I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
«Hai della schiuma da barba su un orecchio, Rand al’Thor.»
Borbottando, prese bruscamente l’asciugamano e gridò, «Avanti!» quando sentì bussare alla porta.
Entrò Asmodean, con il merletto chiaro che spuntava dal colletto e i polsini della giubba nera, l’arpa appesa dietro la schiena e la spada al fianco. Sembrava inverno per quanto era freddo in viso, ma gli occhi scuri erano diffidenti.
«Cosa vuoi, Natael?» chiese Rand. «Ti ho già assegnato i tuoi compiti la scorsa notte.»
Asmodean umettò le labbra e guardò Aviendha, che lo fissava torva. «Istruzioni sagge. Immagino che potrei scoprire qualcosa a tuo vantaggio se rimanessi qui in osservazione, ma le voci di stamattina riguardano tutte le grida che provenivano dalle stanze di lady Colavaere la scorsa notte. Si dice che sia contrariata con te, ma nessuno sembra saperne la ragione. Quell’incertezza fa camminare tutti in punta di piedi. Dubito che qualcuno si azzarderà a respirare nei prossimi giorni senza pensare a come potresti reagire.» Il volto di Aviendha era una maschera di insopportabile soddisfazione.
«Per cui vuoi venire con me?» chiese sommessamente Rand. «Vuoi essere alle mie spalle quando affronterò Rahvin?»
«Quale posto migliore per il bardo del lord Drago? Ma meglio ancora sarebbe stare sotto ai tuoi occhi. Dove posso mostrarti la mia lealtà. Non sono forte.» La smorfia di Asmodean sembrava abbastanza appropriata a chiunque facesse una simile ammissione, ma per un istante Rand percepì saidin che colmava l’altro uomo, la contaminazione che gli storceva la bocca. Solo per un istante, ma abbastanza a lungo perché potesse trarne le conclusioni. Se Asmodean aveva attinto rutto quello che poteva, sarebbe stato forte per affrontare una delle Sapienti in grado di incanalare. «Non sono forte, però forse posso aiutarti in qualche modo.»
Rand desiderava poter vedere lo schermo che Lanfear aveva elevato. Gli aveva spiegato che con il tempo si sarebbe dissolto, ma Asmodean non sembrava in grado di incanalare con maggior forza ora di quanto aveva potuto i primi giorni che era nelle mani di Rand. Forse Lanfear aveva mentito, dando ad Asmodean false speranze, per far credere a Rand che l’uomo sarebbe diventato abbastanza forte da insegnargli più di quanto volesse. Era una cosa tipica della donna, pensò. Non era certo che si trattasse di un pensiero di Lews Therin ma era sicuro che fosse vero.
La lunga pausa indusse Asmodean a umettarsi di nuovo le labbra. «Un giorno o due qui non faranno la differenza. A quel punto sarai tornato o sarai morto. Lascia che ti dimostri la mia lealtà. Forse posso fare qualcosa. Un pelo di forza in più dalla tua parte potrebbe fare la differenza.» Ancora una volta percepì saidin, solo per un momento. Rand avvertì una sensazione di tensione, ma era un flusso flebile. «Sai quali sono le mie scelte. Sono appeso a quel ciuffo d’erba che sporge dal dirupo, sperando che resista ancora per un po’. Se fallisci io sono peggio che morto. Devo fare in modo che tu vinca e viva.» Guardando improvvisamente Aviendha sembrò rendersi conto che forse aveva rivelato troppo. La risata dell’uomo era un suono vuoto. «Altrimenti come faccio a comporre le canzoni sulla gloria del lord Drago? Un bardo deve avere qualcosa su cui lavorare.» Il caldo non lo toccava, un trucco mentale lo sosteneva, non dovuto al Potere, ma le gocce di sudore adesso gli imperlavano la fronte.
Sotto agli occhi o lasciarselo dietro? Forse sarebbe andato a cercarsi un nascondiglio quando avesse incominciato a chiedersi cosa stava accadendo a Caemlyn. Asmodean sarebbe stato l’uomo che era fino a quando non fosse morto e rinato, forse anche dopo. «Sotto agli occhi» disse Rand sommessamente. «E se solo sospetto che quel pelo di differenza è contro di me!..»
«Ho fiducia nella generosità del lord Drago. Attenderò fuori.»
Rand si guardò attorno mentre l’uomo si allontanava, camminando all’indietro e inchinandosi. La sua spada era appoggiata sulla cassa dorata ai piedi del letto, il cinturone con la fibbia rappresentante il Drago era avvolto attorno alla custodia e la lancia seanchan. Gli omicidi quel giorno non sarebbero stati commessi con l’acciaio, non da parte sua. Si toccò la tasca, sentì la sagoma solida del piccolo uomo grasso con la spada. Era la sola spada di cui avrebbe avuto bisogno. Per un momento prese in considerazione l’idea di compiere un volo aleggiato a Tear, per riprendere Callandor, o di andare nel Rhuidean per quello che vi aveva nascosto. Poteva distruggere tutta Caemlyn con uno dei due oggetti. Ma poteva fidarsi di se stesso? Così tanto potere. Così tanto dell’Unico Potere. Laidi era lì, proprio fuori dalla visuale. La contaminazione sembrava parte di lui. La rabbia trapelava proprio sotto la superficie, contro Rahvin. Contro se stesso. Se la liberava e avesse avuto fra le mani anche Callandor... Cosa avrebbe fatto? Sarebbe stato invincibile. Con l’altro avrebbe fatto un volo aleggiato fino a Shayol Ghul stessa, per porre fine a tutto, in un modo o nell’altro. In un modo o nell’altro. No. Non era da solo in tutto questo. Non poteva permettersi altro che una vittoria.
«Ho il mondo sulle spalle» mormorò. Improvvisamente gridò e si mise una mano su una natica, aveva la sensazione di essere stato punto con un ago. Gli venne la pelle d’oca: sapeva cosa era accaduto. «Perché l’hai fatto?» gridò contro Aviendha.
«Solo per vedere se il lord Drago era ancora fatto di carne come il resto di noi mortali.»
«Lo sono» disse atono afferrando saidin, tutta la dolcezza e la lordura, solo abbastanza a lungo per incanalare brevemente.
Aviendha sgranò gli occhi, ma non si mosse, lo guardò come se non fosse successo nulla. Eppure, mentre attraversavano l’anticamera si strofinò furtivamente il posteriore mentre pensava che Rand stesse guardando da un’altra parte. Sembrava che anche lei fosse fatta di carne. Che io sia folgorato, pensavo di averle insegnato le buone maniere, si disse.
Aprì la porta e uscì rimanendo in piedi a guardarsi attorno. Mat era appoggiato alla sua strana lancia con il cappello a falde larghe abbassato, un po’ più di lato vi era Asmodean, ma non fu quello che lo prese in contropiede. Non c’erano Fanciulle. Avrebbe dovuto capire che qualcosa non andava quando Asmodean era entrato senza essere annunciato. Anche Aviendha si guardava attorno stupita, come se si aspettasse di vederle dietro agli arazzi.
«Melindhra ha tentato di uccidermi la scorsa notte» disse Mat e Rand si fermò pensando alle Fanciulle. «Un minuto parlavamo, il successivo cercava di staccarmi testa.»
Mat raccontò l’accaduto in frasi brevi. Il pugnale con le api d’oro. Le sue conclusioni. Chiuse gli occhi dicendo come era andata a finire, con un semplice, freddo: «L’ho uccisa» poi li aprì di nuovo velocemente, come se cercasse di sfuggire a una visione che gli era apparsa quando era a occhi serrati.
«Mi dispiace che tu sia stato costretto a farlo» rispose con calma Rand, e Mat si strinse nelle spalle.
«Meglio lei che io, immagino. Era un’Amica delle Tenebre.» Ma dal tono di voce non sembrava che facesse una gran differenza.
«Mi occuperò di Sammael non appena sono pronto.»
«E quanti ne resteranno dopo?»
«I Reietti non sono qui» scattò Aviendha. «E nemmeno le Fanciulle della Lancia. Dove sono? Che cosa hai fatto, Rand al’Thor?»
«Io? Ce ne erano venti proprio qui quando sono venuto a letto ieri sera, e da allora non ne ho vista una.»
«Forse è perché Mat...» iniziò a dire Asmodean e si fermò quando Mat lo guardò, un miscuglio di dolore e prontezza a colpire qualcosa o qualcuno.
«Non siate sciocchi» disse Aviendha con un tono di voce fermo. «Far Dareis Mai non proclamerebbero un toh contro Mat Cauthon per questo. Ha cercato di ucciderlo, e lui si è difeso. Anche sua sorella prossima non lo farebbe, se ne avesse una. E nessuna proclamerebbe un toh contro Rand al’Thor per quanto ha fatto un altro, a meno che non fosse un suo ordine. Tu hai fatto qualcosa, Rand al’Thor, qualcosa di enorme e oscuro, altrimenti sarebbero qui.»
«Non ho fatto nulla» le rispose duro. «E non intendo restarmene qui impalato a discutere. Sei pronto per cavalcare verso sud, Mat?»