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La genesi della specie [Hominids - it]

Электронная книга - «La genesi della specie [Hominids - it]». Краткое содержание книги:

Durante un esperimento di calcolo quantistico Ponter Boddit, uno scienziato Neandertal, supera accidentalmente le barriere che separano il suo mondo da quello della specie umana e si ritrova in un universo parallelo, che gli appare carico di contraddizioni e di ambiguità. Messo in isolamento, l'alieno diviene un oggetto di studio per un gruppo di ricercatori ed esperti, e un'attrazione irresistibile per i media e per i politici delle varie nazioni, che ne reclamano l'ideale proprietà. Nello stesso tempo, nella dimensione dei Neandertal, il compagno di Ponter, Adikor Huld, viene accusato del suo omicidio. Riuscirà a provare la propria innocenza, pur non potendo neppure immaginare quanto gli è accaduto?
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«Non abbiamo affatto preso in considerazione la cosa.»

«No?» disse Bolbay. «Ti dice niente il nome Kobast Gant?»

Adikor ebbe un tuffo al cuore, e gli si seccò la bocca. «È un ricercatore che studia le intelligenze artificiali.»

«Proprio così. Lui afferma che sette mesi fa ha potenziato il tuo Companion e quello di Ponter installandovi dei sofisticati componenti di intelligenza artificiale.»

«Sì,» confermò Adikor «è vero.»

«Perché?»

«Be', uhm…»

«Perché?»

«Perché a Ponter non piaceva essere tagliato fuori dalla rete di informazioni planetarie. Laggiù i nostri Companion non potevano collegarsi alla rete, quindi aveva pensato che fosse utile aumentare la loro capacità di elaborazione dei dati, per favorire il nostro lavoro.»

«E tu hai dimenticato questo particolare?»

«Come hai detto tu stessa,» replicò Adikor in tono brusco «si tratta di una cosa accaduta parecchi mesi fa. Mi sono abituato al fatto di avere un Companion più loquace del solito. D'altra parte, e questo Kobast Gant lo può confermare, anche se quei software delle intelligenze artificiali erano delle versioni primitive, lui aveva intenzione di renderli disponibili a tutti coloro che ne avessero fatto richiesta. Era convinto della loro utilità, soprattutto nei casi in cui i Companion non fossero in grado di connettersi alla rete, ed era sicuro che il progetto avrebbe avuto successo, diventando di uso comune.» Congiunse le mani e le mise in grembo, quindi concluse: «Comunque, io mi sono abituato subito al nuovo Companion, e, come ho già detto, non ho più pensato al motivo per cui… ma… un momento! Un momento!»

«Sì?» disse Bolbay.

Adikor guardò direttamente Sard, seduta in fondo alla sala. «Il mio Companion vi può dire quello che è successo laggiù.»

Il giudice lo fissò a lungo, prima di chiedergli: «Qual è il suo contributo, scienziato Huld?»

«Il mio? Sono un fisico.»

«E anche programmatore di computer, a quanto mi risulta. E a dirla tutta, lei e il suo collega stavate lavorando con dei computer estremamente sofisticati.»

«Sì, ma…»

«Per cui» concluse il giudice «mi risulta difficile pensare che si possa prestare fede al suo Companion. Per uno della sua esperienza sarebbe un giochetto da nulla programmarlo in modo da raccontarci ciò che vuole.»

«Ma io…»

«Grazie, giudice Sard» si intromise Bolbay. «E adesso, scienziato Huld, ci vuoi dire quante persone sono normalmente coinvolte in un esperimento scientifico?»

«È una domanda priva di senso» replicò Adikor. «Alcuni progetti sono portati avanti da una sola persona, e…»

«…e alcuni da decine di ricercatori, non è vero?»

«Alle volte sì.»

«Ma al vostro progetto lavoravate solo in due.»

«Non esattamente» la corresse. «Al nostro progetto hanno collaborato altri quattro ricercatori, in fasi diverse.»

«Ma nessuno di loro scendeva con voi giù nella miniera. Solamente voi due — Ponter Boddit e Adikor Huld — vi recavate laggiù, vero?»

Adikor annuì.

«E solo uno dei due è tornato su in superficie.»

Adikor rimase impassibile.

«Non è forse vero, scienziato Huld? Solo uno dei due è tornato in superficie.»

«È così,» disse Adikor «ma come ho già spiegato, lo scienziato Boddit è scomparso.»

«Scomparso» ripeté Bolbay come se non avesse mai sentito prima quella parola e stesse cercando di comprenderne il significato. «Intendi dire che è sparito?»

«Sì.»

«Nel nulla?»

«Proprio così.»

«Ma non esiste traccia alcuna di questa scomparsa.»

Adikor scosse impercettibilmente il capo. Perché Bolbay lo stava perseguitando in quel modo? Non si era mai mostrato scortese nei suoi confronti, e non poteva pensare che Ponter le avesse parlato di lui in termini sfavorevoli. Qual era il motivo?

«Non si è trovato il corpo» dichiarò Adikor provocatoriamente «perché non c'è nessun corpo da trovare.»

«Scienziato Huld, questa è la tua versione. Ma a migliaia di metri sotto terra avresti potuto nascondere il corpo ovunque: in un sacco a tenuta stagna per non farne filtrare il cattivo odore e poi gettarlo in qualche fenditura della roccia, o seppellirlo sotto qualche masso, o anche gettarlo in una macina. Il complesso minerario è enorme, con migliaia di gallerie, di cunicoli e di masse di detriti. Insomma, non avresti certo avuto problemi a far sparire il corpo.»

«Ma non l'ho fatto.»

«Questo è quello che dici tu.»

«Sì,» disse Adikor lottando per rimanere calmo «è quello che dico io.»

La sera precedente, a casa di Reuben, Louise e Ponter avevano cercato di escogitare un modo che provasse a tutti che Ponter aveva detto il vero: che proveniva da un mondo parallelo.

Forse l'analisi chimica dei suoi abiti avrebbe potuto dimostrarlo. Aveva detto che erano di tessuto sintetico, ed era molto probabile che non avessero eguali tra i polimeri conosciuti. E del resto, anche alcuni componenti del suo misterioso impianto dovevano essere ignoti alla scienza di questo mondo.

Un dentista avrebbe potuto dimostrare che non aveva mai ingerito acqua fluorizzata, e sarebbe stato persino possibile dimostrare che era vissuto in un mondo dove non esistevano armi nucleari, diossina, o motori a combustione interna.

Ma, come Reuben aveva fatto rilevare, tutto ciò dimostrava solo che Ponter non era di questa Terra, non che veniva da un'altra Terra. In fondo, poteva essere un alieno.

Louise aveva argomentato che non era possibile che la vita su un altro pianeta avesse avuto un'evoluzione simile a quella sulla Terra, pur concedendo che per molti sarebbe stato più accettabile e sicuramente più familiare l'idea dell'alieno piuttosto che quella di un universo parallelo. E questo aveva spinto Reuben a dire qualcosa del tipo che Kira Nerys stava meglio quando vestiva in pelle.

Alla fine era stato proprio Ponter a suggerire una prova adeguata. Il suo impianto, aveva detto, conteneva le mappe complete della miniera di nickel del suo mondo, che presumibilmente doveva trovarsi in quei paraggi. Naturalmente, la maggior parte delle masse minerali più estese erano già state localizzate sia dalla civiltà dei Neandertal sia dalla Inco. Ma le mappe della società mineraria, che avevano consultato sul sito web, non riportavano un ricco deposito di rame, come aveva notato Hak. Se il deposito fosse stato individuato, questo poteva essere il tipo di informazione in possesso solamente di qualcuno che venisse da un universo parallelo.

Così Ponter Boddit — di cui avevano appreso il nome completo -, Louise Benoìt, Bonnie Jean Mah, Reuben Montego e una donna che Louise non conosceva, una genetista di nome Mary Vaughan, si recarono nel mezzo di un folto bosco distante trecentosettantadue metri esatti dal luogo al di sotto del quale sorgeva l'Osservatorio di neutrini di Sudbury. Erano presenti anche due geologi della Inco, che stavano trivellando il terreno per prelevare dei campioni di roccia. Uno di loro insisteva sul fatto che Ponter si era sbagliato: in quel luogo non poteva esserci del rame.

Scesero fino a nove metri e trenta, come Hak aveva detto loro, ed estrassero il campione. Quando spensero la trivella con la punta di diamante, Louise si sentì sollevata; quel rumore stridente le aveva procurato un tremendo mal di testa.

Tutti diedero una mano a trasportare il pezzo di roccia avvolto in un contenitore fino al parcheggio, dove i geologi ne rimossero l'opaca membrana esterna. La superficie del campione di roccia era ricoperta di humus, sotto il quale trovarono un deposito glaciale di argilla, sabbia, ghiaia e sassi. Ancora più sotto, disse uno dei geologi, c'era una roccia di norite precambriana.

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