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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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Amathera annuì leggermente, trattenuta. Egeanin emise un verso di approvazione.

Elayne rilasciò i flussi e i talloni della donna atterrarono sul tappeto. «Adesso vediamo se riusciamo a trovare qualcosa da farti indossare che sia consono per andare via indisturbate.» Amathera annuì nuovamente, ma la bocca era più offesa che mai. Elayne sperava che per Nynaeve le cose andassero meglio.

Nynaeve entrò nella grande sala delle esposizioni con la moltitudine di colonne agitando il piumino. Questa collezione probabilmente andava sempre spolverata e certamente nessuno avrebbe guardato due volte la donna che eseguiva quel lavoro. Si girò intorno e gli occhi le caddero sulle ossa di quello che sembrava un cavallo dalle zampe lunghe con il collo che sosteneva il teschio all’altezza di sei metri. L’ampia stanza era vuota ma qualcuno poteva entrare in qualsiasi momento. La servitù che doveva fare le pulizie sul serio, Liandrin o tutte le sue amiche per cercare l’oggetto. Sempre impugnando il piumino si affrettò verso il piedistallo di pietra bianca sul quale erano esposti la collana e i braccialetti nero opaco. Non si era accorta che aveva trattenuto il respiro fino a quando non espirò vedendo che quegli oggetti erano ancora lì. Il tavolo di vetro nel quale era custodito il cuendillar era a cinquanta passi di distanza, ma questo veniva prima. Scavalcando la spessa corda toccò la grossa collana. Sofferenza, agonia e dolore la pervasero, voleva piangere. Che tipo di oggetto poteva assorbire quel dolore? Ritirando la mano fissò furiosa il metallo nero.

Doveva controllare un uomo che poteva incanalare. Liandrin e le sue Sorelle Nere volevano usarlo per controllare Rand, per votarlo all’Ombra, per costringerlo a servire il Tenebroso. Qualcuno del suo villaggio, controllato e usato dalle Aes Sedai! Ajah Nera, ma Aes Sedai come Moiraine con i suoi schemi! Egeanin, che mi ha fatto piacere una sporca Seanchan! pensò.

L’incongruità improvvisa dell’ultimo pensiero la colpì. Di colpo si rese conto che stava cercando di arrabbiarsi abbastanza per incanalare. Abbracciò la Fonte e il Potere la colmò. Una cameriera con l’albero e la foglia entrò nella stanza.

Tremando dal bisogno di incanalare Nynaeve attese sollevando il piumino, facendo passare le piume sulla collana e i braccialetti. La cameriera abbassò lo sguardo. Sarebbe andata via in un momento e Nynaeve avrebbe... Cosa? Infilato l’oggetto nel sacchetto appeso alla cintura, ma...

La cameriera sarebbe andata via? Perché credo che se ne vada invece di rimanere a lavorare? si chiese. Guardò la donna che le andava incontro. Chiaro. Senza scopa o spazzolone, senza spolverino e nemmeno uno straccio. Per qualsiasi motivo si trova qui, non può...

Improvvisamente vide chiaramente il viso della donna. Molto bello, incorniciato da trecce scure, sorrideva quasi amichevole ma senza prestarle davvero attenzione. Certamente non minacciandola. Non era proprio lo stesso viso, ma lo conosceva.

Prima che potesse colpirla, scagliando un flusso di Aria potente come un martello per spaccarle il viso, in un istante il bagliore di saidar circondò l’altra donna, i lineamenti cambiarono — adesso erano più regali, orgogliosi, e il volto di Moghedien ricordò, ed era sorpreso, sorpreso che non fosse giunta inattesa, insospettata — e il flusso di Nynaeve venne spezzato di netto. Nynaeve indietreggiò per via del contraccolpo, come se fosse avvenuto fisicamente, e la Reietta le scagliò contro una rete complessa di Spirito con Aria e Acqua. Nynaeve non sapeva a cosa servisse e freneticamente cercò di spezzarlo come aveva visto fare all’altra donna, con un’ondata affilata di Spirito. Per un fugace istante provò una sensazione di amore, devozione, adorazione per la magnifica donna che si era degnata di permetterle...

La tessitura intricata sì divise e Moghedien esitò un istante. Nella mente di Nynaeve rimase una lieve reminiscenza, come un ricordo recente di avere voglia di obbedire, di strisciare compiacente, come era accaduto durante il primo incontro. Ciò surriscaldò la rabbia di Nynaeve. Lo scudo affilato come la lama di un pugnale, già usato da Egwene per schermare Amiqa Nagoyin, si materializzò, più un’arma che uno scudo, colpendo Moghedien — ma venne bloccato, Spirito contro Spirito, poco prima che tagliasse per sempre Moghedien dalla Fonte. Giunse un altro contraccolpo della Reietta, simile a un colpo d’ascia, con l’intenzione di tagliare Nynaeve allo stesso modo. Per sempre. Nynaeve lo bloccò disperata.

Si accorse all’improvviso di essere terrorizzata dietro il velo di rabbia. Bloccare il tentativo dell’altra donna di quietarla per sempre mentre cercava di fare lo stesso assorbì tutte le sue forze. Il Potere ribollì in lei fino a quando credette che sarebbe esplosa, le ginocchia le tremavano per lo sforzo di restare in piedi. Tutto andava in queste due azioni e non sarebbe stata in grado di accendere una candela. L’ascia di Spirito di Moghedien la sfiorò e si ridusse, ma non importava se la donna fosse riuscita a colpirla. Nynaeve non riusciva a vedere nessuna reale differenza fra l’essere quietata da quella donna o essere solamente — solamente! — schermata alla sua mercé. Quella cosa sfiorò il flusso di Potere dalla Fonte dentro di lei, come un pugnale che si librava sul collo allungato di una gallina. L’immagine calzava a pennello e desiderava non averla pensata. In fondo alla testa una vocina farfugliava. Oh, Luce, non lasciare che lo faccia! Luce, ti prego, non quello!

Per un momento pensò di lasciar perdere il tentativo di tagliare Moghedien dalla Fonte — intanto doveva continuare a farlo ridiventare tagliente come una lama, i flussi tessuti non volevano mantenere quel filo — e di usare quella forza per respingere più facilmente l’attacco di Moghedien, forse spezzarlo. Ma se ci avesse provato, l’altra donna non avrebbe avuto bisogno di difendersi, poteva semplicemente aggiungere forza al proprio attacco. Ed era una dei Reietti; non una Sorella Nera. Una donna che era stata Aes Sedai durante l’Epoca Leggendaria, quando le Aes Sedai erano in grado di compiere azioni ora innominabili. Se Moghedien avesse concentrato tutta la sua forza contro di lei...

Un uomo che fosse entrato in quel momento, o una donna non in grado di incanalare, avrebbe visto solo due donne una di fronte all’altra oltre la corda di seta bianca a una distanza di meno di trenta centimetri. Due donne che si fissavano in una grande sala piena di strani oggetti. Ma nulla che suggerisse un duello. Non salti e affondi con le spade come avrebbero fatto gli uomini, niente di fracassato o rotto. Solo due donne in piedi. Ma era pur sempre un duello e forse mortale. Contro una dei Reietti.

«Tutti i miei piani accurati sono rovinati» disse improvvisamente Moghedien con voce tesa e furiosa, con le nocche bianche che stringevano la gonna. «Quantomeno dovrò passare attraverso un incalcolabile sforzo per riportare tutto com’era. Potrebbe non essere possibile. Oh, intendo renderti partecipe, Nynaeve al’Meara. Questo è stato un nascondiglio così intimo, e quelle donne cieche hanno un certo numero di oggetti in loro possesso anche se non sanno...» scosse il capo ritraendo le labbra per snudare i denti in un ringhio. «Credo che stavolta ti porterò con me. Lo so. Ti terrò come oggetto per montare a cavallo. Ti costringeremo a metterti carponi affinché possa passare dalla tua schiena in sella al cavallo. O forse ti consegnerò a Rahvin. Lui ripaga sempre i favori. Adesso si sta divertendo con una graziosa regina, ma le donne graziose sono sempre state la debolezza di Rahvin. Gli piace averne due, tre o quattro per volta che lo servono. Come la prenderesti una cosa simile? Trascorrere il resto della tua vita a competere per ottenere i favori di Rahvin. Vedrai, una volta che ti avrà messo le mani addosso, anche lui conosce qualche trucchetto. Sì, credo che Rahvin ti avrà.»

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