I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
Di colpo Kadere batté le palpebre. Dov’erano le Fanciulle? Al’Thor aveva sempre una scorta di donne armate di lancia. Aguzzando la vista si accorse che non riusciva a vedere nemmeno una Fanciulla fra gli Aiel sui moli del porto.
«Non vuoi nemmeno guardare una vecchia amica, Hadnan?»
Quella voce melodiosa fece voltare di scatto il capo di Kadere, che rimase a bocca aperta davanti al naso aquilino, e gli occhi scuri quasi nascosti da rotoli di grasso. «Keille?» era impossibile. Nessuno sopravviveva da solo nel deserto se non gli Aiel. Credeva fosse morta. Invece era lì davanti a lui, vestita di seta bianca, con i pettinini di avorio fra i ricci scuri.
Sulle labbra aveva un sorriso appena accennato e si voltò con una grazia che ancora lo sorprendeva in una donna tanto grossa, quindi salì con leggerezza i gradini del suo carro.
Per un po’ Kadere esitò, quindi si affrettò a seguirla. Preferiva che Keille Shaogi fosse morta nel deserto, la donna lo tiranneggiava ed era detestabile; non doveva illudersi di ottenere un solo centesimo per il poco che era riuscito a ricavare, ma lei aveva una posizione elevata come quella di Jasin Natael. Forse avrebbe risposto a qualche domanda. Almeno avrebbe avuto qualcuno con cui lavorare. Nel peggiore dei casi qualcuno da incolpare. Più si è in altro, più si ha potere, ma aumenta anche il peso delle responsabilità in caso di fallimento. In più di un’occasione aveva dato in pasto ai suoi superiori quelli in posizioni più elevate della sua per coprirsi.
Si voltò chiudendo con cautela la porta, e avrebbe gridato se non avesse avuto la gola strozzata.
La donna in piedi davanti a lui indossava la seta bianca, ma non era grassa. Era la donna più bella che avesse mai visto, gli occhi sembravano laghi di montagna senza fondo, attorno alla vita sottile aveva una cintura d’argento lavorato e fra i capelli scuri delle mezze lune d’argento. Kadere conosceva quel volto per averlo visto nei sogni.
L’impatto con il suolo mentre si inginocchiava gli fece tornare il fiato. «Somma signora» disse rauco. «Come posso servirti?»
Sembrava che Lanfear stesse guardando un insetto, che avrebbe potuto schiacciare o meno. «Obbedendo ai miei ordini. Sono stata troppo impegnata per osservare Rand al’Thor da sola. Dimmi cos’ha fatto, a parte conquistare Cairhien, e cosa ha in mente di fare.»
«È difficile, somma signora. Uno come me non può avvicinarsi a uno come lui.» Un insetto, era il messaggio di quegli occhi freddi, al quale veniva permesso di vivere finché fosse stato utile. Kadere cercò di ricordare tutto quello che aveva visto, sentito o immaginato. «Sta inviando molti Aiel a sud, somma signora, ma non conosco il motivo. Tarenesi e Cairhienesi non sembrano prestarvi attenzione, ma non credo che riescano a riconoscere un Aiel dall’altro.» Nemmeno lui poteva. Non avrebbe osato mentirle, ma se lo credeva più utile di quanto fosse... «Ha fondato una scuola, in un palazzo in città che apparteneva a una casata con nessun sopravvissuto...» All’inizio non c’era modo di dire se alla donna piacesse quello che stava sentendo, ma mentre proseguiva il volto della Reietta divenne cupo.
«Cosa vuoi che veda, Moiraine?» chiese Rand con impazienza, legando le redini di Jeade’en alla ruota dell’ultimo carro della fila.
La donna stava in punta di piedi per guardare oltre il bordo del carro una coppia di barili che avevano un aspetto familiare. A meno che non si stesse sbagliando, contenevano i due sigilli di cuendillar, imballati nella lana come protezione, adesso che non erano più infrangibili. Qui percepiva fortemente la contaminazione del Tenebroso. Sembrava quasi che provenisse dai barili, un debole miasma che emanava da qualcosa che stava imputridendo in un luogo nascosto.
«Sarà al sicuro qui» mormorò Moiraine, sollevando la gonna con grazia e fissando la fila di carri. Lan le stava alle calcagna, un lupo mezzo domato, con il mantello che gli pendeva dietro le spalle, onde di colore e nulla a disturbare la vista.
Rand guardò furioso la scena. «Ti ha detto di cosa si trattava, Egwene?»
«Solo che dovevi vedere qualcosa. Che comunque dovevi venire qui.»
«Devi fidarti delle Aes Sedai» aggiunse Aviendha, quasi atona, ma con un cenno di dubbio. Mat sbuffò.
«Be’, ho intenzione di scoprirlo in questo momento. Natael, vai a dire a Bael che sarò da lui fra...»
Dall’altro capo della fila il fianco del carro di Kadere esplose e le schegge ricaddero sugli Aiel e gli abitanti della città. Rand sapeva. Non aveva bisogno della pelle d’oca per capire. Corse verso il carro, dietro Moiraine e Lan. Il tempo sembrò rallentare, tutto parve accadere nello stesso istante, come se l’aria fosse gelatina che si appiccicava a ogni momento.
Lanfear uscì circondata da un silenzio stupito salvo i lamenti dei feriti; aveva qualcosa di inanimato, pallido e striato di rosso fra le mani, che trascinava dietro di sé mentre scendeva gradini invisibili. Il volto era una maschera scolpita nel ghiaccio. «Me l’ha detto, Lews Therin» gridò quasi, lanciando quella cosa chiara in aria. Quindi si gonfiò per un momento in una statua trasparente e insanguinata di Hadnan Kadere, tutta la pelle rimossa. La figura collassò e cadde mentre la voce di Lanfear divenne stridula. «Hai lasciato di nuovo che un’altra donna ti toccasse! Ancora!»
Con il tempo rallentato tutto accadde nello stesso momento.
Prima che Lanfear raggiungesse le pietre del molo, Moiraine sollevò la gonna e incominciò a correrle incontro. Pur essendo veloce, Lan era più veloce di lei, e ignorava le sue grida: «No, Lan!»
Questi estrasse la spada, le lunghe gambe lo portarono davanti a lei, il mantello dal colore cangiante ondeggiava alle sue spalle mentre attaccava. Di colpo sembrò che corresse contro un muro invisibile, rimbalzò all’indietro e cercò, barcollando, di andare di nuovo avanti. Fece un passo e fu come se una mano gigante lo avesse schiacciato da una parte, volò dieci passi in aria ricadendo pesantemente sulle rocce. Mentre si trovava a mezz’aria Moiraine si fece avanti di scatto scivolando sul pavimento, fino a trovarsi faccia a faccia con Lanfear. Fu solo un attimo. La Reietta la guardò come se si chiedesse che cosa aveva davanti agli occhi, quindi Moiraine venne scagliata di lato con tale forza che rotolò fino a scomparire sotto uno dei carri.
Il molo era in tumulto. Erano passati pochi momenti dall’esplosione, eppure solo i ciechi potevano non vedere che la donna vestita di bianco adoperava l’Unico Potere. Lungo i moli le asce volavano per recidere le corde, liberando le chiatte mentre le ciurme tentavano disperatamente di portare le imbarcazioni nelle acque aperte e fuggire. I marinai a torso nudo e i cittadini vestiti di nero lottavano per salire a bordo. Nella direzione opposta uomini e donne si ammucchiavano e gridavano come se stessero lottando per superare i cancelli della città. Fra loro delle figure in cadin’sor si velarono e scattarono verso Lanfear con lance, pugnali o a mani nude. Non vi era dubbio che fosse la fonte dell’attacco e senza dubbio combatteva con il Potere. Correvano a danzare le lance senza badare a chi fosse il nemico.
Il fuoco li oltrepassò a ondate. Delle frecce di fuoco trafiggevano quelli che si facevano avanti con gli abiti in fiamme. Lanfear non combatteva contro di loro e non prestava attenzione. Sembrava che stesse scansando dei moscerini o dei ‘mordimi’. Quelli in fuga bruciavano come quelli che tentavano di combattere. La donna si muoveva verso Rand come se non esistesse altro.