I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
Mat non sembrava affatto ammorbidito. Diffidente sì, e di certo arrabbiato, ma non ammorbidito. Avrebbe potuto essere un gatto selvatico stretto in un angolo da tre segugi. Un gatto selvatico che non voleva proprio farsi catturare. Sembrava aver dimenticato che vi fossero altre persone nella stanza oltre a lui e le tre donne. «Devi sempre costringere un uomo a fare quello che vuoi tu, vero? Prenderlo a calci, se non vuole essere guidato per il naso. Sangue e maledette ceneri! Non guardarmi furiosa, Egwene, parlo come mi pare! Che io sia folgorato! Ci vorrebbe solo Nynaeve adesso, che si tira la treccia in quel modo furioso ed Elayne che ti guarda dall’alto in basso. Be’, sono contento che non sia qui per sentire le novità, ma anche se avessi Nynaeve con te non verrei spinto...»
«Quali novità?» chiese Rand deciso. «Novità che Elayne non dovrebbe sentire?»
Mat guardò Moiraine. «Intendi dire che c’è qualcosa che non ti è stato estorto?»
«Quali novità, Mat?» chiese di nuovo Rand.
«Morgase è morta.»
Egwene rimase a bocca aperta, mettendosi entrambe le mani davanti alla bocca, gli occhi spalancati. Moiraine mormorò qualcosa che avrebbe potuto essere una preghiera. Le dita di Asmodean non esitarono nemmeno un momento sull’arpa.
Rand si sentiva come se gli avessero estirpato l’intestino. Elayne, perdonami, pensò. «Ne sei certo?»
«Certo quanto posso essere senza aver visto il corpo. Sembra che Gaebril sia stato nominato re di Andor. E anche di Cairhien, per essere precisi. Pare sia stata Morgase a farlo. Con la scusa che i tempi attuali richiedevano la mano forte e decisa di un uomo o una cosa simile, come se chiunque avesse potuto essere più forte di Morgase. Solo che gli Andorani a sud hanno detto di non averla vista per settimane. Qualcosa di più di voci. Dimmi tu a quali conclusioni si giunge. Andor non ha mai avuto un re, ma adesso ne ha uno, e la regina è svanita. Gaebril voleva Elayne morta. Ho cercato di dirglielo, ma sai come si comporta, come se ne sapesse sempre più di un contadino con i piedi sporchi di fango. Non credo che avrebbe esitato un secondo a tagliare la gola di una regina.»
Rand si rese conto di essersi seduto su una sedia di fronte a Mat, anche se non si ricordava di essersi mosso. Aviendha gli appoggiò una mano sulla spalla, lo sguardo preoccupato. «Sto bene» disse duramente. «Non c’è bisogno di andare a chiamare Somara.» Il viso della donna divenne rosso, ma lui non vi prestò attenzione.
Elayne non lo avrebbe mai perdonato. Lui sapeva che Rahvin — Gaebril — teneva Morgase prigioniera, ma lo aveva ignorato perché il Reietto poteva aspettarsi che l’avrebbe aiutata. Era andato per la propria strada, per fare quello che non si aspettavano. Ed era finito rincorrendo Couladin invece di fare quello che aveva progettato. Lo sapeva e si era concentrato su Sammael. Perché l’uomo si faceva beffe di lui. Morgase poteva aspettare mentre Rand avrebbe chiuso la trappola tesagli da Sammael assieme al Reietto stesso. E adesso Morgase era stata uccisa. Elayne lo avrebbe maledetto fino alla fine dei suoi giorni.
«Ti dirò una cosa» proseguì Mat. «Ci sono molti uomini della regina qui. Non sono convinti di voler combattere per un re. Trova Elayne. Metà di loro verrà dalla tua parte se la metterai sul...»
«Stai zitto!» gridò Rand. Tremava talmente per la rabbia che Egwene si allontanò e anche Moiraine lo guardò con cautela. La presa di Aviendha si fece più forte sulle sue spalle, ma lui la rimosse. Morgase era morta perché lui non aveva fatto nulla. Era stata sua la mano sul pugnale invece che quella di Rahvin. Elayne. «La vendicherò. Rahvin, Mat. Non Gaebril. Lo appenderò per i talloni, fosse l’ultima cosa che faccio!»
«Oh, sangue e maledette ceneri!» gemette Mat.
«Questa è follia.» Egwene sobbalzò, come se si fosse resa conto di quello che aveva detto, ma mantenne la voce ferma e calma. «Devi ancora sistemare le cose qui a Cairhien, per non parlare degli Shaido a nord e qualsiasi cosa stai progettando di fare a Tear. Vuoi iniziare un’altra guerra, con due già sul piatto della bilancia e una terra in rovina?»
«Non una guerra. Posso giungere a Caemlyn in un’ora. Un’incursione... giusto, Mat? Un’incursione, non una guerra. Strapperò il cuore a Rahvin.» La voce di Rand era un martello. Aveva la sensazione che nelle vene gli scorresse l’acido. «Vorrei avere le tredici Aes Sedai di Elaida con me, per sistemarlo e consegnarlo alla giustizia. Processato e impiccato per omicidio. Questa sarebbe giustizia. Ma dovrà morire in qualsiasi momento io decida.»
«Domani» disse Moiraine sommessamente.
Rand la guardò torvo. Ma aveva ragione. Domani sarebbe stato meglio. Una notte per smaltire la rabbia. Doveva essere freddo quando avrebbe affrontato Rahvin. Adesso voleva afferrare saidin e cospargersene il corpo, distruggere. La musica di Asmodean era di nuovo cambiata, adesso era un motivo che i musicisti di strada avevano suonato durante la guerra civile. Si sentiva ancora di tanto in tanto quando passava un nobile per Cairhien. Lo sciocco che credeva di essere un re. «Esci, Natael. Esci!»
Asmodean si alzò con lentezza inchinandosi, ma il viso era glaciale e attraversò rapido la stanza, come se fosse incerto su cosa sarebbe accaduto se ci avesse impiegato un secondo di più. Spingeva sempre, ma forse stavolta aveva esagerato. Mentre apriva la porta Rand parlò di nuovo.
«Ti vedrò stanotte, o ti vedrò morto.»
L’inchino di Asmodean stavolta non fu tanto aggraziato. «Come ordina il mio lord Drago» rispose rauco, chiudendosi velocemente la porta alle spalle.
Le tre donne guardarono Rand inespressive e senza battere ciglio. «Andate via anche voi.» Mat praticamente si scagliò verso la porta. «Non tu. Devo ancora dirti delle cose.»
Mat si fermò di colpo, sospirando pesantemente e giocherellando con il medaglione. Era il solo che si fosse mosso.
«Non hai tredici Aes Sedai» disse Aviendha, «ma ne hai due. E me. Forse non so tante cose quanto Moiraine Sedai, ma sono forte come Egwene e la danza non mi è nuova.» Alludeva alla danza delle lance, il modo aiel di evocare la battaglia.
«Rahvin è mio» le rispose con calma. Forse Elayne avrebbe potuto perdonargli qualcosa se avesse almeno vendicato la madre. Probabilmente no, ma forse lui si sarebbe potuto perdonare. Un po’. Si costrinse a mantenere le mani lungo i fianchi per non stringere i pugni.
«Gli segnerai una linea in terra che dovrà oltrepassare?» chiese Egwene. «Ti metterai un’esca sulla spalla per attirarlo? Hai considerato che Rahvin potrebbe non essere solo se adesso si fa chiamare re di Andor? A cosa ti servirà se quando apparirai una delle sue guardie ti trapasserà il cuore con una freccia?»
Rand si ricordava di un tempo in cui desiderava che Egwene non gridasse contro di lui, ma allora era tutto molto più facile. «Credete che intenda andare solo?» Era effettivamente sua intenzione. Non aveva mai pensato a qualcuno che gli guardasse le spalle; anche se adesso sentiva un debole sussurro, gli piace attaccare alle spalle, ai fianchi. Non riusciva a pensare con chiarezza. La rabbia che lo pervadeva sembrava avere vita propria, alimentava il fuoco che la faceva ribollire. «Ma non con voi. Questa è una faccenda pericolosa. Moiraine può venire se lo desidera.»
Egwene e Aviendha non si guardarono prima di fare un passo avanti, ma si mossero all’unisono, senza fermarsi, finché non furono talmente vicine che Aviendha dovette spostare indietro il capo per guardare Rand. «Moiraine può venire se lo desidera.» ripeté Egwene.
Se la sua voce era glaciale, quella di Aviendha era pietra fusa.
«Ma per noi è troppo pericoloso.»
«Sei diventato mio padre? Ti chiami Bran al’Vere?»
«Se tu avessi tre lance, ne metteresti due da parte come se non esistessero?»
«Non voglio rischiare le vostre vite» rispose rigido.
Egwene inarcò le sopracciglia. «Oh?» Fu tutto.
«Non sono la tua gai’shain.» Aviendha snudò i denti. «Non puoi scegliere i rischi che decido di correre, Rand al’Thor. Mai. Sappilo fin d’ora.»