I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
Strisciando sul pavimento si sedette con la schiena appoggiata contro la porta, fissando il volto di Melindhra e cercando di decidere cosa fare. Quando un’inserviente bussò per portargli la cena le gridò di andare via. Il cibo era l’ultima cosa che voleva. Cosa avrebbe fatto? Desiderava non sentire i dadi che gli rotolavano in testa.
52
Scelte
Dopo aver appoggiato il rasoio, Rand rimosse gli ultimi residui di schiuma da barba dal viso e iniziò ad allacciarsi la camicia. La luce del mattino filtrava attraverso gli archi squadrati sul balcone della sua camera da letto. Erano state usate le pesanti tende invernali, ma erano legate per lasciar passare l’aria. Voleva essere presentabile per quando avrebbe ucciso Rahvin. Quel pensiero gli fece venire un leggero moto d’ira che gli agitò lo stomaco. Lo respinse. Sarebbe stato presentabile e calmo. Nessun errore.
Quando distolse lo sguardo dalla cornice dorata, Aviendha era seduta sul pagliericcio arrotolato e appoggiato contro la parete, sotto un dipinto che riproduceva delle torri d’oro da un’altezza impossibile. Si era offerto di farle portare un letto, ma la donna aveva risposto che i materassi erano troppo morbidi per dormire. Lo guardava con attenzione e aveva la sottoveste fra le mani. Rand aveva fatto in modo di non guardarsi intorno mentre si radeva per darle il tempo di vestirsi, ma oltre le calze bianche, non indossava nient’altro.
«Io non ti svergognerei davanti ad altri uomini» disse Aviendha di colpo.
«Svergognarmi? Cosa vuoi dire?»
La donna si alzò in un unico movimento fluido, sorprendentemente chiara di carnagione nei punti in cui il sole non la toccava, snella e dalla muscolatura forte, ma con le rotondità e morbidezze che tormentavano i sogni di Rand. Era la prima volta che la guardava apertamente mentre si metteva in mostra, ma lei non ne sembrava consapevole. Quei grandi occhi verdi erano fissi nei suoi. «Non sono stata io a chiedere a Sulin di includere Somara, Enaila o Lamelle quel primo giorno. Non ho nemmeno chiesto loro di controllarti, o di fare qualcosa se tu avessi vacillato. Era solo una loro preoccupazione.»
«Mi hai lasciato credere che avrebbero cercato di portarmi di peso come un bambino se avessi tentennato. Una bella differenza.»
Il tono della sua voce non ebbe alcun effetto sulla donna. «Almeno sei stato attento quando dovevi.»
«Capisco» rispose secco. «Be’, in ogni caso ti ringrazio per avermi promesso di non svergognarmi in pubblico.»
Aviendha sorrise. «Non ho detto quello, Rand al’Thor. Ho detto non davanti ad altri uomini. Se lo richiedi, per il tuo bene...» Il sorriso della donna divenne ampio.
«Intendi venire in questo modo?» Rand gesticolò irritato, guardandola dalla testa ai piedi.
Aviendha non era mai sembrata minimamente imbarazzata nel trovarsi nuda davanti a lui, al contrario, ma quella volta si guardò, poi rivolse lo sguardo verso di lui e divenne rossa. Di colpo fu circondata da un turbine di lana marrone scuro e algode bianco, infilandosi con tale velocità nei suoi indumenti che Rand credeva quasi stesse incanalando per vestirsi. «Hai organizzato tutto?» disse mentre si vestiva. «Hai parlato con le Sapienti? Sei arrivato tardi la scorsa notte. Chi altri viene con noi? Quanti ne puoi portare? Nessun abitante delle terre bagnate, spero. Non puoi fidarti di loro. Specialmente non degli assassini degli alberi. Puoi davvero portarci a Caemlyn in un’ora? È come quello che ho fatto la notte...? Voglio dire, come farai? Non posso fidarmi di entrare in cose che non conosco e non capisco.»
«Tutto è organizzato, Aviendha.» Perché la donna straparlava? E si rifiutava di guardarlo negli occhi? Si era incontrato con Rhuarc e gli altri capi clan ancora vicini alla città. Non avevano apprezzato questo piano, ma lo vedevano in termini di ji’e’toh e nessuno pensava che avesse altra scelta. Ne parlarono velocemente, concordarono, quindi si misero a discutere di altre cose. Nulla a che fare con il Reietto o Illian o le battaglie. Donne, caccia, se l’acquavite di Cairhien poteva essere messa a confronto con l’oosquai o il tabacco degli abitanti delle terre bagnate contro quello che cresceva nel deserto. Per un’ora aveva quasi dimenticato cosa lo aspettasse. Sperava che le Profezie del Rhuidean fossero in qualche modo sbagliate, che non avrebbe distrutto questi uomini. Le Sapienti erano andate da lui, una delegazione di oltre cinquanta donne, avvisate da Aviendha in persona e guidate da Amys, Melaine e Bair, o forse Sorilea. Con le Sapienti spesso era difficile capire chi fosse al comando. Non erano venute per convincerlo a non fare qualcosa, di nuovo ji’e’toh, ma per accertarsi che capisse che i suoi obblighi nei confronti di Elayne non superassero quelli nei confronti degli Aiel e lo avevano trattenuto nella sala delle riunioni fino a quando non furono soddisfatte. Altrimenti le avrebbe sollevate di peso per raggiungere l’uscita. Quando volevano, quelle donne sapevano ignorare le grida, come Egwene. «Scoprirò quanti posso portarne con me quando ci proverò. Solo Aiel.» Se aveva fortuna, Meilan e Maringil con il resto non avrebbero saputo che era andato via fino a quando non lo avesse fatto. Se la Torre aveva delle spie a Cairhien, forse le avevano anche i Reietti; e come poteva fidarsi che questa gente mantenesse un segreto se non riuscivano a vedere il sorgere del sole senza cercare di usarlo come fatto nel Daes Dae’mar?
Una volta indossata la giubba rossa ricamata in oro, un’ottima lana adatta a un palazzo reale, che fosse Caemlyn o Cairhien — il pensiero gli procurò un tetro divertimento — e anche Aviendha a quel punto era quasi vestita. Per lui era una meraviglia come potesse vestirsi così rapidamente pur non avendo nulla in disordine. «La scorsa notte è venuta una donna mentre eri via.»
Luce! pensò. Aveva dimenticato Colavaere. «Cos’hai fatto?»
Aviendha fece una pausa mentre legava i lacci della blusa, fissandolo con sguardo penetrante, ma il tono di voce era disinvolto. «L’ho riportata nelle sue stanze, dove abbiamo parlato per un po’. Non ci saranno altre bamboccie assassine degli alberi che busseranno alla tua porta, Rand al’Thor.»
«Esattamente quello che volevo, Aviendha. Luce! Le hai fatto del male? Non puoi andare in giro a picchiare le dame.
Questa gente mi crea già abbastanza problemi, e non ho certo bisogno che ti ci metta anche tu.»
Aviendha tirò forte su con il naso e riprese ad allacciare la blusa. «Dame! Una donna è una donna, Rand al’Thor. A meno che non sia una Sapiente» aggiunse con prudenza. «Quella stamattina dovrà stare attenta a sedersi, i lividi possono essere nascosti e con un giorno di riposo sarà in grado di lasciare le sue stanze. E adesso sa come stanno le cose. Le ho detto che se ti crea di nuovo problemi... qualsiasi tipo di problema, ritornerò di nuovo a parlare con lei. Farà quello che dici quando lo dici. Sarà di esempio per le altre. Gli assassini degli alberi non comprendono altro.»
Rand sospirò.
Non era un metodo che lui avrebbe potuto usare o scelto, ma avrebbe comunque funzionato. O forse avrebbe solo reso Colavaere e le altre più subdole d’ora in avanti. Aviendha non si preoccupava di eventuali ripercussioni contro di lei, sarebbe rimasto sorpreso se la donna avesse anche solo preso in considerazione una tal cosa; ma una donna in una posizione elevata di una casata potente non era paragonabile a una giovane nobile di rango inferiore. Qualunque fosse stato l’effetto su di lui, Aviendha poteva essere sorpresa in un corridoio scuro e ricevere dieci volte quello che aveva riservato a Colavaere, se non peggio. «La prossima volta lascia che gestisca queste situazioni a modo mio. Io sono il car’a’carn, ricordalo.»