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I racconti inediti

Электронная книга - «I racconti inediti». Краткое содержание книги:

L’antologia di Jack Vance presenta al lettore i seguenti racconti di fantascienza: «ICABEM», «La selezione», «Il sifone plagiano», «Il fato del Phalid», «Il Tempio di Han», «Il figlio dell’albero» ed «I signori di Maxus».
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Il corridoio si fece buio. Allixter accese la lampada frontale. Più avanti vide due dorate cortine marroni, l’entrata distinta dall’uscita grazie a una lieve differenza nel dorato tremolio interno.

Joe attraversò la cortina di uscita, scomparve. Mentre Allixter esitava, fece capolino dalla cortina di entrata, lo chiamò con un cenno che denotava una certa querula insistenza, e di nuovo scomparve attraverso la cortina di uscita.

Allixter sospirò. Spingendo avanti il Linguaid, passò.

Allixter si trovò in un ampio corridoio piastrellato di bianchi quadri vetrosi. Davanti a lui Joe scivolò attraverso un’alta arcata vagamente romanica. Lo seguì e uscì in un padiglione a cielo aperto. Il pavimento era costituito dalle stesse piastrelle vetrose, quadrati di sei piedi di lato. Era privo di mobilio e suppellettili. Lungo il bordo del pavimento, colonne sottili come cannucce di pipa sostenevano un frontone sproporzionatamente pesante, e Allixter si fermò trepidante, aspettandosi quasi che tutta la costruzione si incurvasse e cadesse in frantumi ai suoi piedi.

Si diresse cautamente verso il centro del padiglione, notando sotto il pavimento un tremore come per un enorme macchinario. Con rinnovata apprensione valutò la stabilità delle colonne, e non fu rassicurato nel vederle vibrare e ondeggiare. Joe sembrava ignaro del pericolo. Guardingo Allixter si avvicinò al bordo del padiglione, aspettandosi a ogni istante che il frontone collocato tanto precariamente sui suoi sostegni gli atterrasse sulla testa.

La veduta era diversa da quella che spaziava sullo scialbo mare di cenere. Da lì il panorama, sebbene strano e ultraterreno, possedeva un certo fascino ossessionante. Una lunga vallata tenebrosa giaceva annidata tra due basse colline. A due o tre miglia di distanza, in fondo alla valle, c’era un lago calmo come vetro, e lo specchio della superficie rifletteva lo sciame di soli multicolori.

Sulle colline crescevano arbusti purpurei simili alle vigne terrestri, e nella valle risaie verde scuro divise in blocchi rettangolari si stendevano a perdita d’occhio. A circa metà lago scorse quello che gli parve un villaggio, una fila di ordinati casotti aperti sia di fronte che sul retro, sotto una linea di verdi alberi affusolati colore del vischio, simili ai pioppi di Lombardia.

Ci fu un rumore improvviso, un terrificante fragore che riecheggiò per tutta la valle. Joe stridette, indietreggiò, si rannicchiò tremando in mezzo al padiglione. Allixter, sebbene con la pelle d’oca per paura che il frontone crollasse e lo schiacciasse, non riuscì a strapparsi dallo spettacolo nella valle.

La collina alla sua destra si era aperta in una vasta frattura lunga almeno un miglio e larga forse cento iarde. Un sipario di fuoco bianco si levò dal baratro ed esplose obliquamente proprio in mezzo alla vallata. Il calore disseccò la pelle della faccia di Allixter, che si rifugiò dietro a una delle sottili colonne. La colonna vacillò e ondeggiò davanti ai suoi occhi.

«Puah!» si disse Allixter. «Questo pianeta è un misero posto per organizzarci una vacanza. Non mi stupisco che sia in rovina!»

Joe, fattosi piccolo per il timore, gli si avvicinò come un cane impaurito in cerca di conforto. Allixter sogghignò suo malgrado. «Adesso capisco perché questi ragazzi si comportano come se fossero spaventati a morte. Non si può sapere dove capiterà la prossima esplosione.»

Osservò Joe con maggiore concentrazione: una faccia rotonda dagli occhi opachi, sotto un ridicolo copricapo, una faccia priva di espressione, umana per caso; braccia rotonde frangiate di peli neri, rotonde gambe sinuose collegate al tronco come tubi a una caldaia.

Allixter rifletté sui motivi che potevano spingere Joe. Quali che fossero, quali pensieri attraversassero gli organi del pensiero di quella creatura, erano certamente indescrivibili in termini terrestri. «Abbiamo qualcosa in comune, Joe,» disse Allixter. «Nessuno di noi due vuole venire ridotto a pezzettini.»

Da quella situazione si poteva trarre un’ombra di buonumore, pensò Allixter. Gli schemi mentali di Joe non erano quelli di un predatore evoluto. Secondo il Teorema di Gram i carnivori che si evolvevano in una civiltà mantenevano la ferocia e la durezza del loro prototipo. Gli erbivori tendevano alla placidità, alla disciplina e alla convenzione, mentre gli onnivori erano stravaganti, soggetti a disturbi nervosi e imprevedibili emozioni.

Joe tirò Allixter per un braccio. Allixter resistette un momento, poi si rilassò e lo seguì. «Non c’è scopo a ostacolarti; non arriverò mai a casa. Forse persino adesso mi stai guidando al teletrasporto, e, ora che mi ricordo, devo dare un’occhiata se trovo qualche piccolo gingillo da riportare indietro. Un uomo non può diventare ricco con mille franchi al mese.»

Percorse il cielo risplendente con occhi curiosi. «Devo essere nel cuore di un ammasso stellare, forse oltre la Via Lattea. Sono molto lontano da casa. È la cupidigia che mi ha portato qua fuori, il vecchio difetto. Oh, insomma, andiamo a vedere cosa vuole il vecchio Joe.»

Joe lo condusse attorno al padiglione lungo un vialetto di sottili lastre di pietra. Allixter le sentì vibrare e pulsare sotto i piedi come per l’impulso di un potente macchinario vicino. Dietro al padiglione si levava una collina. Da essa sporgeva un edificio di pietra, con la parte inferiore dentro il fianco della stessa.

I muri erano masse enormi e rugginose di muratura gialla grigiastra, tempestata e fasciata da barre di metallo come una fortezza. Il vialetto di lastre di pietra giunse alla fine. Si incamminarono sulla terra nuda, che pulsava e batteva ancora più pesantemente. Joe si fermò davanti a una spessa porta, leggermente socchiusa, che vibrava sui cardini.

Joe squittì, e Allixter accese il Linguaid.

«Grossa macchina male. Costruire bene. Pericolo. Grossa macchina distruggere amico uno. Amico due,» e così dicendo batté il petto di Allixter. «Amico due. Uomo costruire venire attraverso buco. Andare vedere grossa macchina. Pericolo. Distruggere amico. Grosso pericolo. Grossa macchina nemica. Fare grosso distruggere.»

Allixter si avvicinò prudentemente alla porta. «Non fai sembrare il programma molto invitante.» Sbirciò dalla fessura in una grande stanza spoglia. Il pavimento era lastricato a grandi quadrati di lucida pietra rossa di otto piedi di lato. Le pareti erano rivestite dal pavimento al soffitto con pannelli rettangolari, evidentemente rimovibili. Nel punto in cui uno dei pannelli era stato tolto, Allixter scorse masse di meccanismi squisitamente complicati e delicati.

Una guida sembrava fare il giro della stanza; sul limitare del campo visivo di Allixter un carrello sosteneva un’alta scatola nera. Dai comandi e dal montaggio dei quadranti su un lato, la scatola mobile era apparentemente un altro massiccio meccanismo.

Tali erano gli aspetti inorganici della stanza, e Allixter li notò con un’unica occhiata. Poi dedicò l’attenzione a un altro oggetto, a un tempo più interessante e maggiormente carico di implicazioni riguardanti il suo futuro. Era un cadavere sul pavimento, un uomo con il cranio fracassato.

La faccia dell’uomo morto era scarna e di colore giallo verdastro. Il corpo era sottile, la pelle molto tesa sulle ossa puntute. L’effetto generale era quello di un uccello esotico cui fossero state crudelmente strappate tutte le piume, ammazzato e gettato in un mucchio.

Pareva che il corpo fosse rimasto a terra in quello stato per diversi giorni, e Allixter fu contento, grazie alla pellicola ad aria, di non essere costretto a respirare l’aria della stanza.

Respirare… esaminò ancora una volta il cadavere. Non si vedeva nessuna apparecchiatura per la respirazione, né un casco. L’uomo aveva potuto respirare gli alogeni che rendevano il pianeta velenoso per un Terrestre. Strano, rifletté Allixter. Joe lo spinse avanti. «Andare. Grossa macchina distruggere. Pericolo.»

Allixter si tenne indietro. «Desiderare vivere. Desiderare evitare pericolo. Paura.»

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