La genesi della specie [Hominids - it]
- Автор: Сойер Роберт Джеймс
- Серия: Paralasse neandertal #1
- Год: 2002
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci
- ISBN: 8834709837
- Переводчик: Giuseppe Costigliola
- Жанр: Альтернативная история
Электронная книга - «La genesi della specie [Hominids - it]». Краткое содержание книги:
«Bolbay non ti ha trasmesso un documento in cui ti spiegava tutto questo?» chiese a sua volta Dut. «Ha sbagliato a non farlo. Comunque, la sorveglianza speciale serve a prevenire tentativi di fuga, inquinamento di prove, e così via.»
«Ma non voglio fare niente del genere» spiegò Adikor. «Perché mi impedisci di entrare nel mio laboratorio?»
Dut lo guardò come se non avesse capito la domanda. «Perché i segnali del tuo Companion da laggiù non sono percepibili, quindi non potrei controllare quello che fai.»
«Smidollato» disse Adikor a voce bassa.
Jasmel incrociò le braccia e cominciò a parlare: «Io sono Jasmel Ket e…»
«Lo so chi sei» la interruppe subito l'agente.
«Bene, allora sai anche che Ponter Boddit è mio padre.»
L'uomo annuì.
«Lui sta cercando le prove per dimostrare la sua innocenza. Non gli puoi impedire di scendere nel suo laboratorio.»
Dut scosse la testa, stupito. «Quest'uomo è accusato di aver ucciso tuo padre.»
«Ma è possibile che non l'abbia fatto. Mio padre potrebbe essere ancora vivo, e l'unico modo per scoprirlo è quello di ripetere l'esperimento con il computer quantistico.»
«Non so niente di esperimenti con i computer quantistici» disse Dut.
«Be', questo non mi stupisce» ironizzò Adikor.
«Perdinci, sei un tipo loquace, eh?» gli disse l'agente squadrandolo. «A ogni modo, gli ordini che ho ricevuto sono chiari: controllare che non lasci Saldak, e che non entri nel tuo laboratorio. E, guarda caso, ho ricevuto una segnalazione dall'archivio che stavi proprio per farlo.»
«Ma io devo scendere laggiù.»
«Spiacente» disse Dut incrociando le braccia muscolose sul petto massiccio. «Laggiù non posso controllarti, e per quanto ne so potresti far sparire delle prove che non sono ancora saltate fuori.»
«Ma io posso scendere nel laboratorio, vero? Non sono sotto sorveglianza speciale.» Be', quella ragazza aveva davvero l'intelligenza del padre.
Dut rifletté sulla cosa, poi disse: «No, suppongo di no.»
«Bene» disse Jasmel voltandosi verso Adikor. «Dimmi cosa bisogna fare per riportare indietro mio padre.»
Adikor scosse la testa. «Non è così semplice. Gli strumenti sono estremamente complessi, e poiché li abbiamo assemblati noi, non è indicato a cosa servono i comandi.»
Jasmel era visibilmente scoraggiata. Guardò l'omone e gli disse: «Be', e se scendessi giù con noi? Potresti vedere con i tuoi occhi quello che fa.»
«Laggiù?» disse Dut ridendo. «Vuoi che scenda in un posto dove il mio Companion non ha collegamento, e per di più con un tipo che proprio lì può aver già commesso un omicidio? Mi stai facendo arrabbiare.»
«Lascialo entrare» lo supplicò Jasmel.
Dut si limitò a scuotere la testa. «No, il mio compito è impedirgli di entrare.»
Adikor serrò la mascella. «E come?» chiese provocatoriamente.
«Cosa… cosa hai detto?» gli fece Dut.
«Come. In che modo mi impedirai di entrare.»
«Con ogni mezzo necessario» rispose Dut piatto.
«Va bene, allora» tagliò corto Adikor. Rimase fermo per un attimo, come riflettendo se farlo davvero. «Va bene, allora» ripeté, e con passo risoluto si diresse verso l'ascensore.
«Fermo!» gli intimò Dut col suo tono piatto.
«Altrimenti?» disse Adikor senza girarsi, sforzandosi di non lasciar trapelare la paura, ma la voce gli si incrinò e non ottenne l'effetto che avrebbe voluto. «Hai intenzione di sfondarmi il cranio?» I muscoli del collo si contrassero, preparandosi al colpo.
«No» rispose Dut. «Ti mando solo a nanna per un po' con questo sedativo.»
Adikor si fermò di scatto e si voltò. «Oh!» Be', non aveva mai infranto la legge fino ad allora, né aveva conosciuto qualcuno che l'avesse fatto. In fondo era giusto che ci fosse un modo per fermare qualcuno senza farle troppo male.
Jasmel si interpose tra lui e la pistola. «Prima dovrai colpire me. Lascialo entrare.»
«Se preferisci. Ma ti devo avvertire: ti sveglierai con un tremendo mal di testa.»
«Ti prego!» lo implorò Jasmel. «Non capisci che sta cercando di salvare mio padre?»
Per la prima volta Dut le parlò gentilmente: «Lo so che è dura da affrontare e che ti stai aggrappando a una flebile speranza, ma bisogna guardare in faccia la realtà.» Con la pistola fece cenno a entrambi di allontanarsi. «Mi dispiace, ma tuo padre è morto.»
17
Il laboratorio di genetica dell'università Laurenziana non possedeva le attrezzature necessarie per analizzare del materiale genetico degradato proveniente da campioni troppo vecchi, ma l'analisi delle cellule di Ponter e l'estrazione del DNA da uno dei suoi mitocondri era una operazione semplice, possibile in qualsiasi centro attrezzato.
Mary innescò due catene polinucleotiche iniziali: pezzettini di DNA mitocondriale corrispondenti alla sequenza iniziale che anni prima aveva identificato nel fossile di Neandertal rinvenuto in Germania. Poi aggiunse l'enzima polimerasi del DNA, innescando la reazione a catena della polimerasi che avrebbe sviluppato la sezione che stava studiando, riproducendola e doppiandola ogni volta. Presto avrebbe potuto analizzare milioni di copie della sequenza iniziale.
Come le aveva detto il dottor Montego, nel laboratorio laurenziano si faceva un sacco di lavoro per la scientifica; trovò quindi facilmente i nastri sigillanti da applicare sui contenitori di vetro. I nastri erano impiegati affinché i genetisti potessero attestare con certezza che il contenuto delle fiale non era stato adulterato. Mary sigillò il contenitore all'interno del quale avevano luogo le reazioni della catena polimerasi e vi appose la sua firma.
Poi si sedette al computer e aprì la sua casella di posta elettronica. Aveva ricevuto più messaggi negli ultimi giorni che in tutti i mesi precedenti, e provenivano per la maggior parte da paleontologi di tutto il mondo che avevano saputo che si era recata a Sudbury. Trovò messaggi dalla università di Washington, da quella del Michigan, dalla UCB, Brown, SUNY Stony Brook, Stanford, Cambridge, dal museo di storia naturale britannico, dall'Istituto francese di geologia e preistoria quaternaria, dai vecchi amici del Rheinisches Landesmuseum, e molti altri ancora: chiedevano tutti campioni del DNA dell'uomo di Neandertal, ma nello stesso tempo ci scherzavano su, come se, naturalmente, quella fosse una cosa impossibile.
Non rispose a nessuno, ma sentì il bisogno di scrivere due parole alla sua ricercatrice di York:
Daria,
mi dispiace di averti piantata in asso, ma sono sicura che te la caverai. Di certo hai seguito le notizie dai giornali, e per quanto posso dirti, sì, sembra che si tratti davvero di un Neandertal. Sto eseguendo i test del DNA per accertarlo.
Non so quando sarò di ritorno, probabilmente mi fermerò ancora qualche giorno. Volevo dirti… volevo anzi metterti in guardia: venerdì sera all'uscita del laboratorio sono stata seguita da un uomo. Stai attenta… se la sera fai tardi al lavoro fatti venire a prendere dal tuo ragazzo o fatti accompagnare a casa da qualcuno.
Stammi bene