tra breve, esiste un metodo particolarmente idoneo a tale scopo.
«E, infine, bisogna dimostrare il movente, la giustificazione logica dell'omicidio, qualcosa che abbia spinto l'assassino a commettere un atto così atroce e irrimediabile. Ed è proprio il movente che ho intenzione di provare adesso, signor giudice.»
L'anziana donna annuì. «La ascolto.»
Bolbay si voltò verso Adikor. «Tu e Ponter Boddit vivevate insieme, vero?»
Adikor annuì. «Da sessanta mesi.»
«Lo amavi?»
«Moltissimo.»
«La sua compagna è morta di recente, vero?»
«Era anche la tua compagna» disse Adikor cogliendo al balzo l'opportunità di sottolineare il conflitto di interessi di Bolbay.
Ma la donna era preparata: «Sì. La mia amata Klast. Non è più in vita, e ne provo un gran dolore. Ma per quello che è accaduto non incolpo nessuno, perché nessuno è responsabile della sua morte. La malattia è un evento naturale, e gli specialisti hanno fatto tutto il possibile per renderle sereni gli ultimi mesi di vita. Ma per la morte di Ponter Boddit esiste un responsabile.»
«Sia più prudente, Daklar Bolbay» intervenne il giudice Sard. «Non ha ancora provato che lo scienziato Boddit sia morto, e finché non sarò io a dichiararlo tale lei si deve limitare solo a ipotizzare una simile circostanza.»
Bolbay si voltò verso Sard. «Le mie scuse, signor giudice» disse con un inchino. Quindi si voltò nuovamente a fronteggiare Adikor. «Stavamo parlando di un'altra morte, sulla quale non esiste dubbio alcuno: quella di Klast, che è stata la compagna di Ponter… oltre che la mia.» Chiuse gli occhi e continuò: «Il mio dolore è troppo grande da comprendere, e non è mia intenzione manifestarlo a nessuno. E il dolore di Ponter, ne sono sicura, è stato altrettanto grande. Klast parlava spesso di lui, e so bene quanto lo amasse, e quanto lui amasse lei.» Si fermò un attimo, come per ricomporsi. «E alla luce di questa recente tragedia, dobbiamo formulare un'altra ipotesi riguardo alla scomparsa di Ponter: potrebbe essersi tolto la vita per la morte di Klast?» Fissò Adikor, rivolgendogli la domanda: «Qual è la tua opinione in proposito, scienziato Huld?»
«La scomparsa di Klast lo aveva duramente colpito, ma è avvenuta già un po' di tempo fa. Se avesse deciso di suicidarsi lo avrei certamente saputo.»
Bolbay annuì come se condividesse la supposizione fatta dall'accusato. «Non pretendo di conoscere bene Ponter Boddit quanto te, ma condivido quanto hai detto. Ma ti chiedo ancora: ci potrebbero essere state delle ragioni per spingerlo al suicidio?»
Adikor fu colto di sorpresa: «Quali?»
«Be', per esempio il vostro lavoro. Perdonami, scienziato Huld, ma non trovo un modo cortese per affermare che il vostro lavoro è stato un fallimento. La sessione del Consiglio dei Grigi, nella quale entrambi avreste dovuto discutere del vostro contributo alla comunità, era imminente. Potrebbe darsi che lui si sia tolto la vita temendo che avrebbero fermato i vostri esperimenti?»
«No» rispose Adikor sbigottito. «No. In effetti, se qualcuno rischiava qualcosa davanti al Consiglio, quello ero io.»
Bolbay lasciò che le parole fossero pienamente recepite dall'uditorio, quindi chiese: «Saresti così gentile da illustrarci meglio la situazione?»
«Nel nostro progetto Ponter è il teorico. Le sue teorie non sono state dimostrate ma nemmeno invalidate, quindi bisognerà continuare a lavorarci su. Io sono l'ingegnere: il mio compito è quello di costruire un sistema sperimentale in grado di verificare le sue idee. Ed è proprio quel sistema — il nostro prototipo di computer quantistico — ad aver fallito. Il Consiglio avrebbe potuto reputare inadeguato il mio contributo, ma certo non quello di Ponter.»