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Domani il mondo cambierГ  [=Stazioni delle maree / Stations on the Tide - it]

Электронная книга - «Domani il mondo cambierГ  [=Stazioni delle maree / Stations on the Tide - it]». Краткое содержание книги:

Domani il mondo cambierà è un romanzo affascinante e ricco d’azione, ma che si presta a molte letture. Siamo su un pianeta distante anni-luce dalla Terra, in un’epoca in cui l’umanità si è ormai stabilita fra le stelle: ma la grandiosa tecnologia che permette all’uomo di imbrigliare le forze dell’universo qui non è mai arrivata. Non è un caso: il pianeta è tenuto in isolamento artificiale, una specie di “quarantena” tecnologica che potrà essere spezzata solo con un gesto disperato, un furto di sapore prometeico… L’avvincente storia raccontata da Swanwick è quella di tale furto, della caccia all’uomo che ne segue e di un mondo intero sull’orlo di un cambiamento epocale: quello promesso dalla nuova scienza e quello a cui il pianeta va periodicamente incontro a causa delle sue insolite caratteristiche climatiche. Un libro d’avventura con una storia diversa, per scoprire uno dei migliori romanzieri americani affacciatisi alla scena negli anni Ottanta.

Anche pubblicato come Stazioni delle maree.

Vincitore del premio Nebula in 1991.
Nominato per i premi Hugo e Campbell in 1992.
Nominato per il premio di Arthur Clarke in 1993.
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Si sentiva triste e disperato, e non riusciva a fare a meno di pensare a Undine. Se chiudeva gli occhi, sentiva il sapore della sua lingua, la consistenza dei suoi seni. Il prurito dei graffi lungo la sua schiena non contribuiva certo a fargliela dimenticare. Si sentiva perfettamente ridicolo, oltre che piuttosto arrabbiato con se stesso. In fondo non era più uno scolaretto, ed era assurdo che fosse ossessionato dalla visione dei suoi occhi, delle sue guance, del suo sorriso caldo e divertito.

Emise un sospiro, estrasse il librettino di Gregorian dalla sua valigetta e sfogliò fra le pagine in maniera distratta. “Fra poco inizierà una nuova era per quanto riguarda l’interpretazione magica del mondo, un’era in cui l’interpretazione non verrà più fatta in termini di intelligenza, bensì in termini di volontà. La verità non esiste assolutamente, né dal punto di vista morale né da quello scientifico”. Con fare impaziente, passò a un’altra pagina.

“Che cos’è bene? Qualunque cosa aumenti la sensazione di potere, la volontà del potere e, più di ogni altra cosa, il potere in se stesso”. Rileggendo quelle parole, il burocrate vide Gregorian nella sua mente, lo sparuto apprendista stregone, pieno di quella insaziabile fame giovanile di potere e di riconoscimento. “Gli uomini sono miei schiavi”.

Mise via il libretto, irritato dal tono ingenuamente pretenzioso dei suoi aforismi. Conosceva fin troppo bene quel genere di giovanotto; lui stesso una volta era stato così. Poi ebbe un ripensamento, e tirò fuori di nuovo il libricino. Vi era un esercizio, a un certo punto, la cui testata leggeva, “Il verme Ouroboros”. Il burocrate lesse le istruzioni con grande attenzione: “Il mago appoggia la sua bacchetta nel calice della dea. Poi la mano stessa…”. Sì, per quanto nascosta sotto quella allegoria trasparente, si trattava della stessa tecnica insegnatagli da Undine due giorni prima.

Un’altra risata fragorosa proruppe dalla cucina.

Il burocrate si ritrovò a desiderare che quella giornata fosse già finita, che le strade fossero di nuovo transitabili e che potesse andarsene al più presto da quel luogo, che non gli aveva dato altro che delusioni. Gli archeologi che avevano lavorato lì se ne erano già andati tutti, e gli scavi erano stati ricoperti e stabilizzati. Qualsiasi traccia di Gregorian era stata cancellata dall’emigrazione verso il Piedmont.

Strinse gli occhi davanti alla pioggia. Verso oriente vi era un bagliore appena visibile, pressoché inesistente, tanto che, per un istante, il burocrate pensò che la tempesta stesse per volgere al termine. Poi il bagliore si mosse. Allora non si trattava di una luce naturale.

“Chi è che si azzarda ad andare in giro in una giornata come questa?” si domandò.

La luce aumentò lentamente d’intensità, assumendo una colorazione bluastra man mano che si avvicinava. Dopo un po’, il burocrate poté vederla per quel che era in realtà; lo schermo illuminato del volto di un surrogato che marciava solitario nella pioggia. Lentamente, il corpo prese forma sotto il bagliore azzurrognolo; uno spaventapasseri, una caricatura dalla sagoma umana, con un impermeabile a campana legato sul corpo e un cappello a falde larghe fissato alla testa per impedire che l’acqua penetrasse nei meccanismi interni.

Con l’impermeabile che svolazzava al vento, il surrogato si avvicinò sempre più.

Veniva dritto verso l’albergo. Il burocrate vide che stava trasportando qualcosa sotto il braccio, una scatola lunga e stretta. A giudicare dalle dimensioni, quella scatola poteva contenere una dozzina di rose, oppure un fucile corto.

Il burocrate fece un passo avanti, portandosi sul primo scalino dell’ingresso. Le gocce cadevano sulle punte delle sue scarpe, ma il resto del suo corpo era ancora riparato dalla tettoia. Il surrogato si fermò alla base degli scalini e alzò lo sguardo, sorridendo.

Era il falso Chu.

— Chi siete? — domandò il burocrate con tono freddo.

— Mi chiamo Veilleur. Ma non ha importanza. — Veilleur si produsse in un sorriso candido e indifferente. — Ho un messagio per voi da parte di Gregorian. E anche un regalo.

Il burocrate fece una smorfia davanti a quel sorrisetto sbeffeggiante da adolescente. Certamente Gregorian doveva essere stato così, in gioventù. — Dite a Gregorian che voglio parlargli di persona, per una faccenda che interessa entrambi.

Veilleur increspò le labbra in un’espressione sarcasticamente afflitta. — Temo che il mio padrone sia terribilmente occupato in questi giorni. C’è moltissima gente che chiede il suo aiuto. Tuttavia, se foste così gentile da condividere con me il vostro problema, sarò felice di aiutarvi come posso.

— Si tratta di una questione di natura confidenziale.

— Ahimé. Va be’, sarò breve. Il maestro Gregorian è venuto a sapere che siete venuto in possesso di un oggetto che ha per lui un certo valore sentimentale.

— La sua agendina.

— Esattamente. Un validissimo strumento di apprendimento, oserei dire, che le vostre conoscenze non vi permettono di sfruttare appieno.

— Ciò nonostante, non lo trovo del tutto privo di interesse.

— Tuttavia, il mio maestro è costretto a pregarvi di restituirlo. Confida nel fatto che sarete disposto a collaborare, tenuto anche conto che l’oggetto in questione non è esattamente di vostra proprietà.

— Dite a Gregorian che sono disposto a consegnargli il libretto quando vuole. Ma dovrà presentarsi di persona.

— Io sono in confidenza con il maestro. Ciò che può essere detto a lui, può essere detto anche a me. Ciò che può essere dato a lui, può essere dato a me. In un certo senso, si può ben dire che dove sono io è presente anche lui.

— Non sono disposto a giocare a questo giochino — disse il burocrate. — Se vuole il suo libretto, sa dove trovarmi.

— Be’, ciò che non può essere fatto in un modo può sempre essere fatto in altro modo — disse Veilleur con tono filosofico. — Mi è stato anche richiesto di consegnarvi questo. — Il surrogato appoggiò la scatola ai piedi del burocrate. — Il maestro mi ha detto di dirvi che un uomo tanto coraggioso da scopare una strega merita qualcosa per ricordarla.

Il suo sorriso elettronico bruciò in maniera pazza e selvaggia sul teleschermo, quindi il surrogato si voltò e si incamminò.

— Ho parlato con il padre di Gregorian! — gli gridò dietro il burocrate. — Ditegli anche questo!

Il surrogato continuò a camminare senza voltarsi. Il vento sollevò il suo impermeabile, poi la pioggia lo celò alla vista.

Improvvisamente pieno di paure, il burocrate prese in mano la scatola e la sollevò. Vi era qualcosa di pesante dentro. Tornò sotto il portico, svolse la carta oleata zuppa di pioggia e aprì il coperchio.

Stelle, serpenti e comete bruciavano con intensità all’interno della scatola. La putrefazione era appena iniziata, e gli idrobatteri stavano festeggiando.

Quando entrò in cucina, le risate si spensero. — Per tutti gli spettri, amico — disse Le Marie. — Che cosa vi è successo? — Chu gli afferrò un braccio per stabilizzarlo.

— Temo sia accaduto qualcosa di molto spiacevole — disse una voce. La sua. Il burocrate appoggiò la scatola sul tavolo della cucina. Una bambina con un fazzoletto rosso delle jeunes évacuées tempestato di stellette nere attorno al collo si innalzò in punta di piedi per toccare la scatola, ma la sua mano venne subito schiaffeggiata. Mintouchian, che era abbastanza vicino da vederne l’interno, la ricoprì in tutta fretta e la riawolse nella carta. — Qualcosa di infelice. — La sua voce era piena di tristezza, come un disco che gira a bassa velocità, falsa e quasi inumana.

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