I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
Avrebbe potuto... cosa? Avvolgerle in saidin e lasciarle dove si trovavano. Ancora non poteva schermarle. Per cui potevano essere loro a intrappolarlo. Un bel guaio, tutto perché le donne si erano impuntate.
«Hai pensato a delle guardie» disse Moiraine, «ma cosa farai se con Rahvin si trovano anche Semirhage o Graendal? O magari Lanfear? Queste due potrebbero sopraffarne uno, ma tu saresti in grado di affrontare una delle donne e Rahvin insieme?»
Nella voce della donna era affiorato qualcosa nel pronunciare il nome di Lanfear. Temeva che se Lanfear fosse stata presente forse alla fine si sarebbe unito a lei? Cosa avrebbe fatto se fosse effettivamente stata presente? Cosa poteva fare lui? «Possono venire» disse, anche se a denti stretti. «Adesso volete andare via?»
«Ai tuoi ordini» rispose Moiraine, ma non si mossero subito. Aviendha ed Egwene si occuparono di sistemare con ostentazione gli scialle prima di muoversi verso la porta. I signori e le dame forse scattavano davanti a un suo ordine, non loro.
«Non hai cercato di convincermi a non farlo» disse Rand all’improvviso.
Si riferiva a Moiraine, ma Egwene parlò per prima, rivolgendosi ad Aviendha con un sorriso. «Cercare di far cambiare idea a un uomo è come togliere una caramella a un bambino. A volte devi farlo, ma in altri casi non ne vale la pena per tutti i problemi che procura.» Aviendha annuì.
«La Ruota tesse come vuole» fu la risposta di Moiraine. Stava ritta sotto la soglia sembrando più Aes Sedai che mai, il viso privo dei segni dell’età, con gli occhi scuri che sembravano pronti a ingoiarlo, snella e leggera, eppure così regale che avrebbe potuto dare ordini a una stanza piena di regine anche se non fosse stata in grado di incanalare.
Quella pietra azzurra sulla fronte che coglieva nuovamente la luce.
«Te la caverai bene, Rand.»
Questi fissò a lungo la porta dopo che si fu chiusa alle spalle delle donne.
Fu il rumore di stivali a rammentargli la presenza di Mat, il quale stava cercando di raggiungere la porta, muovendosi lentamente per non essere notato.
«Ho bisogno di parlare con te, Mat.»
Mat fece una smorfia. Toccando il medaglione con la testa di volpe come fosse un talismano, si girò di scatto a fronteggiare Rand. «Se credi che metterò la testa sul ceppo solo perché queste sciocche donne lo hanno fatto, puoi scordartelo. Non sono un maledetto eroe e non voglio diventarlo. Morgase era una bella donna, mi piaceva addirittura, per quanto possa piacerti una regina, ma Rahvin è Rahvin, che tu sia folgorato, e io...»
«Taci e ascolta. Devi smettere di scappare.»
«Che io sia folgorato se lo faccio! Non è un gioco che ho scelto io e non...»
«Ti ho detto di fare silenzio!» Rand spinse la testa di volpe contro il petto di Mat con un dito. «So dove l’hai preso. C’ero anche io, ricordi? Ho tagliato la corda dalla quale penzolavi. Non so con esattezza cosa ti hanno infilato in testa, ma qualsiasi cosa sia, ne ho bisogno. I capi clan conoscono la guerra, ma in qualche modo anche tu la conosci e forse anche meglio. Ne ho bisogno! Per cui questo è quello che farai, tu e la Banda della Mano Rossa...»
«Siate prudenti domani» si raccomandò Moiraine.
Egwene si fermò davanti alla porta della sua stanza. «Certo che saremo prudenti.» Aveva lo stomaco sottosopra, ma mantenne la voce ferma. «Sappiamo quanto sarà pericoloso affrontare uno dei Reietti.» A giudicare dall’espressione di Aviendha sembrava che stessero discutendo la cena. Ma lei non aveva mai paura di niente.
«Lo sapete?» disse Moiraine. «Siate comunque molto prudenti, che crediate uno dei Reietti sia vicino oppure no. Rand avrà bisogno di tutte e due voi nei giorni a venire. Sapete gestire bene le sue intemperanze, anche se devo dire che i vostri metodi sono insoliti. Avrà bisogno di persone che non possono essere allontanate o dominate dai suoi accessi di ira, che gli diranno quello che deve sentire invece che quello ritengono voglia sentirsi dire.»
«Tu lo fai, Moiraine» le rispose Egwene.
«Certo. Ma avrà comunque bisogno di voi. Riposate bene. Domani sarà... un giorno difficile per tutti noi.» Si allontanò lungo il corridoio, passando dall’oscurità a delle pozze di luce proiettate dalle lampade, per poi ritornare nel buio. La notte stava già scendendo in questi corridoi scuri, e l’olio per le lampade scarseggiava.
«Vuoi restare un po’ con me, Aviendha?» chiese Egwene. «Ho più voglia di parlare che di mangiare.»
«Devo dire ad Amys quello che ho promesso di fare domani. E devo trovarmi nella camera da letto di Rand al’Thor quando arriverà.»
«Elayne non potrà mai lamentarsi che tu non abbia tenuto d’occhio Rand per lei. Hai davvero trascinato lady Berewin per il corridoio tirandola per i capelli?»
Le guance di Aviendha s’imporporarono lievemente. «Credi che queste Aes Sedai a Salidar lo aiuteranno?»
«Fai attenzione a pronunciare quel nome, Aviendha. A Rand non può essere permesso di trovarle senza che sia preparato.» Per come era adesso probabilmente lo avrebbero domato, o almeno avrebbero mandato tredici Sorelle ad aiutarlo. Egwene avrebbe dovuto trovarsi con loro in tel’aran’rhiod, lei Nynaeve ed Elayne e sperare che quelle Aes Sedai si fossero impegnate al punto di non ritorno prima che si accorgessero di quanto Rand fosse ai limiti.»
«Farò attenzione. Riposa bene. E mangia stanotte. Non mangiare nulla la mattina. Non fa bene danzare le lance a stomaco pieno.»
Egwene la guardò mentre si allontanava prima di premersi le mani sullo stomaco. Non credeva che avrebbe mangiato nulla quella notte né la mattina. Rahvin. E forse Lanfear o uno degli altri. Nynaeve aveva affrontato Moghedien e vinto. Ma Nynaeve era più forte di lei o Aviendha, quando poteva incanalare. Poteva non essercene un’altra. Rand aveva detto che i Reietti non si fidavano l’uno dell’altro. Voleva quasi desiderare che avesse torto o che almeno non ne fosse tanto certo. Era spaventoso quando vedeva un altro uomo che la osservava con gli occhi di Rand, o sentiva le parole di quello uscirgli dalla bocca. Non doveva essere così. Tutti rinascevano con il volgere della Ruota. Ma gli altri non erano il Drago Rinato. Moiraine non voleva parlarne. Cosa avrebbe fatto Rand se Lanfear fosse stata presente? Lanfear aveva amato Lews Therin Telamon, ma cosa aveva provato il Drago per lei? Quanto di Rand era ancora Rand?
«Lo sai che se continui a rimuginarci sopra ti metti in agitazione» disse con fermezza. «Non sei una bambina. Comportati da donna.»
Quando un’inserviente le portò la cena, di fagiolini, patate e pane appena sfornato, si costrinse a mangiare. Il cibo sapeva di cenere.
Mat si fece avanti a grandi passi nei corridoi scuri del palazzo e spalancò la porta della stanza che era stata riservata per il giovane eroe delle battaglie contro gli Shaido. Non che avesse trascorso molto tempo in quella stanza. Non ci stava quasi mai. Gli inservienti avevano acceso due delle lampade. Eroe! Non era un eroe! Cosa otteneva un eroe? Un’Aes Sedai che ti dava dei buffetti sulla testa prima di mandarti fuori come un cane. Una nobildonna accondiscendente che ti baciava, o che ti avrebbe portato i fiori sulla tomba. Camminava avanti e indietro nell’anticamera, per una volta senza assegnare un prezzo al tappeto fiorato di Illian, o le sedie, le panche, i tavoli dorati e incisi con l’avorio.
L’incontro turbolento con Rand era durato fino al tramonto, con lui che schivava, rifiutandosi di collaborare e Rand che lo braccava caparbiamente, come Hawkwing nella disfatta del Passo di Cole. Cosa doveva fare? Se fosse di nuovo uscito a cavallo, Talmanes e Nalesean lo avrebbero certamente seguito con tutti gli uomini che sarebbero stati in grado di mettere in sella, aspettandosi che avrebbe trovato un’altra battaglia. Probabilmente lo avrebbe fatto. Era proprio quello che lo faceva rabbrividire. Per quanto odiava ammetterlo, l’Aes Sedai aveva ragione. Era attirato dalle battaglie o forse l’inverso. Nessuno avrebbe potuto tentare con maggiore ostinazione di evitarne una dall’altro lato dell’Alguenya. Anche Talmanes aveva fatto delle osservazioni a riguardo. Il secondo tentativo di allontanarsi da uno dei gruppi di Andorani lo aveva portato dove non c’era altra opportunità di combattere di nuovo. E ogni volta sentiva i dadi rotolare nella sua testa. Era quasi come un allarme, che lo avvisava che una battaglia era proprio dietro la prossima collina.