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Domani il mondo cambierГ  [=Stazioni delle maree / Stations on the Tide - it]

Электронная книга - «Domani il mondo cambierГ  [=Stazioni delle maree / Stations on the Tide - it]». Краткое содержание книги:

Domani il mondo cambierà è un romanzo affascinante e ricco d’azione, ma che si presta a molte letture. Siamo su un pianeta distante anni-luce dalla Terra, in un’epoca in cui l’umanità si è ormai stabilita fra le stelle: ma la grandiosa tecnologia che permette all’uomo di imbrigliare le forze dell’universo qui non è mai arrivata. Non è un caso: il pianeta è tenuto in isolamento artificiale, una specie di “quarantena” tecnologica che potrà essere spezzata solo con un gesto disperato, un furto di sapore prometeico… L’avvincente storia raccontata da Swanwick è quella di tale furto, della caccia all’uomo che ne segue e di un mondo intero sull’orlo di un cambiamento epocale: quello promesso dalla nuova scienza e quello a cui il pianeta va periodicamente incontro a causa delle sue insolite caratteristiche climatiche. Un libro d’avventura con una storia diversa, per scoprire uno dei migliori romanzieri americani affacciatisi alla scena negli anni Ottanta.

Anche pubblicato come Stazioni delle maree.

Vincitore del premio Nebula in 1991.
Nominato per i premi Hugo e Campbell in 1992.
Nominato per il premio di Arthur Clarke in 1993.
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— Un trattamento un po’ crudele.

— Tu non sei in una posizione che ti permetta di giudicare. Il mattino in cui madame inciampò su Gregorian, stavo guardando la scena dal cuore di un cespuglio a ombrello ornamentale. Ci inciampò letteralmente sopra, poiché Gregorian stava dormendo davanti alla sua porta d’ingresso. Seppi in seguito che era talmente ansioso di diventare apprendista di madame che aveva camminato per due giorni senza soste e senza cibo, tanto che svenne per la fatica una volta giunto a destinazione. Che imbecille! Lei gli diede un calcione che lo rispedì in strada, e credo che gli ruppe anche una costola. Io mi arrampicai sul tetto della baracca degli attrezzi da giardiniere e osservai mentre lo mandava via a spintoni. Veloce come un pensiero, scivolai a terra, rubai una rapa dal giardino per fare colazione e scomparvi, pensando che non avrei mai più rivisto quel giovanotto straccione.

“Ma invece il giorno dopo era ancora lì. Lei lo mandava via, lui tornava. Ogni mattino la stessa storia. Durante il giorno Gregorian si dava da fare per procurarsi da mangiare. Non so se rubasse, lavorasse o vendesse il suo corpo, poiché sebbene fossi ormai in grado di camminare nel centro di Rose Hall in pieno giorno senza farmi vedere, non ero abbastanza interessata da arrivare fino al punto di seguirlo. Comunque sia, ogni mattina lui era lì, davanti alla porta di madame.

“Dopo una settimana, la mia maestra cambiò tattica. Quando lo trovava sull’uscio, gli tirava qualche monetina. Quelle monete di ceramica che si usavano allora, piccoli dischetti verdi, blu e arancioni. Ora si usa solo l’argento. Lo trattava come un mendicante. Si, perché devi sapere che lui era molto fiero, e nonostante fosse vestito di stracci sudici, quegli stracci erano orlati di pizzo, e quindi Madame capì che proveniva da una famiglia dell’alta borghesia. Lui però acchiappava le monete a mezz’aria e se le ingoiava con aria vanitosa. Madame faceva finta di non notarlo. Io osservavo questo duello fra la schiena rigida di lei e il sorriso malvagio di lui da una finestra nell’attico del negozio del parrucchiere dalla parte opposta della strada.

“Qualche giorno dopo, sentii un odore terribile vicino alla porta d’ingresso, e scoprii che Gregorian aveva preso a cacare dietro ai cespugli che circondavano la casa. C’era un mucchio di escrementi puzzolenti, pieni delle monete di ceramica che lei gli tirava. A quel punto, Madame non poté fare a meno di prenderlo con sé.”

— Perché?

— Perché aveva lo spirito dello stregone. Possedeva quella forza di volontà infrangibile e irremovibie necessaria per l’applicazione delle arti spirituali, e inoltre aveva un istinto innato per l’imprevisto. Madame non poteva ignorarlo, allo stesso modo in cui un pittore non può ignorare un bambino che visualizza in maniera perfetta. Un dono simile viene dato una sola volta a ogni generazione.

“Lo mise alla prova. Conosci l’appareccio usato per fornire l’esperienza del cibo ai surrogati?”

— Il nutritore via cavo? Sì, lo conosco molto bene.

— Lei ne aveva uno montato in una scatola. Gliel’aveva sistemato un suo amante di fuorimondo. Era fatto in modo che lei potesse inserire la corrente nell’induttore nervoso. Puoi immaginare la sensazione che si provava infilando la mano nel campo?

— Un dolore atroce.

— A dir poco. — Undine si produsse in un sorriso malinconico, e dietro a quel sorriso il burocrate poté vedere il fantasma di una scolaretta. — Ricordo perfettamente quella scatola. Un oggetto normalissimo, con un buco da una parte e un reostato sopra, calibrato da uno a sette. Se chiudo gli occhi, lo posso vedere perfettamente, con le sue dita sul comando e quel maledetto ratto d’acqua appollaiato sulla sua spalla. Mi disse che se toglievo la mano dal buco prima che lei me lo dicesse, mi avrebbe ucciso. Fu il momento più terrorizzante di tutta la mia vita. Persino Gregorian, per quanto ingegnoso fosse, non arrivò mai a tanto.

Undine raccolse altra poltiglia luminosa dal pelo dell’acqua. La sua voce era dolce e reminescente. — Quando spostò la manopola dallo zero, mi sentii come se un animale avesse affondato i denti nella mia carne. Poi lentamente, oh, con una lentezza da vera e propria tortura, salì a livello uno, e allora iniziai a provare un dolore lancinante. Che agonia fui costretta a soffrire! Quando arrivò al tre stavo urlando, e al quattro ero ormai cieca per il dolore. Al cinque strappai via la mano, ormai decisa a morire piuttosto che subire quel dolore infernale.

“Lei invece mi abbracciò con forza, mi disse che non aveva mai visto nessuno arrivare a quel livello e che un giorno o l’altro sarei diventata più famosa di lei.”

Per un lungo istante, la strega rimase in silenzio.

— Quando Madame fece finalmente entrare Gregorian in casa sua, io mi infilai dentro da una finestra sul retro. Silenziosa come uno spettro, passai da un’ombra all’altra, senza lasciarmi alle spalle nemmeno l’eco di un passo. Lasciai la porta socchiusa, con uno spiraglio di un dito che mi permettesse di guardare dall’oscurità alla luce, quindi mi ritirai in un armadio. Attraverso una fessura nell’armadio, potevo vedere i loro riflessi distanti nello specchio del caminetto. Gregorian era sparuto, sporco e aveva i piedi nudi. Mi ricordo che pensai a quanto fosse insignificante paragonato alla figura altera e aristocratica di madame Campaspe.

“Madame lo fece sedere accanto al caminetto. Udii un mormorio di voci mentre gli spiegava le regole del gioco. Infine, madame sollevò il telo merlettato che ricopriva la scatola e lui, presuntuoso come un corvo, vi infilò la mano.

“Quando Madame toccò il comando, vidi il suo volto contrarsi, in maniera involontaria e automatica. Lo vidi impallidire, lo vidi tremare man mano che il dolore aumentava. Il suo sguardo rimase sempre fisso su di lei.

“Madame lo portò su fino, al settimo livello. Il suo corpo era rigido, le sue dita contratte in uno spasmo, ma la sua testa era sempre eretta e spietata. Non aveva battuto un ciglio, letteralmente. Credo che da allora anche Madame iniziò a temerlo. Era lì seduto nei suoi stracci, con gli occhi che bruciavano come lanterne.

“Io ero talmente immobile che non mi batteva nemmeno il cuore. Ero assolutamente ferma… eppure, chissà come, Gregorian sapeva della mia presenza. Sollevò la testa, guardò nello specchio, mi vide e sorrise. Un sorriso terribile, un sorriso da teschio, ma pur sempre un sorriso. E in quel momento mi resi conto che, per quanto ci potesse provare, madame Campaspe non sarebbe mai riuscita a spezzarlo.”

— Ho finito. — Ricoprì la padella con un telo e il burocrate la seguì di nuovo dentro, osservando le due lune crescenti che gli facevano l’occhiolino una dopo l’altra da sotto la coperta.

— A che cosa serve? — le domandò quando furono nuovamente seduti sul letto, uno davanti all’altra con le gambe incrociate. La vagina di lei era un’ombra scura all’interno del cerchio protettivo delle sue gambe. — La polvere che ottieni dai cani.

— La mischiamo all’inchiostro e la iniettiamo sottopelle. — Fece girare una mano davanti al suo volto; nell’ombra era incolore, priva di segni. — Ogni disegno rappresenta un rituale che la donna di potere può mettere in atto, ogni rituale rappresenta un frammento di conoscenza, e tutta la conoscenza applicata in maniera corretta rappresenta il controllo. — Improvvisamente, uno dei tatuaggi sulla sua mano si illuminò di luce propria. Si trattava di un piccolo pesce, visibile attraverso la pelle. — Accendere e spegnere i tatuaggi con la propria volontà è un segno di quel controllo. — I tatuaggi si accesero uno per uno; una piramide, un avvoltoio, una corona di uccelli. Le stelle si accesero, trasformandosi in novae sottocutanee, dando fuoco a serpenti, lune e simboli alchemici. — La microflora di Miranda è pressoché incompatibile con la biologia terrestre. Iniettata sottopelle, ottiene il nutrimento necessario per sopravvivere ma non può proliferare. Rimangono lì, affamati e comatosi, finché non li risveglio. — Ora tutti i suoi tatuaggi erano accesi. Le si arrampicavano su per le braccia, giungendo quasi fino alle spalle.

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