I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
Solo i battiti del cuore.
Aveva fatto tre passi quando Rand afferrò la metà maschile della Vera Fonte, acciaio fuso e ghiaccio che poteva frantumare l’acciaio, miele dolce e ammasso di rifiuti. In fondo al vuoto la lotta per la sopravvivenza era distante, come la battaglia che si svolgeva davanti ai suoi occhi. Mentre Moiraine svaniva sotto al carro Rand incanalò, togliendo il calore dal fuoco di Lanfear, affondandolo nel fiume. Le fiamme che avevano avvolto figure umane solo un momento prima svanirono. Nello stesso momento creò un altro flusso e una cupola di nebbia grigia si materializzò, un lungo ovale che racchiuse lui, Lanfear e la maggior parte dei carri, un muro quasi trasparente che aveva chiuso fuori tutto. Mentre Rand legava i flussi, non era certo di cosa fosse o da dove fosse venuto, qualche ricordo di Lews Therin forse, il fuoco di Lanfear colpì e si fermò. Riusciva appena a vedere le persone al di fuori, che agitavano le braccia in modo convulso. Aveva spento le fiamme, ma l’odore della pelle bruciata ancora aleggiava nell’aria. All’interno vi erano anche dei corpi, monticelli di tessuto carbonizzato, alcuni che si muovevano febbrilmente lamentandosi. A lei non importava, le fiamme incanalate svanirono, i moscerini erano stati eliminati e la donna non si guardò mai di lato.
Palpiti. Rand era freddo nella vastità del vuoto e se era dispiaciuto per i morti, i moribondi e i feriti, il sentimento era talmente lontano da non avvertirlo. Lui era il freddo. Era il vuoto in persona. Lo colmava solo la rabbia di saidin.
Ci fu un movimento da entrambi i lati. Aviendha ed Egwene con gli occhi concentrati su Lanfear. L’intenzione di Rand era di chiuderle fuori, lontano da tutto questo. Probabilmente avevano gareggiato con lui. Mat e Asmodean erano rimasti fuori, la parete aveva escluso gli ultimi carri. Nella calma glaciale Rand incanalò Aria per intrappolare Lanfear. Egwene e Aviendha potevano schermarla mentre lui la distraeva.
Qualcosa recise i suoi flussi, ritornarono indietro con tale forza che Rand sbuffò.
«Una di loro?» ringhiò Lanfear. «Qual è Aviendha?» Egwene reclinò indietro il capo e gridò, con gli occhi sporgenti, l’agonia del mondo che gridava attraverso la sua bocca. «Quale?» Aviendha adesso era in punta di piedi, tremante, le sue grida rincorrevano quelle di Egwene mentre salivano sempre più in alto.
Il pensiero fu di colpo nel vuoto. Spirito intessuto a quel modo, con Fuoco e Terra. Ecco. Rand sentì qualcosa che veniva tagliato, qualcosa che non poteva vedere, ed Egwene ricadde come un peso morto, Aviendha carponi, con la testa bassa e barcollando.
Lanfear vacillò, gli occhi andavano dalle donne a lui, pozze scure di fuoco nero. «Tu sei mio, Lews Therin! Mio!»
«No.» A Rand sembrò che la propria voce giungesse da un tunnel chilometrico. Distraila dalle ragazze. Continuò a muoversi in avanti senza guardare indietro. «Non sono mai stato tuo, Mierin. Sono sempre appartenuto a Ilyena.» Il vuoto fu scosso dal dolore e dalla perdita. Disperatamente Rand lottò contro qualcosa estraneo al raschiare di saidin. Per un po’ la situazione fu in equilibrio. Io sono Rand al’Thor, pensò, e anche, Ilyena, sempre e comunque il mio cuore. In bilico sulla lama di un rasoio. Io sono Rand al’Thor. Altri pensieri cercarono di farsi avanti, una moltitudine, di Ilyena, Mierin o di cosa potesse fare per sconfiggerla. Li respinse tutti, anche l’ultimo. Se scendeva dal lato sbagliato... Io sono Rand al’Thor! «Ti chiami Lanfear e piuttosto muoio prima di amare una Reietta!»
Qualcosa di simile all’angoscia le attraversò il viso, quindi divenne di nuovo una maschera di marmo. «Se non sei mio» disse freddamente, «allora morirai.»
Con l’agonia in petto come se il cuore stesse per esplodere, avvertiva dei chiodi bianchi e roventi che gli affondavano nel cervello, il dolore era così forte all’interno del vuoto che voleva gridare. La morte era lì e Rand lo sapeva. Con furore, anche nel vuoto, follia; il nulla scintillava, diminuiva, intrecciò Spirito, Fuoco e Terra, scagliandoli più volte. Il cuore di Rand non batteva più. Delle dita di dolore oscuro schiacciavano il vuoto. Dei veli grigi gli scesero davanti agli occhi. Avvertiva i suoi flussi che attraversavano e facevano a brandelli quelli della donna. Il bruciore del respiro nei polmoni vuoti, ma il cuore riprese a pompare. Adesso poteva di nuovo vedere, dei puntini neri e argentati aleggiavano davanti agli occhi fra lui e il viso di pietra di Lanfear, che ancora cercava di recuperare l’equilibrio dal contraccolpo dei propri flussi. Avvertiva il dolore nella testa e nel torace, come ferite, ma il vuoto si consolidava e la sofferenza fisica era remota.
Era un bene che fosse distante perché non aveva tempo di riprendersi. Costringendosi a camminare in avanti, la colpì con Aria, un colpo che avrebbe abbattuto la donna lasciandola priva di sensi. La Reietta fendette quel flusso e Rand colpì nuovamente, ancora e ancora, e ogni volta che la donna fendeva l’ultimo flusso, lanciava una pioggia furiosa di colpi che in qualche modo lei vedeva e schivava, sempre avvicinandosi. Se riusciva a tenerla occupata ancora per un po’, se uno di questi manganelli invisibili fosse atterrato sul suo capo, se avesse potuto avvicinarsi abbastanza per colpirla con un pugno... Priva di sensi sarebbe stata innocua come chiunque altro.
Di colpo Rand sembrò rendersi conto di cosa stesse facendo. Mentre Lanfear ancora bloccava i suoi colpi con facilità estrema, come se li vedesse, arretrò fino a quando con le spalle toccò il carro che aveva dietro di sé. A quel punto sorrise come l’inverno. «Morirai lentamente, e mi implorerai di amarmi prima che tu muoia» disse.
Stavolta non colpì lui direttamente. Fu un colpo contro il legame con saidin.
Il panico risuonò nei vuoto come un gong al primo colpo deciso, il Potere diminuì mentre scivolava profondamente fra lui e la Fonte. Con Spirito, Fuoco e Terra tagliò la lama, sapeva dove trovarla, sapeva dov’era il legame, poteva sentire quel primo taglio. Il tentativo della donna di creare uno schermo svanì, riapparve, ritornava non appena Rand lo tagliava, ma sempre con il momentaneo deflusso di saidin, attimi in cui quasi falliva, le sue difese servivano a malapena a sventare gli attacchi di Lanfear. Maneggiare due flussi al contempo doveva essere facile, lui poteva maneggiarne dieci e più, ma non quando si trattava di difesa disperata contro qualcosa che non sapeva fosse lì fino a quando non era quasi troppo tardi. Adesso, quando i pensieri dell’altro uomo cercavano di emergere dentro al vuoto, tentavano di dirgli come sconfiggerla. Se avesse prestato ascolto, forse sarebbe stato Lews Therin Telamon ad andare via, con la voce di Rand al’Thor che di tanto in tanto gli passava per la testa.
«Costringerò queste due sguattere a guardarti implorare» disse Lanfear.
«Ma dovrei lasciare che siano loro a guardarti morire, o il contrario?» Quando era salita nel carro aperto? Doveva guardarla, cercare un qualsiasi suggerimento che indicasse stanchezza, perdita di concentrazione. Era una vana speranza. In piedi di fianco alla soglia ritorta la donna lo guardò, una regina che stava per emettere una sentenza; eppure ancora aveva tempo per lanciare gelidi sorrisi a un bracciale d’avorio scuro che faceva costantemente girare fra alle dita. «Quale delle due opzioni ti farebbe più male, Lews Therin? Voglio vederti soffrire. Voglio che tu conosca un dolore che nessun uomo ha mai provato prima!»
Più spesso era il flusso che attingeva dalla Fonte, più sarebbe stato difficile reciderlo. Strinse la mano sulla tasca della giubba, il piccolo uomo grasso con la spada premeva forte contro il marchio dell’airone sul palmo. Attinse più saidin che poteva, finché la contaminazione galleggiò nel vuoto con lui come pioggia nebulizzata.
«Dolore, Lews Therin.»
E vi fu il dolore, il mondo venne ingoiato dall’agonia. Non il cuore o la testa stavolta, ma tutto, ogni parte del corpo, aghi roventi che penetravano il vuoto. Gli sembrava quasi di poter sentire il sibilo per lo scontro del calore con il freddo a ogni affondo e ognuno era più profondo del precedente. I tentativi della donna di schermarlo non la rallentarono, i colpi erano sempre più veloci, più forti. Rand non riusciva a credere che la Reietta fosse tanto forte. Aggrappato al vuoto, al rovente, frenetico saidin, si difendeva selvaggiamente. Lui poteva farla finita, ucciderla. Poteva evocare i fulmini, avvolgerla in un fuoco proprio come aveva ucciso lei.