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I fuochi del cielo

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I fuochi del cielo
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Le immagini sfrecciavano attraverso il dolore. Una donna in abiti neri da mercante che cadeva da cavallo, la spada rossa di fuoco leggera fra le mani di Rand. Era venuta per ucciderlo, con una manciata di Amici delle Tenebre. Gli occhi tetri di Mat, l’ho uccisa, pensò. Una donna bionda che giaceva in un corridoio in rovina dove, sembrava, le pareti stesse si erano fuse ed erano fluite. Ilyena, perdonami! pensò. Era un grido disperato.

Poteva farla finita. Solo che non poteva. Sarebbe morto, forse il mondo con lui, ma non poteva uccidere un’altra donna. In qualche modo sembrava lo scherzo più bello che il mondo avesse visto mai.

Rimuovendo il sangue dalle labbra, Moiraine strisciò fuori da sotto al carro e si alzò barcollante, con il suono della risata di un uomo nelle orecchie. Senza che potesse controllarli, i suoi occhi scattarono alla ricerca di Lan, trovandolo disteso in terra quasi contro la parete grigia e nebbiosa della cupola che si estendeva sopra le loro teste. L’uomo si mosse, forse alla ricerca della forza per alzarsi, forse in agonia. Moiraine si costrinse a non pensare a lui. Le aveva salvato la vita così tante volte che per diritto avrebbe dovuto appartenergli, ma lei aveva fatto da molto tempo quanto poteva per essere sicura che sopravvivesse alla sua guerra solitaria contro l’Ombra. Adesso doveva vivere o morire senza di lei.

Nell’aria risuonò la risata di Rand, in ginocchio sulla pietra del molo. Rideva con le lacrime che gli striavano il volto contorto, come quello di un uomo sotto la mano di un inquisitore. Moiraine fu scossa da un brivido. Se era impazzito non avrebbe potuto intervenire. Poteva solo fare quello che poteva. Quello che doveva.

La vista di Lanfear la colpì come una bastonata. Non la sorpresa, ma l’emozione di vedere la scena che era stata nei suoi sogni tante volte dopo il Rhuidean. Lanfear in piedi sul carro, che risplendeva lucente come il sole colma di saidar, incorniciata dalla soglia ritorta del ter’angreal mentre fissava Rand, con un sorriso spietato sulle labbra. La Reietta faceva girare un braccialetto fra le mani. Un angreal, a meno che Rand non avesse avuto il suo di angreal, poteva schiacciarlo con quello. O Rand aveva l’oggetto o Lanfear stava giocando con lui. Non importava. A Moiraine non piaceva quel cerchietto di avorio invecchiato. A prima vista era sembrato un acrobata piegato all’indietro che si afferrava le caviglie. Solo guardandolo attentamente era possibile scorgere che le caviglie e i polsi erano legati assieme. Non le piaceva, ma lo aveva portato fuori dal Rhuidean. Il giorno precedente aveva tolto il bracciale da un sacco che conteneva oggetti insoliti e lo aveva lasciato ai piedi della soglia.

Moiraine era leggera, una donna piccola. Il suo peso non aveva disturbato il carro mentre vi saliva sopra. Fece una smorfia quando il vestito rimase impigliato in una scheggia e si strappò, ma Lanfear non si voltò. La donna si era occupata di ogni minaccia tranne Rand, lui era il solo spicchio di mondo che riconosceva, almeno in quel momento.

Reprimendo una piccola ombra di speranza — non poteva permettersi un tale lusso — Moiraine si tirò su recuperando l’equilibrio in fondo al carro, quindi abbracciò la Vera Fonte e balzò contro Lanfear. La Reietta avvertì il movimento, abbastanza in fretta da voltarsi prima che Moiraine la colpisse, sfilandole il braccialetto. Faccia a faccia caddero attraverso la soglia ter’angreal. La luce bianca ingoiò tutto.

53

Parole evanescenti

Nelle profondità del vuoto che si restringeva Rand vide Moiraine precipitarsi, quasi spuntando dal nulla, per agguantare Lanfear. Gli attacchi contro di lui cessarono mentre le due donne piombavano attraverso la soglia ter’angreal, avvolte da un lampo infinito di luce bianca. Colmò la subdola soglia ritorta come se cercasse di fuoriuscirne e colpire qualche barriera invisibile. I fulmini si elevavano, argentati e azzurri, attorno al ter’angreal, sempre più volenti. Dei ronzii graffianti scoppiavano nell’aria.

Rand barcollò. Il dolore non era sparito, ma la pressione sì, con la promessa che avrebbe portato via anche il dolore. Non riusciva a distogliere gli occhi dal ter’angreal. Moiraine. Quel nome gli risuonava nella testa scivolando attraverso il vuoto.

Lan si avvicinò a lui barcollando, con gli occhi fissi sul carro, sporto come se solo camminando in avanti avrebbe evitato di cadere.

In quei momenti Rand aveva appena la forza per rimanere in piedi. Incanalò e avvolse il Custode in un flusso di Aria. «Non... non puoi fare nulla, Lan. Non puoi seguirla.»

«Lo so» rispose Lan disperato. Con il passo sospeso non si opponeva, fissava il ter’angreal che aveva ingoiato Moiraine. «Che la Luce adesso mi mandi la pace, lo so.»

In quel momento il carro prese fuoco. Rand cercò di spegnere le fiamme. Non appena spegneva una fiamma, i fulmini ne appiccavano un’altra. Anche la soglia incominciava a fumare, benché fosse di pietra, un fumo bianco e acre che stava addensandosi velocemente sotto la cupola grigia. Anche se poco, il fumo bruciava nelle narici di Rand facendolo tossire, la pelle prudeva e pizzicava dove passava. Velocemente rilasciò i flussi della cupola, li dissipò piuttosto che aspettare e intessé attorno al carro un’alta ciminiera di Aria che risplendeva come vetro, per portare i fumi in alto. Solo allora rilasciò Lan. Avrebbe potuto seguire comunque Moiraine se fosse riuscito a raggiungere il carro. Adesso era completamente in fiamme, anche la soglia di granito, che si fondeva come se fosse di cera, ma per un Custode non aveva importanza.

«È scomparsa, non riesco a percepire la sua presenza.» Sembrava che le parole fossero strappate dal petto di Lan. Si voltò e iniziò a camminare lungo la fila di carri senza guardarsi indietro.

Seguendo il Custode con lo sguardo, Rand vide Aviendha in ginocchio che teneva Egwene. Rilasciando saidin iniziò a correre lungo il molo. Il dolore fisico che era stato un’entità lontana si rifece vivo, ma continuò a correre, anche se goffamente. Asmodean era con loro, si guardava attorno come se si aspettasse che Lanfear saltasse fuori da dietro a un carro o un calesse capovolto. E Mat, con la lancia sulle spalle che sventolava Egwene con il cappello.

Rand si fermò di colpo. «È...?»

«Non lo so» rispose Mat miseramente.

«Respira ancora.» La voce di Aviendha lasciava capire che era incerta su quanto sarebbe durato, ma gli occhi di Egwene si aprirono quando Amys e Bair si fecero largo spingendo da parte Rand, assieme a Melaine e Sorilea. Le Sapienti si inginocchiarono attorno alle giovani donne, mormorando da sole e parlando fra loro mentre esaminavano Egwene. «Sento...» Iniziò a spiegare debolmente Egwene, fermandosi per deglutire. Il viso era incredibilmente pallido. «Mi fa... male tutto.» Da un occhio scivolò una lacrima.

«Certo» rispose energica Sorilea. «Questo è quello che accade quando ti lasci invischiare nei piani di un uomo.»

«Non può venire con te, Rand al’Thor.» La bellezza di Melaine dai capelli rosso oro era pura rabbia, ma non stava guardando lui. Forse era rabbia contro di lui, o forse contro l’accaduto.

«Starò bene come acqua di fonte... con un po’ di riposo» sussurrò Egwene.

Bair bagnò un panno con una sacca dell’acqua e lo appoggiò sulla sua fronte. «Starai bene se ti riposi molto. Temo che stanotte non potrai venire all’incontro con Nynaeve ed Elayne. Non ti avvicinerai al tel’aran’rhiod per alcuni giorni, finché non sarai di nuovo forte. Non guardarmi con quell’espressione ostinata, ragazza. Controlleremo i tuoi sogni per essere sicure, se ce ne è bisogno, e ti affideremo alle cure di Sorilea se solo pensi di disobbedire.»

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